Recensione Ys: The Oath in Felghana

La saga di Ys torna su PSP, recensito l'ultimo capitolo portatile

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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Un’epopea vetusta, ma poco conosciuta

La saga di Ys non è molto conosciuta in occidente. Pur non godendo del clamore e della notorietà di Final Fantasy, solo per tirare in ballo un pezzo da novanta, Falcom pubblicò il primo capitolo nel lontanissimo 1987 su NEC PC-8801. Da li in poi, Ys toccherà moltissime piattaforme compreso il Master System, il Super Nintendo, la Playstation 2 e il Nintendo DS. Il capitolo qui preso in esame, non è altro che un porting di Ys III: Wanderers From Ys, edito nel 1989, che apparve inizialmente su computer, prima di materializzarsi in altre, molteplici incarnazioni. L’ennesima arriva oggi su PSP sotto il titolo di Ys: The Oath in Felghana. Le domande da porsi, dunque, sono principalmente due: qual è il valore di questo porting? Quale, invece, quello del titolo preso a sé stante?

Racconta, ma fai in fretta però

Che Ys sia un RPG action dal gusto molto particolare, lo si intuisce sin dall’introduzione narrativa. Dove Square-Enix infarcisce i suoi prodotti con intricati intrecci, densi di dialoghi e introspezioni psicologiche, Falcom evita tutto questo, riducendo sensibilmente le sezioni non interattive e tagliando corto dove possibile. Adol Christin, vero protagonista della saga, segue il suo amico Dogi, altra vecchia conoscenza dei fan, fino a Felghana, sua città natale. Qui il nostro verrà presto coinvolto in tutta una serie di problematiche, che dovrà risolvere personalmente, grazie alla sua indiscutibile abilità con la spada. Una tirannia da combattere, l’immancabile artefatto magico da recuperare e qualche fragile fanciulla da soccorrere: non manca nulla alla story line di Ys: The Oath in Felghana, che sfrutta, con poca vergogna, ogni topos del caso. Tuttavia, nel farlo, il titolo dimostra una personalità molto particolare, una certa "secchezza" che non a tutti andrà a genio. L’incedere della trama, come già anticipato, è assolutamente sbrigativo e privo di fronzoli. Piovono le richieste d’aiuto a Felghana, ma ogni personaggio si limita a raccontarvi il suo guaio e come fare per risolverlo, evitando introspezioni psicologiche o scavi nelle profondità del proprio background. L’intreccio narrativo evita dunque ogni lungaggine, puntando dritto al cuore della questione.
Se da una parte la vivacità del ritmo è senza dubbio un aspetto positivo, è innegabile che né i personaggi né la storia in sé, siano capaci a livello qualitativo di gareggiare con altri giochi dello stesso genere. Se per voi l’aspetto narrativo è fondamentale e rappresenta buona parte del successo di un videogioco, in questo Ys non troverete un disastro totale, ma nemmeno un’avventura che resterà impressa a lungo nella memoria.

Un eroe rapidissimo

Qualche riga sopra abbiamo accennato alla filosofia che permea e sorregge l’intera esperienza. Ebbene, se quest’idea di eliminare i fronzoli è evidente nell’impianto narrativo, non è da meno il gameplay che, pur non mettendo in secondo piano l’impostazione RPG, è dominato da un ritmo di gioco piuttosto elevato. Dopo aver accettato una quest nel villaggio di Felghana, e raggiunto il dungeon di competenza, scoprirete che non solo il combat system è totalmente in tempo reale, con nemici sempre visibili sulla mappa e fasi di esplorazione e di combattimento che si alternano senza soluzione di continuità, ma che questi non durano che una manciata di secondi, mentre lo schermo verrà spesso riempito da gruppi di quattro o più mostri da fronteggiare contemporaneamente. Complice anche una certa velocità dell'azione e una colonna sonora adrenalinica, sarete risucchiati in un vortice di scontri tanto veloci quanto divertenti. Il combat system, inoltre, pur non essendo particolarmente profondo, permette una certa pianificazione di attacchi tra stoccate singole, semplici combo, attacchi più lenti ma potenti, e gli immancabili incantesimi. Pur non raggiungendo la profondità di un action, il sistema di combattimento soddisfa comunque, permettendovi di studiare una tattica per ogni nemico e di variare spesso l’approccio adottato anche grazie ai tanti incantesimi che via via apprenderete.
Il discorso, tuttavia, cambia sensibilmente quando avrete a che fare con i giganteschi boss di fine livello. Qui gli scontri diventano vere e proprie maratone, estremamente coreografiche e piuttosto impegnative. Si tratterà quindi di momenti particolarmente emozionanti, ma sarà necessario un certo grado di abilità.
Sempre relativamente alle fasi di lotta, Ys: The Oath in Felghana ostenta tutta la sua particolarità anche in ambito equipaggiamento. Innanzi tutto, sempre relativamente ad altri RPG, saranno relativamente poche le spade, scudi e armature che potrete collezionare nel corso dell’avventura. Anche per questo sarà più importante potenziare, presso il fabbro della città, l’equipaggiamento già in proprio possesso, piuttosto che tentare di accaparrarsi un nuovo strumento. Inoltre non esistono pozioni di cura. Nei dungeon, eliminando nemici, sarete spesso premiati con bonus di varia natura, tra i quali il recupero di parte della barra della salute, ma nessun modo potrete ricaricarla a vostro piacimento. Questo aspetto rende da una parte le cose estremamente intriganti, visto che sarà necessario valutare di volta in volta se affrontare un gruppo di mostri o se darsela a gambe, ma dall’altra, di contro, potrebbe causare un pizzico di frustrazione di tanto in tanto: perché dopo un lungo e stancante dungeon devo giungere al boss di fine livello con pochissima vita? Fortunatamente le stazioni di salvataggio, tutt’altro che rare, saranno sempre pronte a ristabilirvi completamente.

Salta e cadi nel vuoto

L’altra componente principale del gameplay di Ys: The Oath in Felghana è rappresentata dalle fasi di esplorazione. Ogni dungeon presenta più strade, molte delle quali vi saranno inizialmente inaccessibili. Come Metroid insegna però, proseguendo nell’avventura entrerete in possesso di particolari oggetti che vi permetteranno di tornare sui vostri passi e di scoprire cosa si celava oltre. Ad esempio, otterrete un artefatto che vi darà la possibilità di attraversare illesi fiumi di lava o dei bracciali magici con cui controllare il potere del vento e così via. Fortunatamente il backtracking è ridotto all’osso, grazie a un sistema di teletrasporto che, sin dalle prime fasi dell’avventura, vi permetterà di raggiungere velocemente la zona desiderata.
Esplorare i dungeon da capo a piedi è insomma una pratica tanto piacevole quanto utile, visto i tanti tesori che questi nascondono. Purtroppo però, proprio queste fasi sono affossate dal difetto maggiore di Ys: The Oath in Felghana: l’imprecisione del sistema di controllo. Se infatti muovere Adol lungo le ambientazioni non presenterà particolari difficoltà, quando vi si chiederà di compiere un salto, ed è una cosa che dovrete fare spesso, cominceranno i guai. Qui infatti, incapperete tanto nei limiti della croce direzionale della PSP, quanto in alcuni problemi di prospettiva che vi inganneranno circa la reale distanza da coprire. Se già nei combattimenti contro mostri volanti questo problema darà qualche noia, diventerà un vero e proprio incubo quando vi ritroverete a dover percorrere lunghi tratti di strada, incappando in rovinose, cadute. Anche in questo caso non siamo di fronte a un vero e proprio disastro, ma se nella versione PC tutto filava liscio, su PSP il difetto c’è e si farà sentire spesso e volentieri.
Il gameplay insomma, si difende piuttosto bene grazie a un ritmo forsennato e alle continue motivazioni ad esplorare da cima a fondo ogni dungeon. Peccato per un problema piuttosto invadente nella meccanica del salto che potrebbe causare un pizzico di frustrazione di troppo.

Una colonna sonora imperdibile

Anche graficamente, purtroppo, siamo costretti a muovere una lieve critica a questo porting, ripensando alla versione per PC. Il titolo infatti è stato adattato con pochi accorgimenti allo schermo 16:9 della PSP. Il risultato è che tutti gli sprite appaiono fin troppo schiacciati con la controindicazione che spesso ci metterete un secondo di troppo prima di individuare il nemico di turno. Anche in questo caso non stiamo parlando di un problema così grave da mettere in pericolo il divertimento, ma sicuramente si sarebbe potuto fare meglio in questo senso.
Per il resto Ys: The Oath in Felghana presenta buone animazioni, ambientazioni 3D non troppo dettagliate e buoni sprite, non fosse per il difetto appena descritto. Cosa non poco importante, il motore grafico non subirà mai un rallentamento, garantendo sempre il ritmo alto che caratterizza quest’episodio.
Musicalmente parlando, siamo di fronte a un prodotto strepitoso. Ogni scenario è caratterizzato da un tema musicale che, come detto, aumenterà l’adrenalina grazie a ritmi rockeggianti e persino vagamente dance. Pur non mancando di qualche elemento medievale, insomma, siamo estremamente lontani da ciò che ci si aspetterebbe di solito. Tra l’altro, la versione americana del videogioco è venduta insieme alla colonna sonora: vista l’indubbia qualità delle tracce, conoscendo un affidabile rivenditore online, farci un serio pensierino potrebbe rivelarsi un’idea estremamente azzeccata. Solo sufficiente invece il doppiaggio in inglese, condotto da attori che non brillano per interpretazione.
Parlando di longevità l’avventura principale non dura moltissimo. Dieci, massimo dodici ore e raggiungerete i titoli di coda. Volendo, potrete ricominciare l’avventura mantenendo il livello d’esperienza raggiunto per cercare di imbattervi in zone rimaste inesplorate, ma a conti fatti non esistono vere e proprie motivazioni valide che vi spingeranno a ricominciare tutto da capo.

Ys: The Oath in Felghana Ys: The Oath in Felghana non è il solito RPG action. Ciò vale tanto nel bene e nel male: da una parte il prodotto ci propone un combat system adrenalinico, dall'altra una trama che non incontrerà le simpatie degli amanti del genere. Anche dal punto di vista tecnico artistico si registrano alti e bassi, fra una colonna sonora meravigliosa e fuori dalle righe e qualche problema nel sistema di controllo. Consigliare il prodotto Falcom diventa allora difficile. A fronte di indubbie qualità, che gli garantiscono comunque una più che discreta valutazione generale, le sue specificità lo rendono uno di quei titoli il cui acquisto va comunque considerato attentamente. Come porting, invece, Ys: The Oath in Felghana è un titolo da non tenere assolutamente in conto: non solo non aggiunge nulla di nuovo alla versione PC, ma graficamente e per quanto concerne il sistema di controllo presenta persino un sensibile peggioramento.

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