Zero Time Dilemma, recensione della versione PC

Zero Time Dilemma è il terzo capitolo di una delle serie giapponesi più sottovalutate di sempre. Un titolo adulto, complesso e davvero imperdibile.

Versione analizzata: PC
recensione Zero Time Dilemma
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • PSVita
  • Pc
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Ci sarebbe moltissimo da discutere sul bellissimo Zero Time Dilemma, scintillante atto finale dell'imprevedibile, controversa e sottovalutata trilogia di Zero Escape, ma è difficile farlo senza rovinarvi completamente il gusto di giocarlo. Siamo di fronte ad un prodotto principalmente narrativo, complesso e totalizzante; una storia densa di mistero e suspence, palesemente cucita ad arte attorno ai gusti di un pubblico ristretto e selettivo, ma al tempo stesso ben scritta e ricca di potenziale. La complessità della trama potrebbe però rendere il gioco troppo difficile da digerire per i meno avvezzi al genere; per non parlare della mancanza di una traduzione nella nostra lingua e della strettissima relazione tra questo titolo e gli altri capitoli delle serie (in particolare con "Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors", uscito su DS nell'ormai "lontano" 2009).

Paradossi temporali

Ci sono milioni di motivi per cui apprezzare Zero Time Dilemma. Il racconto, per quanto ingarbugliato e appesantito da una mole di dialoghi a tratti potenzialmente stucchevole, riesce ad appassionare il giocatore dall'inizio alla fine, risucchiandolo in un vortice di avvenimenti ed emozioni a dir poco esaltante. Il gioco si svolge a cavallo tra 999 e Virtue's Last Reward, e vede il ritorno di moltissimi personaggi ben noti ai fan della serie.

I nove protagonisti del terrificante esperimento sociologico - questa volta chiamato "Decision Game" - saranno divisi in tre squadre, ciascuna delle quali si ritroverà intrappolata in un diverso settore di un'improvvisata struttura di detenzione. La progressione è accompagnata da una struttura narrativa intricata e frammentata, gestita attraverso numerosissime sequenze collegate tra loro da un labirintico diagramma ad albero. Ci ritroveremo a vivere decine di storie parallele, a saggiare quanto complessa e varia sia la scrittura alla base di un titolo così massiccio ed imponente. Potremo tornare indietro, ripercorrere alcuni brevi frammenti per cambiare il corso degli eventi ed assistere a sviluppi inediti, spesso diametralmente opposti a quelli vissuti pochi minuti prima. Per quanto ingarbugliata e difficile da seguire possa apparire inizialmente la trama, la "nuova" gestione della timeline si è rivelata impeccabile, molto più efficace nel consentirci di conoscere al meglio le vicissitudini di ciascun personaggio. Il gioco cerca inoltre di mantenere uno schema abbastanza ordinato all'interno di ciascuna sequenza: partono quasi tutte con lunghe e ricchissime cutscene piene di dialoghi, che nella maggior parte dei casi ci condurranno verso sezioni più "giocate" in cui raccogliere indizi e indagare alla ricerca di un modo per fuggire da una stanza o da una situazione complicata. Queste sezioni ci sono parse mediamente semplificate rispetto al passato, ma alcune di esse restano tra i momenti migliori dell'intera produzione.
Per farvi capire la forza dirompente del gioco senza rovinarvi troppo l'esperienza, vi facciamo un esempio banale ma a nostro avviso molto efficace: durante il primo playthrough, abbiamo "finito il gioco" in poco più di dieci minuti. Senza barare o usare tecniche strane: è soltanto il risultato di una scelta ben precisa, semplice e diretta. Una di quelle che difficilmente, in un gioco tradizionale, avrebbe cambiato davvero le sorti dei protagonisti.
Giocando (e rigiocando) a Zero Time Dilemma, è facile rimanere estasiati nel constatare quanto ogni singolo tassello di questo confusionario puzzle abbia un proprio significato e sia imprescindibile ai fini della comprensione dell'intreccio nella sua interezza. Per sua stessa natura, però, il gioco ci condurrà di tanto in tanto verso strade senza sfondo, alla fine delle quali non potremo far altro che assistere impotenti all'ennesimo finale negativo e, conseguentemente, tornare sui nostri passi.

Andando avanti di sequenza in sequenza, ciò che all'inizio poteva sembrare il frutto di un mix di elementi buttati lì a casaccio, ben presto inizierà ad assumere le sembianze di un intreccio narrativo fatto e finito, difficile da seguire ma sensato. Non entreremo troppo nei dettagli, ma quel poco che vi abbiamo svelato dovrebbe bastare per farvi capire quanto la sceneggiatura sia fluida, malleabile e dinamica.

Ritorno al futuro

Al netto di qualche inevitabile sbavatura nella trama, Zero Time Dilemma è un'opera magistrale, davvero unica nel suo genere. Un capolavoro che vi terrà incollati per almeno una trentina di ore. Noi, però, non siamo riusciti ad abbandonarlo prima di avercene trascorse quasi il doppio. Siamo stati letteralmente rapiti dal gioco, dalla sua natura spietata e dal suo farneticare di universi paralleli, telepatia, clonazione e viaggi nel tempo. Come da tradizione della serie, il plot si appoggia su concetti complicati, ai limiti dell'inverosimile e - di tanto in tanto - anche ben oltre. Partendo da una struttura di base non troppo dissimile da quella di SAW, in cui delle persone sono tenute in ostaggio e torturate fino all'inverosimile per il semplice gusto di farlo, la narrazione si lascia contagiare da concetti apparentemente estranei, assumendo sfumature tanto inaspettate quanto gradevoli.

Anche questo capitolo finale della serie non è adatto ai deboli di cuore. La nuova incarnazione del "gioco al massacro" di Zero è forse una delle più cruente e vigliacche che si siano mai viste. Il "Decision Game" sembra il candidato perfetto per mettere a nudo le debolezza e la cattiveria dell'animo umano. Il bello, in fondo, è proprio questo: la nuova creazione di Spike Chunsoft riesce davvero a toccare il giocatore, lo rende parte di un racconto grottesco e terrificante; talvolta gli trasmette un senso di inadeguatezza e di malinconia, altre volte di felicità nel vedere che il proprio protagonista preferito è sopravvissuto all'ennesima, terrificante prova. Una sensazione di piacere che potrebbe davvero durare molto poco, dato che la regola principale del gioco prevede che questo abbi fine soltanto quando sei persone su nove saranno morte. Tutto ciò rende ogni nostra scelta ricca di tensione, la stessa che avvolge e terrorizza in modo evidente anche gli stessi protagonisti. Concludiamo con una doverosa nota di merito per quanto concerne la scrittura dei personaggi: i nuovi arrivati sono ben scritti ed efficaci tanto quanto i vecchi, sebbene non manchino alcuni piccoli alti e bassi, abbastanza comprensibili in un gioco con un racconto così complesso e variegato.

Zero Time Dilemma Zero Time Dilemma è una visual novel nipponica in tutto e per tutto, condita - come da tradizione della serie - da ottime sequenze giocabili; fa parte di una nuova generazione di produzioni narrative giapponesi, più moderne e volenterose di dedicarsi anche al grande pubblico. Chi ha seguito la serie da vicino durante tutti i suoi sette - travagliati - anni di vita, saprà sicuramente quanto il gradimento da parte del pubblico occidentale sia stato determinante per la sua continuazione: 999 in Giappone era stato accolto molto tiepidamente e con dati di vendita a dir poco disastrosi, mentre ha letteralmente spopolato in America. Se ancora siete indecisi e gradite avere un metro di paragone più o meno attendibile per orientarvi meglio in vista di un possibile acquisto, potete prendere ad esempio il fantastico Danganronpa. Sebbene presenti uno stile molto diverso e sia tendenzialmente meno cupo e straniante per tematiche e complessità dei contenuti, è forse il titolo che più si avvicina a quello in oggetto. Gli elementi chiave, in ogni caso, sono tutti al loro posto: l’intreccio narrativo è solido e ben scritto, così come anche i suoi nove protagonisti. Ovviamente, è fortemente consigliato (quasi obbligatorio, a nostro avviso) aver giocato 999 e Virtue’s Last Reward per godere appieno di tutte le sfumature di questo terzo capitolo.

9

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