Recensione Zombi

Dopo tre anni, Ubisoft decide di rispolverare il Survival Horror pubblicato in esclusiva su WiiU al lancio della console. Una conversione con qualche compromesso, ma in fondo riuscita.

Zombi

Videorecensione
Zombi
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

A molti sembra quasi un'eresia che, rinnegando le sue origini e intenzionato a mescolarsi tra la folla dei remake arrivati su Ps4 e Xbox One, ZombiU abbia dovuto perdere quella vocale così piena che pareva rappresentare tutta la sua essenza. In verità il "nuovo" titolo di questo redivivo Survival Horror a noi piace abbastanza: proprio così si chiamavano i morti-viventi nei dialetti haitiani, in quel folklore creolo che ha originato l'immagine del cadavere che torna a camminare. Che nell'operazione portata avanti da Ubisoft si nasconda qualche insidia è un fatto palese: il gioco sviluppato dallo studio di Montpellier aveva certi elementi "cuciti attorno" alle funzionalità del Gamepad, che in questa riedizione andranno inevitabilmente perduti. Eppure sarebbe un peccato escludere a priori la legittimità di questo "rilancio" estivo solo per questioni d'appendice. Che ZombiU-senza-U torni sul mercato, anzi, è un bene: la fortuna che non ebbe al lancio della home console targata Nintendo potrebbe arrivare oggi, grazie ad un base installata ben più ampia e ad una politica di prezzo lusinghiera. E Zombi se lo meriterebbe davvero, un po' di successo. Perché il titolo Ubisoft, nonostante le rughe del comparto tecnico, resta quello di sempre: un Survival Horror cattivo, impietoso, caratterizzato da un'atmosfera eccellente e da un carattere unico.

London Bridge has fallen down

Il mondo è finito. Sulle strade scomposte della capitale britannica orde di infetti trascinano le loro membra sudice di sangue rappreso. Dal London Bridge a Buckingham Palace, il contagio non ha risparmiato quasi nessuno: barboni che dormivano lungo le rive del Tamigi, Hipster scalmanati nei dintorni di Soho, i soldati della guardia reale e persino i poliziotti in divisa antisommossa che hanno provato a contenere le rivolte. Tutto è perduto. Ai pochi sopravvissuti non resta che muoversi di soppiatto, fra i tunnel della metropolitana, emergendo solo alla ricerca di qualche misera scorta di cibo. La nostra avventura comincia proprio nei panni di uno dei derelitti scampati al contagio, destinato probabilmente a morte certa. Mentre si aggira in superficie viene contattato da una voce misteriosa, che lo accompagnerà da lì in avanti. E' la voce di un sopravvissuto più organizzato degli altri, che controlla pigramente la città grazie alle mille telecamere di sorveglianza, e dirige non visto i superstiti, promettendogli una pur flebile speranza di salvezza. La storia di Zombi è raccontata in maniera abbastanza spartana, senza Cut-Scene e giochi di regia, lasciando che sia soprattutto il fitto intreccio di lettere, documenti e giornali a presentare antefatti narrativi e ambientazione. La scelta non pagava tre anni fa e non lo fa adesso: i giocatori meno attenti potrebbero faticare a cogliere tutti i dettagli che caratterizzano il setting e la storia, rimanendo parecchio spaesati. Chi invece ascolta con attenzione, riflette e si sofferma a leggere, scoprirà un titolo decisamente particolare. Zombi dipinge infatti un'umanità completamente allo sbando, che ha dovuto affrontare la perdita della speranza e si trova a convivere con il senso opprimente della morte. Nei ritagli dei giornali gli articoli parlano dei primi giorni del contagio, mentre le lettere della famiglia reale sono intrise di un'amara dignità. Sullo sfondo c'è poi l'ombra di un'antica profezia, che risale addirittura ai tempi di John Dee, occultista presso la corte di Elisabetta I, che sembra aver predetto la piaga oltre quattrocento anni prima. Purtroppo non si può dire che la trama sia ben scandita: per molto tempo si ha come l'idea di procedere senza troppa coerenza, saltando da un incarico all'altro, e la visione d'insieme si manifesta solo a tratti e con fatica. Per fortuna ci mette una pezza l'incredibile atmosfera del titolo, che da sola funziona come motore trainante dell'esperienza di gioco, spingendoci ad esplorare con estrema curiosità ogni settore di questa Londra distrutta, divorata dall'interno, lasciata in balia dei corvi e dei topi come un immenso cadavere, steso senza vita ai margini del fiume.

Sopravvivere

Non aspettatevi proiettili in quantità, ritmi rapidi, scontri diretti: Zombi è un survival horror di quelli veri, che vuole trasmettere un'inquietudine strisciante e tormentarvi con l'ansia di entrare in una nuova stanza. Il titolo Ubisoft mette in chiaro le cose fin da subito, quando vi manda in giro con una semplice mazza da Cricket buona a malapena a tenere a distanza i non-morti. Gli Zombie hanno la pelle dura, e per costringerli al suolo ci vogliono molti colpi: mentre il cranio si spacca rivelando il cervello ormai inerte, il nostro sopravvissuto urla, si sporca di sangue, digrigna i denti. Tutto serve a trasmettere la fatica, il senso di impotenza. Ed anche quando, di lì a poco, si troveranno le prime armi (una pistola, poi una carabina), non ci sentiremo mai completamente sicuri: i proiettili scarseggeranno, e neppure un singolo colpo alla testa basterà a fermare i non-morti. Nel suo avanzare quasi ponderato, nella voglia di recuperare una tradizione dell'Horror videoludico che affonda le radici in titoli di almeno due generazioni fa, si ritrova ancora oggi uno degli aspetti più indovinati della produzione, che riesce a distinguersi anche ad anni di distanza dall'uscita. Mentre ci spingiamo ad esplorare i dintorni della "safehouse", prendiamo confidenza con le altre dinamiche di gioco. Il nostro alter ego è dotato anzitutto di uno zaino con spazi limitati:i caricatori tolgono spazio ai medikit, le assi di legno con cui possiamo barricare le porte occupano il posto che potrebbe essere di un bengala, da lanciare per attirare gli zombie e correre lontani senza che ci inseguano. "La preparazione è tutto", continua a ripeterci la voce dell'uomo misterioso che ci guida, e noi non possiamo che concordare: pianificare nel dettaglio la dotazione è davvero fondamentale. Così come è fondamentale avanzare con estrema cautela. Il nostro sopravvissuto, del resto, ha una resistenza davvero misera e bastano poche unghiate dei non morti per farlo cadere a terra. A poco servono i medipack o le provviste raccattate negli angoli: ogni errore si paga, spesso con la morte. Una delle particolarità di Zombi è legata proprio alla struttura della progressione: una volta caduti non si deve ricaricare il salvataggio, ma si può continuare nei panni di un nuovo sopravvissuto. Dovremo però ritornare sui nostri passi, cercare il nostro predecessore ormai contagiato, e ucciderlo per recuperare - dalle sue fredde mani morte - tutto quello che avevamo nell'inventario. Un'impostazione "alla Dark Souls", si direbbe oggi, con qualche elemento roguelike: morendo si perdono i livelli guadagnati con l'uso delle armi, e quando si cade sovrastati dai non-morti non si può far altro che sentire un retrogusto amarissimo in fondo alla gola. Altrettanto forte è lo stimolo a ripartire, infilandosi nell'ultima scorciatoia che avremo sbloccato, stuzzicati dal level design sapiente e intricato, capace di stupirci con un backtracking ponderatissimo. La struttura dell'avventura è del resto ben dosata ed equilibrata, conducendo il giocatore in ambienti sempre nuovi, all'interno di una mappa di gioco più ricca di quanto ci si possa inizialmente aspettare. Per terminare l'avventura servono una decina di ore abbondanti, spese ad esplorare da cima a fondo tutte le ambientazioni.

Senza iù

L'abbandono della piattaforma per cui il titolo è nato originariamente, si diceva in apertura, ha imposto al team di sviluppo qualche sacrificio. Senza più Gamepad si sono perse alcune delle funzioni che rendevano ZombiU molto particolare. Il bisogno di gestire l'inventario guardando direttamente lo schermo touch del controller, ad esempio, era uno degli espedienti più brillanti della produzione: non tanto per la comodità dei menù, quanto perché ci chiedeva fisicamente di distogliere lo sguardo dalla TV, perdendo di vista quello che succedeva attorno al protagonista, che poteva nel frattempo essere attaccato da un non-morto errante. Oggi i menù compaiono nella parte bassa dello schermo, ed anche se chi non ha giocato l'originale potrebbe non accorgersi della differenza, permetteteci di dire che si trattava di un tocco di classe non da poco.
Si rimpiange meno, invece, l'urgenza di roteare il gamepad per analizzare l'ambiente di gioco e trovare oggetti nascosti: lo si fa alla grande anche con la leva analogica, senza il bisogno di alzare le mani. La presenza della minimappa direttamente su schermo, invece, è meno affascinante, ed anche in questo caso si perde qualcosa: in ZombiU dovevamo costantemente guardare il touchscreen per capire se in giro ci fosse qualche minaccia, in Zombi è invece tutto più facile, regolare, consueto. Basta premere un pulsante per veder comparire sul radar qualche pallino rosso che indica le possibili minacce. È vero che il gioco si diverte ancora a tormentarci e tenerci sulle spine, segnalando la posizione di piccoli animali per farci stare allarme. Non si sa mai quando il radar segnala un "falso positivo", e così avanziamo con circospezione, allungando lo sguardo. Eppure il rapporto che veniva a crearsi con quello strumento insostituibile che è il Gamepad era davvero unico, ben pensato ed esemplare. Se oggi, in certi momenti, Zombi risulta più permissivo, forse la "colpa" è anche di questi interventi di restauro, che disinnescano alcune meccaniche che sembravano perfette.

Pellaccia

All'epoca della sua uscita, il comparto tecnico di ZombiU non fu annoverato fra i punti di forza della produzione. Figuriamoci adesso, che sono passati tre anni e le conquiste tecniche di Ps4 e Xbox One ci hanno consegnato ottimi titoli multipiattaforma e splendide esclusive. La modellazione poligonale di Zombi è molto povera, e il comparto animazioni abbastanza legnoso. Ma sono soprattutto le texture che, inquadrate a distanza ravvicinata, rivelano l'età anagrafica del progetto e le prove non proprio mirabolanti che WiiU registrò al lancio. La conversione, operata da Ubisoft Bucharest, non brilla in maniera particolare, evidenziando qualche scatto nel corso delle cut scene, alcuni glitch alla comparsa dei menù, cali di framerate al passaggio fra le varie zone della mappa o in prossimità di qualche esplosione. Al di là di questi momenti, tuttavia, Zombi gira discretamente fluido, e con un filtro anti-aliasing che pulisce la scena.

C'è comunque poco da girarci attorno: Zombi è tecnicamente bruttino, e si salva grazie alla componente artistica. Lo squallore dei palazzoni nelle zone residenziali si alterna con l'imponente fierezza della Torre di Londra, i cui muraglioni si estendono fino ai moli sul Tamigi. A Buckingham Palace il delirante senso di vuoto è amplificato dal ricordo di una bellezza gloriosa, scomparsa con l'arrivo della piaga, mentre le catacombe della cattedrale sono lugubri e stagnanti. La caratterizzazione della Londra distrutta dalla piaga, insomma, è efficace e persino originale, visto che pochissime altre produzioni si sono cimentate in una rilettura così forte di quella metropoli-pop in cui si incontrano hipster e famiglie reali.

Zombi Se non avete mai giocato a ZombiU e siete appassionati del genere, questa riedizione è l'occasione giusta per rimediare. Oltre alla superflua modalità multiplayer, assieme a quella U se ne va via parte del fascino esercitato da intriganti soluzioni di gameplay, ma il risultato finale ha sempre un suo guizzo, che gli permette di distinguersi nel mercato moderno. Non certo grazie al colpo d'occhio, ma per via della struttura, delle atmosfere, di questa cattiveria atavica che contamina narrazione e meccaniche di gioco. La riedizione è forse un po' in ritardo e cerca di farsi perdonare con un prezzo competitivo, se siete alla ricerca di un'esperienza cruda e viscerale, tendetegli la mano e fatevi mordere.

7.5

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