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Recensione Zombie Apocalypse: Never Die Alone

Apocalisse Zombie in arrivo sul Psn

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Zombie Apocalypse: Never Die Alone
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3

Se mai doveste trasformarvi in zombie, questo sarebbe proprio il momento adatto per farlo. Pare proprio che il non-morto sia all'apice della sua maleodorante popolarità, almeno a giudicare dal successo e dal moltiplicarsi sul mercato di libri, film, fumetti, serie tv e naturalmente videogiochi ruotanti attorno al sempreverde concetto "shoot them in the head".
In questo festival della carne macilenta, Konami è il publisher del brand Zombie Apocalypse, un nome alquanto esaustivo. Dopo un primo episodio curato dai californiani Nihilistic Software rilasciato per le principali piattaforme digitali nel 2009, la casa nipponica ci riprova, affidando lo sviluppo di un sequel allo studio BlackBone. Il nuovo team sarà riuscito a valorizzare gli aspetti positivi del prequel e a limarne i difetti?

Tutti insieme appassionatamente


Lo dicono tutti i manuali di sopravvivenza: in caso di invasione di zombie o similari, cercate sempre di fare gruppo ed unirvi ad altri sopravvissuti. A meno che non siate per metà vampiri o super soldati geneticamente modificati, l'approccio da lupo solitario non vi poterà lontano. La preziosa lezione è stata imparata anche dai quattro protagonisti di Zombie Apocalypse: Never Die Alone. Faremo presto la conoscenza di Jeremy, un vero e proprio nerd internettiano, Def Money, una celebrità della musica rap, Alma, maestra delle armi da fuoco e mente geniale in un corpo da pin up, e Padre Bill, uomo di Dio prestato alla caccia al non morto.
Gli sviluppatori hanno calcato la mano sulla caratterizzazione di questi improbabili compagni di avventura, esagerando appositamente per giocare di rimandi agli stereotipi più divertenti del tipico zombie movie. 

In linea con il prequel, Never Die Alone ci propone in sostanza il classico shooter isometrico: con l'analogico sinistro guideremo i movimenti del personaggio ai nostri ordini, mentre con il destro determineremo la direzione di fuoco. Il sistema di controllo assegnerà a vari pulsanti l'utilizzo dell'arma accessoria da gittata, l'attivazione della potente skill secondaria che varia di personaggio in personaggio, nonché da ultimo nel richiamare la funzione che ci permette di passare il controllo da un protagonista all'altro se stiamo giocando da soli.
La tattica dello switch si rivelerà sempre più importante nel corso dell'avventura: ogni personaggio ha una potenza ed un rateo di fuoco peculiari, oltre che una particolare abilità personale, e dovremo ricordare queste caratteristiche quando ci renderemo conto che sarà più intelligente differenziare l'approccio in base alla tipologia di nemici che ci si parerà di volta in volta dinanzi, piuttosto che fossilizzarci sull'uso dell'avatar che ci sembra più comodo. (Tip: pur essendo particolarmente irritante, Jeremy è probabilmente il personaggio più bilanciato e tra offesa e velocità, oltre che semplice da guidare)
.Cambiare frequentemente personaggio controllato sarà inoltre utile per fare accumulare ad ognuno di essi preziosa esperienza, da spendere nell'apposito menu di gestione dei parametri fisici dei nostri eroi: è infatti stato introdotto un elemento ruolistico che ci permette, al termine di ogni livello, di incrementare in virtù del punteggio ottenuto le statistiche dei quattro eroi per caso. Una volta riempita una barra relativa ad un parametro (Velocità, arma principale, arma secondaria, abilità speciale, abilità extra), potremo scegliere di farla salire allo stadio successivo, con gli ovvi vantaggi del caso.

Attenzione però: alla fine di ogni quadro guadagneranno punti solo i protagonisti che avrete materialmente guidato, e in misura proporzionale al tempo e al modo di utilizzo fattone. L'IA non gestisce insomma la crescita dei parametri di gioco, costringendovi, per "livellare", a ripetere stages già affrontati allo scopo di collezionare ulteriore denari, esperienza e potenza di fuoco.
Questo, come è ovvio, stimolerà del sano grinding, che può però ben presto degenerare in noioso grinding a seconda delle vostre inclinazioni.

Ad ogni modo, se il problema principale del precedente Zombie Apocalypse stava soprattutto nella ripetitività sfiancante della campagna principale, composta da circa 50 livelli sempre troppo simili tra loro, Never Die Alone punta ad essere più vario ed invitante, almeno potenzialmente. La lunghezza dell'avventura per giocatore singolo è stata sensibilmente "umanizzata", forse anche troppo giacché i circa dieci schemi sono completabili forse in un paio d'ore circa da un giocatore mediamente capace, e allo stesso tempo sono stati inseriti graditi tocchi di diversificazione: l'item drop e la customizzazione dei parametri dei nostri protagonisti ci permetteranno di personalizzare, comunque in scala piuttosto limitata, la nostra partita; mentre nel corso dei livelli incorreremo in bonus di varia natura come i classici sopravvissuti da salvare dai famelici zombies.


Non aprite quella porta

Questo biglietto da visita ci avrebbe probabilmente già convinto a aprire il nostro portafogli virtuale e buttarci nella putrescente mischia zombesca. Il gioco, tuttavia, non è scevro da difetti anche fastidiosi che inevitabilmente inficiano la cosciente opera di miglioramento rispetto al prequel intrapresa da BlackBone.
Nella frenesia dei combattimenti potremo probabilmente passare oltre le battute volutamente trash dei nostri compagni di viaggio, ancora una volta riecheggianti del più esasperato spirito B-movie: ma riuscirci non sarà facile data la loro frequenza ed estrema fastidiosità. "Money, Money!". Ascoltare per credere.
A chi scrive sembra poi che il doppiaggio, più che irridere sornione le spesso scarse doti recitative dei protagonisti di un certo cinema d'azione, sia semplicemente pessimo di per sé. D'altro canto è la componente sonora in genere ad essere poco curata, e si sarebbe potuto far ben di meglio per ricreare lo spirito di una apocalisse pop più vicina alle corde di Rodriguez che di Romero (il Romero classico, specifichiamo) anche dal punto di vista delle tracce musicali proposte, quasi sempre sciatte e poco coinvolgenti. Il gioco non offre poi molto neanche alla vista, dato che solo la buona fluidità e definizione degli elementi a schermo ci evitano di assegnare l'insufficienza senza appello evocata da una cura per il dettaglio che comunica più disinteresse che altro: una nota di poca praticità ci viene dall'eccessiva oscurità che permea le locations, tanto che nel marasma di personaggi a schermo non sarà sempre immediato distinguere velocemente compagni ed avversari. Piuttosto piacevoli e stilosi i menù di sistema, per quel che vale.


Never Die Alone

Se quindi il livello tecnico di questo titolo scaricabile ci indurrebbe al prematuro spegnimento della console, il suo gameplay ha le carte in regola quantomeno per ritardare quel momento. Abbiamo già descritto per sommi capi le meccaniche che andremo a gestire nel corso della nostra partita: quello che non abbiamo ancora sottolineato è che il gioco ha una preponderante anima multiplayer. Fino a quattro players possono scegliere il loro personaggio di riferimento e collaborare per proseguire lungo la campagna.
La cooperativa è a tutti gli effetti la modalità principale del videogame, e non un accessorio: a testimoniarlo non c'è solo l'inequivocabile ordine di elencazione subito in bella vista nel menu principale, ma anche tutta una serie di situazioni in-game concepite per essere affrontate in gruppo, che aumentano notevolmente di difficoltà se affrontate in singolo, data la conseguente necessità di cambiare in tal caso continuamente il personaggio controllato per sfruttarne all'abbisogna le peculiarità: ed ad ogni game over, occorrerà ricominciare dall'inizio del livello.
Il giocatore non propenso alla collaborazione potrebbe vedere ben presto frustrate le sue intenzioni di eremitaggio dal poco permissivo sistema di salvataggio, visto che al respawn perderemo anche i denari ed i punti esperienza maturati fino al decesso vanificando magari una intera lunga sessione di livellaggio.

Tuttavia, abbastanza ironicamente, l'unico difetto davvero imperdonabile ascrivibile al lavoro di BlackBone attiene proprio al comparto multigiocatore. La scelta, e poco importa che sia voluta o meno, di permettere solo ed esclusivamente al giocatore-host di giovare della collaborazione dei compagni di viaggio per salvare i progressi relativi alla sua partita, lasciando gli altri a bocca asciutta sia per quanto riguarda la progressione nella storia che in riferimento allo sviluppo dei personaggi, costituisce probabilmente un disincentivo di fatto all'accodarsi ad un altro player.
Un gran peccato, perché a fronte di questa grave svista notiamo un ottimo matchmaking on the fly, con tanto di intelligenza artificiale a rimpiazzare i personaggi in attesa di un nuovo arrivato umano che prenda le redini della situazione. 

Oltre alla modalità storia, in singolo o in co-op locale o remota, esiste poi una modalità Survival di tipo Classico ed una più peculiare detta Blackout: intrappolati in un'arena dal limitato campo visivo troveremo a fronteggiare - sorpresa - zombies a profusione, nella più classica delle Orde.
Il tentativo, però, si rivela fallace: il senso di sfida è minato tanto dall'abbondanza di medikit droppati dai nemici, quanto dalla prevedibilità delle ondate di non morti, quasi sempre di tipologie omogenee (tendenti al debole) e per questo dal comportamento scontato; inoltre la stessa premessa si rivela illusoria, visto che la zona illuminata dello schermo è assolutamente sufficiente a concederci una buona libertà di movimento e fuoco senza farci sudare sette camicie.

Zombie Apocalypse: Never Die Alone Con Never Die Alone, BlackBone ha tentato di meglio bilanciare le componenti del precedente Zombie Apocalypse, rafforzando l’esperienza multiplayer: alcune fastidiose asperità del prequel sono state smussate anche nell’ambito della campagna riservata dal giocatore solitario, tuttavia ne sono nate di nuove, spesso derivate proprio dall’occhio di riguardo avuto in fase di sviluppo per le meccaniche co-op. Inoltre non possiamo non sottolineare le evitabili e piuttosto seccanti ingenuità rilevabili in ordine alla gestione del levelling, tanto in solitaria quanto in multigiocatore.
Con questi avvertimenti, gli utenti che vorranno giocare con tre compagni d’avventura per (poche) ore in comitiva telematica, nonostante le palesi inconsistenze troveranno in Never Die Alone un passatempo tutto sommato godibile, che forse avrebbe avuto più equa collocazione in una fascia di prezzo leggermente più bassa date le modeste pretese tecniche e contenutistiche del pacchetto proposto.

6.5

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