Recensione Zombie Vikings

Dallo studio svedese autore dell'irriverente Stick It to the Man, ecco un gioco a base di zombie sicuramente non altrettanto riuscito ma non per questo meno interessante e divertente.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Zombie Vikings
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Le parole sono importanti, diceva qualcuno. Così come il titolo che decidi di dare al tuo gioco. Di Zombie ne è pieno il mondo (videoludico). Zombi, ZombiU, Zombeer, Zombi Apocalypse, Zombie Zone, Zombie Nation, Zombie Tycoon, più tutte le declinazioni del caso, da Zombie Ate My Neighbors a Zombie Vs. Ambulances, passando per l'ormonato Zombie Strippers. Se decidi di chiamare il tuo gioco Zombie Vikings rischi di finire nell'anonimo calderone dei non-morti; rischi che la pur originale variante vichinga venga percepita alla stregua dell'ennesimo giochino indie dal titolo banale. Poi guardi il nome del team di sviluppo: Zoink. Quel nome ti dice qualcosa. Vero, sono gli sviluppatori di quel piccolo gioiellino che è Stick It to the Man! Questo cambia tutto, forse non è l'ennesimo gioco con gli zombie dal titolo didascalico. Forse c'è qualcosa di più. Stick It to the Man era un titolo sorprendente, sia per l'ispirata direzione artistica sia - soprattutto - per la caratterizzazione dei suoi personaggi. L'avventura di Ray tra menti contorte e pensieri appiccicosi era decisamente arguta: a beneficiarne un gameplay bizzarro e fuori dagli schemi. Zombie Vikings prende la stessa estetica - personaggi bidimensionali, figurine che si muovono in profondità all'interno di scenari ipercolorati (con gusto) - ma cambia genere. Dal platform adventure al picchiaduro a scorrimento.

Non toccare l'occhio di Odino

Tutto ha inizio da una burla che tanto burla non è. Loki, in realtà, ha la tipica sete di potere del figlio ribelle. Per questo ruba l'occhio dell'anziano babbo Odino e se ne scappa. A Odino non resta che riportare in vita quattro coraggiosi eroi: a una certa età meglio affidarsi ai più giovani, o ai non-morti. Inizia così la surreale avventura dei quattro protagonisti. Zombie Vikings ricorda da vicino l'osannato Castle Crashers. Dal punto di vista estetico e della caratterizzazione dei personaggi il titolo Zoink è però anni luce avanti rispetto al lavoro dei ragazzi di The Behemoth. Ad accomunarli è piuttosto l'accento posto sulla componente multiplayer: è evidente sin dall'inizio, e lo è ancor più procedendo nell'avventura, che Zombie Vikings nasce per dare il meglio in compagnia (in locale oppure online). A confermarlo numerosi elementi, a partire dalle rune/abilità sbloccabili - che in molti casi valorizzano la cooperazione - fino ad arrivare allo stesso design dei livelli. Se il gioco regge anche in single player è semplicemente perché dietro ci sono i ragazzi di Zoink, quelli di Stick It to the Man.

Al nord gira molto alcol

Non fosse per la caratterizzazione del mondo di gioco e dei suoi personaggi, Zombie Vikings finirebbe con l'essere un anonimo button masher qualsiasi. Invece così non è.

O meglio, il titolo Zoink rimane un button masher, ma senza l'anonimo e senza il qualsiasi. La narrazione, per esempio, riveste un ruolo centrale durante la progressione e per qualità e inventiva sovrasta nettamente il gameplay. Il viaggio dei quattro eroi è un fiorire di ironia, citazioni, meta-riferimenti e battute al limite del politically correct. È uno humour che spesso non ti aspetti, che sorprende e che proprio per questo funziona. Tra un mito norreno e l'altro, sfilano sullo schermo personaggi che in poche battute vengono caratterizzati egregiamente, tant'è che li vorresti in un gioco di ruolo, quegli stravaganti e memorabili attori.

Un pulsante per ghermirli

Il gameplay, al contrario, si limita alle basi. Il giocatore può scegliere quale dei quattro personaggi interpretare in ogni livello, l'arma e la runa in dotazione. Ogni personaggio ha naturalmente caratteristiche e colpi speciali differenti, per cui l'approccio muta sensibilmente in base alla scelta. Peccato che molti livelli, per assecondare la trama, impongano un personaggio preciso. Giocando con gli amici la cosa nemmeno si noterebbe, ma può infastidire il giocatore solitario (che magari preferisce Gunborg a Seagurd, per esempio). Altra dimostrazione non solo del peso che la narrazione riveste all'interno dell'avventura, ma anche di quanto il gioco sia multiplayer oriented. Anche perché il button mashing in single player diventa molto più invadente. Con gli amici si possono valorizzare le abilità delle rune equipaggiate, come si diceva, ma anche le tattiche di coppia: oggetti e nemici possono essere presi e lanciati contro altri nemici, e questo vale anche per i compagni. Possono uscirne combinazioni divertenti, che in single player per forza di cose si perdono.

Le stesse armi e rune differiscono non tanto per bruta potenza, quanto per le singole abilità a esse legate. In gruppo la scelta di quattro rune diverse - e quindi di quattro abilità, una per ogni giocatore - può assumere connotati strategici. Da soli il gioco arranca un po' e il button mashing emerge prepotente. Qualche scontro, a dire il vero, richiede approcci alternativi, e qua e là il gameplay offre alcune variazioni sul tema, ma qualche perplessità rimane. Il button mashing è fatto così, si sa, e può essere molto divertente, ma è bene metterlo in conto.

Zombie Vikings Gli svedesi di Zoink hanno talento e si vede. Dopo il sorprendente Stick It to the Man se ne escono con un gioco non altrettanto riuscito ma non per questo meno interessante. Dal punto di vista estetico e narrativo e sul fronte della caratterizzazione di mondo e personaggi, Zombie Vikings ha indubbiamente una marcia in più rispetto a molti concorrenti. Il suo è uno humour per niente scontato, originale, in molti frangenti arguto. Ne avevamo già avuto dimostrazione in Stick It to the Man. Solo che in quel caso la narrazione era in un certo senso al centro del gameplay. Qui il genere è cambiato: narrazione e personaggi non sono in grado di reggere da soli un picchiaduro a scorrimento. Il button mashing - nel bene e nel male - emerge con prepotenza, soprattutto in solitaria. Ecco, l’altro “problema” di Zombie Vikings è di essere un titolo pensato per il multiplayer. Lo si può notare sia dal design dei livelli che da alcune scelte legate ad abilità e singole meccaniche. Fermo restando che il gioco rimane godibile anche da soli, tenetelo in considerazione se doveste decidere di acquistare l’ultima fatica dei ragazzi di Zoink. Va purtroppo segnalata una realizzazione tecnica imperfetta, minata da problemi di frame rate e da qualche bug di troppo (nulla che una patch non possa sistemare).

7

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