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Rubrica 3DS Ware

Perle dal passato

rubrica 3DS Ware
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L'arrivo della Virtual Console su Nintendo 3DS, con i migliori titoli per Game Boy, unito alla libreria di titoli già disponibili per DSi ed a quelli in costante sviluppo per 3DSWare fa del piccolino di casa Nintendo un mezzo perfetto tramite il quale godere di ore di divertimento a basso prezzo ma ad altissima qualità. Sarà nostro compito scovare per voi i più meritevoli, scavando tra le nebbie del tempo e dando il giusto risalto ai titoli nuovi, in una rubrica che proprio per questo non sarà periodica ma dipendente dal calibro e dalla qualità dei titoli proposti.
Cominciamo alla grande, con due titoli come Super Mario Land 2: 6 Golden Coins e The Legend of Zelda: Link's Awakening, due piccole perle, Gargoyle's Quest: Ghosts'n Goblins e Avenging Spirit ed il piacevole regalo per i 25 anni di Zelda: The Legend of Zelda: Four Swords Adventures.

Avenging Spirit

Quanti di voi hanno sentito parlare di Avenging Spirit? Uno, due, tre...Già finiti? E quanti ne hanno addirittura una copia? Ok, domanda di riserva: ve la sentite di fidarvi di noi, quando vi diciamo che questo titolo per Game Boy è una piccola perla di giocabilità, assai avanti al tempo per quanto perfettamente allineato al genere degli action platform?
I fatti alla base della trama sono fondamentali per la maniera in cui il titolo sviluppato da Jaleco (apparso prima su macchina arcade e del quale la versione Game Boy è un riuscitissimo porting) propone l'espediente ludico che gli dà la facoltà di differenziarsi dalla tradizione del genere, classicissima già allora (1992). Un ignaro ragazzo, durante una tranquilla passeggiata con la sua fidanzata, viene aggredito e ucciso, la sua compagna rapita: il suo corpo rimane lì a terra, ma il suo spirito viene raccolto dal padre della ragazza, scienziato abbastanza strambo specialista nelle faccende dell'aldilà, che lo riporta in vi..In forma. In forma di fantasmino, tenero tenero, ma con la facoltà di impossessarsi di qualunque corpo incontri sulla sua strada, prendendone il controllo.
Come ciò venga declinato dal gameplay è prevedibile: all'interno di una successione di sei livelli di gioco, potremo assumere i tradizionali panni di un gangster o di un karateka, insieme ad altri decisamente meno convenzionali, tipo quelli di canguri sputafuoco e robot. Ogni personaggio possiede peculiarità che hanno una notevole ripercussione sullo stile di gioco, dato che alcuni saranno maggiormente facili da controllare, altri decisamente meno atletici, altri ancora avranno un attacco a lunghissimo raggio. Una varietà decisamente soddisfacente che fa subito immaginare come con il giusto approccio si possa superare qualunque situazione.

Un divertimento genuino e senza fronzoli è quello promesso da Avenging Spirit: un action platform ben congegnato, intrigante e dall'atmosfera un po' inquietante.

The Legend of Zelda: Four Swords Adventures

Eccolo qui, il regalino che Nintendo ha voluto fare in occasione del venticinquesimo anniversario della serie ai tanti giocatori che hanno acquistato il Nintendo 3DS (ed anche a coloro ancora in possesso di un semplice DSi). The Legend of Zelda: Four Swords Adventures è il porting dell'analogo titolo apparso come contenuto corollario nella versione per Game Boy Advance di A Link to the Past. Non è un titolo nuovo, chiariamolo, ma non per questo si può definirla un'uscita di scarso valore, anche perché alla luce dei fatti qualcosa c'è.
Se infatti nella versione originale, qualora ci si fosse trovati da soli, non era possibile andare oltre l'introduzione, in questa riproposizione è possibile giocare anche in singolo, controllando due Link contemporaneamente e scavalcando quindi la barriera creata dall'imposizione di un compagno.

Data la sua natura del tutto peculiare, ci troviamo di fronte ad uno Zelda atipico, scevro quindi della sua componente adventure e relegato solamente alla progressione all'interno di dungeon. La progressione è libera, con aree affrontabili nell'ordine che più ci aggrada, ed una volta in ballo ci troveremo di fronte enigmi tutto sommato classici, legati alla tradizione della serie, seppur declinati in maniera accondiscendente alle dinamiche multiplayer.
Collaborazione sarà la parola d'ordine per andare avanti in zone infestate dai nemici che abbiamo imparato a conoscere negli anni e rese ardue da ogni sorta di pericoloso trabocchetto, evitabile solo lavorando gomito a gomito con gli altri, per un massimo di quattro giocatori (in tal caso ovviamente ognuno avrà il suo bel Link da controllare). Ma oltre alla collaborazione? La competizione! Come due termini dal significato così distante si coniughino è la sostanza della quale si compone l'esplosiva miscela di gioco: un istante prima saremo alleati, quello dopo avversari, cercando di ottenere il maggior numero di rupie e quindi il primato. In quattro il divertimento è massimo, i tradimenti all'ordine del giorno, grazie ad un level design che fornisce mille modi per danneggiare gli altri giocatori: ritmo e frenesia, per uno Zelda di certo atipico ma assai divertente.

Gargoyle’s Quest: Ghosts’n Goblins

Dunque, lo spin-off già esisteva nel 1990. Il titolo del gioco del quale ci accingiamo a parlare è alquanto esplicativo sotto questo punto di vista, dato che dopo Gargoyle's Quest leggiamo Ghosts'n Goblins e subito la mente va alla storica serie Capcom. Cosa indica quel sottotitolo? Ovviamente l'appartenenza alla serie del titolo uscito per Game Boy, dal momento che, pur sotto altro nome e con un personaggio del tutto particolare come protagonista, sempre dell'immaginario di Sir Arthur e compagni -declinato da uno dei migliori esempi di action platform- si sta parlando.
La tradizione non viene né riscoperta né reinventata, dato che nella sua struttura ludica Gargoyle's Quest è praticamente identico a tutti gli altri titoli della serie: la progressione attraverso schemi di gioco basilari fa affidamento alla massima attenzione di un giocatore limitato nelle azioni performabili (attacco a corto raggio e salto, con stavolta la possibilità di planare per brevi tratti) e nella barra di salute del personaggio, assecondando un'esperienza di gioco del tutto arcade per la quale, subiti due colpi, si muore. Il level design è elegante nell'infliggere sonori schiaffoni appena si abbassa la guardia, venendo mortificati da fasi che sembrano di facile approccio ma che poi alla mano risultano assai ostiche, per una difficoltà che viene mitigata oltre che dalla pratica dalla piacevole introduzione di elementi ruolistici.
Affianco alle sezioni tradizionali, ve ne sono di ugualmente corpose tra città, boschi e monti, nei quali una visuale dall'alto sulla mappa di gioco rimanda subito all'esperienza rpg giapponese: ci sono incontri casuali, personaggi con i quali parlare, potenziamenti da ottenere per meglio sopravvivere alle avversità, in una commistione ben realizzata; ancor più notevole se andiamo a guardare l'anno di uscita del titolo. Certo, alcuni elementi appaiono ridondanti e figli di una scelta commerciale, quella di perseguire la fortuna di un genere allora in netta crescita di popolarità, ma ciò non intacca la bontà di un gameplay raffinato, per quanto lontano anni luce dai canoni odierni.

Super Mario Land 2: 6 Golden Coins

Nel contesto verdecromatico del Game Boy Super Mario Land 2 sta a Super Mario World come Link's Awakening sta a A Link to the Past. Quello che infatti va sottolineato è come le evoluzioni a 16-bit delle suddette saghe abbiano rappresentato la base per la costruzione dell'impalcatura di gioco dei titoli portatili: ovviamente nel caso di Super Mario parliamo di una base meno elaborata, riconducibile certamente ad un tipo di gameplay più immediato ma non per questo meno divertente. Chiariamo subito: non è il Land 2 al livello del World, fallendo nell'impresa clamorosa realizzata dal suo sodale zeldiano nel migliorare il titolo precedente. Manca la sublimazione dell'iconografia mariesca celebrata dal World, mancano le sue innumerevoli soluzioni ludiche, la perfezione di un level design concepito attorno a power up davvero potenzianti, di quelli che aprono nuove strade e rendono i livelli di gioco veri e propri campi da gioco.
Super Mario Land 2 è quindi forse lo stadio intermedio di un processo evolutivo che inizia con il primo e finisce con lo straordinario Wario Land, ma non per questo non è degno di nota, tuttaltro. Sapientemente, riprende il bizzarro mondo del primo episodio, certamente sui generis rispetto ai canoni classici della serie, e lo modifica, stavolta secondo le inclinazioni ad esso più proprie. Come descrivere altrimenti aree di gioco come un albero cavo, una enorme versione meccanica del baffuto eroe, o la più straordinaria, una zucca che cela al suo interno orrore e mistero. Il sostantivo "Land" nel titolo assume significato pieno in un mondo nel quale troviamo queste bizzarrie, pieno di uscite segrete e strade alternative, con una mappa sulla quale spostare il baffuto eroe, che per l'occasione ha persino una nuova nemesi, quel Wario che riscuoterà tanto di quel successo da diventare il protagonista dell'episodio successivo. Pazienza se il level design non è eccelso, se solo a tratti vi troviamo quelle trovate estemporanee che nel World avevano decretato il definitivo superamento della classicità: Super Mario Land 2 è puro divertimento, ed il suo valore storico, frutto di un'evoluzione comunque enorme rispetto al predecessore, va assolutamente riconosciuto.

The Legend of Zelda: Link’s Awakening

Provate a chiedere ad un giocatore esperto (per non dire vecchio), preferibilmente ad un nintendaro di quelli dalla scorza dura e dal fanatismo appena celato, quale sia il suo Zelda preferito. Così, sue due piedi, è facile che vi risponda con un titolo: Link's Awakening. Logico che, in una serie con standard qualitativi attualmente non raggiunti da nessun altro brand, ogni esponente sia un piccolo grande capolavoro, e che ognuno di noi abbia il suo preferito: trovare il migliore è operazione da pelo nell'uovo, eppure vogliamo arrischiarci anche noi, affermando che il primo portatile è veramente il più bel Zelda mai realizzato. E spieghiamo anche il perché, schivando abilmente le pietre che c'arrivano ora da tutte le parti dai fan di Ocarina of Time.
"Il tempo è galantuomo", dice il detto, ed è tra quelli che andrebbero sempre tenuti a riferimento. Le sabbie del tempo non hanno eroso minimamente la stupefacenza dell'impianto ludico di Link's Awakening, che nel 1993 proponeva una struttura ludica derivata da quella dell'episodio per Super Nintendo, A Link to the Past, arricchendola già allora di moltissimi degli elementi che faranno poi capolino nel 1998 in Ocarina of Time. La bidimensionalità della grafica e le ridotte capacità tecniche della macchina piuttosto che limitare valorizzano enormemente le peculiarità di una mappa di gioco mai così densa, giocabile. Ogni schermata corrisponde ad un tassello di mappa, ed ogni tassello è fornito di un elemento che gli dà pregnanza ludica: nulla è sprecato e lasciato al caso, e il mondo di gioco di Link's Awakening è il più coerente ed organico della serie.
Ad unire questi tasselli una serie di espedienti che troviamo per la prima volta nella serie, come lo scambio degli oggetti, un'enorme sidequest che coinvolge moltissimi personaggi dell'isola Koholint, ambiente nel quale si svolgono le vicende, personaggi per la prima volta così significativi e caratterizzati; altri classici, ed eccellenti nella loro realizzazione, come gli intricati dungeon, vere e proprie perle di level design bidimensionale. E poi c'è quell'atmosfera particolare, che dall'inizio alla fine permea l'esperienza di gioco, e che solo fruendo del titolo si può ottenere, in bilico tra fiaba e sogno: fidatevi, sarà tra le più intime mai provate.

Scheda Nintendo 3DS L’omaggio a due pezzi da novanta della storia videoludica era doverosissimo: Super Mario Land 2: 6 Golden Coins e soprattutto The Legend of Zelda: Link’s Awakening hanno un valore storico e ludico innegabile. Ma non bisogna fermarcisi solo ai titoli noti: se il Game Boy ha avuto un successo planetario è stato anche per merito di piccole perle come Gargoyle’s Quest: Ghosts’n Goblins e Avenging Spirit. Sul fronte del software 3DSWare è il solo The Legend of Zelda: Four Swords Adventures, peraltro condiviso con il DSi, a rappresentare un download obbligato, non fosse altro per la sua gratuità; ma siamo certi che nei prossimi mesi di titoli interessanti ne vedremo eccome.