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Rubrica Everyeye Stories - SWAT 3

Una nuova Everyeye Stories, nell'ambito del thriller

rubrica Everyeye Stories - SWAT 3
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Il videogioco è ormai diventato un media a tutto tondo, capace di imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica ed in grado di influenzare, di rimando, cinema e letteratura. Ovviamente l'opera videoludica ha il suo linguaggio e le sue specificità (su tutte, quella dell'interattività), ma è con discreto piacere che notiamo come poco a poco il videogame sia uscito dalle ristrettezze del suo campo. Del resto, al giorno d'oggi, si trovano bellissimi esempi di titoli che nulla hanno da invidiare alle produzioni Hollywoodiane o alla complessità narrativa dei grandi romanzi del secolo scorso. Scenografie e sceneggiature, personaggi e temi, possono così diventare fonte d'ispirazione per una produzione creativa ulteriore. Ne sono prova i numerosi libri su Gears of War, Halo, Metal Gear Solid.
Anche Everyeye ha deciso di provare a rendere omaggio a tali produzioni, avviando questa (speriamo gradita) iniziativa "letteraria" (lontana cioè da qualsiasi operazione critica). Everyeye Stories è un'apposita rubrica in cui verranno pubblicati dei racconti brevi, la cui fonte di ispirazione sia uno dei tanti universi videoludici che ben conosciamo.

SWAT 3

SWAT 3 è uno dei migliori shooter tattici mai usciti. Ai tempi in cui il riferimento del genere era Rainbow Six, Sierra riuscì a confezionare un prodotto diverso, per atmosfere, modalità di gioco ed approccio al gameplay, ma ugualmente, se non maggiormente, intrigante. SWAT 3 si sbarazzava degli eccessi tattici del suo diretto concorrente e privilegiava l'azione diretta. Diretta, ma sempre ponderata, con un uso facile ed immediato delle tattiche d'azione. Essendo cresciuto con i titoli del genere, ed avendo amato alla follia SWAT 3, grazie anche ad un supporto degli utenti straordinario, tra modifiche di ogni sorta, ho pensato di dedicargli il nuovo episodio di Everyeye Stories.

L'assalto

Il piccolo camion blindato si faceva largo nel traffico losangelino a sirene spiegate, tra impiegati che tornavano al lavoro, frotte di giovani al termine di una giornata passata a cavalcare onde, e famigliole al completo, alla ricerca del centro commerciale più vicino nel quale spendere gran parte del loro bilancio mensile. Al suo interno, cinque uomini venivano sballottati, mentre ultimavano i ritocchi finali al loro equipaggiamento.
"Sono dieci anni che vivo in questa diavolo di città, e ancora riesco a capire come si possa prendere la macchina anche solo per fare un miglio. Lì nel Montana, dove sono cresciuto, la macchina la usi eccome: ma di miglia, ne fai cento alla volta".
"Hank, non è colpa nostra se sei nato in culo al mondo. E adesso non iniziare con la tua solita predica sulla natura incontaminata, gli spazi aperti e stronzate del genere. Tutto quello di cui ha bisogno un uomo è tornare a casa, buttarsi sul divano, accendere la tv e scolarsi una birra ghiacciata."
"Ah, quindi una casa ce l'hai ancora, Gus. Pensavo tua moglie t'avesse buttato fuori."
"Abbiamo risolto la questione. E comunque fanculo Hank. Fanculo."
Hank Williams e Gus Bennett erano diventati amici da subito, da fin quando Hank era arrivato dal culo del mondo a Los Angeles, ed aveva iniziato a lavorare presso il dipartimento di polizia locale. Erano andati di pattuglia insieme, avevano eseguito numerosi arresti, avevano iniziato insieme l'addestramento allo Special Weapons and Tactics ed insieme l'avevano portato a termine. Due dei migliori agenti del dipartimento, specialisti nel combattimento a distanza ravvicinata. Che poi Gus continuasse comunque a ritenere Hank un fottuto cowboy del cazzo, quello era un altro discorso.
"10 David a squadra d'assalto", gracchiò la radio.
"Avanti, 10 David" rispose quello che era il caposquadra.
"La situazione è questa: alle ore 1700 cinque uomini armati hanno fatto irruzione all'interno della Bank of America, al 333 di Hope Street. La vigilanza ha immediatamente provato a fermarli, e ne è nato uno scontro a fuoco, in cui un agente di sicurezza è stato ucciso e l'altro ferito. Quest'ultimo è riuscito a scappare ed ha allertato la polizia. Un perimetro di sicurezza è già stato stabilito attorno all'edificio, nessuno può avvicinarsi. Ovviamente i rapinatori hanno richiesto un mezzo per andarsene, con la minaccia di giustiziare gli ostaggi qualora non dovesse arrivare prima di due ore."
"Però, sono ragionevoli. Anche se con questo traffico potrebbero volercene tre", commentò una voce squillante.
"Piantala Ramirez. Come sono armati?"
"Fucili d'assalto AK-74 e mitragliette Uzi, più svariate pistole. E tutti con il loro bel giubbetto antiproiettile. L'ufficiale sul posto vi darà maggiori informazioni, ma pare gente che sa il fatto suo".
"Roger 10 David. Attendiamo ulteriori comunicazioni. Passo e chiudo". Roger Stark era sempre così: freddo e distaccato. Forse il miglior caposquadra si potesse desiderare: efficiente come una macchina, insensibile alla tensione. Ed alle prese in giro di Frank Ramirez, detto Paco. Ramirez era l'unico della squadra nato e cresciuto a LA, portoricano d'origine e per questo originariamente destinato alla strada ed alle faide tra gang. Eppure era riuscito a evitarlo, nonostante un padre scapestrato ed una madre forte nell'animo ma fiaccata nel corpo dalla malattia. "Ho pregato tanto per te Frank, e come vedi le mie preghiere sono servite", gli ripeteva spesso. E puntualmente Paco pensava che le preghiere non fermano di certo le pallottole; ma nonostante ciò, l'ultima cosa che faceva prima di entrare in azione era baciare il Cristo che portava appeso al collo.
"Controllate le armi" - ordinò deciso Stark, e tutti lo fecero, verificando che ognuna delle parti del loro equipaggiamento fosse perfettamente funzionale. "Pronto" - dichiararono, uno dopo l'altro, in quattro. "Johnson?". "S-si, pronto signore". Akeem Johnson era il meno esperto del gruppo, ed un inguaribile sbadato. Lo vedevi e sembrava stesse sempre pensando ai fatti suoi, e ti veniva da prenderlo a calci per farlo svegliare. Ma nessuno l'aveva mai fatto: due metri di muscoli sono un deterrente efficace. Eppure, una volta in azione il gigante d'ebano era l'opposto: reattivo e svelto, diventava un'altra persona.
L'autista spense la sirena, ed il mezzo percorse gli ultimi cinquecento metri che lo separavano dalla banca. Ora era calato il silenzio all'interno del mezzo: la squadra d'assalto era composta da elementi addestrati, con esperienza ed assolutamente all'altezza del compito, ma prima di ogni azione la tensione era tremenda, incombente, densa. L'area era già delimitata, ma ai margini una gran folla di curiosi e giornalisti si era assiepata da molti minuti. "Felice di vederla Stark" - bofonchiò non troppo convinto l'ufficiale di polizia sul posto - "la situazione la conoscete, e non vi sono stati altri sviluppi. Lo spazio per le trattative è finito, trovate un punto d'infiltrazione ed entrate in azione. Sul retro c'è una scala che conduce sul tetto, sul lato una porta di servizio. A voi la scelta".
"Ragazzi?" - Stark si rivolse ai suoi.
"Entrando dal tetto le televisioni potrebbero vederci, e se ci fosse uno schermo acceso nella banca troveremmo una brutta accoglienza" - affermò Ramirez. Gli altri si mostrarono d'accordo, senza eccezioni. "Inoltre non sono molti, e probabilmente sono tutti nella zona tra gli uffici ed il caveau" - incalzò Williams. "Ok, si entra in azione". Paco baciò il crocifisso.
I cinque uomini scomparvero alla vista in una vietta laterale, e si avvicinarono ad una porta di servizio. "Ramirez!" ordinò seccò il caposquadra, e l'effettivo iniziò ad armeggiare intorno alla porta, inserendo l'optiwand al di sotto.
"Tutto tranquillo".
"Entriamo".

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La serratura venne forzata in pochi attimi, ed in breve la squadra fu all'interno: "10 David, siamo dentro". Stark apriva la fila, con Williams e Bennett immediatamente dietro, Ramirez e Johnson a chiudere. Aprirono con cautela la porta che dava agli uffici, e non trovarono alcuna presenza ostile nel corridoio, al cui termine si trovavano due porte.
"Squadra rossa, entrate e ripulite. Blu, tenete d'occhio l'altra porta".
Williams ruotò lentamente la maniglia della porta, UMP45 in pugno e l'M4 silenziato di Bennett sopra di lui. "Vuoto!".
"Blu, tocca a voi. Squadra rossa, ripiegare". Ramirez e Johnson entrarono nell'ufficio, e si trovarono di fronte il corpo di una giovane donna riverso in una pozza di sangue.
"Capo, abbiamo un civile colpito. Respira ancora, ma dobbiamo portarla fuori".
Un rumore li interruppe, ed un uomo armato entrò nel corridoio.
“Contatto”! - urlò Williams - “le mani in alto, ora!”.
“Butta l'arma, butta l'arma!” - comandò Bennett.
Il resto della squadra si riversò nel corridoio, solo per vedere l'uomo accennare un tentativo di reazione, alzando l'arma, e poi vederlo cadere colpito in testa da un preciso colpo di Williams.
“Via via via!” urlò Stark, e dalla cautela iniziale la squadra passò all'assalto. Un colpo del Benelli M4 di Johnson devastò la serratura della porta dalla quale era entrato l'uomo, ed una granata abbagliante venne lanciata nella stanza. Bang!
“Dentro, dentro!”
Un civile stordito tentò la fuga verso la porta, urlando, ma Johnson lo bloccò subito, tirandolo a terra, mentre attorno esplodeva l'inferno. Fu come se il tempo si bloccasse, in una scena dipinta, un tripudio di fuoco e pallottole. Due uomini armati si erano asserragliati dietro il bancone, e sparavano verso la porta, mentre la squadra cercava riparo ed altri due civili si rifugiavano disperati in un angolo, lì dove giaceva il corpo di uno dei vigilanti colpiti. Uno di loro venne colpito ad una gamba mentre si spostava, e crollò a terra. Un terzo malvivente, rimasto stordito dall'esplosione della granata accecante, sparava a casaccio. Ramirez lo neutralizzò con una raffica di MP5, mentre prendeva posizione dietro ad una colonna dell'androne della banca.
“Squadra rossa, copritemi! - urlò Stark, poi con uno slancio uscì dal suo riparo, mentre Williams e Bennett riversavano le proprie munizioni sugli uomini dietro al bancone. Un tiro preciso ne colpì uno, e l'altro fu costretto a metter giù la testa”
“Felice di vederla capo” - disse Ramirez, mentre Stark lo raggiungeva dietro la colonna. L'altro gli rivolse uno sguardo che valeva più di tante parole. O che poteva dirne solo una: “fanculo”.
Dalla porta del caveau emersero altri due uomini armati. Uno era sprovvisto di giubbotto, probabilmente un complice che aveva dato ai malviventi le informazioni necessarie per l'assalto.
“Johnson!” urlò Stark, e non fu necessario dargli altri comandi. Con un'agilità impensabile per un uomo della sua mole, il gigante corse dalla porta al bancone, sotto il riparo del fuoco dei suoi compagni, scavalcandolo in un attimo e spazzando via la testa di un ostile con un colpo di fucile a pompa. Fu un attimo, e subito il resto della squadra approfittò del suo colpo di mano. Ramirez lanciò un'altra granata accecante verso il massiccio portone metallico del caveau, e nel momento immediatamente successivo allo scoppio gli agenti si mossero all'unisono. La squadra rossa, precedentemente inchiodata dal fuoco nemico, riversò una quantità smodata di fuoco verso gli uomini rimanenti, poi corse ed arrivò ad un lato del portone; Johnson raggiunse il suo compagno Ramirez mentre Stark attaccò diretto e ferì un ostile.
Gli uomini stavano tentando di barricarsi, e della urla dall'interno della camera blindata rivelarono la presenza di un altro civile tenuto in ostaggio.
“Stanno chiudendo la porta, muoviamoci!”
La squadra rossa si trovava dal lato aperto della porta blindata, e Bennett lanciò un'ultima flashbang. Johnson tirò la porta verso di sé, allargando il varco, Williams entrò per primo, con Stark e Ramirez subito dietro, e in pochi attimi tutto si concluse. L'uomo ferito alzò il kalashnikov, ma non riuscì nemmeno a sparare, inchiodato a terra da una raffica di Williams. Vi riuscì l'altro però, colpendo il cowboy ad un fianco e facendolo crollare di lato. Stark E Ramirez spararono all'unisono, crivellando l'ultimo ostile e neutralizzando la minaccia. Il tutto sotto gli occhi atterriti del direttore della banca.
“Agente colpito, agente colpito!” - urlò Stark - “abbiamo neutralizzato gli ostili, fate entrare i soccorsi”.
Un attimo dopo e le porte dell'androne si spalancarono, ed una squadra di paramedici entrò all'interno, prestando soccorso ai feriti. Gli ostaggi erano tutti salvi e incolumi, tranne quello ferito ad una gamba. Dei sei uomini armati, cinque erano morti, mentre uno dei due uomini dietro il bancone era stato ferito gravemente.
La squadra si precipitò attorno al suo compagno ferito. Williams si era rimesso seduto da solo, sebbene dolorante, e subito fu chiaro che a dispetto del tremendo impatto delle pallottole, la ferita era di striscio: il giubbotto antiproiettile aveva fatto il suo dovere.
“Cazzo, mi avevi fatto preoccupare...” disse con malcelato sollievo Bennett.
“Da giovane cavalcavo tori, cosa vuoi che siano due pilloline di piombo...”
“Sei un fissato vaccaro del cazzo Hank, lasciatelo dire.”
Gli altri assistettero divertiti al battibecco. Ramirez baciò il crocifisso, mentre Johnson inciampò in uno dei paramedici, scaraventandolo a terra: era tornato l'imbranato di sempre.
Stark osservò per un attimo ancora i suoi uomini compiaciuto. Poi prese la radio.
“Squadra d'assalto a 10 David. Missione compiuta.” Non aspetto la risposta. “Mettete la sicura alle armi e non puntatele in aria ragazzi. Abbiamo finito!”