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Rubrica Everyeye Stories - WET

Un racconto basato sull'universo di WET

rubrica Everyeye Stories - WET
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il videogioco è ormai diventato un media a tutto tondo, capace di imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica ed in grado di influenzare, di rimando, cinema e letteratura. Ovviamente l'opera videoludica ha il suo linguaggio e le sue specificità (su tutte, quella dell'interattività), ma è con discreto piacere che notiamo come poco a poco il videogame sia uscito dalle ristrettezze del suo campo. Del resto, al giorno d'oggi, si trovano bellissimi esempi di titoli che nulla hanno da invidiare alle produzioni Hollywoodiane o alla complessità narrativa dei grandi romanzi del secolo scorso. Scenografie e sceneggiature, personaggi e temi, possono così diventare fonte d'ispirazione per una produzione creativa ulteriore. Ne sono prova i numerosi libri su Gears of War, Halo, Metal Gear Solid.
Anche Everyeye ha deciso di provare a rendere omaggio a tali produzioni, avviando questa (speriamo gradita) iniziativa “letteraria” (lontana cioè da qualsiasi operazione critica). Everyeye Stories è un'apposita rubrica in cui verranno pubblicati dei racconti brevi, la cui fonte di ispirazione sia uno dei tanti universi videoludici che ben conosciamo. Speriamo di poter trasformare questo esperimento in un appuntamento fisso, e vorremo persino coinvolgere l'utenza. Potete infatti mandare le vostre storie all'indirizzo stories@everyeye.it. Pubblicheremo le migliori (e vi ricompenseremo con un Eyechievement), ed eleggeremo ad intervalli regolari il più bel racconto scritto da voi utenti.

WET

Ho deciso di cominciare da un titolo recente. Forse poco conosciuto, con il rischio di non attirare molti lettori, ma che mi permettesse anche qualche sperimentazione formale. Sarà stata l'influenza di 'Bastardi Senza Gloria', ma sentivo di dover provare a scrivere qualcosa con un linguaggio esagerato, forse un po' volgare. Insomma: Pulp. E quale titolo meglio di WET, allora?
Eccola qui, una breve storia di amore e morte. Non dal punto di vista della protagonista (che, come spesso succede, ha già detto molto nel main plot del videogioco), ma da quello di un 'signor nessuno' pronto ad affrontarla. Spero vi piaccia, ma non consideratela come una favola della buonanotte.


Francesco Fossetti

Nota: Per esigenze espressive, il linguaggio utilizzato in questo racconto è molto cruento e, in certi casi, volgare. Non vogliamo con questo scritto urtare la sensibilità di nessuno, e neppure offendere i personaggi e le proprietà intellettuali create da producer e game designer. Riteniamo che la scelta sia opportuna per non tradire il contesto stesso presentato dal gioco.

Casualties

Le strade di questo quartiere sono un cumulo marcio di sudicio e luci al neon, avvolte dal fetore penetrante del fritto e dei barboni. San Francisco si sta disgregando, lentamente, e le sue macerie si assiepano ai margini del marciapiedi, e intasano le fogne. Camminando in centro, i rettilinei delle Boulevard ti vomitano addosso fiumane di froci e figli dei fiori, mentre il governo continua a mandare i suoi messaggi di pace e prosperità negli intervalli dei Drive-In.
Almeno i branchi giganteschi di spostati e di Hippies stanno lontani da Chinatown, lontani dalle triadi e da questo crocicchio di strade sozzo e strabordante di negozi. Qui vige ancora la nostra legge; di noi grugni gialli; di noi che ti appendiamo per la schiena nelle stanze frigo delle macellerie, assieme ai vitelli avariati.

Oggi c'è fermento. Aspettiamo tutti quanti che arrivi lei. Una fottuta mercenaria con l'ego elefantiaco, a cercare di far fuori quello stronzo occidentale, che ormai comanda a bacchetta il capo. Rubi, si chiama. Killer spietata, acrobata, omicida. Rubi. Si presenterà qui col suo corpo perfetto e la sua katana, e sarà un peccato dovergli aprire qualche buco in più, rovinare quella sua faccia da angelo infoiato. Ma se l'è cercata, precipitandosi in questo buco fradicio d'urina e dimenticato dalla legge, a cercare di farsi giustizia col piombo.
La aspettiamo tutti, con ansia. Chi sui tetti, chi sui balconi, e chi invece nei cortili interni; dietro le luccicanti scocche degli Uzi, dietro l'impulsivo nervosismo dei grilletti, rassicurati dalle scintille dei coltelli e dai rumori dei fucili mozzi. Si faccia avanti. Rubi.

Eccola. La vedo attraverso gli spiragli di luce che penetrano le ante chiuse; arriva con quel suo fare smargiasso, provocante. I ragazzi fuori dalla porta estraggono le pistole, la puntano, e dentro la stanza si sente una risata sommessa: sarà morta prima di entrare, ed il suo sangue scuro laverà la strada, finchè non sarà leccato via dai ratti e pesticciato dai poveracci.
Lei si avvicina facendo oscillare quel culo sodo e perfetto, e gli sguardi si perdono fra i lembi di carne malcelati. Scivolano sull'addome scolpito, scendendo verso la linea dei pantaloni a vita bassa, seguendo la traccia melliflua degli addominali, che si chiudono -come un segreto- sulla sua sensualità sconcertante.
Poi si ferma e sorride. C'è una strana agitazione, nell'aria. La luce di questo giorno smorto sembra sporca, opaca, densa ed imperfetta.

Si comincia. Senza preavviso. Quelli della triade non sanno più a chi dare una pistola in mano. A guardia dell'ingresso hanno messo un ragazzino sudato e sconcio, agitato come un dodicenne alla sua prima erezione. Preme il grilletto senza motivo, forse per i suoi tremori eccessivi. La pallottola si perde lontana dal bersaglio.
S'è arrabbiata. Digrigna i denti, e fa scorrere le mani sui fianchi fino ad impugnare le pistole. Poi, come una circense schizofrenica, si tuffa in avanti. Distende il collo, flette i muscoli, ed è come se il tempo si fermasse. Come se il mondo intero facesse una pausa per guardare da vicino le sue forme sinuose, quelle sue tette asciutte strizzate dalla giacca di pelle. E' stupenda. Bellissima. Assoluta. Le labbra umide e carnose, le cosce alte e magre, i fianchi accoglienti. Ed è mortale: quando cade a terra e si rialza con una capriola, i due stronzi in completo nero hanno il cervello farcito di piombo.
Si avvicina alla porta, determinata e sicura. Rubi.

Sfonda l'ingresso con un calcio e si trova di fronte noi. Eleganti, impettiti, agitati; armati e pericolosi. E con gli occhi a mandorla. Ancora prima di entrare ha già esploso due colpi. Come sempre, a segno. Le pallottole sfondano gli zigomi levigati di Zhi, gli cancellano per sempre quella sua espressione ebete e curiosa. Un guizzo di frammenti d'osso e umor vitreo, di sangue e bava, e denti, inonda l'aria, e le imbratta il viso. Ed è come se da quel bagno di morte ne uscisse nuova, rinvigorita, con la furia di una ninfomane nel corpo; con la rabbia di un animale. Estrae la spada, e si muove veloce. E taglia i ventri e gli stomaci, mentre le budella dei miei compagni si riversano sul pavimento appiccicoso. Scivola sulle ginocchia per scansare i proiettili, si alza di colpo per sferrare i suoi fendenti mortali. La lama attraversa le ossa come fossero di burro, separa gli inguini, stacca le braccia. Precisa, mozza di netto un gola esposta, e una cascata di sangue esce assieme ad un filo di voce strozzata.
Si sentono le urla infernali del dolore insopportabile, mentre i succhi gastrici e la bile si nebulizzano nell'aria, fra insolite esplosioni di viscere e frattaglie.

Cerco di scappare. Ma è tardi. Una pallottola mi raggiunge al tallone. La scarpa si riempie di un liquido denso e schifoso. Cado a terra e mi volto: l'adrenalina nasconde il dolore. Lei si avvicina minacciosa e sensuale. Si china su di me, come se volesse salvarmi. Mi dice qualcosa che non riesco a focalizzare, parla del mio capo e dei suoi propositi di vendetta. E' così vicina che posso respirarla. Sento l'odore del suo fiato. Puzza di alcol. Come se ingurgitasse quintali di whiskey e bourbon per scacciare la paura, come se si facesse un bicchiere ad ogni pallottola che la sfiora, per non sentire la tortura delle ferite aperte. Puzza di alcol e sesso. Di alcol e misurata follia omicida.
Mi invade la mente, quell'odore strano, mi avvolge fra le sue spire flessuose. Ed è forse lo stesso odore che ha la morte, perchè mentre infila la sua katana fra le mie costole, divaricandole con prepotenza per cercare il cuore, quel puzzo pungente ed acre non sparisce, e sale invece -indelebile- dietro il cranio. E mentre lei si bagna di me, dei miei schizzi sistolici, sento il peso delle sue braccia che spingono, sento il suo inguine spigoloso vicino al mio, e sento gli ultimi ansimanti istanti della mia vita sbattuti con violenza, e senza cura.