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Rubrica Giochi Vecchi - Alundra

La volta in cui: passammo l'estate rincorrendo i sogni.

rubrica Giochi Vecchi - Alundra
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Articolo a cura di
Giuseppe Angelo Fiori Giuseppe Angelo Fiori Non gioca più ai videogiochi. Per questo gli piace parlarne. Parla anche di donne, lavoro e salute. Lo trovate su Facebook.

E arrivò nuovamente l'estate. Ormai avevo 16 anni, e partite in multiplayer non se ne facevano quasi più. A me e i miei amici serviva tutto il tempo libero possibile per fumare le canne. Passavo parecchio tempo con uno che era poco più grande di me e che fu la persona che mi fece fumare per la prima volta. Era un grande giocatore di Gran Turismo, ma a quei tempi preferivamo passare il tempo a imparare a girare i cannoni a bandiera o a cercare legna per il falò che avremmo fatto quella notte, come ogni notte. Dai 16 ai 24 anni hai una tempra d'acciaio, puoi bere e svegliarti l'indomani fresco fresco. Bevevamo roba tremenda come Mirto da 8.000 lire o crema di Whiskey, quella cosa dolcissima che serve per far sbronzare le ragazze.
Però qualche ora al pomeriggio mi avanzava. Mi serviva un'avventura tranquilla, qualcosa da giocare in single player, senza troppi caricamenti o scene di dialoghi infinite. Mi serviva un gioco leggero. Un pomeriggio arrivò un mio amico con Alundra. Io l'accettai con sufficienza. Mettilò lì, gli dissi. Così, quasi per inerzia, iniziai a giocarci. E poco a poco, mi piacque.
Alundra è un gioco di ruolo classico che più classico non si può. Un prodotto che avremmo potuto vedere sul Super Nintendo, magari con una grafica un po' meno figa. Un po' Secret of Mana, un po' Zelda A link to The Past, un po' Chrono Trigger.

Qualcuno ha detto Zelda?


L'ambientazione è la solita, un medioevo dove di tanto in tanto spuntano tecnologie futuristiche. Impersonavo questo folletto biondo di cui, giuro, non ricordo assolutamente niente. Forse sono gli anni, o forse la storia non era un granché. Se mi chiedi la storia di Final Fantasy VII posso dirti ancora oggi tutto quello che succede in successione, e rispondo anche alle domande a salti. L'unica cosa che ricordo della storia di questo GDR è che il nostro Alundra poteva entrare nei sogni delle persone, sogni che la maggior parte delle volte erano incubi tremendi affollati da mostri. In ogni caso, questo titolo univa in maniera interessante tutti gli elementi del GDR classico: progressione del personaggio, nuove armi e nuove abilità che spuntano fuori con il progredire della storia. Aveva in più un'interessante componente action: il protagonista poteva saltare e fare un po' di mosse con la sua spada. Insomma, Alundra era un gradevole prodotto manierista, curato in tutte le sue parti ma senza idee rivoluzionarie. Succede spesso che in momenti di grande novità arrivino giochi che fanno il punto sul passato, che non cercano l'innovazione e sono molto rassicuranti. Per il periodo che stavo vivendo era il gioco perfetto.

Un frame del video di Kiss me dei Sixpence None The Richer, canzone romantica protagonista del Festivalbar 1999.


Un titolo piacevolmente lungo e complicato, un gioco da affrontare per un'oretta al giorno senza particolare attenzione, e che comunque mi ha fatto lanciare più di una bestemmia. Ci giocavo abitualmente dopo pranzo, in quell'ora oziosa in cui mio padre russava in giardino. Ma mi piaceva giocarci anche di notte, quando rientravo a casa e dicevo a mia madre (che era sveglia sul divano) che avevo gli occhi rossi a causa del vento in spiaggia. Le mie sessioni di gioco notturne erano parecchio inquietanti, anche perché mi trovavo spesso in uno stato alterato e avere a che fare con uno che entrava negli incubi della gente non aiutava. Poi i mostri di fine dungeon erano sempre parecchio pittoreschi, esseri che ti risucchiano, esseri che sembrano morti e poi tornano. Alundra è un gioco in cui molte volte non capisci se sei nella realtà o dentro il sogno di qualche disgraziato. Sembra tutto finito, il dungeon sembra completato, poi capisci che è tutta un'illusione. Un po' come un film con Freddy Krueger. Insomma, di notte mi facevo dei bei viaggi.

Uno dei mostri da incubo di Alundra


A onor del vero, colui che mi diede la costanza per finire questo gioco fu un mio vicino di casa, un ragazzo simpatico che era lì di passaggio e che si appassionò ad Alundra più di me. Veniva tutti i pomeriggi a casa a vedermi giocare. Si è preso parecchi insulti da mio padre, visto che ogni volta suonava il campanello alle tre del pomeriggio e lo svegliava.
Ci fu un tempismo perfetto. Finii questo gioco con il finire dell'estate, una di quelle estati grandiose dove fai un sacco di cose e sei felice. Comunque, arrivai al mostro finale che ormai pioveva, e le donnine erano tornate a casa loro.
E questo era Alundra, o il poco che mi ricordo. E questa era la mia vita in quel periodo.