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Rubrica Giochi Vecchi - Final Fantasy VII

La volta in cui: ci innamorammo della più bella delle fantasie

rubrica Giochi Vecchi - Final Fantasy VII
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Articolo a cura di
Giuseppe Angelo Fiori Giuseppe Angelo Fiori Non gioca più ai videogiochi. Per questo gli piace parlarne. Parla anche di donne, lavoro e salute. Lo trovate su Facebook.

E finì l'estate. Io mi ammalai.
Mi presi la mononucleosi, nota anche come malattia del bacio. La gente mi guardava con gli occhi languidi: chissà quante te ne sei baciate in spiaggia, eh? Io la mononucleosi ma la ero presa ai falò, dove eravamo sempre almeno in venti e bevevamo tutti dalla stessa bottiglia di mirto.
Mi ricoverarono. Stetti una settimana all'ospedale, poi rientrai a casa. Mi aspettavano venti giorni di convalescenza e non sarei potuto uscire di casa fino a fine settembre. Così feci ciò che a quel tempo avrebbe fatto qualunque convalescente possessore di una Playstation. Mandai un mio familiare al più vicino negozio di videogiochi per comprarmi Final Fantasy VII.

Io questo ce l'avevo come sfondo del desktop.
Scelsi Final Fantasy VII perché ricordavo la recensione di Console Mania. Voto: 98. Pagella: incredibileT, amabileT, giocabileT, durabileT. Final Fantasy VII non è un gioco, è un'esperienza.
Le frasi erano queste. Mio fratello tornò quella sera con il gioco. Era la versione platinum, c'era un cd aggiuntivo con l'anteprima di Final Fantasy VIII e avevo pure risparmiato 50.000 lire. Vabbè.
Così preparai il mio giaciglio per affrontare questa esperienza: avvolgibili abbassate, divanoletto sfatto, vocabolario inglese-italiano italiano-inglese comprato da mia madre quando ero in terza elementare e che io ho usato solo per i videogiochi, porta chiusa e volume a bomba. Per finire, igiene personale scarsa e pigiama 24/7 giustificati dal mio stato di convalescente. Una meraviglia.
La storia di Cloud Strife inizia nel centro della città di Midgar, con lui che si butta da un treno per incontrare quelli di Avalanche, un'organizzazione terroristica che progetta di far saltare i reattori della città. Avalanche e il loro capo Barret vogliono distruggere i reattori perché sono il mezzo con il quale la Shinra, una potentissima corporazione, sta prosciugando l'energia del mondo. Cloud li aiuterà, e poi incontrerà Aeris, una ragazza che coglie i fiori che crescono fra le rovine di una chiesa. Aeris ha dei poteri e ci sono degli uomini che la stanno cercando. Sua madre vi affiderà la vita di sua figlia. Voi attraverserete quello che rimane di uno degli slums della città, una bidonville fatta di bordelli, negozi disastrati, palestre ricavate da rottami di ferro. Posti popolati da poveracci, da uomini con la tunica che non riescono a parlare, posti pieni di soldati e di mostri. Dopo l'esplosione di una bomba, vi troverete in un parco giochi con gli scivoli a forma di Moguri. Questa è Midgar, e questo è l'inizio del gioco. Perché oltre Midgar c'è il mondo.

Aeris

Con in mano una roba del genere, la mia convalescenza si trasformò in un'unica gigantesca sessione di gioco lunga venti giorni. Non giocai mai a un videogioco in maniera così continuativa come quella volta. Ricordo ancora l'odore del mio pigiama. Ricordo il buio della mia stanza. I miei genitori non potevano dirmi niente, visto che non potevo uscire di casa. Poi, visto che era settembre, non avevo niente da studiare. Mi interrompevo solo per mangiare, dormicchiavo. Il resto era un inferno di partite, era la mia smania di conoscere la storia di Clound Strife, quel soldato disertore biondo con le allucinazioni. Poi c'ero io e la mia malinconia, c'era la mia nostalgia di sedicenne, c'era una ragazza che mi mancava tantissimo. Mi struggevo, e passavo il tempo dentro quel mondo. Un posto prosciugato e marcio, sfruttato in maniera massiva da organizzazioni ricchissime. Un mondo condannato, che forse sarà distrutto dagli enormi mostri che attaccano le città o forse dalla cometa che incombe in cielo. O forse da Sephiroth, uno dei cattivi più fighi che siano mai esistiti. E poi organizzazioni terroristiche, cloni e ibridazioni: tutta roba cyberpunk, con in più tantissimi rimandi alla filosofia orientale.

Tutti in coro: Se-phi-roth!

A reggere la trama più convincente e i personaggi più carismatici che ho mai visto in un videogioco, c'è un sistema di combattimento perfetto. Tutto si regge sui Materia, sfere sparse il gioco che che i personaggi possono incastonare alle proprie armi, che possono unire fra di loro e far crescere. Ce n'erano un'infinità, e per battere le Weapon (dei mostri DEVASTANTI) bisognava averle tutte.
Insomma, io quei venti giorni li ho passati in un'altra dimensione. E nessun altro gioco è mai arrivato a farmi provare le stesse cose. Per me Final Fantasy VII è il miglior gioco della storia dei videogames. E oggi non voglio nemmeno perder tempo a parlare del terremoto che questo titolo ha creato nell'industria videoludica. Voglio solo dire che è un gioco che mi ha fatto innamorare, che ho ricominciato tante di quelle volte che non mi ricordo più, e non credo che arriverà mai più un videogame che riuscirà a prendermi allo stesso modo. Forse perché avevo sedici anni, e a sedici anni è facile innamorarsi. Ogni volta che vedo un'immagine di Cloud Strife, ogni volta che sento il nome di Tifa o Aeris qualcosa dentro di me si muove. Ogni volta che sono in uno spazio aperto e mi sento libero, penso alla musica della mappa di Final Fantasy VII. Penso a quando stavo in cameretta convalescente sul mio letto. E ci sono giorni in cui vorrei solo tornare lì.