Rubrica Giochi Vecchi - Silent Hill

La volta in cui: fummo circondati dalla nebbia.

rubrica Giochi Vecchi - Silent Hill
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
Giuseppe Angelo Fiori Giuseppe Angelo Fiori Non gioca più ai videogiochi. Per questo gli piace parlarne. Parla anche di donne, lavoro e salute. Lo trovate su Facebook.

E la mia Playstation iniziava a invecchiare. Sul joypad che comprai con la console, che non era nemmeno un Dual Shock, il tasto R2 non funzionava più. Avevo deturpato la carrozzeria della Psx con adesivi di dubbio gusto a tema Final Fantasy VIII. Quando trasportavo la console, non lo facevo più con la gentile delicatezza dei primi tempi. Era arrivato il momento di mettere il chip.
Il chip. Era una cosa di cui si parlava da un po'. Tra i videogiocatori la voce si era sparsa in un attimo. Nella mia cittadina c'era un negozietto che per 100.000 lire (o forse 120.000) ti prendeva la console e aggiungeva un pezzo che ti faceva giocare coi cd masterizzati. Pochi mesi e il chip ce l'avevano tutti. Tutti. Io ero scettico e per un po' feci resistenza. Non mi andava di dare la mia console a uno sconosciuto che l'avrebbe aperta e ci avrebbe - mi dicevano - saldato roba dentro. Naturalmente la mia resistenza durò qualche ora.
I primi giochi masterizzati che vidi me li portò un mio amico. Erano cd pessimi, roba con su scritto Verbatim o cd tutti con strisce dorate. Sopra c'era scritto il nome del gioco con un pennarello nero. Su uno di questi cd qualcuno aveva scritto Silent Hill. Era un cd che a volte partiva, a volte no. Coi primi giochi masterizzati c'era sempre questo rischio, quindi toccava riavviare la console di continuo. Però poi partiva.

Un cd Verbatim.
Silent Hill me lo giocai tutto in bianco e nero. Era la versione americana, e sulla mia Psx europea si vedeva così. Non seppi mai se questa cosa tolse del fascino a quel gioco o lo aggiunse. So solo che per me Silent Hill fu una grande scoperta. Dopo tanti anni era arrivato un titolo che poteva sfidare Resident Evil per la palma di survival horror più figo della Playstation. Silent Hill inizia in macchina, stavolta senza attori, ma con un filmato in fmv. Il protagonista, di cui - abbiate pietà di me - non ricordo il nome, e sua figlioletta sono in giro per delle vie di montagna. Bum. Incidente, casino. Il padre riprende i sensi. La figlia non c'è più. Si è alzata una nebbia fitta. Ed è qui che parte Silent Hill: nel nulla. Una nebbia fittissima e io che corro senza meta. Dalla nebbia si vedono apparire le prime ombre. È una città deserta. I fondali renderizzati in 2d non ci sono più. Qui è tutto 3D.
Ora, a me i cani rabbiosi e gli zombie facevano abbastanza paura, e quando quei cagnacci rompevano le finestre ho fatto i miei bei salti sul divano. Ma la sensazione che provai quando arrivai a quella maledetta scuola e iniziai a sentire i pianti dei bimbi fu tutta un'altra cosa. Resident Evil, nella sua staticità, conservava comunque molti degli elementi tipici di un action game, perciò, quando eri bello carico di munizioni ed erbe verdi, potevi affrontare il futuro con relativa tranquillità. In Silent Hill no. In Silent Hill l'angoscia è fissa. La paura è costruita sulla tensione psicologica, sul disagio di trovarsi in un posto maledetto, dove le regole cambiano di continuo. Un posto dove muori e scopri che era un sogno. Un posto demoniaco dove avere uno shotgun carico serve a poco. E non si tratta di riuscire a scappare in elicottero e portarsi a casa la pelle. Qui bisogna salvare la propria figlia. Il carico di pesantezza che sentivo era decuplicato.

I primi sei minuti di Silent Hill. Grande colonna sonora.
E poi c'era la nebbia. Era la compagna fissa del gioco. Dalla nebbia spuntavano mostruosi esseri alati, nella nebbia compariva di tanto in tanto la figlia del protagonista, che iniziava a correre e non si faceva prendere. E poi c'erano le strade immerse nella nebbia, che diventavano luoghi infernali con voragini nel suolo. E come sosteneva quello che non riusciva a vedere l'orizzonte perché c'era una siepe, è proprio quando non vediamo cosa abbiamo di fronte che la nostra mente si fa i viaggi più allucinanti. E quell'indefinito la cosa che ci fa più paura. O perlomeno a me. A me l'indefinito mi terrorizza.
Insomma, Silent Hill fu uno dei giochi che inaugurò la nuova generazione di titoloni per la Playstation, e fu anche uno dei franchise di punta della Konami per un sacco di tempo. Per me fu il primo gioco piratato, e l'unico che giocai in bianco e nero. Poi dietro consiglio del mio amico fornitore di cd, andai a comprarmi una presa scart in grazia di Dio.

Meanwhile in Silent Hill.
Strano, Silent Hill. Non sapevo quanto ero affezionato a questo gioco finché non ci ho ripensato per scrivere queste due righe. Quando mi dico Street Fighter o Mortal Kombat, scelgo Street Fighter senza esitare. Quando metto a confronto Super Mario e Sonic, il problema nemmeno si pone. Ma quando mi chiedo se sia meglio Resident Evil o Silent Hill le cose cambiano. Sento che sto per dire un nome, poi mi fermo. Allora vado a dire l'altro nome, e mi fermo di nuovo. Così mi concentro, e la testa mi dice tante cose e faccio tanti ragionamenti. Ma il mio cuore non ne vuole sapere. Il mio cuore, non so come, trova spazio per tutti e due.