Rubrica Giochi Vecchi - Starfox 64 e Mario Kart 64

La volta in cui: Bulimia videoludica e scatole di scarpe

rubrica Giochi Vecchi - Starfox 64 e Mario Kart 64
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Articolo a cura di
Giuseppe Angelo Fiori Giuseppe Angelo Fiori Non gioca più ai videogiochi. Per questo gli piace parlarne. Parla anche di donne, lavoro e salute. Lo trovate su Facebook.

Avevo finito Zelda Ocarina Of Time, però non avevo trovato tutti i ragnetti. I ragnetti servivano per togliere la maledizione da una casa di ricconi a Kakariko Village. Me ne mancavano cinque o sei. Mi ero rifiutato di andare a cercare la loro posizione su internet. E poi mi ero un po' rotto le palle di girare a vuoto. Mi servivano obiettivi chiari e precisi.
Per cercare obiettivi chiari e precisi, presi la scatola di scarpe che il mio amico mi aveva dato quando mi aveva prestato il Nintendo 64. La scatola di scarpe è un oggetto mitico, ben conosciuto da tutti i nintendari. Chi ha avuto il Nes o il Super Nes sa che la Nintendo ha sempre avuto la piacevole abitudine di vendere i propri giochi dentro confezioni di cartone di dubbio valore, confezioni che finivano abitualmente sul divano e quindi sotto il nostro culo, o nella pila di cartacce da buttare che la nostra mamma periodicamente costruiva.
Insomma, uno prendeva una scatola di scarpe e ci metteva dentro le cartucce che ormai erano rimaste senza confezione. Quindi io avevo il Nintendo 64 e avevo la scatola. E dentro c'erano un bel po' di cartucce. C'era Killer Instinct, c'era 007 Goldeneye e credo che ci fosse anche ISS Pro. Però a me serviva roba semplice, roba dove la missione è andare da un punto A a un punto B. Beccai Starfox 64. E pensai che uno sparatutto poligonale con rane, conigli e cacciagione varia che ti comunica gli obiettivi da raggiungere poteva essere il giusto gioco per me.

Il gruppo di Starfox 64, conosciuto in Europa con il pessimo nome di Lylat Wars.
Starfox 64 è il sequel di Starfox, grande gioco del Super Nes, uno dei primi sparatutto a usare una grafica poligonale e una delle prime cartucce a disporre del misterioso chip fx al loro interno, una componente che permetteva al Super Nes di elaborare qualche poligono in più. Starfox era un grande gioco, adrenalinico e immersivo al massimo, con questa sua grafica un po' spartana e velocissima. Una bomba. E Starfox 64 era la stessa cosa, solo che era più figo, più veloce, con più poligoni e più casino. Uno dei maggiori prodotti di quella divisione che c'è alla Nintendo che si chiama Giochi Tamarri & Ignoranti, che tra le altre perle ha sfornato pure F-Zero.
Ora, io del gioco ricordo poco, a parte l'astronave di Fox che rotea, mentre delle colonne enormi crollano sotto i colpi dei suoi laser. Quello che ricordo bene è l'esaltazione che mi faceva provare quando buttavo giù l'astronavona cattiva che mi si metteva davanti. Mi ricordo il level design perfetto, la possibilità di prendere strade alternative e il piacere di spaccare tutto. Evviva.
Poi, la scatola di scarpe ha qualche controindicazione. Come ad esempio il fatto che ti fa venire quella classica bulimia da videogioco, dove inizi a giocare a tutto e molli i giochi troppo in fretta. Così feci, e mollai Starfox 64 per Mario Kart 64.

La cartuccia di Mario Kart 64.
La cartuccia di Mario Kart 64 la presi con fare un po' gradasso. Io e il mio vicino di casa avevamo giocato a Super Mario Kart sul Super Nes davvero tanto. Eravamo tecnici, gente che ti faceva ogni Mario Circuit e ogni Ghost Valley senza mai toccare un tubo o un muro. Così, mi approcciai al sequel allo stesso modo, ma scoprii che che Mario Kart 64, oltre a una grafica bomba, aveva uno spirito diverso. Più importanza agli oggetti e meno alla guida, kart volanti e botte continue, esplosioni, piste larghe e piene di gente. In una delle prime piste c'era un treno con un passaggio a livello che obbligava tutti a fermarsi. Stranissimo. Se Super Mario Kart era bello in solitario, Mario Kart 64 era un gioco fatto per il multiplayer. Da soli si perdeva qualcosa. Poi si poteva pure giocare in quattro, con uno splitscreen a quattro, che era roba mai vista prima. Non che l'abbia mai provato. Già avevo trovato un Nintendo 64 di fortuna, figuriamoci se sarei riuscito a trovare altri tre giocatori con tre joypad tutti liberi lo stesso pomeriggio. Così, pure Mario Kart 64 scivolò via in fretta.
Andai con veemenza a casa del mio amico e mi ripresi la Playstation. E lì finì la mia storia con l'N64.

Un'interessante offerta di un Nintendo 64 su Ebay.
Passato del tempo, mi resi conto che mi rimaneva qualcosa. Un sentimento non espresso, un nonsoché che mi portava su Ebay a cercare un Nintendo 64 a 50 euro. È una cosa che di tanto in tanto faccio anche adesso, e mi sono chiesto il perché. Io penso che l'N64 sia la console dove la Nintendo è stata più Nintendo che mai. L'ha detto. Adesso faccio i miei giochi, alle mie regole, con il mio joypad a tridente e con le mie cartucce. Li faccio uscire quando dico io, me ne sbatto delle scadenze imposte dal mercato, me ne sbatto dei fan che rompono le palle e chiedono i cd, gli rpg, i giochi di macchine vere e giochi con il sangue. E in questo suo autismo pazzo, la Nintendo ha preso i generi dell'epoca 16 bit e li ha aggiornati alla nuova epoca, uno per uno. Di fronte a quello che stava diventando un monopolio della Sony, è riuscita a tenere in vita un'alternativa. Una maniera diversa di fare videogiochi. Non migliore, né peggiore. Diversa. È da qui che arriva il fascino di quella console, quel bestione potentissimo, che dà l'impressione di avere come un potenziale ancora inespresso, come se una generazione non fosse bastata a spiegare a tutti cosa era il Nintendo 64.