Rubrica Giochi Vecchi - Street Fighter Alpha 2

La volta in cui: Tatsumakisenpoukyaku a manetta

rubrica Giochi Vecchi - Street Fighter Alpha 2
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Articolo a cura di
Giuseppe Angelo Fiori Giuseppe Angelo Fiori Non gioca più ai videogiochi. Per questo gli piace parlarne. Parla anche di donne, lavoro e salute. Lo trovate su Facebook.

E così comprai la Playstation.
La acquistai in uno di quei negozi che oggi non esistono più. Erano negozietti di musica che al piano di sopra avevano l’angolo con il reparto videogames. C’erano i giochi in bella vista nelle vetrinette chiuse a chiave. C’era il televisorino appeso al soffitto con una console attaccata che mandava un gioco, in genere lo stesso per settimane. C’era la muffa. I giochi costavano un occhio della testa ed erano sfornitissimi, c’era sempre questa atmosfera da Unione Sovietica anno 1989.
Io in posti del genere ero capace di passarci le giornate. E il giorno in cui comprai la Playstation non fui da meno. Prima stetti impalato di fronte al televisore a guardare finché non finiva il loop del gioco (forse era Tekken). Poi passai in rassegna scientifica ogni singolo titolo esposto nelle vetrinette, non importa a quale console appartenesse. Quando erano finite le vetrine, ricominciavo. Tutto questo in compagnia di mia madre. Io non so chi desse a quella santa donna la pazienza per vedere il figlio fissare decine di scatole colorate per ore, e non so nemmeno come facesse a stare tranquilla a casa quando mi incazzavo come una iena di fronte a uno schermo e con un joypad in mano.
Ricordo un’incazzatura memorabile a Street Fighter II. Mi ero messo in testa di finire il gioco con Dhalsim, e tutto andò più o meno liscio fino a M. Bison. Da lì fu una carneficina. Thailandia stava battendo India più di 40 a 0. Credo che riuscii a batterlo verso il cinquantesimo match. Gli altri quarantanove incontri furono quindi un crescendo di urla, di insulti a M. Bison, di insulti ai suoi familiari e amici. Passai poi a offendere Dhalsim stesso, per poi prendermela con gli sviluppatori della Capcom, sottolineando ogni impropero con vigorosi pugni sui muri.
Immaginate quindi la faccia di mia madre quando, dopo la lunga riflessione di sopra, scelsi di accompagnare alla nuova Playstation proprio Street Fighter Alpha 2.


Perché Street Fighter? Parlavi di dinosauri in 3D che corrono nel vuoto e poligoni che ti chiamano nel buio e poi ti compri l’ennesimo sequel di un picchiaduro 2D?
Sì. Bisogna andarci piano con le novità. Avevo cambiato console, avevo lasciato mamma Nintendo. Stavo entrando nell’adolescenza. Ero disorientato, mi serviva qualche sicurezza. Per questo decisi di iniziare questo viaggio facendomi portare a braccetto da Ryu e Ken.
Street Fighter Alpha 2 è il secondo titolo della serie Alpha. Considerato che l’abitudine di aggiungere prefissi e suffissi al titolo Street Fighter II stava un po’ sfuggendo di mano, quello che si inventarono alla Capcom fu un prequel. La serie Alpha racconta la giovinezza dei nostri eroi. Narrativamente la cosa funzionava alla grande. Feci la conoscenza di Charlie, il soldato americano che Guile vendica in Street Fighter II quando sconfigge M. Bison (Do you remember me? Do you remember me and Charlie?). Vidi Sagat senza cicatrice sul petto, quella cicatrice che sarà Ryu a procurargli (se sbaglio correggetemi. Io vado a ricordi, non uso Wikipedia e in questi anni ho fumato un sacco di cannoni). Poi incontrai Rolento (berretto verde cattivo con il bastone) e Rose (il primo personaggio italiano di Street Fighter. Una vera chiavica, se pensiamo che in Spagna avevano Vega).


E c’era pure questa scolaretta, che è il personaggio che ricordo meglio ed è anche un classico esempio di ciò che fanno alla Capcom quando devono aggiungere nuovi personaggi alla serie Street Fighter: prendono Ryu, gli cambiano il corpo, il nome e cambiano la forma dell’Hadouken. Ecco a voi Sakura. Sakura era una specie di groupie di Ryu.
Graficamente questo gioco era fighissimo, ed era il minimo, visto che lo pagai 130.000 lire. Tantissimi colori in più, fondali su più livelli, effetti grafici superbi, sprittoni belli massicci. E poi c’era un sacco di roba da imparare. Le modalità di gioco si erano moltiplicate, c’era una barra che si caricava e che ci permetteva di fare le super super mosse, roba tipo Shin Ryu Ken e Shinku Hadouken, che partivano facendo una marea di doppiemezzeluneepugno.
Ma niente, io di tutta questa roba me ne sono fottuto altamente. Prendevo Ken e andavo di Hadouken, Shoryuken e Tatsumakisenpoukyaku a manetta.
È stato così che ho vissuto questo Street Fighter. Ci sono quasi passato attraverso, ripetendo meccanicamente le cose che sapevo già fare. Imparando pochissimo. E poi non m’incazzavo più. Se qualche avversario era troppo forte, dopo un po’ di tentativi sorridevo sprezzante, mi alzavo e premevo il tasto Power.


Qualcosa era cambiato. Non ci misi tanto a lasciare Street Fighter Alpha 2 e a passare il mio tempo sulla demo con lo schema dell’aeroporto di Die Hard Trilogy (ringrazio e abbraccio SpaceCowboy, che mi ha ricordato quel gran gioco nei commenti del pezzo precedente).
Insomma, stavo iniziando a capirlo. Chun Li era lì che mi salutava con un fazzoletto. Ero pronto per viaggiare da solo. Ero pronto per il cambio di generazione.