(Dis)Comfort Zone: Outlast 2 Oggi alle ore 21:00

Primo episodio della dis)Comfort Zone dedicata ad Outlast 2!

Rubrica Giochi Vecchi - Tekken 2

La volta in cui: scoprimmo un picchiaduro con le schivate laterali

rubrica Giochi Vecchi - Tekken 2
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Articolo a cura di
Giuseppe Angelo Fiori Giuseppe Angelo Fiori Non gioca più ai videogiochi. Per questo gli piace parlarne. Parla anche di donne, lavoro e salute. Lo trovate su Facebook.

Avevo passato l'inverno su Resident Evil, su Tomb Raider II e Crash Bandicoot.
In camera mia la sedia che in genere veniva occupata dal player 2 era diventata il mio guardaroba. L'unica presenza umana che di tanto in tanto si manifestava era il mio vicino di casa. Era un buon videogiocatore, ma si applicava poco. Gli piacevano i giochi di macchine. Quando capitava a casa, si parlava soprattutto di quanto erano bone le rispettive compagne di classe. Io sollecitavo lui a portarle quando andavamo in discoteca il sabato pomeriggio, lui sollecitava me a portarle quando andavamo in discoteca il sabato pomeriggio. Una volta io riuscii nell'impresa. Le mie compagne si portarono appresso certi individui che nel tragitto dalla fermata dell'autobus alla discoteca si divertirono a sradicare gli specchietti delle macchine.


Insomma, quello che voglio dire è che non giocavo più in multiplayer. I miei pollici erano diventati pollici che facevano saltare Lara Croft all'indietro e la facevano appendere alla piattaforma petrolifera.
Passavano i mesi, arrivava l’estate. Nessuno mi aveva avvisato del fatto che tutti i bambinazzi del mio villaggio vacanze avevano passato l'inverno ad allenarsi come dei monaci tibetani a Tekken II.
Dovete sapere che negli anni appresso mi ero fatto parecchi nemici. Ero il classico stronzo che ti batteva a Street Fighter II dopo essersi fatto menare apposta per tutto il round, ero il merdoso che ti uccideva usando Ken con una mano (non che ci volesse molto a usare Ken con una mano, però faceva effetto). Avevo causato incazzature mondiali a chiunque. E tutti non vedevano l'ora di farmela pagare.

Io e i miei amici che giochiamo a Tekken II

Si erano messi d’accordo. Volevano solo giocare a Tekken II. E così, da inizio luglio a metà agosto, tutti i pomeriggi furono per me un orribile calvario di botte, dove chiunque si divertiva ad asfaltarmi il culo in ogni modo possibile. Di colpo mi ritrovavo a fare tutte quelle cose penose che avevo visto fare agli altri: cambio personaggio, cambio joypad, cambio configurazione di tasti. Ma non c'era niente da fare. Erano sempre botte. Ricordo vividamente un amico che con King mi prendeva e non mi mollava più. E mi metteva KO. E quanto rideva, il bastardo.
Ora, forse la sto facendo un po' più grave di quello che è. Il fatto è che decisi di mettermi al passo e di imparare a giocare a Tekken II. So giocare a Street Fighter cazzo, ci sarà solo da memorizzare le mosse nuove. Mi basta trovare quello che quando fai mezzalunaepugno esce una palla azzurra o rossa. Che ci vuole. E lì fu lo shock.
Tekken II era un altro mondo. Era un picchiaduro in 3D! Cioè, potevi girare intorno all'avversario. Potevi schivare lateralmente! I tasti da utilizzare erano quattro, e ognuno corrispondeva a un arto del personaggio. C'erano le combo! C'erano sequenze lunghissime di tasti da memorizzare e poi la parata era con i tasti dorsali. C'erano la modalità allenamento e la modalità Survival! Esatto, tutte quelle cose che noi oggi chiamiamo: solite cazzate.
E poi c’erano questi personaggi fantastici. Ora, Street Fighter II mi aveva preparato a storie allucinanti. Per le storie demoniache c’era Mortal Kombat. Ma qui si raggiungeva un altro livello. A parte Hehiachi, Yoshimitsu e Kazuya, c’era questo personaggio che mi affascinava tantissimo, che era Jack. Una specie di cyborg comandato a distanza che voleva molto bene a una bambina, che nel suo finale mi pare esplodesse malamente. Una specie di Frankenstein con la cresta bionda.
Ma era tutta l’atmosfera di Tekken che era formidabile. Ci avevano messo dentro tutto. Multinazionali, roba demoniaca, angeli, storie di sbirri, di star, scienza distorta, cospirazionismo vario. E tutto si teneva. La Namco era riuscita fare IL picchiaduro della generazione. Era il migliore. E anche l’ultimo. Per me l’epoca del picchiaduro finì con Tekken.

La scena da panico dove Kazuya Mishima usa il padre Heihachi come scudo umano per abbattere Devil.


Ma torniamo alla mia storia di perdente.
D'accordo, dissi a me stesso. Mi misi di buona lena e studiai diligentemente le mosse di Paul Phoenix. Ne studiai anche un altro, credo Lei. Sapevo che altrimenti tutti avrebbero detto si vabbé sei forte solo con Paul.
Conoscevo i miei polli, e loro conoscevano me. Mi conoscevano così bene che quando videro che stavo raggiungendo un livello accettabile (ovvero non mi asfaltavano più il culo, me lo spianavano soltanto), decisero di perdere l’interesse per il gioco. Tutti, simultaneamente. A parte uno, che per pietà veniva a casa mia dopo pranzo a fare degli uno contro uno.
Passò un po’ di tempo, e tornai al mio gioco solitario. Feci quelle cose che si fanno in genere coi picchiaduro: sbloccare i personaggi segreti, finirlo con tutti i personaggi, vedere e rivedere i filmati in fmv dove Nina Williams mostra quel centimetro in più di tetta o di coscia. E poi allenarsi, allenarsi e allenarsi, aspettando fiducioso quel match, il match con quell’avversario fortissimo che un giorno arriverà. E che invece non sarebbe mai arrivato.