Rubrica Giochi Vecchi - Un tuffo nel Retrogaming

La volta in cui ci trovammo tra Lolo e i Doors

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Articolo a cura di
Giuseppe Angelo Fiori Giuseppe Angelo Fiori Non gioca più ai videogiochi. Per questo gli piace parlarne. Parla anche di donne, lavoro e salute. Lo trovate su Facebook.

A casa mia c'era una scatola dove stavano i giochi che non ero mai riuscito a finire. Erano giochi che avevo abbandonato perché troppo difficili per le mie manine incerte, o forse perché era arrivato un altro gioco più figo a sostituirli. Erano titoli che non potevo dimenticare, perché sapevo che la sfida era solo rimandata. Erano tutti giochi del NES, ed erano:
- The Dream Master, conosciuto anche come Adventures of Little Nemo.
- The Teenage Mutant Ninja Turtles 1.
- Adventures of Lolo 2.
Più o meno da quando avevo otto anni, queste cartucce giacevano lì. Io, sconfitto, sapevo che c'erano e facevo finta di niente.
Compiuti i diciotto anni, capitarono alcune cose che mi misero nella condizione di giocarci di nuovo.
Succedevano due cose. La prima era che mi ero stufato della mia Playstation e non giocavo più ai videogiochi. La seconda era che mio fratello, allora quasi trentenne, aveva deciso di andare a vivere da solo.
La partenza di mio fratello mi metteva a disposizione la sua stanza. Stanza nella quale aveva lasciato un po' di sue cianfrusaglie. Nell'ordine:
- Un orologio da muro di marca Swatch alto circa un metro e mezzo.
- Uno stereo di marca Pioneer acquistato a metà degli anni '80 per circa un milione delle vecchie lire. Una bestia con due casse in grado di far tremare le fondamenta del palazzo.
- Un numero indefinito di vinili, fra cui: Simply Red, Iron Maiden, U2, Luca Carboni, Madonna, ma soprattutto il doppio disco The Best of The Doors.

Il vinile che mi ha accompagnato nel mio tuffo nel retrogaming: The
Best of The Doors.

A questi oggetti aggiunsi circa un quintale di fumetti americani con protagonisti L'Uomo Ragno, gli X-Men e tanti altri imbecilli in calzamaglia. Avevo anche un po' di volumi per fare il figo: cose tipo Preacher, Sandman e The Invisibles. Poi nella stanza misi la mia tv, recuperai il NES e la scatola dei giochi mai finiti. Chiusi la porta e inaugurai un altro dei miei periodi di esilio totale dal mondo. Il vinile che scelsi per questo periodo fu uno, e uno soltanto: The Best of The Doors. Il gioco che scelsi per questo periodo fu uno, e uno soltanto: Lolo 2.
La serie di Lolo è stata uno dei principali nemici della stabilità mentale dei possessori del vecchio NES. Lolo è una palla blu che deve salvare Lala, una palla rosa. Per salvare la sua amata, Lolo deve arrivare alla cima di un castello formato da decine di stanze. Ogni stanza ha una struttura a enigmi e nemici da rendere inoffensivi. Lolo può lanciare uova, tirare martellate e costruire ponti. Deve prendere tutti cuoricini dello schema per aprire lo scrigno che contiene la sfera che apre la porta. Roba contorta. I cuori sono protetti da mostriciattoli come dinosauri, mostri sputafuoco e facce brutte che lanciano cose. Insomma, Lolo 2 è uno dei puzzle game più cazzuti che ho mai giocato in vita mia, nonché protagonista di una delle mie fasi di videogiocamento più strane in assoluto.

Il gioco che mi ha accompagnato nel mio tuffo nel retrogaming: Adventures of Lolo 2, per NES.
Le mie giornate erano tutte così. Stavo avvolto nella sicurezza dei miei giocattoli, con i miei fumetti e la mia tivù, seduto sopra un divano scassato e illuminato solo dalla luce del televisore. Passavo le notti ad ascoltare la voce di Jim Morrison, mentre meditavo su come evitare gli aculei di Medusa e i coltelli di King Medusa. Superavo le stanze del castello una dopo l'altra, mi capitava di incartarmi e meditare giorni interi per trovare la giusta combinazione di movimenti. E mentre passava Spanish Caravan per la centesima volta, io uccidevo Lolo con il tasto select, perché purtroppo avevo sbagliato qualche passaggio, e mi trovavo in un vicolo cieco. Quante volte ho pensato che il gioco avesse dei bug, quante volte ho maledetto il popolo giapponese per essersi inventato quella roba. Probabilmente me la presi anche con chi decise di importare quel gioco in Italia. E però non mollavo.

Una stanza da nerd, non la mia. La mia aveva più fumetti.
Continuavo a giocare a Lolo 2, e compivo il mio rito di purificazione contro la bulimia da videogiochi che stavo vivendo fino a poco tempo prima. Troppi giochi per la Playstation. Troppa roba iniziata, niente di finito. Dovevo continuare, e non dovevo azzardarmi a cercare soluzioni su internet. E vinsi. Ce la feci. Arrivai all'ultimo schema, che non era una stanza con gli enigmi, era un cazzo di mostro che mi lanciava i coltelli. Naturalmente lo spianai in un secondo. Mi sentii un figo. Fui felice, ripresi fiducia nei videogiochi e riuscii anche ad accettare il fatto che ormai ero diventato maggiorenne.