Rubrica Memoria Genetica - Il fenomeno YouTube

Come lo streaming, i Live Gameplay ed i video commentati hanno cambiato il modo di "incontrare" i videogame

rubrica Memoria Genetica - Il fenomeno YouTube
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La generazione appena trascorsa, come abbiamo visto nelle precedenti puntate di questa rubrica, è stata caratterizzata da un frenetico lavorio su generi, prospettive e modi del videogame. Ma, soprattutto negli ultimi anni, è cambiato in maniera profonda ed evidente anche il modo di parlare di videogiochi, e di condividere così con il mondo dei player impressioni ed esperienze legate ai propri titoli preferiti.
Virulenta e inarrestabile è stata, su YouTube, la diffusione dei video a sfondo ludico: i cosiddetti Let's Play ed i video-gameplay commentati in diretta si sono diffusi a macchia d'olio, attirando l'attenzione degli spettatori ed arrivando ovviamente ad incuriosire persino i publisher, che hanno colto la palla al balzo contenti della forte esposizione dei propri prodotti.
Parallelamente, anche le dirette su Twitch sono diventate importanti e seguitissime, rispondendo però ad esigenze leggermente diverse: la lunghezza generalmente più estesa e l'impostazione molte volte meno vivace e spiritosa ha reso la piattaforma di Justin.Tv perfetta per trasmettere eventi eSport, o per chi preferisce concentrarsi sull'azione a schermo piuttosto che sulle prodezze dei “broadcaster”.
E' indubbio, in ogni caso, che anche questa poderosa esplosione dei “new-media” visivi abbia profondamente influenzato il nostro settore, in modi che si rifletteranno anche nella generazione entrante.

Broadcasting

Diciamoci la verità: i Live Gameplay e le sessioni di gioco commentate sono un ottimo sistema per far conoscere in maniera approfondita e mirata tutte le caratteristiche di un determinato prodotto. Per questo anche noi di Everyeye.it abbiamo avviato una serie di dirette, ed in futuro punteremo sempre di più su questo aspetto.
E' ovviamente bene sottolineare che si tratta di un canale parallelo, complementare e non sostitutivo rispetto al testo: fieri sostenitori della recensione classica, crediamo che un articolo ben strutturato sia ancora il luogo d'elezione per un confronto di opinioni, e che possa dare una visione d'insieme sul prodotto, evitando magari di soffermarsi sulle minuterie, e lasciando al lettore un'idea di massima sul gioco, oltre che il piacere di scoprirlo una volta che l'avrà acquistato.
E' anche vero che moltissimi utenti sono ormai disabituati alla lettura, cresciuti soprattutto come “spettatori”, e che i prezzi non molto amichevoli dei giochi costringano gli acquirenti ad un'enorme cautela, che spesso deve passare da un contatto un po' più minuzioso e diretto con il prodotto.
I Live Gameplay, insomma, servono e sono apprezzatissimi: rappresentano non solo un servizio utile, ma anche un sistema per “incontrare e conoscere” chi fa critica.
Bisogna ammettere però che, soprattutto su YouTube, la situazione non è del tutto idilliaca. Le linee di tendenza dei video a sfondo gaming sottolineano la relativa “giovinezza” di questo fenomeno, legato in massima parte a fasce di utenti giovanissime, e guidato da personalità che devono ancora trovare una formula definitiva.

Le iniziative più riuscite sono generalmente quelle che non si concentrano sull'aspetto spiccatamente critico, ma tornano più e più volte su titoli usciti da tempo, per esibire prodezze di ogni tipo. Le MOAB di Modern Warfare 3 ottenute solo con il fucile da cecchino o con loadout fuori di testa, le scorribande più tremende su Grand Theft Auto V, le kill più spettacolari a Battlefield 4 e i gol da fuori area in FIFA 14: si tratta di video molto leggeri, che hanno soprattutto la finalità di intrattenere lo spettatore e farlo ridere un po'. Sono tanto più riusciti quanto più brillante è il “conduttore”, e riescono meglio di ogni altra cosa a fidelizzare l'utente.
Bisogna però fare i conti con un aspetto fondamentale: chiunque faccia video su YouTube con una forte regolarità, è alla ricerca costante di iscritti ed ha ovviamente urgenza di monetizzare. Purtroppo i videogiochi di richiamo sono pochi (sostanzialmente quelli citati qualche riga sopra), ed il rischio è quello che anche in futuro la rete sia invasa da video tutti uguali, relativi all'ultimo FPS o al calcistico appena uscito sul mercato. Sarebbe bello, invece, che anche attraverso YouTube si lavorasse per allargare la cultura videoludica, per far conoscere prodotti nuovi e dar conto dell'enorme diversità del mercato.
Un altro problema evidente è legato alla difficoltà di proporre una critica circostanziata e fondata. Certe personalità del web, per agganciare utenti e fare click facili, finiscono spesso e volentieri per far critica senza il minimo rispetto per il prodotto che stanno analizzando, evidenziando una terribile parzialità ed una conoscenza solo superficiale delle linee di tendenza del mercato. L'esibizione del proprio punto di vista, poi, passa spesso e volentieri dall'uso di un linguaggio aggressivo: questo fare irrispettoso e irruento tende a influenzare in maniera negativa le community, che abbracciano sempre più spesso un estremismo desolante. Siamo in un periodo storico in cui lo “sdegno” sembra funzionare meglio di altro, ma ci auguriamo che almeno la passione per il gioco ne resti in qualche maniera immune, e che i problemi sempre più evidenti di controllo e moderazione che si registrano sui server di tanti prodotti possano spegnersi in fretta.
In ultimo bisogna considerare tutti quei video legati al gaming che non hanno il minimo contatto con la realtà del mercato. Che siano le partite ai livelli più assurdi del tremendo Happy Wheels, i salti sulla sedia con SlenderMan e affini, gli sciocchi balletti con Just Dance, queste iniziative non rappresentano in alcun modo la categoria dei gamer. Semplicemente, si tratta di prodotti di intrattenimento legati solo ed esclusivamente alla personalità ed alle reazioni di chi gioca, con il problema di prender vita a partire da produzioni inutili, che vivono ai margini del mercato: horror game di “serie Z” e free-to-play che nessuno ha voglia di giocare.
Insomma, per dare una forma a questo movimento c'è da lavorare tanto, prendendo a modello il più strutturato sistema americano, ma soprattutto aspettando un naturale assestamento del fenomeno negli anni che verranno. E' ovvio però che il gaming sarà sempre più social: il tasto Share di Ps4, di cui si è fatto un gran parlare, basti come esempio. Nel mentre anche Xbox One si prepara a prendere accordi con Twitch per lo streaming live, e persino Nvidia (con il suo tool GeForce Experience) propone all'utente un sistema immediato, intuitivo e poco pesante per registrare video o trasmetterli in diretta. Il fenomeno, del resto, è troppo allettante per non essere in qualche modo cavalcato: la viralità dei contenuti e la facilità di fruizione li rende, anche agli occhi dei publisher, un sistema allettante per avere una fortissima esposizione, ben maggiore rispetto a quella che i canali “ufficiali” garantiscono.
Ma anche su questo fronte bisognerà lavorare molto: persino le software house si muovono a tentoni, e non sono mancati proprio negli ultimi tempi degli “scandali” che hanno portato alla luce tutti i problemi del sistema. L'idea che Microsoft pagasse gli YouTuber per garantire visibilità extra alla sua console, invitandoli al contempo a tacere eventuali critiche alla macchina, ha messo in discussione la limpidezza di tutto l'apparato.
Il problema vero, allo stato attuale dei fatti, è che questo movimento è sostanzialmente “nato dal basso”, ed in troppi vogliono approfittarsi del fatto che non abbia ancora una struttura ben delineata e regolamentazioni più chiare. Poco a poco, quando anche i canali più istituzionali troveranno il modo di magnetizzare i consensi e incrementare la produzione, venendo incontro alle esigenze di un pubblico nuovo (e si spera un po' cresciuto), sicuramente avremo davvero un nuovo modo di incontrare, conoscere e “guardare” i videogame.

Memoria Genetica

In questa nuova rubrica a cadenza settimanale, la redazione rifletterà su alcuni elementi chiave che non solo hanno caratterizzato la generazione appena conclusasi, ma che sono, con ogni probabilità, destinati a generare conseguenze, evoluzioni e trasformazioni nella prossima. Una sorta di imprinting, che le (ormai) vecchie piattaforme hanno trasmesso alle nuove, le cui conseguenze vogliamo qui di seguito provare ad immaginare. La precedente puntata, dedicata agli MMO, è disponibile a questo link.