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Rubrica Memoria Genetica - La moda della sopravvivenza

Una nuova rubrica, alla ricerca dei più importanti trend della passata generazione

rubrica Memoria Genetica - La moda della sopravvivenza
Articolo a cura di
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Secondo il dizionario, la memoria genetica è "la capacità dei geni di trasmettere i caratteri degli individui ai loro discendenti". Notoriamente, l'unico metodo scientifico per misurare l'esistenza o meno di qualsivoglia memoria è un procedimento a posteriori, che rintracci i filamenti di tale presunta reminiscenza in un percorso a ritroso, per poi confermarne, o meno, l'esistenza.
In questa nuova rubrica a cadenza settimanale, la redazione rifletterà su alcuni elementi chiave che non solo hanno caratterizzato la generazione appena conclusasi, ma che sono, con ogni probabilità, destinati a generare conseguenze, evoluzioni e trasformazioni nella prossima. Una sorta di imprinting, che le (ormai) vecchie piattaforme hanno trasmesso alle nuove, le cui conseguenze vogliamo qui di seguito provare ad immaginare.
Per guardare al futuro con consapevolezza bisogna per prima cosa analizzare il passato, e proprio questo faremo di settimana in settimana, isolando alcuni dei più importanti trend che hanno caratterizzato la scorsa generazione, e cercando di individuare quelli con più probabilità di generare interessanti sbocchi nella prossima.

Sopravvivere è di moda

Il trend che affronteremo in questa prima parte della rubrica, a differenza di altri che vedremo nelle prossime settimane, non si è manifestato lungo tutto il corso della generazione, bensì è maturato e letteralmente esploso solo negli ultimi due o tre anni. La sopravvivenza è un concetto molto comune nei videogiochi, dato che, con eccezione di qualche categoria, il costante tentativo di "non morire" è alla base della maggior parte delle esperienze videoludiche. Tuttavia, quando ci si trova di fronte a opere che sublimano tale concetto, e ne fanno la colonna portante dell'offerta ludica, si parla allora di videogiochi survival.

Percorrere a ritroso la storia di questo genere, fino a qualche tempo fa piuttosto di nicchia, sino a trovare una vera e propria origine, non è facile, ma certo è che il boom al quale abbiamo assistito negli ultimi tempi si deve per la gran parte a Minecraft, videogioco indie di fine 2011, scaturito dal genio di Markus "Notch" Persson. Se è vero che l'esperienza in questione sembrava più che altro enfatizzare la componente sandbox e la creatività dei giocatori nel plasmare il mondo di gioco, l'aspetto survival era comunque vivo e presente sin dall'inizio, come gli appassionati ben sanno, soprattutto al calar della notte. Quando un videogioco, indipendente o meno (ma la cosa vale spesso anche per libri, film e molte altre forme d'intrattenimento) conosce un successo planetario di tali proporzioni, inevitabilmente finisce per generare un gran numero di imitazioni, a volte anche con effetti positivi per il genere e il media d'appartenenza.
Parallelamente, di lì a pochi mesi un altro progetto indipendente, questa volta una mod, veniva rilasciato in relativa sordina, per poi conoscere nel giro di qualche mese una diffusione eccezionale. Parliamo ovviamente di DayZ, ben nota mod zombie-survival di Arma II: Operation Arrowhead, da poco distribuita in Early Access su Steam come prodotto stand alone.

Il rapidissimo successo di questi due esperimenti ha ispirato molti altri sviluppatori indipendenti, e i sandbox survival stanno letteralmente invadendo il mercato in una moltitudine di forme. Da una parte abbiamo Terraria e Starbound, concettualmente più legati a Minecraft, dall'altra Rust e Nether, i quali riprendono evidentemente le atmosfere di DayZ, mentre nel mezzo troviamo un gran numero di progetti i quali, pur mantenendo ferme certe caratteristiche di base, si sono maggiormente allontanati dalle rispettive fonti d'imitazione, tra cui Don't Starve, Sir You Are Being Hunted, Projet Zomboid e molti altri ancora, senza contare una lunga serie di progetti annunciati che ancora non hanno visto la luce. Già solo considerando il numero di opere citate in queste poche righe, è facile rendersi conto come ci troviamo alle porte di quella che, un domani, potrebbe essere ricordata come l'Età dell'Oro dei survival.

Cross-generation

Quando un trend è generazionale, individuarne le possibili forme di crescita è più facile. Quando tuttavia nell'equazione occorre aggiungere anche l'uscita di due nuove console, lo scenario si fa ben più imprevedibile. Si fosse trattato di Xbox 360 e Playstation 3, l'avvento dei sandbox survival su piattaforme diverse dal PC sarebbe apparso improbabile, mentre con le nuove console, e in particolare considerando il supporto agli sviluppatori indie messo in campo da Sony per Playstation 4, lo scenario risulta ben più plausibile. Questo potrebbe portare a un'espansione ancor più rapida del genere, e, naturalmente, coinvolgere un maggior numero di giocatori.

Per quanto il survival-sandbox sia stato finora esplorato soprattutto da sviluppatori indipendenti, i successi e la prospettiva di guadagni interessanti potrebbero trascinare nel vortice anche le major. Valve, in un certo senso, ha già detto la sua in campo survival con Left 4 Dead, ma sarebbe interessante osservare una grande software house impegnata nella realizzazione di un vero e proprio sandbox, soprattutto data l'ovvia disponibilità di risorse tecnologiche più ampie. Elementi di difficile sviluppo come la generazione procedurale delle mappe (perfetta per supportare questo nuovo genere) potrebbero essere portati a nuove conseguenze, così come l'implementazione di modelli avanzati di simulazione della fisica (e conseguente distruttibilità completa delle ambientazioni) aggiungerebbero nuove e promettenti sfaccettature a un genere che fa della casualità e dell'imprevedibilità i suoi maggiori punti di forza.
Per quanto i sandbox-survival stiano conoscendo un grande successo, va anche detto che si tratta di un fenomeno ancora giovane, e dunque ricco di aspetti acerbi. Tra questi vi sono senza dubbio le intelligenze artificiali, le quali per ora si limitano ad animare nemici dal comportamento piuttosto prevedibile. Applicando tuttavia un'IA avanzata a un sandbox-survival si possono già immaginare zombie (o altre pericolose creature) in grado di imparare progressivamente dalle azioni dei giocatori, e di trasmettere le loro conoscenze. Con l'andare del tempo, le tattiche di sopravvivenza iniziali cesserebbero di risultare efficienti, e i giocatori sarebbero costretti ad inventarsene di nuove, evolvendosi per sopravvivere, in un ciclo senza dubbio perfetto per il genere.

Un altro interessante esercizio consiste nel provare ad immaginare nuovi aspetti della sopravvivenza, soprattutto in relazione all'ambiente circostante. Due prodotti attualmente in sviluppo, sempre in ambito indie, proveranno a trasportare il sandbox-survival in mezzo agli oceani. Perpetual, creato espressamente per Oculus Rift, metterà il giocatore nei panni di un sopravvissuto alla caduta di un meteorite, dopo che la Terra è stata completamente inondata, mentre Stranded Deep (che quest'estate ha ottenuto il via libera su Steam Greenlight) presenta una generazione procedurale delle mappe sottomarine, permettendo la raccolta di risorse anche in immersione.
Che piaccia o meno, quello dei sandbox-survival è al momento il genere in maggiore fermento di tutto il panorama videoludico. Ne abbiamo osservato la genesi durante gli ultimi anni della passata generazione, ma solo in questi ultimissimi mesi ci siamo potuti rendere conto delle dimensioni del fenomeno. Per conoscerne tutte le possibili derivazioni non ci resta che attendere, ma quel che è certo è che difficilmente si rivelerà una delle tante "bolle di sapone" dell'industria dell'intrattenimento. I numeri fatti registrare in quest'ultimo periodo, tra l'altro da produzioni tra loro sostanzialmente molto diverse, rendono evidente come il genere presenti in questo periodo un'attrattiva fortissima verso il grande pubblico, e questo ne fa di diritto una fondamentale Memoria Genetica con la quale la nuova generazione si troverà ben presto a fare i conti.