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Rubrica Neon Bible - Vol 5

Il tema della guerra e del terrorismo nei film e nei videogiochi

rubrica Neon Bible - Vol 5
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Articolo a cura di
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Neon Bible torna ad analizzare le analogie tra il mondo del cinema e quello dei videogiochi.

La parte finale dell’anno è quella nella quale si concentrano le uscite più importanti per l’industria del videogioco. Di conseguenza sono anche i mesi nei quali gli sparatutto bellici, genere che continua a rimanere al vertice per quanto riguarda il successo di critica e pubblico, raggiungono gli scaffali dei negozi e le case degli appassionati.
Dopo l’approdo della corazzata Battlefield 3 è il momento del diretto rivale, quel nuovo capitolo di Call of Duty che rappresenta da solo gran parte della line-up di Activision, con un lancio che molto probabilmente segnerà nuovi record, permettendo al gioco di scalare le classifiche di vendita di tutto il mondo.
Come nel caso del precedente capitolo, però, alcuni giorni prima dell’uscita molto materiale video ha iniziato a circolare e le polemiche, inutile dirlo, si preannunciano pesanti.

Terrorismo

Non apprezzo gli sparatutto militari da ormai troppi anni: l’idea di trattare un argomento complesso come la guerra, riducendolo ad un gioco che punta sulla spettacolarità e tralasciando volutamente tutto ciò che un conflitto di quel tipo comporta, mi ha progressivamente allontanato dal genere, in maniera netta, quasi schifata.
La notizia di un nuovo scandalo in arrivo, però, mi ha spinto a voler dare un’occhiata alla sequenza incriminata, inclusa in Modern Warfare 3, in maniera non dissimile all’ormai celebre, nel bene e nel male, missione intitolata “No Russian”, simbolo del capitolo precedente.
Malgrado siano passati pochi giorni dalla pubblicazione di quel video, che ritrae una bambina e sua madre su un marciapiede nella zona di Londra che ospita il Big Ben, uccise da un camion bomba sotto l’occhio di una telecamera amatoriale, molto è già stato scritto.
Non voglio quindi dare un parere, che credo si possa intuire dalle motivazioni che mi hanno spinto ad allontanarmi dal genere e che ho espresso poco sopra; vorrei invece analizzare quasi frame per frame il video, cercando di capire se e dove i ragazzi di Infinity Ward hanno sbagliato.

Children of Men

I Figli degli Uomini è un film di produzione statunitense e britannica, con protagonista un irriconoscibile Clive Owen, uscito nel 2006 e diretto da Alfonso Quaròn, regista messicano poco prolifico ma che sta attualmente lavorando a Gravity, colossal in uscita nel 2012.
La scena iniziale della pellicola è la prima cosa a cui è facile tornare con la mente dopo aver visionato la cut scene incriminata di Modern Warfare 3.
Children of Men è ispirato all’omonimo romanzo della giallista P. D. James, qui alla sua prima prova con tematiche legale alla fantascienza, ed è ambientato in un futuro non troppo lontano, nel quale l’umanità ha ormai perso la possibilità di procreare a causa di una sterilità alla quale non si riesce a trovare una cura.
In apertura Clive Owen entra in un bar per prendere uno dei tipici caffè da asporto della tradizione britannica, durante una mattina qualunque trova il locale pieno di persone comuni, con gli occhi incollati ai numerosi teleschermi supersottili appesi alle pareti.
Le lacrime scorrono mentre le immagini del più giovane abitante della terra, da poco maggiorenne, lo ricordano, in seguito alla sua morte.
Owen è disinteressato e guarda gli altri con occhi vacui; evita la fila, ormai bloccata, prende il caffè, esce e si appoggia ad un muretto per aggiungere del liquore, necessario a fargli sopportare il peso di un’esistenza che sembra aver perso ogni ragione.
In quel momento, inattesa, roboante, maledetta, un'esplosione devasta il locale, prendendo lo spettatore di sorpresa e stordendolo, sia per l’onda d’urto dell’audio, sia per l’orrore di vedere un corpo mutilato che si muove a fatica uscendo dal fumo e dalle macerie.
Chi sta vedendo il film per la prima volta rimane sbigottito, incredulo, mentre il titolo della pellicola, a caratteri cubitali, invade violentemente lo schermo.

Punti di Contatto

Ci sono numerosi punti di contatto tra l’inizio de I Figli degli Uomini e la sequenza dell’attentato di Modern Warfare 3 e tutti, immediatamente, sottolineano la forza emotiva incredibile che il film riesce a veicolare e che il videogioco, semplicemente, non è nemmeno in grado di lambire.
Entrambi gli eventi accadono a Londra ma se la visione del Big Ben è l’unico dettaglio che colloca la sequenza del gioco nella capitale britannica, la carrellata sulla strada davanti al bar del film colpisce chiunque abbia passeggiato per il centro della inglese.
Protagonista invisibile a parte, poi, Modern Warfare 3 prende due personaggi anonimi, la madre e la ragazzina, e li sacrifica sull’altare della trama, senza però dare alcun appiglio allo spettatore per cercare di coinvolgerlo emotivamente, tentativo che invece riesce perfettamente al film, inquadrando una situazione surreale ma pesante, nella quale si viene automaticamente portati ad identificarsi con la folla presente nel locale, afflitta per la morte del più giovane essere umano, quello che a tutti gli effetti risulta l’ultima nascita alla quale l’umanità potrà mai assistere, divenendo un simbolo della speranza spezzato.
Infine il botto, il momento che sancisce la fine di una vita: in Modern Warfare 3 non si nota quasi nulla, malgrado la telecamera, cadendo, non smetta mai di inquadrare la scena, evitando quindi di proporre del materiale che, probabilmente, non avrebbe superato la maglia della censura a causa del contesto e del medium ludico.
Il film invece osa, posizionando il punto di vista lateralmente grazie ad un piano sequenza molto ben architettato e portando su schermo un’esplosione che, in questo modo, sprigiona detriti e fumo verso la strada con incredibile potenza, prendendo così alla sprovvista lo spettatore da incollarlo sulla poltrona e, subito dopo, percuotendogli gli occhi e la mente con un vedo-non-vedo a dir poco straziante.

Neon Bible Non basta uccidere metaforicamente un paio di innocenti per sperare di fare sensazione, soprattutto se la realizzazione della sequenza fa di tutto per non coinvolgere, risultando quindi come uno spavento a poco prezzo, di quelli che anche le pellicole horror di bassa lega hanno ormai imparato ad evitare. E’ l’ennesima riprova del fatto che il cinema è ancora molto più avanti rispetto ai videogiochi e questi ultimi dovrebbero spesso tornare sui banchi di scuola, studiando il fratello, o forse lontano cugino, senza doverlo per forza scimmiottare, nella speranza di attirare il pubblico con facili scorciatoie, ritrovandosi poi a dover levare gli scudi contro le grandi polemiche che eventi come questo portano con sé. Il cinema, al contrario, continua ad attingere dai videogiochi, distillandone solo la parte migliore e, per fortuna, non cadendo spesso negli stessi tranelli. Consigliamo spassionatamente la visione de I Figli degli Uomini; un film molto videoludico, per stessa ammissione di Quaròn, grande fan di Half Life 2 dal quale ha attinto le idee per numerose sequenze in soggettiva e steadycam all’ultimo respiro.