Resident Evil VII Oggi alle ore 21:00

Nuova puntata di Eternal Backlog: iniziamo Resident Evil 7!

Rubrica Neon Bible - Vol 8

Anonymous ed il mondo dei videogiochi

rubrica Neon Bible - Vol 8
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il nome Anonymous è ormai diventato di uso comune al punto da essere utilizzato anche dai media tradizionali, al pari di quanto accaduto con il caso Assange e lo scandalo WikiLeaks.
Il gruppo di hacker internazionali è ormai uscito allo scoperto da alcuni anni, mettendo a segno prodezze più o meno significative e attirando verso di sé pareri discordanti, tra fan, supporter e chi condanna senza mezzi termini il loro modo di pensare ed agire, sempre immerso nella rete e nell'anonimato.
Cosa lega, però, Anonymous e i videogiochi?

Questione di approccio

La notorietà del gruppo Anonymous è sicuramente aumentata negli ultimi anni, grazie all'importanza delle aziende e istituzioni prese di mira dagli attacchi informatici ma, soprattutto, grazie ad una scelta fondamentale, di tipo visuale e simbolico: l'adozione della maschera di Guy Fawkes, infatti, è stato il vero e proprio passo fondamentale per la diffusione del nome del gruppo verso il mezzi di informazione.
Il legame con la graphic novel V For Vendetta di Alan Moore è noto e la pellicola del 2005 sceneggiata dai celebri Fratelli Wachowski, ritiratisi dopo il successo della trilogia di Matrix ma in procinto di tornare, hanno cementato la notorietà di un simbolo che parla di ribellione, di difesa dei più deboli e di non accettazione dei soprusi, legandosi ormai in modo indissolubile al movimento Anonymous.

Verso il mondo dei videogiochi

Gli appassionati di videogiochi che ancora non si erano imbattuti nel fenomeno Anonymous sono stati quasi obbligati a farlo: poco più di un anno fa l'allora Playstation Network, rinominato recentemente Sony Entertainment Network, iniziò a dare pesanti segnali di malfunzionamento. La casa madre intervenne, seppur con un lieve ritardo, bloccandone l'accesso da parte degli utenti, non fornendo però informazioni specifiche per lunghi giorni.
Lentamente la realtà venne a galla e la colpa fu data ad Anonymous, gruppo resosi responsabile di un attacco andato a buon fine che riuscì a scardinare le deboli protezioni, accedendo ai dati degli utenti e, di fatto, violando in modo quasi trasversale tutto il servizio online offerto dalla compagnia nipponica a supporto di Playstation 3 e PSP.
Quello che viene ricordato come uno dei più grandi down della storia della rete in relazione ai servizi online durò ben più del previsto, e solo dopo un mese e mezzo gli utenti poterono tornare ad accedere, non senza modificare la propria password di login, ormai compromessa in termini di sicurezza.
Nel frattempo la stampa e Sony stessa indagarono per risalire alla fonte dell'attacco e il primo imputato fu proprio Anonymous, molto probabilmente in risposta alle schermaglie legali tra Sony stessa e George "Geohot" Hotz, responsabile dell'hack ai danni di Playstation 3 e che ha reso per un lungo periodo la console completamente scoperta verso l'uso di software non autorizzato.
Anche quest'azione, però, era nata in risposta alla scelta da parte di Sony di rimuovere l'opportunità di installare un sistema operativo alternativo rispetto a quello fornito in dotazione, mal digerita da una determinata tipologia consumatori; segno che difficilmente la comunità hacker mondiale entra in gioco se non in risposta a quello che considera un sopruso o una negazione della libertà degli utenti della rete.

Destini incrociati

Il mondo dei videogiochi e Anonymous hanno continuato per le rispettive strade non incrociandosi più per lunghi mesi, almeno fino all'ovvia, benché attesissima, presentazione del nuovo capitolo di Call of Duty, serie simbolo di Activision che ormai da anni rappresenta il maggior successo commerciale dell’intera industria.
Uno dei video di presentazione di Black Ops 2, infatti, ha fatto infuriare Anonymous, facendo scattare la rappresaglia.
Nel filmato viene presentata la nuova ambientazione, collocata alcuni anni nel futuro, nella quale la guerra sarà differente e non verrà più combattuta in prevalenza sui campi di battaglia, ma si sposterà progressivamente verso la rete, almeno secondo gli storywriter di Treyarch, team responsabile del progetto.
Il passo falso, almeno dal punto di vista di Anonymous, è stato compiuto in almeno due spezzoni del filmato, nel quale alla parola “terroristi” viene subito associata la maschera di Guy Fawkes che appare sullo schermo per pochi, rapidi secondi, andando però a chiudere un corto circuito nella mente dello spettatore. Insomma, il trailer sembra promuovere una visione per cui Anonymous sarebbe a tutti gli effetti un gruppo terrorista, facendo anche leva sull'illegalità della maggior parte delle azioni compiute in passato, anche e soprattutto in relazione al crollo di Playstation Network.
La risposta di Anonymous, quindi, non si è fatta attendere e pochi giorni fa il gruppo ha diffuso un video che controbatte il trailer di Black Ops 2, affermando che è inaccettabile paragonare in alcun modo il movimento ad una cellula terroristica.
Quasi a voler punire l'operato di Activision il filmato si conclude mostrando al mondo un’impressionante quantità di informazioni personali relative a Eric Hirshberg, CEO di Activision e persona maggiormente stipendiata di tutta la compagnia, anche e soprattutto grazie ai tanto vituperati bonus aziendali che hanno rappresentato un motivo di scandalo in questo periodo di crisi finanziaria, che si abbatte soprattutto sui ceti meno abbienti.

La situazione italiana

Call of Duty è un brand di successo anche nel nostro paese, come possono testimoniare le classifiche di vendita che vedono ancora molto in alto sia l'ultimo capitolo, Modern Warfare 3, che il precedente Black Ops, malgrado sia stato pubblicato nell'ormai lontano, commercialmente parlando, 2010.
Quello che invece stupisce è scoprire che Anonymous è presente anche in Italia, come dimostrato da un articolo comparso alcune settimane fa nell'inserto Il Venerdì di Repubblica.
Un giornalista della nota testata, infatti, è riuscito dopo numerosi tentativi ad entrare in contatto con un esponente italiano del movimento, intervistandolo.
Sono quindi emersi parecchi dettagli importanti, tra i quali alcuni dei colpi messi a segno nel nostro paese ai danni di imprese, istituzioni e multinazionali, molti dei quali passati praticamente inosservati a causa della disattenzione di moltissimi media italiani, più concentrati su argomenti spesso futili e ai limiti della disinformazione.
Tra questi va citato un attacco al sito web del Vaticano e a quello di Trenitalia, due obiettivi storicamente sensibili, presi di mira per motivi decisamente differenti tra loro.
Una nota di colore è rappresentata sicuramente dagli interessi e hobby dell'intervistato che, a domanda specifica, ha ammesso di preferire letture e film poco movimentati, a causa della vita sempre sul chi vive che conduce quotidianamente, per nascondere alla società, allo Stato e addirittura alla propria compagna la sua seconda occupazione.
Niente Call of Duty, quindi, per Anonymous in Italia?

Neon Bible Molto probabilmente il rapporto tra Anonymous e il mondo dei videogiochi continuerà in futuro, a causa del crescente successo che stanno ottenendo a scapito di altre tipologia di media e, soprattutto, finché aziende come Activision continueranno a scegliere eventi e dettagli dal mondo reale per promuovere le loro serie più controverse. Quale sarà il prossimo obiettivo?