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Rubrica SoundSteps - Sega

Ripercorriamo in musica l'avventura videoludica di Sega, da Daytona USA a Virtua Fighter 5!

rubrica SoundSteps - Sega
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Questa puntata della rubrica musicale bisettimanale (le rime finiscono qui...giuro!) SoundSteps si pone un obiettivo ambizioso. Non che le precedenti fossero poco studiate in termini di scaletta o superficiali nella selezione dei brani (tutt'altro), ma quest'oggi abbiamo deciso di omaggiare la trentennale presenza di Sega nell'industria videoludica.
La prima difficoltà viene dall'esterno ed è la stessa incontrata dal buon Sordelli nel proporre le musiche dei Batman (al cinema come su console), ovvero l'incredibile estensione temporale. Lo spazio è tiranno è ogni volta si devono sempre scartare qualche brano meritevole di essere ascoltato!
La seconda è autoimposta in maniera un pochetto sadica: a Ottobre, infatti, è uscito su Wii U e Nintendo 3DS Sonic Lost World, l'ultimo platform della mascotte Sega.
Ebbene vogliamo celebrare proprio il porcospino blu senza citare alcun brano di una delle sue apparizioni (magari in futuro dedicheremo a Sonic...ops...una puntata dedicata); si può fare, perchè un po' in tutti i migliori videogiochi Sega ritroviamo sempre gli stessi elementi, come i cieli azzurri, il trionfo di colori, i romantici tramonti, le scarpette rosse, le amicizie durevoli anche se non nascono tra membri di una gang o in prima linea durante la Terza Guerra Mondiale!
Ecco dunque il nostro omaggio al sempreverde stile Sega, alla sua mascotte per eccellenza e alla sua inimitabile tradizione da sala giochi!

L'importante è correre!

In principio c'era il Sega Sound Team, formazione rock sorta nel 1988 per dare un volto musicale agli stratosferici cabinati che Yu Suzuki sfornava in quel periodo. E già qui dovreste accorgervi di quanto la casa nipponica ami la musica applicata ai videogiochi, visto che i moltissimi brani prodotti da Takenobu Mitsuyoshi e Hiroshi Kawaguchi (in arte Hiro) erano ben poco uditi nel casino delle sale giochi.
Il team si dissolverà molto presto, nel 1993, ma i suoi componenti continuarono a collaborare a vario titolo sulle produzioni Sega e in particolare quelle rivolte alle sala giochi, con un piccolo ritorno di fiamma con Derby Owners Club 2008 e poi nel 2011 con la formazione della band Blind Spot che racchiude al suo interno diversi membri di allora!









E qui si balla! Nonostante la dissoluzione del Sega Sound Team, i suoi membri lavorarono con entusiasmo al nuovo racing game di AM2, il seguito con più poligoni e più cieli azzurri di Virtua Racing: Daytona USA.
La simulazione delle gare NASCAR fu supportata da uno dei cabinati più solidi mai costruiti e vide il coinvolgimento di un giovanissimo Toshihiro Nagoshi (poi Super Monkey Ball e Yakuza, ora direttore creativo degli studi Sega). La soundtrack era da paura, con brani cantati e campionature esplosive: su tutte emergeva, però, Let's Go Away, che faceva da sfondo all'Attract Mode e al tracciato Dinousar Canyon (simulazione proprio non lo era...).
Tale brano è diventato un po' il simbolo di quel gioco e di quella stagione creativa in Sega, un inno degli anni rombanti in cui il 3D cominciava a fare capolino in sala giochi e Sega dimostrava continuamente di saperlo ammaestrare benissimo!
La versione che vi abbiamo sopra proposto di Let's go away proviene dal concerto live Hyper Game Music Event 2007, in cui gli ex componenti del Sega Sound Team fecero una sorprendente reunion. La voce dello speaker/DJ è nientemeno che quella di Hiro, che già nel 1994 infiammava gli animi dei giovani videogiocatori!








Ma Sega - dovreste saperlo - non ha solo Daytona come racing game rappresentativo. Outrun e Magical Sound Shower sono un'accoppiata indimenticabile, mentre gli annali non dimenticheranno gli exploit di Sega Rally, Scud Racer e F355 Challenge. Addirittura nel 2005 Sega tentò di dare slancio a questa tradizione con un team dedicato, Sega Racing Studio, formato da ex membri di Codemasters e con base in Inghilterra, ma l'avventura terminò appena dopo il primo titolo, il reboot di Sega Rally. Un vero peccato!
In Giappone, però, l'eredità di Outrun e Sega Rally è stata tenuta viva dal team Sega Rosso, che dopo aver curato i primissimi Ridge Racer per Namco e la serie Crazy Taxi insieme ad Hitmaker, sfruttò a dovere la licenze del manga sulle corse clandestine Initial D per una serie di titoli di guida dove la carreggiata non è mai adatta per contenere due automobili e dove o si drifta ad ogni curva o non si vince. Il bel motore grafico in cell shading è l'esempio di una grande fedeltà all'opera originale, confermata dal ricorso a brani dell'anime all'interno dei videogiochi: uno dei più convincenti è Dogfight dei m.o.v.e, originariamente opening della quarta serie e filmato introduttivo di Initial D Street Stage, la versione console di Initial D: Arcade Stage ver.3 che molti di voi avranno giocato anche nelle sale giochi d'Italia.

Only for...arcade machine

La maestria di Sega nel realizzare capolavori in sala giochi è stata spesso eguagliata dall'abilità nel convertirli paro paro sulle proprie console casalinghe. Molti videogiochi strabilianti in cabinato erano ancora più belli su Saturn o Dreamcast (ma a volte era il contrario!), una vera goduria visto il declino delle sale giochi nel Bel Paese all'inizio del nuovo millennio.
Certo, spesso Sega in sala giochi si divertiva a sviluppare cabinati dalle formule irriproducibili tra le mura domestiche o con periferiche talmente strambe che non tutti si sentivano di mostrarle ai propri genitori...









Uno dei titoli arcade più curiosi è World Club Champion Football, un manageriale calcistico abbinato ad un set di carte collezionabili, che spopolò nelle località balneari sul finire degli anni '90. Non tutti sanno che Sega pensò proprio al mercato italiano nell'ideare il titolo, visto che la prima versione uscì solo con figurine dei giocatori del campionato Serie A 2001-2002 stampate dalla nostrana Panini. I successivi aggiornamenti furono estesi anche al resto d'Europa e al Giappone, dove ancora oggi il cabinato va fortissimo, mentre da noi è ormai in lento declino e coltivato solo da una ristretta community di appassionati.
Il brano The Battle is Upon You è a tratti malinconico e a tratti energico, ci ricorda i bei momenti trascorsi in sala giochi a far battagliare Ravanelli con Batistuta.








Sega Bass Fishing è un'altra gloria del palmares arcade di Sega, giocatissima in sala giochi proprio perchè era impossibile da replicare a casa, a meno di non acquistare la periferica canna da pesca che ovviamente non supportava altri giochi.
AM1 praticamente inventa un genere e rende effettivamente divertenti le lunghe sessioni di appostamento con il nonno alla ricerca di scorfani interessati alla nostra esca. Un miracolo videoludico che si replica in una colonna sonora limitata dall'hardware, ma dalle incredibili potenzialità sonore. Basta ascoltare il brano in sottofondo alla schermata di punteggio dell'Original Mode (parliamo della versione Dreamcast) per ritrovarsi in quei pomeriggi estivi ad agitare il giroscopio della finta canna da pesca come dei dei pir...pescatori provetti!

Picchiami...virtualmente

Tra i tanti primati conseguiti da Sega negli anni'90 vi è quello di aver trasportata in anticipo su tutti i picchiaduro a incontri nella terza dimensione. Ancora una volta fu Yu Suzuki e la sua AM2 ad intraprendere il salto con Virtua Fighter, primo motivo di acquisto di un Saturn.
Le strettezze tecnologiche impedironoa questo picchiaduro di essere uno Street Fighter poligonale, con salti esagerati e fireball: da qui il lavorio incessante in direzione di un fighting system realistico e fedele agli stili marziali più in voga sul pianeta.
La missione può dirsi pienamente capitalizzata solo da Virtua Fighter 5 che riuscì ad avere un hardware arcade finalmente all'altezza per esprimere tutto il potenziale della serie, in Alta Definizione e a 60 fps.
Virtua Fighter 5 è protagonista nei Game Center nipponici dal 2006 e nel corso degli anni ha conosciuto aggiornamenti e nuove versioni, che però non hanno mai stravolto la formula né espanso il numero di arene e lottatori: segno da un lato di un'effettiva difficoltà nel bilanciare l'intera struttura di gioco, ma anche della difficoltà di attrarre nuovi appassionati vista la notevole difficoltà nel padroneggiare le peculiarità di ciascun combattente.
Ciascuno, infatti, è diverso da tutti gli altri per stile di lotta e background. Le diversità geografiche e filosofiche sono amplificate dalle arene dedicate e dalla musica in sottofondo: l'arena del monaco shaolin Lei Fei, ad esempio, è un quadrato costruito sulla sommità delle montagne tibetane, nei pressi di un antico monastero buddista. Gli strumenti musicali che accompagnano questa isolata visione sono quelli della tradizione come il tamburo cinese e lo strumento ad arco Erhu, già ascoltato in Shenmue II.









Prima di diventare quel picchiaduro iper-realistico e fortemente tecnico, Virtua Fighter è stata la serie più rappresentativa di Sega in sala giochi così come su Saturn.
Il gameplay non era affatto raffinato come al giorno d'oggi, eppure quei personaggi tridimensionali bucarono lo schermo e si conquistarono un posto sulle riviste di manga e anche una serie animata in televisione.
Anche i bambini più piccoli cominciarono a parlare di Akira, Sarah e Pai, ottenendo in risposta Virtua Fighter Kids, un picchiaduro semplificato nelle meccaniche e dall'evidente intento commerciale! Ma quei modelli poligonali super-deformed e il tema di apertura We are Virtua Fighter Kids occupano ancora un posticino nei nostri cuori!








"If you were color blind..."

Con un budget 100 volte inferiore a quello di Shenmue e appena 20 minuti di scene in animazione realizzate dalla Toei, Tez Okano dovette fare i salti mortali per portare a termine lo sviluppo di Segagaga, uno dei JRPG più bizzarri di sempre e icona decadente del Dreamcast.
Quando propose inizialmente l'idea di un gioco di ruolo parodia della guerra tra console fu preso a pesci in faccia, ma poi due anni più tardi Segagaga fu infarcito di innumerevoli ammiccamenti alla storia della compagnia e rilasciato anche per motivare la stessa Sega che in quel periodo stava affrontando la difficile trasformazione da compagnia produttrice hardware a terza parte.









Segagaga è letteralmente infarcito di riferimenti e citazioni al mondo dei videogiochi nipponico. Praticamente un Neptunia ante-litteram... Innumerevoli i giochi di parole e le situazioni in cui reale (Tokyo, Akihabara e le quote di mercato di Sega e Sony) e virtuale (Sonic, Alex Kidd e tutte le altre mascotte della compagnia) si confondono tra di loro. Alcuni compaiono come nemici da sconfiggere nei combattimenti a turni, altri invece all'interno di minigiochi tra cui spicca uno shoot'em up bidimensionale in cui la navicella di Thundeforce affronta come boss proprio tutta la gamma di console targate Sega.
E come tralasciare tutte quelle storpiature come Lupin che diventa Chopin the 3rd e brandisce una bacchetta da direttore d'orchestra ispirandosi al compositore polacco, Final Fantasy che diventa Final Pharmacy o Garou Densetsu (Fatal Fury) modificato in Garou Dentetsu, il nome di un treno, ed ecco perchè Terry indossa l'uniforme da conduttore ferroviario!
Fuori di testa questo Tez Okano, così come il suo socio musicale, Tsuyoshi Kaneko, autore del remix musicale sopra proposto in cui si salta con disinvoltura da Outrun a Shenmue. Se siete veri fan Sega riconoscerete anche qualche nota estrapolata da Marble Hill Zone, ThunderBlade, Phantasy Star e Alex Kidd.








L'opening in stile anime di Segagaga è uno dei pochissimi lussi concessi da Toei per il videogioco. Le immagini su schermo mostrano l'avvio del progetto Segagaga e il reclutamento dei due ragazzini che dovrebbero sostenere la casa di Sonic (sic) dalla lotta contro la compagnia rivale, la Dogma, visto che dalla campagna in cui vivono sono stati promossi ai piani alti di Sega. La marcetta in sottofondo all'opening è emblematico di quello che era Segagaga, una delle ultime autentiche dimostrazioni della creatività e dell'amore per i videogiochi che si respirava tra le mura di Sega.
Mentre si citano i luoghi dove sorgevano gli uffici della compagnia nell'area di Tokyo, ricorre la volontà di combattere insieme e di guardare al domani!
Il coraggioso epilogo di una Sega, che oggi fa veramente fatica ad affiorare, anche di tanto in tanto...