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Rubrica Speciale Virtual Console - Vol. 1 - Space Oddities

Un viaggio alla ricerca dei migliori Shooter della Virtual Console

rubrica Speciale Virtual Console - Vol. 1 - Space Oddities
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Le uscite per Nintendo Wii hanno subito gradualmente un arresto praticamente totale. Ormai sono pochi i titoli nuovi che arrivano sulla console, e questo ovviamente fa mugugnare i giocatori più accaniti, sempre desiderosi di nuovi prodotti con i quali confrontarsi.
Ma i periodi di stanca, si sa, sono i migliori per recuperare qualche gioco particolarmente meritevole, magari anche a buon prezzo. O per spulciare più a fondo il colossale archivio di titoli scaricabili tramite i servizi di digital delivery.
La Virtual Console del Wii mantiene, nonostante le migliorie della concorrenza, il primato in tal ambito, piena zeppa com'è di titoli d'importanza storica e dal gameplay sopraffino: in una serie di speciali, vi proporremo quelli più particolari, ma comunque dal valore ludico assoluto, con l'intento di far conoscere giochi magari ignoti ai più e di aiutarvi a passare (quasi) indenni questo lungo periodo di transizione.
Il primo volume è dedicato agli shooter a scorrimento, genere iconico per buona parte degli anni ottanta e primi novanta, ora relegato a nicchia per pochi appassionati. Su Virtual Console la scelta è enorme, e contiene la stragrande maggioranza dei migliori esponenti del genere usciti per il mercato Home. In una rosa di giochi che vanno dal tradizionale al folle, abbiamo scelto quelli più meritevoli.

Soldier Blade

Soldier Blade è il quarto capitolo della serie che comprende i precedenti Star Soldier, Super Star Soldier e Final Soldier, che nasce su MSX e NES e prosegue, fino a diventarne identificativa, su TurboGrafx 16.
La formula di gioco replica fedelmente quella dei predecessori, e della tradizione "sparacchina", in uno shooter a scorrimento verticale che non è definibile con altri termini se non: classico. Non c'è niente di sperimentale, seminale, geniale in Soldier Blade, ma per nessun motivo questo deve essere considerato un difetto. L'essenza dello shooter è infatti infusa nella maniera più genuina possibile, in una serie interminabile e fitta di nemici, in armi potenziabili e boss enormi.
Il motivo per il quale si colloca all'interno di questa lista è proprio questo: per approcciarsi al genere non c'è niente di più indicato. E non perché questo sia un titolo essenzialmente banale: proprio perché è la massima espressione di una serie improntata nella tradizione.
Il divertimento è garantito da un livello di sfida elevato, ma non frustrante; da un sistema di potenziamento degli armamenti piuttosto vario, con la possibilità di affiancare alla nostra altre navicelle di supporto, ed ovviamente di modificare il tipo di sparo del proprio mezzo. Infine, da un ritmo che non viene mai meno, e tiene sempre il giocatore incollato all'azione.
Oltre che da giocare, Soldier Blade è ancora piacevole anche da vedere, avendo sostenuto meglio dei suoi predecessori il passare degli anni. Certo, ci troviamo di fronte ad un 2D di quasi vent'anni fa, ma il design dei nemici e degli elementi scenici è più che buono, sebbene a tratti leggermente scontato. I boss non sono ancora quelle enormi ed impressionanti macchine che riempiono tutto lo schermo, ma intimoriscono quanto basta, seppure anche qui di soluzioni particolari non se ne trovano. Buona è anche la colonna sonora: senza picchi di particolare rilievo, riesce ad essere incalzante per tutta la durata del gioco.

Detana!! TwinBee

L'operazione parodistica non è affatto estranea alla tradizione degli shooter a scorrimento, per cui non dobbiamo ritrovarci disorientati se nel momento dell'avvio di TwinBee ci ritroviamo di fronte non delle navicelle futuristiche, ma un buffo robottino, power up sotto forma di campanelle e non di assurdi ritrovati ingegneristici, e nemici che paiono assai poco minacciosi (per quanto minacciosa, anche minimamente, possa essere una carota volante).
Dicevamo della parodia: l'autoironia non manca di certo a Konami, che prende in giro una delle sue saghe storiche (Gradius) tramite un titolo eccelso, quel Parodius che è una perla di giocabilità; ma la casa giapponese non si ferma lì, e realizza una parodia del genere tutto, tramite Detana!! TwinBee. Più che parodia forse, è lecito dire che è una differente declinazione del genere, dato che ricorrono tutti gli elementi base con qualche piacevole variazione. Il robottino può attaccare bersagli in aria e su terra, e può inoltre caricare uno sparo speciale: il potenziamento dello sparo è particolare, perché dipendente da campane apposite che, colpite più volte, cambieranno colore e quindi tipo di miglioria, soluzione di certo particolare e forse anche scomoda, a tratti.
Il resto è immutato: frotte di nemici, lo schermo che si riempe di spari, sebbene con una difficoltà minore rispetto ai capisaldi del genere (ma punitiva per qualunque giocatore a digiuno di shooter), boss da tirar giù tra mille acrobazie. Il tutto in un mondo fantastico, tra polli che sembrano chocobo a spasso su di una world map abbozzata, fragoline letali, navi volanti, in un tripudio di forme e colori che è lontano dai canoni classici del genere ma proprio per questo ne è una rappresentazione imperdibile. E qualora si gradisse questo approccio, a disposizione c'è anche l'ottimo Star Parodier, versione umoristica e sognante della serie Star Soldier di cui sopra, e che non può nemmeno lui mancare nella collezione di un appassionato.

MUSHA

Episodio per Sega Mega Drive della serie Aleste, MUSHA è un concentrato bellico di proporzioni enormi, nel quale devastare le orde nemiche a bordo di un robot armato in maniera sconcertante, sullo sfondo di un'ambientazione futuristica-nipponica. Probabilmente questa è la frase migliore per definire il titolo Compile, perché ne racchiude efficacemente la natura di shooter violento e frenetico ma che non sconfina nelle follie inutili e ridondanti del bullet hell.
Il primo livello si presenta quasi abbordabile, ma il grado di sfida aumenta nettamente già nel secondo, raggiungendo picchi di difficoltà solo parzialmente mitigati dalla possibilità di continuare la partita dall'ultima fase. MUSHA si può completare facilmente quindi, dato che prima o poi si riesce a passare il livello con tutte le vite a disposizione, e ciò lo rende accessibile ai più, ma la sua ferocia non viene per questo smussata.
Merito degli sviluppatori è quello di aver adattato il sistema di armamento ad una tale pioggia di fuoco: il MUSHA può essere dotato di tre tipi di armi differenti, che ne cambiano l'aspetto e sono potenziabili. Può anche essere supportato da piccole navicelle, che distribuiscono proiettili per tutto lo schermo, in maniera gestibile dal giocatore a seconda che imponga loro di rimanergli dietro o le lasci andare in giro a sparare, mentre lo proteggono dai colpi. E dunque può, in sostanza, devastare tutto quello che trova innanzi con una potenza di fuoco soverchiante, ma che serve a ben poco se non è abbinata a riflessi allenati.
Quando la ferocia ludica si coniuga ad un'estetica simile il godimento è doppio, e davvero MUSHA colpisce a fondo l'immaginario di un giocatore affezionato ai cartoni animati degli anni ottanta (si badi, non anime: chi lo conosceva allora quel termine?), tra macchine enormi, potenziamenti che si attaccano alle spalle del proprio robot, e quel particolare mix con la tradizione orientale che gli dona un carattere tutto suo. Profondo, furioso, d'impatto.

Cho Aniki

Oh, Cho Aniki. Un qualunque giornalista videoludico che si rispetti dovrebbe scriverne almeno una volta nella vita: se ne è capace, allora vuol dire che è capace di tutto. Se non lo conosce nemmeno, frustate. Cho Aniki è di quei titoli che si vorrebbe far finta non esistessero, trash a tal punto che rimane difficile accettarne la natura, nel momento in cui col pad in mano si rimane di sasso di fronte al bicipite contratto, alla pelle abbronzata, all'ennesima trovata equivoca.
Cho Aniki è un concentrato di omosessualità testosteronica.
Punto e a capo. Di più: Cho Aniki è il mezzo perfetto tramite il quale accettare la vostra omosessualità latente. Cho Aniki lo urla: gay è bello, e riesce a convincerne anche chi ci sta giocando.
In un tripudio di corpi seminudi (prevalentemente maschili), guizzanti, ricoperti di muscoli, Idaten e Benten (che, almeno lei, è una bella ragazza), con uno sparo migliorabile tramite steroidi e con l'ausilio di compagni assurdi (un angioletto, un omino blu e soprattutto i gemelli Adon e Samson, due manzi in perizoma che diventeranno le icone della serie) avranno il loro bel da fare. E' la trama a imporlo: una trama nella quale un perfido re bombato, vincitore per dieci anni di fila del contest di body building universale, minaccia il mondo, alla ricerca della proteina definitiva.
L'estetica del titolo e la sua colonna sonora si piegano totalmente al nonsense più totale, tra teste di cavallo volanti, cavalieri medievali e tanti, tanti body builder straripanti, ognuno rappresentato in maniera diversa. E poi i boss, fenomenali ed assolutamente letali, da tirar giù in pochi secondi prima che vi massacrino con la loro potenza.
Oltre che folle nella rappresentazione, Cho Aniki lo è nel gameplay: lo sparo è basilare, potenziabile tramite gli steroidi di cui sopra ed affiancato da bombe e colpi caricati, ma a tale essenzialità fa da contraltare un livello di difficoltà assurdo, punitivo, sadico. I livelli andranno ripetuti più e più volte, i pattern dei boss memorizzati il millimetro, per un'esperienza di gioco praticamente unica. Il seguito, sappiatelo, è ancor più gaio: ma quello, probabilmente, su Virtual Console non arriverà mai.

Lords of Thunder

Lords of Thunder è il lascito perfetto di un'epoca che, nonostante la gloria passata, non tornerà più. In un contesto nel quale ormai lo shooter è presente solo come bullet hell e che di conseguenza scaraventa nell'ombra i proseliti dello sparo potenziabile, per titoli del genere rischia di non esserci più spazio.
La produzione Red è quanto di più vicino esista alla perfezione del genere, rifilando sonori calci in culo a titoli pretenziosi e supponenti come Ikaruga. Lords of Thunder è la deriva fantasy del precedente e già ottimo Gate of Thunder, e come il suo predecessore si avvale dell'espansione per CD del TurboGrafx per portare sullo schermo un'orgia di proiettili e parallasse, in un mondo dalle tinte cupe e dalle sonorità heavy metal.
Prima ancora della grafica infatti, comunque assolutamente fuori parametro per direzione artistica ed attenzione al dettaglio, sono i riff di chitarra a farla da padrone, in una coerenza assoluta con le atmosfere del titolo. Nei panni di un cavaliere volante, avremo il compito di sgominare il male che incombe sul regno, diviso in zone differenti per ambientazioni: montagne, fiumi, boschi, vulcani, in una classica peregrinazione avventurosa, ma che classica non è perché declinata tramite i canoni dello shooter.
Protagonista assoluto dell'azione è ovviamente lo sparo, ma è lo scrolling a valorizzarla allorquando si produce in spostamenti repentini, verticali, persino obliqui, fomentandola ulteriormente anche quando sembra che oltre non si potrebbe andare. Il giocatore evolve, dall'ameba che viene spazzata via al primo tentativo, alla macchina da guerra capace di elargire morte con i poteri di una delle quattro armature a disposizione, ognuna peculiare, ognuna follemente devastante quando è potenziata al massimo. Quelli sono attimi di godimento peccaminoso, nei quali vediamo che tutto quello che si muove a schermo viene irrimediabilmente spazzato via: ma son attimi destinati a durare poco, perché la morte è sempre dietro l'angolo.
Originale, adrenalinico, arrabbiato. Ma anche onirico ed heavy metal. Un altro unicum, e di quelli storici.

Virtual Console Si conclude qui questo piccolo elogio dello shooter. Per chi ama il genere, la Virtual Console è paragonabile ad un filone d'oro dal quale picconare con tutta la forza: ce n'è veramente per tutti i gusti, e meritevoli sono anche molti dei titoli che non hanno avuto modo di essere menzionati in questo articolo. Ma per chi volesse avvicinarsi al genere, sono questi quelli irrinunciabili.