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Speciale 30 Anni di Amiga

Il 23 luglio 1985 usciva il Commodore Amiga 1000. Nasceva così uno dei computer più influenti della storia dei videogame. In questa prima parte del nostro speciale, ne ripercorriamo la storia, dalla nascita al fallimento.

speciale 30 Anni di Amiga
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Articolo a cura di
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Era un rumore metallico, un gracchiare ritmato che alternava mugolii più sostenuti ad altri più secchi, rapidi. Ogni volta che lo ascoltavo, sapevo che stava per succedere qualcosa di speciale, che quel monitor squadrato, con un tubo catodico e quel guscio di plastica grigio chiaro che tendeva a ingiallirsi col tempo, mi avrebbe trasportato in qualche mondo fantastico, a combattere la malavita di Chicago, a sventare un'invasione di formiche aliene, a segnare con un tiro ad effetto imparabile o a tentare di diventare un pirata. Ecco, cosa non dimenticherò mai del Commodore Amiga, il computer che oggi, 23 luglio 2015, compie 30 anni: le emozioni che partivano da quel lettore di floppy disk così rumoroso che sembrava sempre sul punto di rompersi, salvo poi aprirti un mondo di emozioni e fantasie che, ai tempi, era semplicemente unico. Il Commodore Amiga è stato probabilmente il computer più importante degli anni '80, insieme al Macintosh di Apple. Era una macchina incredibilmente avanti per la sua epoca, tra le prime ad avere un chip grafico dedicato e certamente la prima ad offrire un vero multitasking. Mentre Microsoft e i PC Ibm ancora si perdevano nelle righe di codice del DOS e Windows muoveva i primi, timidissimi, passi, Commodore già offriva un computer in grado di fare qualsiasi cosa: giochi, grafica, animazioni in 3D, musica. Fu una rivoluzione che, di fatto, aprì la strada al computer come lo intendiamo oggi.

23 luglio 1985

Andy Warhol sale sul palco, si siede a una postazione con un Amiga 1000 acceso e pronto all'uso. Aiutato da un tecnico della Commodore, Warhol crea un ritratto di Debbie Harry, attrice, modella e cantante dei Blondie, utilizza Deluxe Paint, il software per disegnare incluso con il Workbench, il sistema operativo Amiga.

Fu il debutto ufficiale dell'Amiga 1000, un debutto in grande stile: i piani di conquista della Commodore erano appena iniziati, ma erano estremamente ambiziosi. Amiga doveva diventare una linea di computer in grado di ricoprire ogni possibile esigenza: dai videogame alla grafica professionale, dal publishing fino alle prime workstation. Quei curiosi ed eleganti movimenti del mouse di Andy Warhol, insomma, erano solo il primo passo. Eppure, quella sicurezza ostentata durante l'evento in realtà nascondeva una genesi piuttosto ingarbugliata. Jay Miner, l'ingegnere che di fatto creò l'Amiga, la ricorda così: "Stavamo per finire in Atari, avevamo ipotecato le nostre case per andare avanti, eravamo convinti di aver creato qualcosa di speciale ma non sapevamo come farlo diventare realtà". Miner, che aveva lavorato in Atari e progettato il Television Interface Adaptor, il cuore pulsante dell'Atari 2600, vuole cambiare aria. Atari gli va stretta e, con un certo tempismo, abbandona la compagnia prima del famoso crack e delle copie di E.T. nascoste nel deserto vicino l'Area 51. Larry Kaplan, suo collega in Atari e futuro co-fondatore di Activision, lo chiama in una piccola compagnia di nome Hi-Toro. Miner comincia a lavorare all'idea di un chip basato sul Motorola 68000, un processore in grado di adattarsi a diverse esigenze e diversi prodotti: inizialmente l'idea era creare una console per videogame, ma in seguito Miner e soci decisero di allargare il progetto e dare vita a un vero computer in grado di eseguire applicazioni diverse. Nasce così il progetto Lorraine: un nome da donna per confondere le spie della Silicon Valley. Hi-Toro più avanti cambia il nome in Amiga Corporation, ma il progetto Lorraine stenta a decollare perché mancano i fondi. Amiga non ha ancora un prodotto sul mercato, non ci sono entrate e i costi di sviluppo si fanno sempre più elevati. Nel frattempo Atari fallisce e la divisione computer della mitica compagnia americana viene acquistata da Jack Tramiel, fondatore della Commodore che fu costretto ad abbandonare la compagnia da lui stesso creata nel gennaio del 1984. Tramiel fonda Atari Corporation. Nasce così una delle rivalità più intense della storia dei videogame.

La grande guerra

Essi Vivono

Se volete scoprire l'Amiga, se volete rivivere uno dei computer più importanti della storia dei videogame, avete diverse possibilità. La prima, la più ovvia, è andare a qualche mercatino oppure su eBay. Le quotazioni di un computer completo e funzionante non sono altissime: con 100 euro vi portate a casa un esemplare in perfette condizioni. I giochi costano molto meno, a parte qualche rara eccezione che ha un valore più alto (le avventure Lucasfilm, ad esempio). L'alternativa sono ovviamente gli emulatori: ce se sono diversi, per PC, Mac o, se preferite, Android. Per trovare i giochi vi consigliamo di fare un giro su Amiga Forever. Si tratta di una delle tante iniziative volte a conservare l'eredità dell'Amiga. Si possono anche ordinare dei dvd con dentro materiale, giochi, emulatori, demo e filmati sulla storia del computer Commodore. Un ottimo punto di partenza se volete recuperare.

Facciamo un passo indietro, al 1983. Amiga, come detto, non viaggia in buone acque. Ha bisogno di investitori, di qualcuno che metta il denaro necessario per far sì che Lorraine diventi finalmente realtà. Miner contatta alcuni dei suoi ex colleghi in Atari, nel frattempo acquistata da Warner Bros, per trovare fondi: arriva circa mezzo miliardo di dollari, con in cambio una licenza di utilizzo esclusivo per un anno del chip Lorraine per creare computer e console da gioco. Atari aveva dei progetti: voleva utilizzare Lorraine per tornare in attivo. Quando Tramiel acquista Atari, si ritrova tra le mani questo contratto con Amiga. Atari però era troppo occupata a gestire il suo fallimento, e non si accorse che Commodore si era intanto avvicinata ad Jay Miner e soci. Commodore arrivava dall'incredibile successo del Commodore 64 ma si era trovata, di colpo, senza la guida di Jack Tramiel, allontanato si dice per divergenza di vedute con Irving Gould, uno dei maggiori azionisti della compagnia canadese. L'esperimento Commodore 128 non aveva dato i risultati sperati e l'azienda era alla disperata ricerca di un computer in grado di raccogliere l'eredità del C64 e bissarne il successo. Quel computer era Lorraine: Commodore acquistò Amiga Corporation, si dice, per circa 28 milioni di dollari, iniziando una furiosa battaglia legale con Jack Tramiel, che voleva far valere il suo contratto di esclusiva con Amiga e quindi impedire l'uscita del computer per favore il suo prodotto, l'Atari ST. In mezzo, ci fu anche uno scambio di ingegneri che, nel momento dell'uscita di Tramiel da Commodore, decisero di seguirlo in Atari. Una battaglia che si giocò non solo nelle aule dei tribunali nord-americani, con processi che durarono diversi anni prima che le parti trovassero un accordo, ma anche e soprattutto nei negozi e nelle menti dei giovani ragazzi che dovevano decidere se acquistare un Amiga on un Atari ST. Come NES vs Master System, come Megadrive vs Super Nintendo, come PlayStation 3 vs Xbox 360, la rivalità tra Atari ST e Amiga è stata una delle grandi guerre dell'industria dei videogame.

500 è il numero perfetto

L'Atari ST arriva per prima nei negozi, nei primi mesi del 1985 a un prezzo di 800 dollari. L'Amiga 1000 arriva dopo, a luglio, e costa di più: per portarsela a casa bisogna sborsare circa 1295 dollari, monitor escluso. Le due macchine sono simili, ma Amiga ha un software più evoluto e un chip grafico più potente. Eppure, all'inizio la macchina Commodore fatica a imporsi, colpa del prezzo più elevato e di una iniziale mancanza di software. Poi, due anni più tardi, Commodore comincia a trasformare la visione di Jay Miner e soci in realtà: Amiga doveva essere una famiglia di prodotti diversi dedicati a utente e utilizzi diversi. Nasce così l'Amiga 500. Un computer più compatto, un "all in one" simile al Commodore 128: c'è la tastiera, il lettore di floppy, uscite video e audio, una porta Aux per la stampante e ovviamente un paio di ingressi per i joystick. Il prezzo è sensibilmente più basso: solo 699 dollari. L'Amiga 500 fa il boom: vende circa il doppio rispetto al rivale ST e si afferma velocemente come il computer più apprezzato di quegli anni, soprattutto in Europa, dove il ricordo del Commodore 64 è ancora molto vivo. L'Amiga 500 è un piccolo concentrato di tecnologia: ha un processore Motorola 68000 a 7,09 Mhz e 512Kb di RAM. Il processore ha un'architettura interna a 32-bit ma in realtà ha un data bus a 16-bit. La parte grafica viene gestita dal chip OCS, lo stesso dell'Amiga 1000: le prestazioni, per i tempi, sono super. Mentre i computer IBM ancora lottavano tra schede grafiche monocromatiche o con pochi colori, l'Amiga già poteva mostrare immagini a 4096 colori contemporaneamente su schermo grazie alla celebre modalità HAM. E ricordiamo che siamo nel 1987, quando le alternative per i videogiocatori si chiamavano NES e Master System.

L'Amiga 500

La famiglia Amiga crescerà nel tempo. Insieme al modello 500 arriva anche il professionale 3000. Entrambi saranno seguiti da evoluzioni e affinamenti. All'Amiga 500 seguiranno il 500+, poi il 600 e infine il potentissimo Amiga 1200: aveva il famoso chip grafico AGA, capace di visualizzare immagini a 256 colori da una palette di 16,8 milioni di colori, e la modalità speciale HAM arrivava a mostrare 262,144 colori su schermo. Non mancarono anche iniziative più maldestre, come lo sfortuna Amiga CDTV, in pratica un lettore cd con dentro un Amiga 500 che doveva far concorrenza all'altrettanto fallimentare Philips CD-i. Il CDTV fu un fallimento, ma la verità è che nessun modello riuscirà a ripetere il successo dell'Amiga 500.
Discorsi tecnici a parte, a fare la differenza furono soprattutto i contenuti. E l'Amiga 500 ebbe la fortuna di scatenare forse uno dei periodi più floridi dell'industria dei videogame, quello che poi avrebbe portato al successo delle console e della prima PlayStation. Tanti team e talenti ancora oggi attivi, come Codemasters o gli studi inglesi di Sony, devono la loro carriera proprio alla Commodore e all'accoppiata C64 e Amiga.

Compiti per le vacanze

Purtroppo non ci sono molti testi che parlano di Amiga e della sua storia. E' una pagina relativamente giovane che ha toccato soprattutto una certa area geografica, l'Europa in particolare,: qualunque sia la ragione, non sono molti i libri che approfondiscono la storia di Commodore e dell'Amiga. Per iniziare vi consigliamo Commodore Amiga: A Visual Compendium della Bitmap Books, un viaggio per immagini tra alcuni dei titoli che hanno fatto la storia del computer nord-americano. Se volete saperne di più della nascita dell'Amiga e soprattutto della lotta con Jack Tramiel, vi consigliamo The Future Was Here: The Commodore Amiga di Jimmy Maher, purtroppo disponibile solo in lingua inglese. Infine, a dicembre uscirà il nuovo libro di Brian Bagnal, Commodore: The Amiga Years, nuovo capitolo della storia della Commodore che si concentrerà proprio sul periodo Amiga.

Psygnosys, Codemasters, Electronic Arts, US Gold, Ocean, Activision, Ubisoft, gente come Peter Molyneux, Ron Gilbert, Tim Schafer, Sid Meier. L'Amiga ha ospitato i migliori talenti dei videogame, che sul computer Commodore potevano sperimentare e creare senza il vigile controllo che invece avevano su console, senza Nintendo o Sega a decidere cosa poteva essere fatto e cosa no. Da videogame letteralmente per adulti come Emmanuelle o Samantha Fox Strip Poker alle atmosfere surreali di Loom, dai combattimenti nello spazio di Wing Commander alla grafica 3D di Midwinter o Stunt Car Racer, l'Amiga è stato il teatro di mille capolavori e di mille emozioni.

Guru Meditation

L'Amiga è stato un computer rivoluzionario perché prefigurava quello che poi sarebbe diventato il PC con la crescita di Microsoft. Perché il suo Workbench funzionava molto meglio del primo Windows. E soprattutto perché dimostrò che, per avere davvero successo non solo in un'azienda, per entrare davvero nelle case di tutti, i computer dovevano essere anche delle ottime macchine per giocare. E l'Amiga lo era. La lista di capolavori apparsi sul computer Commodore è lunghissima e copre tutta la carriera di un computer che proprio non aveva intenzione di arrendersi. E ai giochi più importanti dedicheremo la seconda parte di questo speciale. Chi ha usato un'Amiga, chi lo ha posseduto, lo ha vissuto, lo ricorda come qualcosa di molto personale. L'Amiga non ha venduto quanto il Macintosh e certamente molto meno dei tanti PC IBM Compatibili che giravano per uffici e aziende di tutto il mondo, ma come per il computer Apple, era capace di creare un legame con il suo proprietario davvero unico. Se avevi Amiga, ti sentivi parte di un qualcosa di speciale. Non è un caso se, ancora oggi, ci sono associazioni e comunità che tramandano l'eredità di Amiga, non è un caso se l'Amiga OS, il sistema operativo degli ultimi Amiga basato su Linux, sia stato portato avanti per anni da singoli appassionati e piccole società che proprio non volevano farlo morire.

L'Amiga fu il banco di scuola di intere generazioni non solo di videogiocatori, ma anche di grafici, designer, musicisti e hacker. Dalla famosa "demo scene" ai primi gruppi di pirati, dai software come il mitico X-Copy, che permetteva di copiare i dischi originali dei giochi, ai primi sistemi di protezione contro la pirateria come il cartone rotondo stile "indovina chi" di The Secret of Monkey Island, l'Amiga era in realtà un terreno sperimentale su cui si è costruita l'informatica del futuro. E i videogiochi del futuro. La Commodore non aveva rigide politiche di pubblicazione come la Nintendo, non chiedeva royalties per sviluppare sul suo computer. Chiunque poteva fare un videogame per Amiga, senza limiti né censure. Anche in Italia nacquero team che fecero dell'Amiga il loro terreno di conquista. Fu un periodo florido per il nostro paese: arrivarono realtà importanti come la Simulmondo (chi si ricorda I-Play 3D Soccer?), la Genias, Idea Factory o la Dynabite e le sue avventure grafiche. Ci furono software house che lasciarono profondamente il segno, come Psygnosys e i suoi tanti capolavori per Amiga, da Shadow of the Beast a Menace: la società inglese conobbe un successo enorme che la portò poi a diventare una delle maggiori artefici del successo della prima PlayStation, tanto che Sony alla fine decise di acquistarla. Cinemaware fu tra le prime a provare a portare il cinema nei videogame, creando titoli rimasti scolpiti nel tempo come It Came from the Desert, The Rocketeer o King of Chicago. Lucasarts conobbe uno dei suoi periodi più floridi con la nascita di titoli come The Secret of Monkey Island, Loom o Indiana Jones and the fate of Atlantis: la società di George Lucas costruì quegli anni il suo successo, che l'avrebbe portata a diventare uno dei maggiori protagonisti della prima epica dei PC, quella dei 386 e 486. Per non dimenticare altri nomi storici come Microprose, Ubisoft, Origin, Westwood Studios, Electronic Arts, Bullfrog, Delphine Software, Gremlin Interactive e tantissimi altri. Tanti, tantissimi ricordi che hanno trasformato il mondo dei videogame, lo hanno reso più forte e completo, più pronto a sperimentare e ad abbracciare un'utenza diversa, più matura se possibile. Peccato che le storie, anche quelle più belle, prima o poi debbano finire.

La fine del sogno

Il tesoro di Warhol

Andy Warhol aveva un Amiga a casa. Gli fu regalato dalla Commodore subito dopo l'evento di presentazione a cui l'artista americano presenziò. Warhol era davvero interessato alla tecnologia, tanto che cominciò a sperimentare con Deluxe Paint e con il suo Amiga 1000. Creò dei disegni che salvò su dei floppy che rimasero in un cassetto per anni. Il computer finì nel museo a lui dedicato di Pittsburgh e solo recentemente se ne è scoperto il contenuto. Un tesoro che, invece di stare sottoterra o nella soffitta di qualche collezionista, questa volta si trovava nei floppy di un computer. L'Amiga, insieme anche ai disegni di Warhol, sarà protagonista di un evento speciale al Computer History Museum, nel cuore della Silicon Valley, dove verrà allestita una mostra dedicata.

Quando l'Amiga 500 arrivò nei negozi, i PC Ibm Compatibili erano indietro di anni. Giravano con MS-DOS, un sistema operativo a comandi via tastiera che era piuttosto primitivo, e le capacità grafiche erano semplicemente non paragonabili. Se l'Amiga poteva mostrare facilmente 64 colori su schermo, il PC con le schede EGA aveva prestazioni nettamente inferiori, con appena 16 colori sul monitor. Ma se l'Amiga fu una macchina eccezionale, Commodore non fu altrettante eccezionale nel promuoverla. Errori di prezzi, scarsa produzione, assenza di comunicazione furono tutti fattori che relegarono l'Amiga a un ruolo da comprimaria: andava fortissimo nel settore videogame, ma in tutto il resto IBM era irraggiungibile. La nascita del concetto di "IBM Compatibili", ovvero la possibilità per chiunque di costruire macchine PC, di fatto cambiò tutto: la crescita tecnologica del PC fu inarrestabile e l'arrivo delle prime schede VGA a prezzi davvero accessibili, capaci di visualizzare 256 colori su schermo, fu una mazzata per l'Amiga e le sue ambizioni. Lentamente, chi era cresciuto con l'Amiga si trovò a dover invidiare gli amici proprietari del PC che potevano giocare a Strike Commander e ai primi giochi col texture-mapping. L'Amiga e la Commodore non furono capaci di rispondere, e si affidarono a maldestri tentativi come l'Amiga CD32. Si trattava di una console con processore a 32bit e lettore cd-rom, basata sul sistema operativo Amiga 3.1.

Rappresentò il canto del cigno di Commodore, l'ultima macchina progettata dalla compagnia nord-americana. Uscì in Europa, riscontrando un discreto successo soprattutto nel Regno Unito, ma le difficoltà finanziare della Commodore ne decretarono la morte prematura. Il CD32 non venne nemmeno ufficialmente distribuito negli Stati Uniti e, si narra, molte unità prodotte rimasero nelle Filippine, dove veniva fabbricata la console, perché ormai Commodore non poteva più venderle. Insomma, il mondo ormai aveva scelto, il futuro era delle console e di Windows e dei PC. Commodore fallì insieme all'Amiga: i tentativi di riportarla in vita, non ultimo quello di due imprenditori italiani che utilizzeranno il marchio Commodore per uno smartphone, sono encomiabili, ma i tempi dell'Amiga ormai sono passati e non torneranno più. Un peccato per chi non li ha vissuti, un motivo di orgoglio in più per chi invece passava le giornate ad ascoltare quei floppy disk gracchiare.

Guru Meditation è l'antro di Everyeye dedicato alla storia dei videogame.
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Guru Meditation Il Commodore Amiga era un computer avanti di diversi anni rispetto ai suoi rivali. Le intuizioni di Miner e soci furono geniali e aprirono di fatto all’informatica del futuro. Si dice che Steve Jobs, osservando un computer Amiga, lo criticò perché era composto da troppi pezzi. Certo, rispetto al suo snello e compatto Macintosh, l’Amiga 1000 era senza dubbio più ingombrante. Ma come il primo Mac, l’Amiga fu un computer che prefigurava i sistemi operativi di domani. Il suo Workbech aveva finestre e simulava un desktop, la scrivania, ben prima che Windows 1.0 diventasse qualcosa di realmente utilizzabile. Aveva applicazioni per fare grafica, per scrivere, per giocare: era il primo computer multitasking. Ma, soprattutto, era una macchina con videogame fantastici. Domani, nella seconda parte di questo speciale, parleremo di quelli più importanti, con la consapevolezza che in questa incredibile invenzione che sono i videogiochi, in questo stupendo libro che ogni giorni anche noi contribuiamo a scrivere giocando con una PlayStation 4 o un PC o un tablet, l’Amiga ha scritto una delle pagine più importanti, recitando un ruolo da protagonista, influenzando il mercato e illuminando la strada da percorrere. Ci sono esperienze che ti segnano, che ti accompagnano nella crescita, che ti determinano. Come una canzone, come ascoltare Obscured by Clouds dei Pink Floyd mentre giochi a Millennium 2.2. L’Amiga per me e per molti altri della mia età fu una di queste. Fu l’Amiga, più di ogni altra macchina che avevo avuto in precedenza, dal ColecoVision al Commodore 64, a farmi innamorare dei videogame. Fu l’Amiga a convincermi che i videogiochi erano qualcosa di immenso, a cui valeva la pena dedicare parte della mia vita. Quindi, buon compleanno, Amiga, e grazie di tutto il pesce.