Speciale 3D Gaming

I titoli con supporto al 3D esaminati da vicino.

INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

I televisori 3D sono ormai disponibili da svariati anni, ma il successo commerciale sembrerebbe in ritardo rispetto alle previsioni e alle speranze delle grandi aziende produttrici.
L’abbandono del settore plasma da parte di Pioneer, con l’acquisizione di parte delle tecnologie ad opera di Panasonic, le pesanti ristrutturazioni in casa Philips e Sony, la rincorsa di LG e il dominio di Samsung in campo LCD, hanno caratterizzato gli ultimi anni, con il 3D sempre in procinto di fare il grande salto.
L’evento è stato sfiorato con Avatar, vero picco di interesse raggiunto dalla tecnologia tridimensionale: il lancio del film di Cameron ha fatto da traino e ha portato sotto le luci della ribalta la stereoscopia, spingendo masse oceaniche verso i cinema di tutto il mondo.
A pochi mesi di distanza, però, la spinta si è esaurita e l’acquisto di pannelli 3D ha subito nuovamente una frenata, causata anche dalla scarsità di contenuti, soprattutto in ambito cinematografico.
Per quanto riguarda i videogiochi? Su PC Nvidia continua per la sua strada con la tecnologia 3D Vision, mentre in ambito console è Sony a credere maggiormente nella stereoscopia, con Playstation 3 che da tempo è compatibile 3D e sono sempre di più i titoli che ne sfruttano le potenzialità.
Microsoft, dopo un periodo d’attesa, ha seguito la rivale e anche su Xbox stanno uscendo svariati giochi che possono sfruttare un televisore 3D.

Sotto Torchio

Abbiamo quindi deciso di mettere alla prova molti titoli del passato e del presente, cercando di capire se il 3D può davvero fare la differenza, non solo in termini visivi, quindi di coinvolgimento, ma anche per quanto riguarda il gameplay, vero punto focale per il successo di ogni gioco che viene lanciato sul mercato.
Per questo primo appuntamento abbiamo scelto tre titoli molto diversi tra loro, in grado di spaziare in generi differenti, garantendo quindi la possibilità di dare una prima panoramica su quanto offre il mercato.
Tutte le prove sono state effettuate con un televisore al plasma Panasonic, il modello da cinquanta pollici della serie VT30, l’attuale top di gamma.
Per i collegamenti è stato utilizzato un cavo HDMI d’alta qualità, prodotto da Monster Cable e appositamente studiato per il gaming, in modo da garantire la maggior qualità possibile.
Infine le console: una Playstation 3 da 60 GB, del periodo del lancio italiano, aggiornata all’ultima versione del firmware, e un’Xbox 360 Elite.

Child of Eden (Versione testata: Playstation 3)

L’ultima fatica di Tetsuya Mizuguchi è disponibile per Xbox 360 da prima dell’estate ma, sfortunatamente, non ha ottenuto il successo commerciale sperato, malgrado il fascino di affrontare l’erede di Rez con Kinect, muovendo semplicemente le mani.
La pubblicazione per Playstation 3, avvenuta alcuni mesi più tardi, ha introdotto il supporto a Move, fattore che ha messo in secondo piano un’altra aggiunta di tutto rispetto: il supporto al 3D.
Una volta avviato il gioco e attivata la modalità tridimensionale si viene catapultati in menu strutturati su due livelli di profondità, con le icone in rilievo che, però, non possono in alcun modo preparare a quello che ci si appresta a provare.
Bastano pochi secondi per capire che Child of Eden va provato in 3D: il tunnel che apre il primo livello, intitolato Matrice, è strutturato in cubi che ne vanno a formare le pareti. Dopo alcuni secondi di smarrimento, durante i quali si fa fatica a mettere a fuoco l’ambiente anche a causa dei colori molto saturi, ai limiti dell’acido, si entra come in trance, iniziando a percepire la tremenda profondità che il gioco nasconde all’utente, almeno nella sua versione 2D.
L’apertura verso il vuoto a metà livello è in grado di generare profonde vertigini, ma Child of Eden non ha intenzione di dare tregua all’utente, bombardato da un mix di immagini e musica ubriacante.
Arrivando alla fine del primo stage ci si rende conto che la sensazione di aver notato solo una piccolissima parte di quanto mostrato su schermo, già avuta giocando in 2D, è ancora più forte: troppi sono i dettagli che sfuggono agli occhi mentre si gioca, al punto che osservare mentre qualcun altro è impegnato a purificare la Matrice può essere altrettanto appagante.
Inoltre Child of Eden è un’escalation, tanto visiva quanto sonora, e lo si nota ancora di più giocando in 3D, con il secondo livello che tenta in ogni modo di stupire il giocatore, sottolineando gli effetti di profondità soprattutto nelle sezioni in cui è presente l’ormai celebre balena di luce: girandole intorno e colpendone i punti sul dorso si ha davvero l'idea di uno spazio gigantesco, riempito in ogni punto di luci, effetti, deformazioni che lasciano a bocca aperta.
Dal punto di vista del gameplay Child of Eden diventa leggermente più facile, in quanto si percepisce molto meglio la distanza dei colpi che i nemici lanciano e che si avvicinano lentamente nel tentativo di drenare la propria riserva di energia.
Si agisce più rapidamente, in quanto si riesce in maniera istintiva a dare le priorità alle azioni da effettuare su schermo, in modo da venire colpiti il meno possibile, senza lasciarsi scappare nemmeno un avversario per puntare all’agognato 100% di tasso di purificazione.
Se è magnifico in 2D, in tre dimensioni Child of Eden mostra davvero tutta la sua carica visionaria, stupendo il giocatore in ogni istante e lasciandolo senza fiato.

Crysis 2 (Versione testata: Xbox 360)

Prima dell’uscita gran parte della stampa era scettica: era difficile portare la magnificenza del CryEngine 3 su console; ma Crytek, con le giuste proporzioni, è riuscita nell’impresa, integrando anche il supporto al 3D su entrambe le piattaforme.
La struttura urbana del gioco, ambientato in una New York ridotta a cumuli di macerie e campi di contenimento per il virus, non è però particolarmente adatta per puntare al massimo sul 3D.
Passare dalla visione normale a quella stereoscopica, nel mezzo di una campagna già iniziata, necessita di qualche minuto di adattamento: i palazzi inizieranno a svettare agli angoli delle strade e si percepirà rapidamente la maggior profondità, anche se l’effetto introdurrà una leggera sfocatura dell’immagine che, in generale, andrà a scapito della leggibilità dell’azione.
Le sezioni migliori sono quelle nelle quali si ha una visone dall’altro dell’area circostante, in quanto rappresentano i momenti in cui l’effetto tridimensionale viene enfatizzato, moltiplicando le distanze e provocando un leggero senso di vertigine, a causa dell’altezza.
In strada, però, la terza dimensione non è in grado di modificare l’approccio al gioco, anche se si tende a muoversi con una sicurezza maggiore, grazie ad una migliore consapevolezza della struttura dell’ambiente.
Anche gli scontri a fuoco beneficiano dalla profondità maggiore, anche se è proprio durante i combattimenti che si inizia a notare la struttura “a strati” dello scenario, che non si dipana fluidamente con l’aumentare della distanza, ma è come se fosse formato da sezioni fisse, poste una dopo l’altra a formare l’ambiente, facendo perdere molto in termini di immersività e realismo.
Sono alcune mappe della modalità multiplayer, quindi, a risultare maggiormente spettacolari, come la celebre Lighthouse, nella quale un cecchino ben addestrato può posizionarsi sulla balconata del faro, diventano nel contempo una facile preda e un tremendo carnefice, avvantaggiato dalla visione 3D che gli fornisce una percezione dello spazio migliore, in un’area che ha una struttura stretta e lunga, al cui margine diametralmente opposto è presente un caseggiato diroccato usato spesso per nascondersi o recuperare progressivamente energia.
Crysis 2 non è quindi lo sparatutto in soggettiva che riesce a mostrare davvero le potenzialità del 3D anche se, potendo scegliere, è comunque interessante provarlo sfruttando la visione stereoscopica, malgrado l’effetto non proprio naturale e la sensazione di artificiosità che si prova giocando.

Shadow of the Colossus

Ico e Shadow of the Colossus sono universalmente riconosciuti come capolavori, malgrado i problemi tecnici, in particolare relativi al frame rate, che ne hanno afflitto le versioni originali per Playstation 2.
La recente riedizione per Playstation 3 ha risolto questo genere di problematiche e i ragazzi di Bluepoint Games, ormai veterani per quanto riguarda le collection in HD, in quanto hanno lavorato anche a quelle contenenti i primi capitoli di God of War e gli episodi di Metal Gear Solid per Playstation 2, sono stati in grado di aggiungere anche il supporto al 3D.
Dei due Shadow of the Colossus è sicuramente il titolo che riesce a stupire in maniera più diretta il giocatore, in quanto già dalla lunga introduzione di riesce ad intuire in che modo il 3D cambierà l’approccio al gioco.
E’ però durante la prima cavalcata che si rimane stupefatti: una volta saliti in sella Agro inizia a galoppare verso un massiccio montuoso e, tenendone le redini, la curiosità spinge a movere la telecamera in ogni direzione, per cercare un punto di riferimento.
Durante lo spostamento il punto di vista, casualmente, finirà anche in basso, ai piedi del cavallo, con il risultato di veder catapultate verso il viso le zolle di terra sollevate dagli zoccoli, provocando il forte istinto di spostarsi per schivarle.
Le battaglie con i colossi, poi, non fanno che confermare quanto di buono si è già visto nelle sezioni più aperte, sottolineando la grandezza e l’imponenza degli avversari, toccando quindi l’apice con gli scontri in aria, con le creature volanti in grado di sollevare il protagonista a decine di metri dal suolo.
Il senso di vertigine, in questi casi, è assoluto, e non è da meno quello che si può provare scalando uno dei colossi più grandi, con la paura che attanaglia il giocatore quando si ritrova aggrappato ad una manciata di peli, con le forze che lentamente lo abbandonano e gli fanno perdere la presa.
Il frame rate finalmente solido concorre a migliorare l’esperienza ma è il 3D a farle fare il grande salto, calcando la mano sul senso di solitudine e abbandono durante le lunghe cavalcate in cerca del prossimo avversario, sottolineando la bellezza di un ambiente naturale mai così malinconico, da esplorare ed osservare da punti di vista privilegiati che, spesso, mostrano vallate e montagne, laghi e ruscelli, in un susseguirsi di pianure e colline a perdita d’occhio.
Shadow of the Colossus, quindi, dopo dieci anni riesce ancora a stupire, grazie alla marcia in più garantita anche dal 3D.

3D Gaming Non tutti i giochi sono in grado di trarre giovamento dalla visione stereoscopica: in certi casi si guadagna solo un po’ di profondità di più, che, a volte, non fa altro che rendere più complicato il gameplay. In altri casi, invece, il 3D è in grado di far riscoprire un titolo, anche del passato, che si pensava di conoscere, donandogli una nuova dimensione tanto fisica quanto mentale. Il 3D nei videogiochi, quindi, è ben diverso da quello del cinema, proprio a causa dell’interattività, vero fattore che discrimina la fruizione passiva da quella attiva. Giocando, muovendosi negli ambienti, guardandosi intorno si riesce a dare un senso al 3D, in un modo che il cinema, malgrado la qualità tecnica altissima di alcune produzioni, Avatar in primis, non è ancora riuscito a realizzare. Nei prossimi appuntamenti andremo ad analizzare altri titoli compatibili con il 3D, questa volta dividendoli per genere, in modo da capire se esiste una categoria di videogiochi che più delle altre possa trarre giovamento dalla presenza della terza dimensione.