Speciale Assassin's Creed 3 - New England

L'importanza della contestualizzazione nella nuova produzione Ubisoft

speciale Assassin's Creed 3 - New England
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La saga di Assassin's Creed è una delle più famose e apprezzate di questa stagione videoludica, che assieme alle console che l'hanno definita è ormai avviata sul viale del tramonto. Il terzo capitolo del brand Ubisoft si appresta a sbarcare sul mercato (il 31 Ottobre in versione Xbox 360 e Ps3, il 22 Novembre su PC, ed infine una settimana dopo su Wii U), ed i proseliti che la "setta degli assassini" ha accumulato sono davvero innumerevoli.
Dovessimo pronunciarci su quali siano i tratti della serie che più hanno appassionato i videogiocatori, avremmo ben pochi dubbi: sicuramente il merito del successo non è di un Combat System che, già stanco al secondo episodio, non ha saputo rinnovarsi nei due capitoli extra della trilogia di Ezio Auditore (e non pare in grado di farlo neppure in Assassin's Creed 3). A convincere il pubblico è stata invece la narrazione molto vicina per tematiche e ritmi a quella delle grandi opere postmoderne a sfondo storico, fatte di intrighi che percorrono varie epoche, nonchè il coraggio nella scelta delle ambientazioni. Ad Assassin's Creed non è mai mancata una certa originalità del setting, né la voglia di esplorare contesti storici solitamente poco indagati dal medium videoludico. Dopo il medioevo delle crociate, impreziosito da una dettagliata ricostruzione storica, è stata la volta del rinascimento italiano, e sebbene poi Ezio si sia attardato un po' troppo negli anni a cavallo fra il '400 e il '500, con il terzo capitolo è giunto il momento di cambiare ancora. Connor, protagonista indiscusso di questo terzo episodio, compie il suo percorso nel corso della rivoluzione americana, esplorando le lande ancora vergini del New England.
In attesa della nostra review, che arriverà puntuale il giorno prima del lancio, diamo uno sguardo più approfondito a questa regione.

AC III Coverage

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- Lezioni di Storia: i 10 fatti principali della rivoluzione
- Assassin's Creed 3: la Recensione
- La Videorecensione della versione Ps3
- Assassin's Creed Liberation: la Recensione

Shamrock

Quando si mette per la prima volta piede nella Baia di Boston si respira un'aria di libertà e speranza. Di fiducia nell'uomo e nel progresso, ed in tutti quei valori che incarneranno poi l'ideale culturale di un popolo pronto a ribellarsi per sfuggire al giogo del colonialismo.
Il periodo storico è quello della fine del '700, quando ancora le guerre per il dominio sulle regioni orientali dell'America vedeva Francesi ed Inglesi opporsi fra loro, a discapito delle popolazioni indigene, che tentavano come meglio potevano di contenere l'irruenza dei coloni.

La città, così come la vediamo appena sbarcati, è una distesa immensa di banchine e pontili. I galeoni e gli immensi tri-alberi, le navi con le stive straripanti di provviste, si muovo lente verso il porto, deve le attendono intrecci di cime e nodi e marinai dalla pelle ruvida. Il mare è una tavola oleosa grigia e fredda, che abbraccia la baia senza strepiti. Rigurgita di tutto, a Boston: nobiluomini inglesi incuriositi dal nuovo mondo, braccianti e deportati, cacciatori e balenieri che attraccano e già son pronti a ripartire, verso le isole del nord o le foreste della frontiera.
Si avverte un freddo pungente, nell'aria: la nebbia si leva leggera e nasconde strade ed edifici. Così che la scoperta della città avviene lentamente, in quest'atmosfera di mistero. Correndo a cavallo fra le ampie strade di Boston l'occhio si posa sulle merci esposte dei mercati, sulle insegne dei rigattieri, sui mattoni rossi degli edifici statali. Ci sono empori, uffici postali e stazioni del telegrafo, e le sedi maestose delle compagnie di naviganti. E ovunque sventola bandiera inglese: la rivoluzione non è ancora cominciata.
Ad essere già avviata è invece la rivoluzione culturale, quella operata da un popolo nuovo, che fin da subito glorificò i valori dell'impegno civile e dell'operosità. Incarnato da Benjamin Franklin e dai suoi almanacchi, questo movimento sociale vive nei gesti degli NPC che solcano le strade della città, trasportano merci, scacciano i topi e commerciano nelle piazze. E in qualche modo anche il nostro protagonista si troverà a farne parte, aiutando a suo modo quel grande pensatore i cui almanacchi fecero così tanto per diffondere e sostenere l'etica di laboriosità e industria che spinse lo sviluppo delle colonie.

Boston

Le coste della Nuova Inghilterra furono scandagliate a lungo da esploratori europei, che nel corso del sedicesimo secolo disegnarono le mappe della costa. Il nome New England, coniato dal capitano John Smith (forse il primo scrittore che fu, per diritto acquisito, veramente “americano”, e che narrò la storia di Pocahontas), fu ufficializzato nel 1920, a seguito della fondazione di una società per azioni che avrebbe dovuto colonizzare l'intera area (il Plymouth Council for New England).
Boston era inizialmente chiamata Trimountain, per i tre colli che la circondavano; fu fin da subito la città con la maggior densità di popolazione, importante centro di diffusione culturale, attorno a cui si trovarono a gravitare le più importanti personalità dell'epoca; pensatori, prosatori, avventurieri.

Da Prua a Poppa

Le fasi a bordo delle navi sono rimaste ben impresse nell'immaginario dei fan di Assassin's Creed 3, presentate a sorpresa nel corso dell'ultimo E3. In effetti, per quello che abbiamo potuto vedere nel corso delle presentazioni, le sequenze "marinaie" sono impeccabili per intensità e spettacolarità. E del resto nel voler proporre una ricostruzione storica precisa e meticolosa, sarebbe stato davvero impossibile ignorare l'importanza che alla fine del '700 rivestivano vascelli e galeoni sul fronte economico e militare.
Nel corso del gioco ci sarà modo di mettere piede sul ponte di prua più di una volta: anche in questo caso non si può che restare ammirati dalla perizia del team di sviluppo, che ha curato nei minimi dettagli la modellazione dei velieri. Il cassero ornato su cui si erge la figura del comandante, le vele di trinchetto che sbattono al vento, ma anche tutta la stiva, nel suo brulicare di mozzi, cuochi, medicastri di bordo pronti a segare una gamba per una scheggia incancrenita.
Nel dedalo di cabine ed amache, fra gli ammassi delle botti e i canti della ciurma che a sera si sollazza come può, c'è posto per il gioco d'azzardo e per qualche rissa imprevista. Se avete amato le atmosfere di Master and Commander, o quelle ben più destabilizzanti di Benito Cereno (tanto per restare a Melville, il più grande della letteratura americana), certi momenti di Assassin's Creed 3 vi manderanno letteralmente in visibilio.

Giochiamo?

In Assassin's Creed 3, si scopre fermandosi a contemplare la Lista Trofei ormai rivelata, è possibile fermarsi ai tavoli di qualche bettola, o sulle panche nella stiva delle navi, per sfidare i giocatori di Filetto e Fanorona. Da non confondere con il ben meno profondo Tris, il Nine Men's Morris o Gioco del Mulino ha origini antichissime, ma proprio nell'Inghilterra di Shakespeare toccò l'apice della sua popolarità. Normale trovarlo nelle colonie o nei vascelli che traversavano l'oceano. Il Fanorona, gioco tradizionale del Madagascar, fu importato dai naviganti a seguito delle circumnavigazioni dell'Africa. Entrambi i giochi propongono una buonissima profondità strategica, e le prime partite contro l'IA saranno letteralmente rovinose. Poco conosciuti a livello globale, questi inattesi Board Game testimoniano l'accuratezza di una ricostruzione che lascia davvero poco al caso, e ci deliziano con il piacere di scoperte insolite.

La Frontiera

Uno dei tratti più caratteristici della società americana alla fine del diciottesimo secolo era il rapporto con la Frontiera.
La Frontiera non era solamente una linea immaginaria da spingere verso Ovest, per segnare la conquista di nuovi territori e l'ampliamento dei domini degli stati indipendenti. La Frontiera era soprattutto un'idea, un mito. Un simbolo: quello di una sfida che la natura rinnovava all'uomo. Chiunque abbia messo piede sulle coste americane sa bene quanto imponente e maestoso -quasi sublime nella sua terribile solennità- sia il panorama del "Nuovo Mondo". Di fronte al senso di annichilimento che le cime di alberi secolari e i costoni di roccia scoscesa trasmettono, l'uomo reagì nell'unico modo che gli è proprio: avanzando senza sosta, per addomesticare in qualche modo l'inquietudine e la paura di un paesaggio veramente fuori proporzioni.
La prima volta che il protagonista di Assassin's Creed 3 mette piede in quella vasta zona con cui il titolo Ubisoft rappresenta, appunto, la Frontiera, il senso di smarrimento e impotenza è immediato. A perdita d'occhio, ettari di foresta vergine, ingorghi di alberi, laghi e fiumi e tronchi caduti che spezzano la desolante monotonia della neve. I nostri passi stentati, che si trascinano stanchi nella coltre bianca alta mezzo metro, ci conducono negli accampamenti di caccia, mentre i sentieri si perdono facilmente e i declivi sono tutt'altro che morbidi: meglio avere un cavallo.

Nella Frontiera si tornerà, più avanti, anche d'estate, quando il clima più clemente ci regalerà colori meno intorpiditi. Allora sarà la nebbia del mattino, a sollevarsi dal terreno molle, e la luce del sole filtrata attraverso le cime degli alberi, che ci faranno riassaporare quelle atmosfere un po' trasognate che si leggono nei grandi classici della letteratura americana. Il Rip Van Winkle di Washington Irving sembra potervi svegliare dal suo sonno ventennale proprio su una collina della frontiera di Assassin's Creed 3. Mentre nei villaggi sparsi e le casupole degli eremiti potrebbero vivere Emerson e Thoreau: due autori che, rispettivamente con Nature e Walden, hanno delineato quella particolare predisposizione a vivere la natura che ha caratterizzato buon parte della cultura americana delle origini. Gli autori di Assassin's Creed 3 sembrano davvero aver spulciato non solo i libri di storia, ma le appassionate descrizioni dei classici della letteratura americana, per colorire la loro ambientazione di sfumature che vanno ben oltre quelle di una buona fonte.

Salem

Concentrati sulle guerre coloniali, sulla rivoluzione e sulla questione indiana, gli sviluppatori sembrano essersi dimenticati di una parte ben più torbida del New England. Quella legata a Salem ed ai processi alle streghe, intrisa di quell'atmosfera cupa e malevola che pareva suppurare dalle paludi del Massachusetts. E' poco tempo che abbiamo messo le mani su Assassin's Creed 3, e non escludiamo che Connor posso fare un salto più a Nord. Ma se volete un ottimo affresco di quel clima di sospetto e incertezza dei confini etici, ci sentiamo di consigliarvi la lettura di Twice Told Tales, capolavoro di Nathaniel Hawthorne. La raccolta di racconti è probabilmente migliore rispetto al classico “La Lettera Scarlatta”.
Visto che siamo in ambito letterario, chiudiamo con una poesia di Emily Dickinson, che rivendica prepotentemente la sua appartenenza all'ambiente americano ed alla sua semplicità, inquadrando l'incedere delle stagioni che trasforma il panorama:

Il Pettirosso è il mio Criterio di Melodia -

Perché cresco - dove cresce il Pettirosso -

Ma, fossi nata Cuculo -

Intonerei su lui - 

L'ode familiare - che scandisce il Mezzogiorno.

È il Ranuncolo, il mio Capriccio tra i Fiori -

Perché siamo sbocciati dal Frutteto -

Ma, fossi nata Britannica,

Sdegnerei le Margherite.
Nulla più della Noce - s'adatta a Ottobre;

Perché, quando cade,

- mi hanno insegnato - Le Stagioni migrano.

Senza lo Scenario della Neve
L'Inverno sarebbe una frode - per me -

Perché io vedo - al modo del New England.

La Regina discerne, come me -

Provincialmente.

Assassin's Creed 3 Al di là di quelli che saranno i suoi meriti in ambito ludico, legati alle innovazioni che segneranno in positivo o in negativo il gameplay, Assassin's Creed 3 è un titolo che ammalia. Lo fa grazie ad una ricostruzione storica precisa, che si concretizza in un mondo di gioco vivo, coerente, attraversato da mille suggestioni. A partire dagli empori costruiti coi tavolacci di legno sulla baia umida, fino alle prospettive sconfinate della Frontiera, il titolo Ubisoft si fa scoprire stimolando una curiosità vorace. In questo articolo speriamo di aver dato qualche spunto interessante per approfondire il setting culturale in cui il protagonista di Assassin's Creed 3 si troverà ad agire. Restate sintonizzati su Everyeye.it, in attesa della recensione.