Speciale Assassin's Creed Syndicate - Lettera d'amore a Evie Frye

Il capitolo migliore dai tempi di Ezio? Probabilmente sì, e il merito è forse della grazia innaturale di Evie. Ecco una lettera accorata dedicata alla protagonista che ci ha fatto rinnamorare della saga.

speciale Assassin's Creed Syndicate - Lettera d'amore a Evie Frye
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Mia adorata Evie,
ce ne ho messo di tempo prima di capirlo, eppure adesso posso affermarlo con totale sicurezza: mi sono innamorato di te. Non è stato facile per me accorgermene, disilluso com'ero dalle deludenti esperienze passate. Ma se c'è una cosa che ho imparato, è che non bisogna mai precludersi a priori nuove gioie a causa di vecchie ferite subite. Ogni minuto che ho passato in tua compagnia mi ha ricordato l'incanto dei miei primi amori, i segni dell'antica fiamma. Non nego, mia cara Evie, di essere caduto altre volte in tentazione: ho provato a convincermi, anno dopo anno, che quella giusta sarebbe presto arrivata. Ma come avrebbe potuto Aveline competere con te? Lei così simile a Connor nel modo di muoversi, di agire, di essere. Per non parlare poi di Élise, insipida bambolina dal carisma pari a quello di un fantoccio di paglia che brucia nella Corte dei Miracoli. E lo dico a malincuore, considerando il mio debole per le ragazze dai capelli rossi. (Che poi, detto tra di noi, il suo vestito non è che ti stia proprio un granché, molto meglio l'abito di Lady Melyne, che col suo caldo color avorio ti rende ancor più bella di quanto tu non sia già). Certo, c'è stata anche Shao Jun. Però, cerca di capirmi, lei era, come dire, un po' troppo "piatta" per i miei gusti. Tu invece, incantevole Evie, sei diversa. Perché, paradossalmente, nella tua diversità ho ritrovato esattamente ciò che mi aspettavo. Ogni tuo passo silenzioso e quieto, ogni movenza raffinata, ogni assassinio nell'ombra ha fatto riaffiorare emozioni che credevo d'aver perduto. In te s'incarna lo spirito puro della Confraternita che tanti anni fa abbiamo deciso di servire fedelmente (mi perdonerai se una volta - e una sola! - ho voltato le spalle al Credo seguendo quel millantatore di Shay - Che il Padre della Comprensione lo affoghi!).

Evie dolce, ammettiamolo: siamo fatti l'uno per l'altra. Tu così graziosa nel sinuoso volteggiare furtivo tra le cineree ciminiere che impolverano i già uggiosi cieli di Londra, io così preso dal suono suadente della tua voce e da quel tuo amabile sorriso lentigginoso. Pensa soltanto che pur di starti accanto, ho dovuto anche accaparrarmi i favori di quello scimmione di tuo fratello gemello (meno male che non gli somigli per niente), e sono stato costretto ad andare con lui in giro per la città a tirare a cazzotti a destra e a manca soltanto perché il tuo caro Jacob doveva ostentare la sua virilità. Ma non sarebbe stato meglio se fin da subito fossimo stati tu ed io insieme, soli soletti, ad estirpare la mala razza dei templari senza che loro neanche se ne accorgessero? Non posso non lodare la tua capacità di sgattaiolare in modo così ponderato ed allo stesso tempo così sicuro, così femminile ed al contempo sensualmente fatale. Altair, ne sono convinto, sarebbe stato fiero di te. Ed Ezio non avrebbe perso tempo nel tentare di sedurti (a quel punto avrebbe dovuto piantarmi una lama celata nel cuore, prima di poterci provare!). Hai un dono, mia diletta, quello di riaffermare con forza un'ideologia, di riportare la causa degli Assassini alla sua essenza primigenia. E davvero non mi spiego perché tu debba condividere parte del tuo DNA con quel buzzurro di tuo fratello, che invece incarna proprio la deriva gaglioffa che la Confraternita ha intrapreso negli ultimi anni.
E allora amami, Evie, come io t'amo: passeggia con me tra i tetti della città della luce, goditi con me il tramonto che s'infrange sul Tamigi mentre qualche destriero d'adamantio traina la nostra carrozza (comunque, tesoro, la prossima volta, prima di prendere le redini, magari impara a guidare un tantino meglio quei trabiccoli - insomma, nemmeno se tua nipote Lydia controllasse uno Zeppelin farebbe così tanti danni!). La tua presenza austera ed aggraziata riempie addirittura il vuoto di alcuni quartieri di Londra inspiegabilmente spopolati. E per quanto immensa sia la città, d'improvviso mi appare anche troppo piccola. Ma forse ho capito. Ho capito il motivo per cui quando camminiamo tra le ciottolose ed umide vie sembra quasi che d'un tratto non vi sia più nessuno intorno a noi: la tua bellezza è tale, regale aquila inglese, che tutti, intimoriti dal confronto, si rintanano nel buio di quegli sporchi vicoli o tra i fumi delle industrie e lasciano la strada libera dal loro ingombro. E col tuo folgorante fascino si spiega anche perché quei mentecatti degli scagnozzi di Starrick rimangano imbambolati piuttosto spesso quando passi davanti a loro, paralizzati come sono dal tuo incomparabile splendore.

Persino quando, davvero di rado, ti scorgono per puro caso mentre serpeggi quatta quatta, lo stesso non ti perdi d'animo, e dimostri come le tue tecniche di lotta siano pari in leggiadria a quelle dei danzatori. Anche nel duello, Evie, quanta eleganza, quanta eleganza! Proprio in virtù della tua bellezza, tremo di ribrezzo al solo pensiero di quella sciocca abilità che ti rende invisibile. Ma come? Privare tutti gli ignavi templari della tua visione? Almeno così sanno che bell'aspetto ha la morte. Non dirmi che non ti sei mai accorta di quello che provo per te. Preso dalla smania del desiderio, ho continuato a viziarti, spendendo senza freno tutto ciò che guadagnavo pur di renderti sempre più attraente, comprandoti tutti i migliori orpelli di Londra, dai mantelli ai bastoni animati, con i quali la tua letale signorilità si esprime al meglio. Tra i belletti che ti ho donato, quello che preferisco è però senza dubbio il rampino. Non sarà il più elegante, ma è sicuramente quello che più ti si addice, perché ti permette di muoverti tra tetti con la morbidezza di un felino (e lasciamo pure a Jacob il piacere di arrampicarsi come una scimmia sulle cime delle fabbriche). Lo avrai capito ormai, Evie, ma lo ripeterò un'ultima volta: io amo tutto di te. T'amo perché Credo in te, Credo in noi e nella nostra unione. Penso che le parole che Dickens scrisse anni prima di conoscerti siano in qualche modo state profetiche, come se avesse saputo che un giorno t'avrebbe incontrata. Quelle stesse parole riflettono proprio ciò che ho provato io nell'averti accanto:
 
Sei stata in ogni rigo che ho letto da quando sono stato qui la prima volta. Sei stata in ogni cosa che ho visto da quella volta, nel fiume, nelle navi, nella palude, nelle nuvole, nella luce, nel buio, nel vento, nei boschi, nel mare, nelle strade. Hai dato corpo ad ogni soave fantasia che la mia mente ha conosciuto.
 
E allora spero, mio unico frutto dell'Eden, che negli anni che verranno queste sensazioni tornino a travolgermi, così che io riesca riconoscerti in ogni membro della Confraternita che dovrà accompagnarmi nella perenne ricerca dei manufatti. Così che possa ancora ricordare quei romantici momenti in cui tu ed io, nella tenera intimità d'una Londra al perenne crepuscolo, giocavamo a fare gli assassini.
 
Che il Credo ci guidi,
Giuseppe.

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