Speciale Battlefield 4 - Aspettative

Il sentiero di Battlefield 4, tracciato dalle parole di Patrick Bach

speciale Battlefield 4 - Aspettative
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPad
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Presentato in occasione della GDC di San Francisco, Battlefield 4 ha stuzzicato non poco la platea di giocatori, con il suo colpo d'occhio solidissimo e ben 17 minuti di filmato In-Game che hanno mostrato le novità del nuovo sparatutto DICE.
Nonostante Patrick Bach, Executive Producer dello studio di sviluppo svedese, abbia più volte affermato che la demo è abbastanza esplicativa di quello che gli utenti troveranno nel prodotto finale (dalla componente social alla promessa di un approccio meno lineare in certe zone degli stage), le domande su Battlefield 4 non mancano. La direzione intrapresa è chiara, ma la strada non ha ancora i contorni ben delimitati. Dopo aver analizzato al microsocopio il comparto tecnico di Battlefield 4, quindi, vediamo di capire meglio i lineamenti del progetto, proprio grazie alle parole di Bach, che nelle ultime settimane ha rilasciato numerose dichiarazioni d'intenti, chiarendo quali saranno le prospettive di sviluppo di uno degli FPS più attesi.

Non solo Online

“E il multiplayer?” Chiedono a migliaia i fan di una saga che non si è mai distinta per l'avventura principale, ad anzi ha vissuto (e vive) soprattutto sui server del comparto multigiocatore.
La decisione di presentare un nuovo capitolo con una lunga sequenza tratta dal primo stage del comparto Single Player ha fatto storcere il naso a molti appassionati. Del resto la stessa strategia era stata utilizzata con il terzo capitolo, il cui plot si è rivelato poi davvero molto farraginoso e con poco appeal.
Ma Bach liquida in un attimo le critiche: “Battlefield non è più un franchise esclusivamente concentrato sul multiplayer, ed è bene che i giocatori vengano a patti con questa realtà”. Niente “#DealWithIt” twittati in maniera un po' aggressiva sulla scia delle smanie di Adam Orth, ma una semplice constatazione: i molti core-fan che acquisteranno il titolo solo (?) per l'online non resteranno delusi - promette Patrick - ma i milioni di acquirenti che sono interessati soprattutto a vivere un'esperienza intensa e narrativamente significativa non vanno ignorati.

Anzi, sembra far intendere velatamente Bach, forse sono proprio loro che rappresentano la massa critica necessaria per far schizzare il titolo in vetta alle classifiche di vendita. Ed è per questo motivo che un reveal event pensato per un palcoscenico internazionale dev'essere “emotivo”, capace di “togliere il fiato”.
Del resto, non si dimentichi che l'annuncio ufficiale è stato fatto anche con l'intenzione di spingere i pre-order, secondo una nuova strategia di Marketing adottata anche da Activision per il suo Destiny.

Il dramma della guerra

Pare chiaro, insomma, che le attenzioni del team di sviluppo saranno concentrate anche, se non soprattutto, sulla realizzazione di un'avventura solida, intensa, trascinante. Per far ciò, le prime modifiche riguarderanno soprattutto le modalità con cui sarà raccontata la storia.
In Battlefield 3 il giocatore veniva sbalzato da un protagonista all'altro, muovendosi in maniera piuttosto meccanica all'interno di uno scenario fantapolitico. Invece che pedine nelle mani di forze politiche e militari, stavolta l'utente impersonerà figure più “umane”, che dovranno confrontarsi con l'emergenza della guerra. DICE promette insomma una trama “a misura d'uomo”, che sappia indagare le reazioni “spesso estreme causate da uno scenario altrettanto estremo”.
Anche le prodezze del nuovo Engine saranno utilizzate per lo stesso scopo: mettere sulla scena personaggi più credibili, che “significhino qualcosa per il giocatore”, stabilendo quindi una forte empatia con il videoplayer.
La scena mostrata pare ovviamente molto indicativa, sia per capire quanto pathos e quanto trasporto possa generare la recitazione digitale, sia per chiarire cosa intende Bach quando parla di “situazioni disperate; momenti al limite”.
Il problema principale resta però quello di sempre: il focus sulla narrazione non ci metterà di fronte ad un prodotto lineare e costrittivo? Alcune delle risposte del Producer potrebbero essere considerate quasi allarmanti. “Sembra essersi sviluppata, all'interno della community di giocatori, l'idea che un titolo 'lineare' sia necessariamente brutto ed un titolo 'non-lineare' sia invece bello. Ma se esaminiamo i dati di vendita e le preferenze degli acquirenti, capiamo che non è proprio così”.
A sentire queste parole si potrebbe pensare ad un altro titolo asservito alle logiche di mercato. Invece -per fortuna- non è proprio così: anzi Battlefield 4, per stessa ammissione del team, sarà composto da elementi lineare e momenti più liberi, così come chiaramente indicato dalle sequenze di gameplay. Ovviamente la storyline procederà seguendo binari prestabiliti, ma la maggior parte delle sparatorie e delle sequenze d'azione avranno il compito di “ricreare la varietà ottenuta nel multiplayer”.

Come avevamo sottolineato nella nostra precedente anteprima, sono proprio i momenti in cui il campo di battaglia sembra aprirsi, lasciando una discreta libertà interpretativa ai soldati virtuali, quelli che ci hanno regalato più emozioni. Speriamo quindi che modi del genere diventino prioritari nell'avanzamento, lasciando in secondo piano i molti “corridoi” che pure si sono intravisti nella demo. Considerando che il tutto era ripreso dalla prima missione di Battlefield 4, abbiamo una discreta fiducia che questa piccola magia possa svilupparsi. Sperando che la necessitò di rivolgersi anche alle piattaforme della current-gen non tolga questo spirito propulsivo alla produzione.

Il ritmo del progresso

Battlefield 3 è uscito nel 2011. Non sono passati neppure due anni e già DICE presenta al pubblico la terza versione del suo Frostbite (mentre sappiamo quanto siano lunghi solitamente i cicli di vita di un motore grafico: basti pensare al CryEngine ed al più celebre Unreal). Un aggiornamento “corrivo”, magari per star dietro agli Upgrade della concorrenza citata in parentesi, oppure un “salto” spinto dall'avvicinarsi delle nuove console (di cui DICE si rifiuta di parlare, Ps4 inclusa)?
Bach sembra metterla su un altro piano: il Frostbite 2 era pensato per Battlefield 3, ed il Frostbite 3 è pensato soprattutto per Battlefield 4. Si tratta, più che di un engine, di uno strumento (un “tool di sviluppo”), focalizzato per rendere grande un singolo videogame. E' naturale che EA lo conceda agli altri suoi studi di sviluppo, ma DICE non ha mai voluto creare un motore da concedere in licenza e supportare negli anni.
E insomma, la nuova generazione, nella visione di Bach, non sarà più fatta di shader e poligoni, ma di esperienze: per questo è necessario scolpire, modificare ed aggiornare l'engine per piegarlo alle nuove necessitò di un'esperienza che vuole essere originale, dare qualcosa in più rispetto a quello che fino ad ora la saga ha saputo dare.
Siamo sostanzialmente d'accordo, ma per noi che siamo giocatori un po' più attenti anche all'aspetto tecnico, addentrarsi nei meandri del Frostbite 3 può essere tutto sommato divertente. Eccovi quindi una bella disamina tecnica nell'articolo di Alessandro Sordelli.

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