Speciale Best Games 09 - PC

I migliori titoli del 2009 disponibili per PC

speciale Best Games 09 - PC
INFORMAZIONI GIOCO
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Il mercato PC ha ormai perso le sue specificità. Generi che prima erano esclusivo appannaggio dei personal computer, adesso vengono smerciati anche sulle console di nuova generazione, magari con qualche compromesso da accettare in fatto di Sistema di Controllo o componente tecnica, ma pur sempre disponibili anche per le piattaforme casalinghe. Dove invece il PC dimostra una vitalità insperata è nella distribuzione digitale, o nella diffusione di videogiochi Indie: due categorie di prodotti che creano un sostrato videoludico assolutamente salvifico. Al di là di The Sims 3 e Empire: Total War, le più belle esclusive per il personal computer si trovano su Steam o a prezzi ribassati negli angoli più bui dei vostri negozianti. Certo, anche i titoli multipiattaforma hanno comunque tratteggiato un calendario di uscite ricco ed intenso, ed ecco che per districarsi fra tutti i prodotti disponibili, arriva pronta la guida di Everyeye.

Warhead

Call of Duty: Modern Warfare 2

Intenso, adrenalinico, colossale. Il sequel diretto di Call of Duty 4, sviluppato con dovizia dai sempre ottimi Infinity Ward ci riporta ai nostri giorni, nel bel mezzo della terza guerra mondiale, a combattere prima sul suolo Americano e poi ai quattro angoli del globo, nel tentativo di sventare i piani di dominio della nuova russia. Forte di un comparto tecnico di assoluta eccellenza e di un gameplay, almeno in single player, che fonde mirabilmente azioni scriptate e momenti di grande avventura, Modern Warfare 2 è il nuovo metro di paragone per gli sparatutto in prima persona e, certamente, riceverà altri seguiti negli anni a venire. Un titolo imprescindibile dunque, a patto però, di accontentarsi di una storia principale che dura poche ore, il gioco infatti da il meglio di sé in multiplayer e, almeno mentre scriviamo, i server sono già presi d’assalto dai giocatori di tutto il mondo, ansiosi di sfidarsi fra Rio de Janeiro, una Washington data alle fiamme e le piattaforme petrolifere del mare di Barents.

Link alla Recensione di Everyeye

Consigliato a: tutti gli amanti dei giochi d’azione, a chi vuole un’esperienza canonica ma appagante.
Sconsigliato a: chi non sopporta gli FPS e ai giocatori che non amano le scene troppo forti.

Arma 2

Arma 2 conserva la filosofia dell’indimenticabile Operation Flashpoint, puntando tutto su una componente realistica irreprensibile. Il gameplay, prodigo di possibilità che sconfinano in territorio sandbox, può essere nel contempo fonte di frustrazione per i meno smaliziati e di puro godimento per gli appassionati. Per le sfaccettature di gioco, per la libertà strategica e tattica concessa, per l’utilizzo discrezionale di svariati mezzi, per la dinamicità del modello narrativo.
Se siete stanchi di esplosioni esagerate, di caricatori infiniti e di soldati che vi affrontano correndo contro di voi a viso aperto allora Arma 2 non disattenderà le vostre aspettative. Un titolo difficile, profondo, che si nutre della passione dei giocatori.
E poi, dacché mondo è mondo, la guerra non è mai stata una passeggiata.

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Consigliato a: Chi cerca l'erede spirituale del primo Operation Flashpoint, e desidera un'esperienza bellica senza compromessi
Sconsigliato a: Chi non ama le sfide impossibili e l'intransigenza di un vero simulatore

Role Play Games

Dragon Age: Origins

Ultimo parto di Bioware prima dell’arrivo di sua maestà Mass Effect 2, Dragon Age è un gioco di ruolo enorme, la cui estetica, che pesca a piene mani dal Fantasy classico, riscopre il lato oscuro del genere, catapultandoci in un mondo buio, violento e sanguinoso, dove antichissimi equilibri stanno per essere distrutti. Con sei possibili inizi e altrettanti finali, il gioco prevede una varietà di azioni pressoché illimitata e non nasconde la sua vocazione “impegnativa”, pretende costanza e mal si presta a partite poco approfondite. Nato con in mente il mercato PC, Dragon Age trova proprio fra mouse e tastiera la sua ragion d'etre, grazie ad una perfetta gestione tattica del party, e ad un comparto tecnico di prim'ordine, che riescono a sottolineare in maniera abbastanza risoluta l'epicità della produzione. Il gioco è uno degli ORPG più interessanti dell’ultimo anno e farà buona compagnia a tutti gli appassionati nelle fredde notti invernali.

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Consigliato a: chi conosce a memoria Tolkien e cerca l’erede di Baldur’s Gate II.
Sconsigliato a: chi non è disposto a passare ore di fronte ad un'avventura enorme ma dispersiva.

Divinity 2: Ego Draconis

Per gli amanti del GDR classico, sarà una piacevole sorpresa questo Divinity 2. Certamente non si tratta di un titolo perfetto, per alcune magagne tecniche e scelte di design non sempre felici, eppure, il gioco mostra molti spunti originali ed uno sviluppo del personaggio intrigante e piacevole. Consigliato a tutti gli amanti degli action GDR ed a chi vuole prendersi una pausa dal ben più impegnativo Dragon Age, il gioco si presenta come un action-rpg con visuale in terza persona alle spalle del protagonista. Le particolarità del prodotto, ovvero la trasformazione in drago e la possibilità di leggere il pensero delle persone, conferiscono al titolo un gusto tutto particolare, diverso dal solito. Un diversivo davvero incantevole per allontanarsi dai titoli Mainstream.

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Consigliato a: Chi cerca un prodotto con qualche carattere particolare, innovativo e originale.
Sconsigliato a: Chi ama i blockbuster e la qualità per i dettagli che solo i grossi investimenti possono garantire.

Risen

Se cercate un' avventura che rimarrà scolpita nei ricordi per la caleidoscopica rosa di personaggi che la costellano, affini agli archetipi del genere, ma tutt'altro che scontati, Risen è quello che fa per voi. E' un gioco di ruolo “snello”, quello prodotto da Deep Silver, che non farà impazzire il novizio nella decifrazione di un sistema di gioco ricolmo di statistiche, ponendo “semplicemente” l'accento sul piacere dell'esplorazione, soddisfacendo grazie ad una curva di difficoltà ripida ma ben pianificata ed un umorismo di fondo che alleggerisce i toni e fa apprezzare maggiormente i passaggi più impegnativi. Siamo arrivati al punto, probabilmente è proprio questa la sua più grande qualità: scevro dall' hype che contraddistingue i titoli tripla A, Risen è ambizioso ma concreto nel tracciare i propri confini d'azione e questa consapevolezza dei propri limiti lo rende onesto nei confronti di chi vorrà dare fiducia ancora una volta a Piranha Bytes, dopo il mezzo passo falso compiuto con Gothic 3.

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Consigliato a: Chi cerca un Action RPG leggero, senza l'impegno di statistiche e classi, e vuole semplicemente divertirsi ad esplorare un mondo da favola.
Sconsigliato a: Chi ama un'esperienza ruolistica più inquadrata, con un fighting system profondo

Drakesang

Coloro che sono cresciuti con i primi giochi di ruolo in scatola ed hanno sempre trovato artificiose e inadeguate le tra trasposizioni videoludiche operate dalla varie software house, dovrebbero provare immediatamente questo Drakensang. Il titolo cerca di riportare l’old style in questi tempi così “popolari”, in una trasposizione videoludica del vecchio “The Dark Eye“ (uno scatolato che non ha riscosso successo in Italia e che assomiglia vagamente a Dungeons & Dragons). Il combattimento è senza dubbio il fiore all'occhiello di Drakensang: il sistema di gioco non si discosta molto da quello pensato per il già citato Dragon Age, e si rivela davvero ben strutturato. Nella barra delle abilità potremo aggiungere i colpi speciali, pozioni curative e altri oggetti che saranno selezionabili velocemente con i tasti numerici. Ma per allontanare un'impostazione da Hack 'n' Slash e rendere più tattico possibile il battle system, il team ha ben pensato di lasciare spazio anche alla pianificazione. Premendo la barra spaziatrice avremo a nostra disposizione la pausa tattica, con la quale dare ordini al nostro party. Una buona longevità ed un discreto numero di quest secondarie assicurano molte ore di divertimento.

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Consigliato a: Vuole un titolo longevo disponibile ad un prezzo budget, capace di proporre un interessante sistema di combattimento
Sconsigliato a:

Left 4 Dead 2

Additato inizialmente come un mero Add On, Left 4 Dead 2 si dimostra invece un titolo completo e irreprensibile, che calpesta le orme del predecessore ma poi si distanzia dalla sua traccia per raggiungere nuove vette d'eccellenza. Si tratta, come nel caso del vecchio episodio, di un First Person Shooter spiccatamente orientato al multiplayer cooperativo. Impersonando uno dei quattro sopravvissuti, si devono attraversare le location infestate da Zombie, per arrivare alle Safehouse. L'azione di gioco è, più che frenetica, compulsiva: orde di non morti che corrono all'impazzata, capitanati da strani esseri mutanti con doti particolari: i giocatori devono imparare a conoscere i comportamenti delle masse, per muoversi in gruppo e coprirsi a vicenda, pena la morte violenta. Gli Zombie Speciali che compaiono di tanto in tanto devono essere affrontati all'unisono, visto che un approccio troppo egoista finisce quasi sempre in tragedia. La particolarità del gioco è la presenza del Director, una fine intelligenza artificiale che imbastisce ogni partita, rendendola sempre diversa dalla precedente, e regolando la difficoltà sulla base delle capacità dei giocatori. Da non perdere per chi ama il gioco di gruppo, l'esperienza di Left 4 Dead 2 diventa più incolore se giocata in solitaria. La versione PC, in questo caso, si avvantaggia del supporto dei modders e di un comparto tecnico nettamente superiore.

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Consigliato a: agli amanti di un multiplayer cooperativo in cui il successo delle partite non dipenda dai Perks guadagnati o dall'esperienza accumulata, ma soltanto dalla qualità del gioco di squadra e della tattica. Chi ama gli zombie, cattivi e affamati di carne fresca
Sconsigliato a: a chi non ha intenzione di giocare in multiplayer: da soli, il titolo perde gran parte del suo appeal, trasformandosi in un FPS molto diretto ma senza troppa verve

Football Manager 2010

L’Italia è notoriamente paese di santi, poeti e allenatori di calcio, in cui ognuno si sente depositario di verità incontrovertibili su schemi, campagne acquisti e convocazioni in nazionale... ma davvero sapreste fare meglio di Lippi e compagnia?
Per scoprirlo non dovete far altro che sedervi sulle traballanti panchine di Football Manager, che si conferma anche quest’anno il miglior gestionale calcistico sul mercato. Scelta la squadra e vestiti i panni di CT sarà infatti possibile occuparsi di un numero spropositato di opzioni per amministrare al meglio società e giocatori, dall’allenamento alla tattica, dal calciomercato ai battibecchi con stampa e avversari. Il fiore all’occhiello del gioco è come sempre lo sterminato database, talmente accurato da prevedere l’ascesa di giovanissimi sconosciuti che tra qualche anno si riveleranno campioni anche nella realtà. Come nelle precedenti edizioni inoltre si conferma eccezionale la simulazione del match, che risponde in maniera realistica alle scelte del giocatore. Ma rispetto al passato il titolo offre anche una rinnovata profondità tattica, nuove variabili contrattuali e una migliorata visuale 3D per le partite, con la possibilità di “urlare” in tempo reale ordini ai propri giocatori, portandoci letteralmente a bordocampo. L’immersione nel ruolo di allenatore è garantita anche grazie alle raffinate modalità di interazione con staff, calciatori e colleghi, senza dimenticare le interviste ai media, ora decisamente ricche e numerose. Menzione d’onore infine per il nuovo editor, che permette non solo di modificare valori e caratteristiche del gioco, ma addirittura di ricreare i (pochi) campionati mancanti, come la nostrana Serie D, aumentando esponenzialmente la già sconfinata longevità.


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Consigliato a: chi vive a pane e 4-4-2 e ogni mattina controlla le news di calciomercato, e a tutti quelli che amano sviscerare il calcio fin nei suoi minimi dettagli.
Sconsigliato a: chi ha poco tempo da dedicare, e cerca uno svago immediato e superficiale. Anche se non mancano gli aiuti per i meno esperti il titolo è profondo e potenzialmente infinito, e occorre curare ogni aspetto per goderselo al meglio e alzare qualche trofeo.

Batman: Arkham Asylum

Recentemente tornato in auge al cinema, Batman conquista anche il mondo del videogame con uno dei migliori prodotti dell'anno, imperdibile sia per i fan, sia per chi non vuole lasciarsi sfuggire un’avventura in terza persona divertente, completa ed appagante. Forte di una sceneggiatura originale cui ha collaborato anche Paul Dini (nome storico del mondo dei fumetti) il gioco segna una svolta epocale per i solitamente mediocri titoli su licenza, offrendo quanto di meglio disponibile nel panorama videoludico attuale: trama solida, grafica eccelsa, personaggi carismatici, azione sfrenata, ma anche sessioni di infiltrazione silenziosa ed esplorazione, un mix che non mostra punti deboli e stupisce per la qualità sempre elevatissima. Il tutto nel più puro stile Batman, il cui universo è replicato con cura maniacale, dai rivali storici con cui ci scontreremo ai numerosi e gustosi gadget tecnologici utilizzabili, tra cui il fidato batarang (il boomerang a forma di pipistrello). Nell'avventura, ambientata nel manicomio di una cupa Gotham City, impersoneremo infatti l'Uomo Pipistrello alle prese con uno dei complicati piani del folle Joker, pronti non solo a lottare per la vita ma anche ad indagare (con sessioni che richiamano CSI) sulle intenzioni del pericoloso criminale. Preponderanti sono le fasi di combattimento a mani nude, immediate, frenetiche e spettacolari, intervallate da scenari in cui è privilegiata l'azione furtiva per mettere KO le guardie armate: attendere appollaiati a testa in giù che il primo malcapitato giunga a tiro e stordirlo è eccitante, ma è solo il primo passo..sparire prima che i compagni accorrano, sentire la loro paura, studiare le loro mosse e infine colpire a sorpresa, eliminandoli uno ad uno, in silenzio, è un'esperienza decisamente entusiasmante!

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Consigliato a: tutti, senza distinzione. La struttura variegata, la giocabilità quasi perfetta, la cura per ogni dettaglio, e infine il grande numero di possibilità offerte al giocatore rendono Batman Arkham Asylum una delle migliori avventure action del 2009. Per i fan del cavaliere oscuro poi è un acquisto obbligato!
Sconsigliato a: chi proprio non sopporta Bruce Wayne, e le ambientazioni gotiche e molto cupe. E a tutti coloro che non transigono sul multiplayer e sul gioco online, perché Batman Arkham Asylum va goduto rigorosamente da soli.

Borderlands

Borderlands è quella che definiremmo un Sleeper Hit. Bistrattato in fase di produzione, ha corso seriamente il rischio di rivelarsi un First Person Shooter come tanti, senza arte né parte. Poi 2K ha deciso di dare una sferzata al progetto, rivoltandolo da capo a piedi. Da uno Sci-Fi serioso e maturo, Borderlands si è trasformato in uno shooter diretto ed irriverente, colorato e immediato fin dal comparto visivo, che è interamente costruito con un cell shading impeccabile. Dal punto di vista ludico, Borderlands mescola le dinamiche ruolistiche con quelle dello sparatutto in prima persona, permettendo all'utente di interpretare una delle quattro classi disponibili, così da delineare l'approccio più consono ai propri gusti. Ogni classe ha una specifica abilità speciale ed un proprio Skill Tree che permette di specializzarsi in diverse operazioni, per diventare cecchini provetti o perfetti mitraglieri di supporto. Il punto di forza di Borderlands, oltre alle ambientazioni vastissime ed intricate, alla longevità sconfinata, è il multiplayer cooperativo, che permette a quattro giocatori di scorrazzare per le Arid Badlands o per l'isola dei non-morti di Dr. Ned (il primo DLC del gioco). Dinamico e immediato, perfetto per sessioni disimpegnate o per una “second run” mirata al grinding, Borderlands sarà senza dubbio il punto di partenza per progetti futuri ancora più ambiziosi.

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Consigliato a: Ama il multiplayer cooperativo, e cerca un FPS che sappia irretire senza necessariamente raccontare una storia complessa. Adora il sistema di crescita dei giochi di ruolo, ma non i tempi morti del loro Battle System
Sconsigliato a: Da un FPS cerca un'IA raffinata, non vuole spazientirsi a sperimentare le abilità delle varie classi

Aion

Dopo Warhammer, è NC Soft che prova l'assalto al mondo dei MMORPG con Aion. Il titolo raggiunge esattamente l'obiettivo che si era proposto, ovvero offrire un'alternativa valida e ben fatta nel campo degli MMO appartenenti al filone di World of Warcraft. Attualmente il prodotto è sicuramente rivolto ad un'utenza giovane, senza anni di MMO alle spalle e propendente per il PvP rispetto al PvE. Quello che lascia più stupiti giocando ad Aion è la semplicità rispetto alla complessità proposta. Sebbene alcune opzioni rimangano un po' dubbie finchè non le si prova direttamente in-game, il supporto di Ncsoft tramite la wiki ufficiale e i numerosi tutorial guideranno anche l'utente meno esperto attraverso questa affascinante esperienza. Il costo mensile per giocare si aggira attorno ai 13 euro, con sconti per periodi cumulativi, ed è necessaria la carta di credito in ogni caso, anche se opterete per il pagamento tramite carte prepagate. L'epicità degli scontri PvPvE è indubbia e il coinvolgimento per il proprio personaggio raggiunge la spasmodica voglia di continuare a giocare che a volte, per questo genere di giochi, porta addirittura all'esagerazione. Dunque vi aspettiamo nei cieli di Atreia per scontri volanti e grandiose battaglie per difendere quello che rimane della torre del dio Aion!

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Consigliato a: Chi cerca un'alternativa allo strapotere di World of Warcraft
Sconsigliato a: Non sopporta l'idea di pagare un canone e la pressione psicologica dei Mmorpg

The Sims 3

Atteso da milioni di videogiocatori (e videogiocatrici), l'ultimo capitolo della serie di The Sims arriva e fa faville. Evoluzione delle dinamiche di gioco già note a moltissimi utenti, questo capitolo amplia i limitati confini con cui si doveva confrontare The Sims 2, mettendo a disposizione del giocatore un'unitera città. Il quadro relativo all'ultima fatica di Electronic Arts è senza dubbio positivo, sebbene di certo tutt'altro immacolato. Le svolte apportate alle fondamenta di gioco sono importanti, ma nonostante ciò non basteranno ad avvicinare i detrattori; d'altronde si parla di una serie che non ammette mezze misure: entrare in sintonia con le sue corde significa passare decine, centinaia di ore in un universo parallelo, letteralmente; fraintenderne al contrario il linguaggio, che basa gran parte della sua attrattiva sull'immaginazione dell'astante, e fermarsi dunque alle sue fredde meccaniche di funzionamento (sì estremamente ramificate, ma allo stesso modo poco coinvolgenti a chi mangia pane e azione), nonché al suo stile visivo un po' kitsch, non farà altro che renderlo irrimediabilmente indigesto già dopo pochi minuti.

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Consigliato a: Chi si sente stretto nelle meccaniche di gioco del secondo capitolo
Sconsigliato a: Chi non ama l'iteratività e i software con finalità ludiche talmente esili da risultare, a volte, poco consistenti

Need For Speed: Shift

Dopo la mezza delusione di Pro Street e Undercover, la serie firmata EA decide di abbandonare le vecchie spoglie e rinnovarsi totalmente. Need For Speed Shift è il risultato di un processo che ha trasformato un racing game arcade ed esibizionista in un più moderatola simulazione, quella che abbiamo definito la “terza via” del racing game. Non aspira al realismo “senza se e senza ma”, bensì alla diffusione di un modello di guida verosimile e intrigante, che sappia divertire appassionati di auto e nuovi utenti in cerca di una sfida non superficiale. EA riesce nell'intento, e la brusca virata della sua serie automobilistica è una di quelle da ricordare negli annali del videogioco. Shift è un prodotto che va saputo interpretare ed inquadrare nell'ottica opportuna: godere senza patemi e senza lungaggini di un racing game impegnativo e coinvolgente non è cosa da poco. Ma, prima di tutto, Shift è un prodotto divertente, che incasella in una struttura stimolante un gameplay raffinato e vivace. Il look di alto livello ne fa a tutti gli effetti un nuovo esponente di spicco della sua categoria.

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Consigliato a: Chi cerca un'esperienza modulare, che possa trasformarsi a seconda delle necessità in un divertimento leggero o impegnare a fondo per la bontà di un sistema di guida non sempre permissivo
Sconsigliato a: Chi cerca un'esperienza simulativa senza mezzi termini, o chi non ama la stana commistione fra arcade e simulazione.

Street Fighter 4

L'attesa è stata lunga, estenuante, speranzosa, ma alla fine uno dei videogame più sognati, bramati, attesi è finalmente giunto. Non parliamo, purtroppo, di Shenmue III, ma bensì di Street Fighter IV.
Dopo circa quindici anni dalla pubblicazione del terzo capitolo, Capcom riporta i suoi lottatori da strada nel luogo in cui si trovano più a loro agio...la strada, appunto. Dopo il grande successo della versione arcade del 2008, il quarto capitolo del picchiaduro più famoso (e più giocato) di sempre approda su sistemi casalinghi con tante novità. A cominciare da un rooster allargato che vede l'inserimento di importanti personaggi assenti nella versione da sala giochi come la biondissima Cammy, la simpatica Sakura, il maldestro Fei Long, ecc... Ogni personaggio inoltre vanta due proprie sequenze (in apertura e in chiusura dell'arcade mode) realizzate in stile anime dal rinomato Studio 4C.
A livello di modalità si segnalano un apprezzabile “Challenge Mode” (serie di sfide con particolari richieste) e un discreto “online mode” (lontano ancora dalla perfezione, ma perlomeno il lag si vede solo raramente).
Street Fighter IV è un ottimo picchiaduro perchè riesce a coniugare l'ottimo comparto grafico, un toon shading di grande impatto capace di trasportare l'esperienza bidimensionale di Street Fighter II in un ambiente tridimensionale, con un gameplay tanto semplice quanto profondo. Il sistema di controllo incentrato sui sei tasti (tre pugni, tre calci) è il medesimo dei capitoli precedenti, ma viene ulteriormente approfondito dall'introduzione delle Ultra Combo (ribaltano momenti di crisi in inesplorate vie per la vittoria) e i focus attack (il combattente assorbe il colpo avversario e glielo restituisce potenziato. Di fatto sostituisce il sistema di parry di Street Fighter III). Per quanto tali introduzioni favoriscano il giocatore alle prime armi, in realtà queste finiscono per disturbare i giocatori navigati, che hanno fin qui apprezzato la grande dedizione richiesta dalla serie, ben sintetizzata dal motto “easy to play, hard to master”.
Nonostante l'ottimo lavoro svolto da Capcom nel trasportare Street Fighter IV su sistemi casalinghi e su PC (giudizio formulato a seguito di diversi “incerottamenti” via patch), la casa nipponica ha già annunciato per la primavera 2010 un “seguito” del suo picchiaduro: Super Street Fighter IV, il quale introduce nuovi personaggi (alcuni inediti, alcuni ripescati da Street Fighter II The New Challenger), una corposa revisione del combattimento online e il ritorno dei Bonus Stage (sorta di minigiochi dove sarà richiesta la massiccia distruzione di auto, barili, ecc... a suon di calci, pugn, palle di fuoco).

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Consigliato a: i fan dei picchiaduro, bidimensionali, tridimensionali, perchè si troveranno di fronte un prodotto capace di appassionarli per mesi e mesi. Ma anche coloro che con Street Fighter hanno sempre avuto scarsa dimestichezza: il quarto episodio è anche e sopratutto per voialtri.
E infine è il titolo perfetto per chi non ha mai dimenticato i pomeriggi passati con gli amici davanti a quel leggendario cabinato...
Sconsigliato a: chi cerca un videogioco più scenografico che ludico, chi desidera vivere grandi avventura di centinaia e centinaia di ore; Street Fighter IV è un videogame puro e sopratutto debitore della filosofia arcade.

Empire: Total War

Empire: Total War rappresenta l’ennesimo passo in avanti compiuto da The Creative Assembly, capace di creare un gioco profondo ma accessibile a tutti, spettacolare e complesso al tempo stesso, che si segnala per la sua accuratezza storica e realizzativa, capace di far nascere la sindrome da “ancora un turno” e di tenere il giocatore incollato alla poltrona ad esplorare le mille sfaccettature della guerra e del mondo nel XVIII secolo. La migliorata intelligenza artificiale, soprattutto per la parte in tempo reale (visto che nella fase a turni difetta un po’ di intraprendenza), l’aggiunta delle battaglie navali, pur nella loro difficoltà eccessiva, la presenza di un ampio numero di ambientazioni, azioni e tattiche diverse, contribuiscono ad elevare ancora una volta la serie Total War ai massimi livelli del genere.
Empire: Total War non è la perfezione, ma riesce ad esaudire molte delle aspettative e dei desideri che un giocatore può nutrire nei confronti di un titolo di questo tipo, primo tra tutti un divertimento praticamente infinito, soddisfancendo anche i palati più fini in termini di qualità.

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Consigliato a: Chi ha amato Medieval e la sua profondità, chi vuole un gestionale capace di offrire una varietà strategica e concettuale senza pari
Sconsigliato a: Chi preferisce uno strategico meno impegnativo dal punto di vista tattico, o chi non vuole scendere a patti con delle fasi secondarie (le battaglie navali) espansive ma non prive di difetti

NBA 2k10

Nel mondo dei videogiochi esistono poche certezze, ma una di queste è sicuramente NBA 2K, serie che ormai da un decennio propone il miglior basket virtuale, migliorandosi di edizione in edizione. E nemmeno quest’anno delude le aspettative, offrendosi più in forma che mai, talmente curato fin nei minimi dettagli da stupire con lo speaker originale di ogni palazzetto e con i giocatori che prima del tiro da tre controllano la linea per assicurarsi di essere fuori dal perimetro! Il cuore del titolo risiede infatti nel maniacale realismo dell’esperienza cestistica, capace di trasferire nel joypad la potenza, i chili e le peculiarità dei giocatori, immersi in un mondo che rasenta la fedeltà assoluta: finte, movimenti e un numero spropositato di schemi e giochi d’attacco regalano una profondità inaudita al titolo, che può a buon diritto vantarsi di un gameplay perfetto. Senza dimenticare la caratterizzazione ossessiva di ogni singolo atleta, riconoscibile e personalizzato in qualsiasi sua movenza e vezzo, accompagnata da una grafica al top (nonostante qualche rallentamento) e da un sonoro letteralmente emozionante. Se a questo aggiungiamo un ritmo lento e verosimile, un’intelligenza artificiale perfetta, e infine una gestione esemplare della stanchezza, si può tranquillamente parlare di simulazione di basket all’ennesima potenza, che trasuda passione e amore per questo sport e soprattutti per i suoi appassionati. Inoltre alle classiche modalità “season” e “associazione” sono presenti altre piacevoli opzioni, quali le sfide nel campetto da strada con vecchi e nuovi campioni e una clamorosa gara di schiacciate, oltre alla possibilità di creare il proprio alter ego per tentare la scalata all’anello. Unico appunto, una gestione delle sfide online non all’altezza.

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Consigliato a: i patiti di basket e NBA, mai così vicini all’esperienza di calcare il parquet dello Staples Center.
Sconsigliato a: chi non conosce la differenza tra post alto e post basso, e a chi cerca un basket accessibile e per tutti. E ovviamente a chi non sopporta il pallone a spicchi.

Sotto l'albero digitale: il meglio del Digital Delivery

Come accennavamo all'inizio dell'articolo, alcuni dei prodotti più interessanti del mercato PC si trovano navigando fra i meandri di Steam, che distribuisce perle di rara bellezza.

Se amate gli action RPG "da rissa", allora non potete farvi sfuggire questa piccola perla di Runic Games, della quale fanno parte tre ex-membri Blizzard (Erich e Max Shaefer, più il compositore "ufficiale" di Diablo, Matt Uelmen). Torchlight sintetizza il meglio di Diablo, senza troppi fronzoli: dopo aver scelto la classe tra Destroyer (un "carroarmato" abile con le armi da mischia), Vanquischer (specializzata in archi, balestre ed armi da fuoco) e Alchemist (il mago della situazione), ci si ritrova nella piccola cittadina di Torchlight, unico luogo sicuro del gioco, dalla quale accedere alle miniere di Ember (un minerale dai poteri magici), invase da mostri di ogni tipo per poi, di piano in piano, scendere sempre più giù. La storia, trascurabile, è un mero pretesto per un po' di sano hack'n'slash, completo di piani generati casualmente, una miriade di oggetti/armi/armature, ed un compagno d'avventure a quattro zampe sempre al nostro fianco. Tecnicamente gradevole e con un ottimo stile simil-cartoonesco, Torchlight è adatto sia a lunghe che a brevi sessioni, grazie a molti comodi accorgimenti salva-tempo. Pur essendo molto breve, ha una buona rigiocabilità grazie alle numerose combinazioni di skill disponibili e ai 4 livelli di difficoltà subito selezionabili, il tutto ad prezzo decisamente invitante (intorno ai 15 euro).

Un piccolo robottino, o ciò che ne rimane, si ritrova gettato in una discarica, senza sapere perché, senza sapere dov'è, senza... testa. Uno sguardo in giro ed... oh, eccola lì. Bastano un paio di click per raggiungerla, ed iniziare l'avventura. Queste sono le primissime fasi di gioco di Machinarium, avventura punta-e-clicca di Amanita Design, piccola ed indipendente Software House ceca. Machinarium è un tuffo in un mondo desolato, asettico, senza vita. Animale, perlomeno. Il nostro piccolo protagonista dovrà avanzare risolvendo enigmi prettamente "meccanici", basati sull'utilizzo dell'oggetto giusto al momento giusto, e sull'attenta osservazione dei magnifici scenari, estremamente particolareggiati, che incontrerà durante il suo cammino. L'atmosfera è rarefatta, le melodie in sottofondo appena accennate, distanti, effimere. Niente dialoghi, scritti o pronunciati, solo pensieri.
Machinarium è un'avventura unica nel suo genere, la cui bellezza artistica esalta un gameplay semplice e pulito, senza troppi fronzoli né inutili contorsionismi interattivi. Una silenziosa, eppur espressiva, opera immaginifica.

Trine è poi un curioso ibrido tra platform e puzzle game, concept non nuovo (basta pensare a The Lost Vikings) ma neanche così abusato da risultare stantio, soprattutto oggigiorno. Scopo del gioco è quello di arrivare alla fine dei vari livelli, a scorrimento orizzontale, sfruttando le peculiari abilità di ognuno dei tre personaggi disponibili: il Cavaliere, dotato di spada e scudo, fa della lotta corpo a corpo la sua specialità; il Ladro utilizza l'arco per attaccare ed un rampino per raggiungere piattaforme altrimenti fuori portata; il Mago infine può muovere oggetti e crearne dal nulla.
Ogni livello vedrà tutti e tre i personaggi in gioco (il giocatore ne può controllare uno per volta), ed il sapiente utilizzo delle loro abilità è la chiave per la vittoria. Aldilà dell'aspetto prettamente ludico, Trine incanta con un'estetica da fiaba, piena di effetti speciali a dir poco... natalizi: gli effetti di luce infatti, dai mille colori, si sprecano, illuminando strutture e personaggi ben modellati ed animati. Infine l'ottimo motore fisico che sorregge il tutto (eventualmente aiutato dalle librerie PhysX di Nvidia) dona solidità e strategia, in special modo utilizzando il mago per spostare oggetti qua e là a mo' di piattaforme o per schiacciare qualche scheletro infernale.

Chi ama gli scenari bellici della Seconda Guerra Mondiale può optare per Battlefield 1943 della svedese DICE, pubblicato da Electronic Arts: tale Live Arcade si fa fautore di una nuova idea di sparatutto online, facendo scontrare sino a 24 giocatori all'interno di sole tre arene. E' un prodotto che, come Warhawk, si nutre interamente della propria community online: solo quando si consumarono 43 mila uccisioni a livello globale, DICE sbloccò una nuova mappa di gioco.

Le grasse risate sono garantite da The Secret of Monkey Island Special Edition, remake della famosa avventura grafica della Lucas Film datata 1990: Ron Gilbert ha personalmente curato tale edizione speciale, potenziata esponenzialmente per quanto riguarda la grafica (ridisegnata nella totalità e sparata in HD) e il sonoro (rimasterizzato per essere apprezzato dagli attuali sistemi audio). Ne esce un legittimo tributo a uno dei capolavori delle avventure grafiche, il miglior antipasto possibile alle nuove vicende del pirata Guybrush Threepwood pubblicate a puntate sotto il nome di The Tales of Monkey Island. Proprio questa serie di Punta e Clicca ha saputo incantare la platea grazie ad una splendida sceneggiatura, ed all'ironia particolare già ammirata in Sam & Max. Forse è mancato alla fine il coraggio di andare oltre gli stilemi classici del genere per rendere la prima stagione delle avventure di Guybrush davvero indimenticabile, ma per il rinnovamento strutturale ci sarà tempo nella già annunciata seconda serie.

Indimenticabile, poi, il nuovo capolavoro di PopCapGames, che dopo Peggle torna alla ribalta con il bellissimo Plants Vs Zombies. Si tratta di un Tower Defence semplicissimo, ma che basa la sua forza sulla quantità di modalità e unità disponibili. Grazie all'elevatissimo numero di "unità difensive" è possibile creare le strategie più intricate, mentre l'alternanza fra giorno e notte e l'arrivo di zombie sempre più agguerriti incrementano consistentemente il numero di variabili da considerare. Il fine umorismo nascosto dietro ogni sprite è accompagnato da una serie di modalità non canoniche, che allungano la longevità oltre i limiti del consueto.