Speciale Best Games 09 - Playstation 3

Una guida per orientarsi e scegliere fra i migliori giochi Playstation 3

speciale Best Games 09 - Playstation 3
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Un anno interessante, il 2009, per i possessori di Playstation 3. L'arrivo sul mercato di un buon numero di produzioni esclusive, alcune delle quali di altissimo livello, ha caratterizzato in maniera determinante una line up altrimenti sovrastata dalle produzioni multipiattaforma che, pur di ottima qualità ludica, tecnicamente risultano spesso ancora inferiori alle edizioni per la console concorrente. Ma nonostante gli strascichi di alcuni problemi storici che la console trascina dal lancio ufficiale, una politica commerciale finalmente sensata, un netto cambio d'immagine ed il rilascio della PS3Slim hanno giocato a favore di Sony, che proprio in quest'ultimo periodo dell'anno ha ottenuto un successo notevole (superando il Wii in Giappone nelle vendite mensili e avvicinando la 360 in Usa). Sarà stato anche il richiamo delle molte produzioni di rilievo, fra cui è impossibile non citare Uncharted 2, che ha monopolizzato l'attenzione dei videoplayer il mese scorso.
Per orientarsi fra i molti titoli disponibili sugli scaffali, ecco la guida di Everyeye, come sempre con un occhio all'import ed al digital delivery.

Nota: Hanno partecipato alla realizzazione di questo articolo e delle altre guide natalizie: Adriano Della Corte, Alessandro Carnevali, Nicolò Pellegatta, Davide Acs, Nicolò Carboni, Federico Graziano, Giovanni Ferlazzo, Giovanni Biasi, Stefano Messina. Il loro entusiasmo sincero, la disponibilità e la voglia di fare, il loro rigore sono, per un caporedattore, i più bei regali di Natale che si possano ricevere.

Uncharted 2

Uncharted 2 è un gioco che mischia azione, avventura e una buona dose di sparatorie in ambientazioni molto varie e suggestive.
Il giocatore sarà chiamato a condividere le fortune e le sventure del brillante cacciatore di tesori Nathan Drake alla ricerca della flotta perduta del grade esploratore veneziano Marco Polo e, tra mille casini e agguerritissimi nemici, dovrà risolvere un grande mistero cercando allo stesso tempo di salvare la pelle. Il gioco è estremamente coinvolgente mentre la trama, degna di un kolossal di Hollywood, sarà capace di entusiasmare il giocatore tenendolo incollato allo schermo per tutta la durata dell'avventura, grazie ad inaspettate rivelazioni e numerosi colpi di scena.
Il titolo presenta, inoltre, una modalità multigiocare online sia cooperativa, dove più utenti uniranno le forze per raggiungere un obiettivo comune, sia competitiva, dove da soli o a squadre bisognerà battere gli avversari.
L'insieme di tutte le caratteristiche del titolo è confezionato con tale passione e cura da rendere Uncharted 2 il miglior esponente del genere azione/avventura e forse la più riuscita unione tra videogioco e film. Proprio la qualità della sceneggiatura, della recitazione e della regia digitali, ed in generale di un comparto tecnico esaltante e vivo, rendono Uncharted 2 una perla rara nell'industria del videogioco. Un titolo capace, pur senza innovazioni di gameplay, di trascinare questa nuova generazione in direzione di una più matura consapevolezza delle sue possibilità narrative.

Link alla Recensione di Everyeye

Consigliato a: ai fan del capitolo precedente, agli amanti dell'azione, degli sparatutto in terza persona, delle belle trame e delle sceneggiature hollywoodiane.
Sconsigliato a: chi detesta qualsiasi cosa contenga una pistola.
Killzone 2

Killzone 2 è uno sparatutto in prima persona abbastanza atipico, che pur non innovando riesce a rielaborare con personalità le caratteristiche tipiche del genere per offrire un'esperienza unica, matura e particolare, capace di distinguersi in un mercato affollatissimo.
Tutto è pensato per far sentire il giocatore nel bel mezzo di una guerra vera, fatta di sangue ed esplosioni, dove il campo di battaglia è cupo, sporco ed ostile.
La chiave dell'esperienza “militare” di Killzone 2 è proprio la rappresentazione dell'ostilità del mondo di gioco: le armi e l'equipaggiamento pesano, rendendo credibile e difficoltoso sia il movimento che la mira, i nemici sono tanti e ben organizzati, il sistema di coperture in prima persona è opprimente ed addirittura il clima sembra ostile al giocatore.
Anche nel multiplayer le particolarità del titolo e la presenza di classi ed abilità variegate restituiscono un'esperienza diversa, più tattica e possibilmente ragionata, pensata per il gioco di squadra.
Il quadro finale è di un videogioco di qualità, non necessariamente per tutti, ma sicuramente d'impatto, capace di appassionare e divertire grazie ad un modo tutto particolare di intendere uno sparatutto. Disponibile in versione economica Platinum, l'acquisto è da prendere seriamente in considerazione.

Link alla Recensione di Everyeye

Consigliato a: gli appassionati del genere, delle armi variegate dalle caratteristiche credibili, di una campagna in singolo ispirata e coinvolgente, di una direzione artistica ricercata e cruda, di un gameplay che ricerca il realismo e di un impianto grafico eccellente.
Sconsigliato a: chi cerca uno sparatutto immediato o frenetico, una campagna multigiocatore cooperativa, ambientazioni solari e una trama particolarmente originale.

Infamous

Empire City era una città come tante, solita vita, solita gente. Un giorno un'esplosione di proporzioni epiche l'ha messa in ginocchio, devastando interi quartieri e spazzando via migliaia di vite. Il governo ha isolato la città e via via bande criminali e misteriose organizzazioni sono spuntate per trarre vantaggio dalla situazione terrorizzando i pochi superstiti alle prese con gli stenti imposti dalla quarantena. Cole, il protagonista, risvegliatosi sul luogo del disastro, è l'uomo che può decidere il destino della città: egli, ottenuti misteriosamente stupefacenti poteri che gli permettono di dominare l'elettricità, ha infatti la facoltà di ergendosi a difesa dei deboli o spezzare definitivamente le speranze dei sopravvissuti.
Il giocatore in questa vicenda è libero di agire come crede: come supereroe, ottenendo il supporto e l'acclamazione delle folle, o come villano, temuto e osteggiato dal popolo. La scelta tra bene e male una delle caratteristiche principali di InFamous e influenzerà, oltre al comportamento dei cittadini, anche i potenziamenti che si acquisiranno e -leggermente- la trama e il finale.
InFamous è uno sparatutto in terza persona collacato in una struttura “open world”, che lascia il giocatore libero di girovagare per la città. Questa sarà esplorabile in lungo e in largo grazie alle abilità del protagonista che consentiranno di arrampicarsi praticamente ovunque, fattore che in combattimento aumenta le possibili strategie di attacco. Rispetto ai free roaming classici, il titolo mostra una main quest meno dispersiva e molto attenta a punteggiare una progressione che sia varia e dinamica, invece che composta con un set standard di missioni-fotocopia. Imperfezioni grafiche e qualche problema a livello di caratterizzazione restano comunque problemi evidenti della produzione.

Link alla Recensione di Everyeye

Consigliato a: gli appassionati dei giochi con forti componenti ”open world”, agli intrecci narrativi che prendono ispirazione dal mondo dei Comics, agli appassionati di superpoteri e delirii di onnipotenza e ai cacciatori di tesori incalliti.
Sconsigliato a: chi predilige trame particolarmente articolate e profonde e a chi non sopporta la struttura “free roamig, “open world” o in qualsiasi altro modo la si voglia chiamare.


Ratchet & Clank: A Spasso nel Tempo

A due anni dall’ultimo episodio ufficiale, escludendo l’espansione “Alla ricerca del tesoro”, torna l’ormai mitico duo in uno degli episodi meglio riusciti sfornati dal team californiano, che li vede in lotta, è proprio il caso di dirlo, contro il tempo per salvare l’intero universo.
Ratchet, affiancato per questa occasione dal Generale Azimuth, superstite della razza dei Lombax come il nostro protagonista, e dallo strambo “eroe” Qwark, parte alla ricerca dell’amico Clank, rapito dalla misteriosa razza degli Zoni, e caduto nuovamente nelle mani del Dott. Nefarious, uno degli antagonisti storici della saga, che cerca di sfruttare le conoscenze del piccolo androide per poter governare il “Grande orologio”, una struttura capace di manipolare il corso degli eventi.
Il gioco ci da la possibilità di seguire i progressi della storia da entrambi i punti di vista sia di Ratchet che di Clank, quest’ultimo per la prima volta protagonista assoluto della scena alla pari del compagno, e non relegato a ruoli secondari come in passato.
La struttura benché sempre riconoscibile e non troppo distante dai predecessori, vede diverse aggiunte gradite, come la scelta di rendere utilizzabile l’astronave di Ratchet in vere e proprie sessioni che un po’ ricordano Starfox della Nintendo, con tanto di potenziamenti e boss da abbattere. Finalmente anche le varie locazioni sono state collegate tra loro in una sorta di Hub centrale, che crea nuove libertà di esplorazione inedite alla saga, grazie a tanti “mini livelli” strutturati in modo non troppo distante da un peso massimo come Super Mario Galaxy, che costellano i viaggi tra i mondi principali. Non temano comunque i seguaci storici del marchio, in quanto tutti i punti di forza dei vecchi episodi, cioè livelli estesi ed ingegnosi, un arsenale tanto bizzarro quanto devastante, una grande realizzazione tecnica e tutto lo humour da sempre presente, anche in questa nuova sfida si ripresentano in dosi massicce.

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Consigliato a: Amanti delle avventure, degli sparatutto, seguaci della serie dai tempi della ps2
Sconsigliato a: Chi non ha apprezzato i precedenti episodi, chi si aspettava rivoluzioni epocali, giocatori esperti, che potrebbero trovarlo troppo semplice

Assassin's Creed 2

L’Italia, il rinascimento, e una lama nella folla. Assassin’s Creed II porta alle estreme conseguenze il gameplay del suo già ottimo predecessore e reinventa, letteralmente, un genere, facendo fare agli action game un salto di qualità ormai già storico. Arrampicarsi su Palazzo della Signoria per ammirare le dolci colline toscane che si stagliano verso San Gimignano, mentre sotto di noi Firenze brulica di vita, commerci e intrighi riempie Assassin’s Creed II di una poesia difficilmente replicabile. La cura per il dettaglio, la passione del team di sviluppo e la grandiosità di una trama che ci accompagna attraverso le tre città più significative del ‘500 italiano, rendono questo masterpiece targato Ubisoft un gioco irrinunciabile in qualsiasi softeca. Se nel suo predecessore si poteva lamentare una certa ripetitività nelle missioni e un sistema di combattimento non sempre perfetto, in questo titolo ogni difetto è stato corretto. Gli assassinii sono complessi, diversificati fra loro e più impegnativi che mai, mentre le nuove armi garantiscono una varietà complessiva molto maggiore. Assassin’s Creed II va giocato, senza se e senza ma, si può discutere sulla realizzazione, su qualche sbavatura (minima), ma non sull’importanza del progetto che si inserisce di diritto fra le poche promesse mantenute di questa generazione fin troppo condizionata dalle aspettative.

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Consigliato a: chi ama gli action in terza persona, apprezza le ambientazioni italiane.
Sconsigliato a: chi ha odiato il primo capitolo.

Call of Duty: Modern Warfare 2

Intenso, adrenalinico, colossale. Il sequel diretto di Call of Duty 4, sviluppato con dovizia dai sempre ottimi Infinity Ward ci riporta ai nostri giorni, nel bel mezzo della terza guerra mondiale, a combattere prima sul suolo Americano e poi ai quattro angoli del globo, nel tentativo di sventare i piani di dominio della nuova russia. Forte di un comparto tecnico di assoluta eccellenza e di un gameplay, almeno in single player, che fonde mirabilmente azioni scriptate e momenti di grande avventura, Modern Warfare 2 è il nuovo metro di paragone per gli sparatutto in prima persona e, certamente, riceverà altri seguiti negli anni a venire. Un titolo imprescindibile dunque, a patto però, di accontentarsi di una storia principale che dura poche ore, il gioco infatti da il meglio di sé in multiplayer e, almeno mentre scriviamo, i server sono già presi d’assalto dai giocatori di tutto il mondo, ansiosi di sfidarsi fra Rio de Janeiro, una Washington data alle fiamme e le piattaforme petrolifere del mare di Barents.

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Consigliato a: tutti gli amanti dei giochi d’azione, a chi vuole un’esperienza canonica ma appagante.
Sconsigliato a: chi non sopporta gli FPS e ai giocatori che non amano le scene troppo forti.

Rhythm Game

Band Hero

Se avete sempre sognato di fare il cantante o di suonare in un gruppo rock/pop il vostro strumento preferito, scalando le classifiche con le vostre strabilianti performance, quest'anno Activision vi viene (ancora una volta) in soccorso, con un nuovo capitolo del brand Guitar Hero, adatto però a gusti meno "metallici". Band Hero riprende infatti le ormai collaudate meccaniche tipiche della serie, permettendovi di utilizzare fino a quattro strumenti tra chitarra, basso, batteria e microfono, con la differenza che questa volta il genere musicale trattato è decisamente più soft, destreggiandosi tra pop e rock leggero.
Si parla quindi di artisti come: Maroon 5, No Doubt, Janet Jackson, Robbie Williams, Kylie Minogue, David Bowie, Duran Duran, Spice Girls, giusto per citarne alcuni tra i più famosi sulla scena musicale internazionale.
Il gioco in sé è sempre il buon vecchio Guitar Hero: il giocatore dovrà dimostrare manualità, tempismo e senso del ritmo, cercando di suonare quante più note possibili, tra quelle che il gioco via via gli invierà, pena la fine prematura della partita. Disponibile sia in versione solo gioco (nel caso si disponesse già degli strumenti da un precedente GH), sia con la sola chitarra ad affiancarlo, senza dimenticare il mega-pacco contenente il gioco più tutti i 4 strumenti, Band Hero assicura ore di strimpellate sia in solitaria che soprattutto in compagnia, grazie alle numerose modalità e alla possibilità di scegliere un livello di difficoltà separato per ogni giocatore. Suonare una canzone con la band al completo è un'esperienza da provare, e la possibilità di entrare/uscire dalla partita senza che il brano si interrompa permette veramente a chiunque di divertirsi.

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Consigliato a: ovviamente gli amanti della serie; gli amanti del genere musicale in partcolare; chi non ha mai provato un Guitar Hero e cerca un titolo dal gameplay semplice ma profondo al tempo stesso; chi cerca un titolo da giocare con gli amici, anche se non esperti.
Sconsigliato a: chi non apprezza il genere musicale trattato da BH, per i quali è piuttosto consigliato un altro titolo della serie (o dell'antagonista Rock Band); chi predilige gameplay lenti e ragionati... BH è l'esatto opposto!


Rock Band Beatles

Inutile negarlo, fin dall’uscita del primo Guitar Hero su Playstation 2, molti di noi aspettavano solo l’uscita di un titolo con le canzoni dei Beatles. Finalmente, dopo anni di attese, smentite e mezze conferme, Harmonix ed EA hanno compiuto il miracolo portando i Fab Four sulle nostre console, con un set di strumenti che può far impazzire qualunque appassionato di periferiche. Lavorando in maniera certosina sul design, il lavoro di Harmonix è più di un gioco, è un atto d’amore in piena regola verso i ragazzi di Liverpool che coniuga l’estro della loro musica con una riscoperta della moda degli anni 60 - 70. Una lezione di storia contemporanea e un pezzo di leggenda che entra nelle nostre case. Da avere assolutamente.

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Consigliato a: chi Yesterday voleva la Revolution e oggi si commuove mentre la sua chitarra suona dolcemente.
Sconsigliato a: chi non sa chi siamo i Beatles.



DJ Hero

Dopo aver rilasciato, questo stesso anno, sia Guitar Hero 5 che il più colorato Band Hero, Activision insiste sul fronte dei Rhythm Game sviluppando DJ Hero. A bassi e chitarre si sostituisce dunque un piatto per effettuare Skratch, con tre pulsanti ed una leva per il cross fading. Nonostante gli iniziali scetticismi, il gameplay del nuovo Dj Hero si mostra complesso ed appagante, in grado di divertire per lunghe sessioni di gioco tanto i neofiti quanto i maniaci del bemani, che fra picchi acustici e skratch direzionali dovranno vedersela con un bel po' di variabili. Il prodotto manca un po' di profondità invece per quanto riguarda modalità e struttura, e l'unica nota di merito, a fronte dell'assenza di una campagna ben congegnata, è la possibilità di eseguire duetti con piatto e chitarra. Esemplare è la selezione di brani: i mix eseguiti da Dj professionisti sono creativi e piacevolissimi da ascoltare. Dj Hero viene venduto in bundle con la periferica, e per molti potrebbe essere un investimento abbastanza oneroso, vista l'incertezza sulla volontà del publisher di rilasciare altri episodi. Ma al di là di questo, il titolo è un Rhythm game a suo modo innovativo e originale, che non può mancare nelle softeche degli appassionati.

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Consigliato a: Chi ama le periferiche aggiuntive, chi cerca -dopo anni di dominio incontrastato di chitarre e batterie - un nuovo gingillo con cui divertirsi a suon di musica
Sconsigliato a: Chi non vuole spendere soldi per costosi add-on hardware, e chi proprio non sopporta il mondo Underground di Dj e Club

Racing Game

Colin McRae Dirt 2

Anche Codemasters quest'anno propone un Racing Game interessante, dopo aver incantato la platea con Grid. Colin Mcrae Dirt 2 è un gioco decisamente accattivante, esplicitamente dedicato alle gare Off-Road, in cui si pilotano Quad, Atv e auto da Rally su circuiti reali o inventati. A colpire è soprattutto la struttura di gioco, ricchissima di eventi, tipologie di gare, categorie di veicoli e obiettivi da completare. Dirt riesce nell'intento di far respirare all'utente l'atmosfera di un tour rallistico, coinvolgendolo ed invogliandolo a proseguire.
Resta però da precisare qual'è la natura del titolo: nonostante siano molte le impostazioni per regolare il livello di difficoltà, il comportamento degli avversari e della propria vettura, Dirt 2 non elimina mai del tutto un'impostazione evidentemente arcade, in cui gestire i sovrasterzi è davvero molto facile ed il comportamento del mezzo appare sempre “stilizzato”. Gli amanti della simulazione devono quindi aspettare ancora (magari quel GT 5 che al suo interno includerà anche la WRC). Eppure, Dirt 2 resta un prodotto fortemente consigliato, per chi cerca un'esperienza longeva, divertente e veloce.

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Consigliato a: Chi vuole un prodotto soprattutto vario e ricco di modalità, che sappia trovare un suo punto di forza anche nell'atmosfera di gioco, nonostante sia un Racing Game
Sconsigliato a: Chi cerca realismo e simulazione a tutti i costi.


Need for Speed: Shift

Dopo la mezza delusione di Pro Street e Undercover, la serie firmata EA decide di abbandonare le vecchie spoglie e rinnovarsi totalmente. Need For Speed Shift è il risultato di un processo che ha trasformato un racing game arcade ed esibizionista in un più moderatola simulazione, quella che abbiamo definito la “terza via” del racing game. Non aspira al realismo “senza se e senza ma”, bensì alla diffusione di un modello di guida verosimile e intrigante, che sappia divertire appassionati di auto e nuovi utenti in cerca di una sfida non superficiale. EA riesce nell'intento, e la brusca virata della sua serie automobilistica è una di quelle da ricordare negli annali del videogioco. Shift è un prodotto che va saputo interpretare ed inquadrare nell'ottica opportuna: godere senza patemi e senza lungaggini di un racing game impegnativo e coinvolgente non è cosa da poco. Ma, prima di tutto, Shift è un prodotto divertente, che incasella in una struttura stimolante un gameplay raffinato e vivace. Il look di alto livello ne fa a tutti gli effetti un nuovo esponente di spicco della sua categoria.

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Consigliato a: Chi cerca un'esperienza modulare, che possa trasformarsi a seconda delle necessità in un divertimento leggero o impegnare a fondo per la bontà di un sistema di guida non sempre permissivo
Sconsigliato a: Chi cerca un'esperienza simulativa senza mezzi termini, o chi non ama la stana commistione fra arcade e simulazione.

Brutal Legend

Se esiste un titolo che un appassionato di musica Metal deve possedere assolutamente questo è Brutal Legend. Non esiste infatti altro gioco sulla faccia della Terra capace di cogliere con tale ironia e precisione il punto di vista di uno dei mondi più affascinanti della musica.
Le particolarità più grandi del titolo e i suoi pregi più evidenti sono l'ambientazione, l'atmosfera e lo stile che raggiungono una qualità altissima. L'intero gioco è infatti un sentito tributo alla musica Rock e Metal, dal mondo di gioco pregno di tutta la simbologia del genere alla colonna sonora, passando per tutti i buffi personaggi presenti e star d'eccezione come Ozzy Osbourne e Rob Halford.
Il giocatore vestirà i panni del simpaticissimo Eddie che, tra una battuta di spirito e una schitarrata, sarà chiamato a combattere contro l'esercito dei demoni e i loro alleati al fine di liberare la sacra terra del Metal dalla tirannia e dalla musica commerciale.
Brutal Legend è un gioco d'azione semplice ed immediato, che unisce al combattimento fasi di esplorazione e di strategia. Quest'ultima consiste nel guidare il proprio esercito alla conquista del palco musicale nemico, scegliendo le truppe da creare e impartendo a queste semplici ordini.

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Consigliato a: tutti gli appassionati del genere Metal, delle ambientazioni curate e degli approcci ironici e divertenti alla narrazione.
Sconsigliato a: chi cerca un gioco che impegna a lungo e un sistema di combattimento vario e profondo.

Batman: Arkham Asylum

Recentemente tornato in auge al cinema, Batman conquista anche il mondo del videogame con uno dei migliori prodotti dell'anno, imperdibile sia per i fan, sia per chi non vuole lasciarsi sfuggire un’avventura in terza persona divertente, completa ed appagante. Forte di una sceneggiatura originale cui ha collaborato anche Paul Dini (nome storico del mondo dei fumetti) il gioco segna una svolta epocale per i solitamente mediocri titoli su licenza, offrendo quanto di meglio disponibile nel panorama videoludico attuale: trama solida, grafica eccelsa, personaggi carismatici, azione sfrenata, ma anche sessioni di infiltrazione silenziosa ed esplorazione, un mix che non mostra punti deboli e stupisce per la qualità sempre elevatissima. Il tutto nel più puro stile Batman, il cui universo è replicato con cura maniacale, dai rivali storici con cui ci scontreremo ai numerosi e gustosi gadget tecnologici utilizzabili, tra cui il fidato batarang (il boomerang a forma di pipistrello). Nell'avventura, ambientata nel manicomio di una cupa Gotham City, impersoneremo infatti l'Uomo Pipistrello alle prese con uno dei complicati piani del folle Joker, pronti non solo a lottare per la vita ma anche ad indagare (con sessioni che richiamano CSI) sulle intenzioni del pericoloso criminale. Preponderanti sono le fasi di combattimento a mani nude, immediate, frenetiche e spettacolari, intervallate da scenari in cui è privilegiata l'azione furtiva per mettere KO le guardie armate: attendere appollaiati a testa in giù che il primo malcapitato giunga a tiro e stordirlo è eccitante, ma è solo il primo passo..sparire prima che i compagni accorrano, sentire la loro paura, studiare le loro mosse e infine colpire a sorpresa, eliminandoli uno ad uno, in silenzio, è un'esperienza decisamente entusiasmante!

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Consigliato a: tutti, senza distinzione. La struttura variegata, la giocabilità quasi perfetta, la cura per ogni dettaglio, e infine il grande numero di possibilità offerte al giocatore rendono Batman Arkham Asylum una delle migliori avventure action del 2009. Per i fan del cavaliere oscuro poi è un acquisto obbligato!
Sconsigliato a: chi proprio non sopporta Bruce Wayne, e le ambientazioni gotiche e molto cupe. E a tutti coloro che non transigono sul multiplayer e sul gioco online, perché Batman Arkham Asylum va goduto rigorosamente da soli.

Borderlands

Borderlands è quella che definiremmo un Sleeper Hit. Bistrattato in fase di produzione, ha corso seriamente il rischio di rivelarsi un First Person Shooter come tanti, senza arte né parte. Poi 2K ha deciso di dare una sferzata al progetto, rivoltandolo da capo a piedi. Da uno Sci-Fi serioso e maturo, Borderlands si è trasformato in uno shooter diretto ed irriverente, colorato e immediato fin dal comparto visivo, che è interamente costruito con un cell shading impeccabile. Dal punto di vista ludico, Borderlands mescola le dinamiche ruolistiche con quelle dello sparatutto in prima persona, permettendo all'utente di interpretare una delle quattro classi disponibili, così da delineare l'approccio più consono ai propri gusti. Ogni classe ha una specifica abilità speciale ed un proprio Skill Tree che permette di specializzarsi in diverse operazioni, per diventare cecchini provetti o perfetti mitraglieri di supporto. Il punto di forza di Borderlands, oltre alle ambientazioni vastissime ed intricate, alla longevità sconfinata, è il multiplayer cooperativo, che permette a quattro giocatori di scorrazzare per le Arid Badlands o per l'isola dei non-morti di Dr. Ned (il primo DLC del gioco). Dinamico e immediato, perfetto per sessioni disimpegnate o per una “second run” mirata al grinding, Borderlands sarà senza dubbio il punto di partenza per progetti futuri ancora più ambiziosi.

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Consigliato a: Ama il multiplayer cooperativo, e cerca un FPS che sappia irretire senza necessariamente raccontare una storia complessa. Adora il sistema di crescita dei giochi di ruolo, ma non i tempi morti del loro Battle System
Sconsigliato a: Da un FPS cerca un'IA raffinata, non vuole spazientirsi a sperimentare le abilità delle varie classi
Dragon Age: Origins

Ultimo parto di Bioware prima dell’arrivo di sua maestà Mass Effect 2, Dragon Age è un gioco di ruolo enorme, la cui estetica, che pesca a piene mani dal Fantasy classico, riscopre il lato oscuro del genere, catapultandoci in un mondo buio, violento e sanguinoso, dove antichissimi equilibri stanno per essere distrutti. Con sei possibili inizi e altrettanti finali, il gioco prevede una varietà di azioni pressoché illimitata e non nasconde la sua vocazione “impegnativa”, pretende costanza e mal si presta a partite poco approfondite. Nato con in mente il mercato PC, su console Dragon Age ha delle evidenti difficoltà, in primis nella gestione del party e in secondo luogo ha avuto un sostanziale ridimensionamento del comparto grafico che, purtroppo, gli fa perdere buona parte della sua epicità. Tuttavia il gioco resta uno degli ORPG più interessanti dell’ultimo anno e farà buona compagnia a tutti gli appassionati nelle fredde notti invernali.

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Consigliato a: chi conosce a memoria Tolkien e cerca l’erede di Baldur’s Gate II.
Sconsigliato a: chi non è disposto a passare ore a padroneggiare un sistema di controllo ostico come pochi e a chi non sopporta i problemi grafici.


NBA 2k10

Nel mondo dei videogiochi esistono poche certezze, ma una di queste è sicuramente NBA 2K, serie che ormai da un decennio propone il miglior basket virtuale, migliorandosi di edizione in edizione. E nemmeno quest’anno delude le aspettative, offrendosi più in forma che mai, talmente curato fin nei minimi dettagli da stupire con lo speaker originale di ogni palazzetto e con i giocatori che prima del tiro da tre controllano la linea per assicurarsi di essere fuori dal perimetro! Il cuore del titolo risiede infatti nel maniacale realismo dell’esperienza cestistica, capace di trasferire nel joypad la potenza, i chili e le peculiarità dei giocatori, immersi in un mondo che rasenta la fedeltà assoluta: finte, movimenti e un numero spropositato di schemi e giochi d’attacco regalano una profondità inaudita al titolo, che può a buon diritto vantarsi di un gameplay perfetto. Senza dimenticare la caratterizzazione ossessiva di ogni singolo atleta, riconoscibile e personalizzato in qualsiasi sua movenza e vezzo, accompagnata da una grafica al top (nonostante qualche rallentamento) e da un sonoro letteralmente emozionante. Se a questo aggiungiamo un ritmo lento e verosimile, un’intelligenza artificiale perfetta, e infine una gestione esemplare della stanchezza, si può tranquillamente parlare di simulazione di basket all’ennesima potenza, che trasuda passione e amore per questo sport e soprattutti per i suoi appassionati. Inoltre alle classiche modalità “season” e “associazione” sono presenti altre piacevoli opzioni, quali le sfide nel campetto da strada con vecchi e nuovi campioni e una clamorosa gara di schiacciate, oltre alla possibilità di creare il proprio alter ego per tentare la scalata all’anello. Unico appunto, una gestione delle sfide online non all’altezza.

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Consigliato a: i patiti di basket e NBA, mai così vicini all’esperienza di calcare il parquet dello Staples Center.
Sconsigliato a: chi non conosce la differenza tra post alto e post basso, e a chi cerca un basket accessibile e per tutti. E ovviamente a chi non sopporta il pallone a spicchi.


Tekken 6

Il 2009 è stato un grande anno per i picchiaduro, il migliore da un lustro a questa parte: l'approdo casalingo di Street Fighter IV, la rivelazione di Blaz Blue e infine Tekken 6. Quest'ultimo spezza miracolosamente la catena che lo legava al brand Playstation per assecondare anche gli irrefrenabili istinti pugilistici degli utenti di Xbox 360.
La giocabilità del sesto Iron Fist Tournament si rivela notevolmente più profondo di quello, già ottimo, del prequel, grazie all'introduzione di piccoli accorgimenti tecnici, favoriti largamente dalla maggior capacità di calcolo di Playstation 3 e Xbox 360.
A questo si aggiunge un cast stellare, composto da oltre quaranta lottatori con ben sei new entry, tra cui spiccano Lars e Alisa Boskonovitch direttamente dalla versione da sala giochi di Tekken 6 Bloodline Rebellion (l'aggiornamento del picchiaduro Namco uscito lo scorso anno su sistemi arcade).
Il titolo, però, non è esente da difetti, primo fra tutti una modalità online raffazzonata sia via Live che Playstation Network: le difficoltà nel mettere in piedi un valido scontro con un avversario distante da un paio di chilometri a due/tre continenti sono sempre le medesime e coinvolgono alla meglio problemi di lag, alla peggio improvvise disconnessioni di entrambi gli sfidanti.
Non aiuta di certo, purtroppo, la modalità “Campagna” che attorno a una struttura narrativa articolata mette in piedi una serie di livelli stile picchiaduro a scorrimento non così esaltanti come potrebbe sembrare.
Tekken 6 riesce a catturare il meglio della serie presentando una modalità arcade appagante, profonda e ben mirata: la grafica fotorealistica viene esaltata da una serie di scie luminose ed effetti cromatici di grande rilievo, mentre tutto attorno la furibonda lotta imperversa in un turbinio di faide e rivalità in un ormai decennale susseguirsi.

Link alla Recensione di Everyeye

Consigliato a: i fan della serie, che si contano a migliaia non solo tra gli hardcore gamer e appassionati di risse digitali, per il suo carattere vigoroso che non tradisce le origini della serie; la grande accessibilità verso il gameplay rimane un punto a favore della serie, sempre pronta a smuovere grigi pomeriggi tra amici, padri-figli e, perchè no, nonni-nipoti.
Sconsigliato a: tutti quelli che di pestaggi, emo, orsi, vecchi redivivi, lolita robot, non sanno davvero che farsene. Ma anche a quelli che pretendono un certo qual numero di ben fatte modalità extra, nonchè una valida modalità online.


Resident Evil 5

Dopo un episodio venerato come il quarto, l’attesa altissima per questo ennesimo capitolo dell’infinita lotta tra gli ex-agenti della S.T.A.R. e le varie mostruosità create da virus sempre più pericolosi, è finalmente finita in primavera per le console Hd e per Pc.
Le vicende, ambientate in svariati luoghi di un’ipotetica Africa, ci rivedono nei panni di Chris Redfield e dell’affascinante Sheva Alomar investigare attorno ad un certo Ricardo Irving, pronto a vendere al mercato nero una nuova e devastante arma biologica. Ben presto da questo antefatto i 2 verranno coinvolti in un susseguirsi di eventi, ritorni improvvisi di vecchi personaggi (che faranno felici i fan della serie di vecchia data) nemici sempre più grossi e cattivi, aberrazioni, mutamenti e finalmente un finale che porta al tanto agognato scontro decisivo contro il nemico di sempre, Albert Wesker. Il gioco si basa principalmente su quanto introdotto da Resident Evil 4, con il sistema di controllo del personaggio, l’uso delle telecamere e la struttura generale dell’avventura, quasi importati di peso, aspetto questo aspramente criticato da molti come un’eccessiva copia a discapito di una vera innovazione della saga.
Sebbene afflitto (nelle versioni per console) da alcuni problemi grafici e da una certa ripetitività delle situazioni proposte, la grande atmosfera, la discreta longevità e l’alto grado di coinvolgimento rendono comunque molto valido il titolo in questione, tra i massimi esponenti del genere, ormai votato all’azioni a discapito del genere dei servival horror, e grazie anche all’introduzione della possibilità di affrontare l’intero gioco in compagnia di un amico, sia online che in splitscreen, viene conferita all’esperienza un fascino cooperativo introvabile nei precedenti episodi.

Link alla Recensione di Everyeye

Consigliato a: fan della saga, amanti degli action game.
Sconsigliato a: chi si aspettava un rinnovamento da Resident Evil 4, chi non è particolarmente avvezzo al genere, chi cerca una storia profonda.


Fight Night Round 4

Se siete appassionati di titoli sportivi, non potete lasciarvi scappare Fight Night Round 4, una delle poche simulazioni pugilistiche disponibili sul mercato. Recuperando il gameplay del terzo episodio, il quarto capitolo lo affina e lo migliora, adagiando sulle leve analogiche l'intera gamma di pugni e movimenti che compongono un set raffinato di possibilità Il gameplay, estremamente ben bilanciato, unisce tecnica, tattica, spirito d’osservazione, riflessi, spingendoli al limite dei sessanta frame al secondo.
L’azione non è però asettica e ripetitiva, dato che un’abbondante serie di variabili conferiscono non solo ad ogni combattimento ma addirittura ad ogni pugno una sua “storia”, del tutto particolare.
Superata la paura per la ripidità della curva d’apprendimento, l’appagamento fornito da una delle esperienze ludiche più interessanti del momento sarà cospicuo e duraturo, vista la longevità della carriera offline e del campionato mondiale online.
Se a tutto questo aggiungiamo il comparto tecnico stellare di cui Fight Night Round 4 è dotato ecco che il quadro, capace di ri-definire il genere d’appartenenza e promuovere a capolavoro la produzione, è completo.

Link alla Recensione di Everyeye

Consigliato a: Tutti gli appassionati della nobile arte, che potranno trovare un titolo finalmente degno di rappresentare la profondità e la complessità di questo sport.
Sconsigliato a: Chi non ama particolarmente gli sport di combattimento, e si lascia scoraggiare da una curva di difficoltà abbastanza ripida inizialmente.

Street Fighter 4

L'attesa è stata lunga, estenuante, speranzosa, ma alla fine uno dei videogame più sognati, bramati, attesi è finalmente giunto. Non parliamo, purtroppo, di Shenmue III, ma bensì di Street Fighter IV.
Dopo circa quindici anni dalla pubblicazione del terzo capitolo, Capcom riporta i suoi lottatori da strada nel luogo in cui si trovano più a loro agio...la strada, appunto. Dopo il grande successo della versione arcade del 2008, il quarto capitolo del picchiaduro più famoso (e più giocato) di sempre approda su sistemi casalinghi con tante novità. A cominciare da un rooster allargato che vede l'inserimento di importanti personaggi assenti nella versione da sala giochi come la biondissima Cammy, la simpatica Sakura, il maldestro Fei Long, ecc... Ogni personaggio inoltre vanta due proprie sequenze (in apertura e in chiusura dell'arcade mode) realizzate in stile anime dal rinomato Studio 4C.
A livello di modalità si segnalano un apprezzabile “Challenge Mode” (serie di sfide con particolari richieste) e un discreto “online mode” (lontano ancora dalla perfezione, ma perlomeno il lag si vede solo raramente).
Street Fighter IV è un ottimo picchiaduro perchè riesce a coniugare l'ottimo comparto grafico, un toon shading di grande impatto capace di trasportare l'esperienza bidimensionale di Street Fighter II in un ambiente tridimensionale, con un gameplay tanto semplice quanto profondo. Il sistema di controllo incentrato sui sei tasti (tre pugni, tre calci) è il medesimo dei capitoli precedenti, ma viene ulteriormente approfondito dall'introduzione delle Ultra Combo (ribaltano momenti di crisi in inesplorate vie per la vittoria) e i focus attack (il combattente assorbe il colpo avversario e glielo restituisce potenziato. Di fatto sostituisce il sistema di parry di Street Fighter III). Per quanto tali introduzioni favoriscano il giocatore alle prime armi, in realtà queste finiscono per disturbare i giocatori navigati, che hanno fin qui apprezzato la grande dedizione richiesta dalla serie, ben sintetizzata dal motto “easy to play, hard to master”.
Nonostante l'ottimo lavoro svolto da Capcom nel trasportare Street Fighter IV su sistemi casalinghi e su PC (giudizio formulato a seguito di diversi “incerottamenti” via patch), la casa nipponica ha già annunciato per la primavera 2010 un “seguito” del suo picchiaduro: Super Street Fighter IV, il quale introduce nuovi personaggi (alcuni inediti, alcuni ripescati da Street Fighter II The New Challenger), una corposa revisione del combattimento online e il ritorno dei Bonus Stage (sorta di minigiochi dove sarà richiesta la massiccia distruzione di auto, barili, ecc... a suon di calci, pugn, palle di fuoco).

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Consigliato a: i fan dei picchiaduro, bidimensionali, tridimensionali, perchè si troveranno di fronte un prodotto capace di appassionarli per mesi e mesi. Ma anche coloro che con Street Fighter hanno sempre avuto scarsa dimestichezza: il quarto episodio è anche e sopratutto per voialtri.
E infine è il titolo perfetto per chi non ha mai dimenticato i pomeriggi passati con gli amici davanti a quel leggendario cabinato...
Sconsigliato a: chi cerca un videogioco più scenografico che ludico, chi desidera vivere grandi avventura di centinaia e centinaia di ore; Street Fighter IV è un videogame puro e sopratutto debitore della filosofia arcade.

FIFA 10

Bando ai preamboli e agli scetticismi, Fifa 2010 è il calcio come mai l’avevate visto su console, nonché la miglior simulazione sul mercato: dopo qualche anno passato a rinnovare e rifinire la propria visione di gioco EA ha finalmente centrato l’obiettivo, sfornando un titolo che fa gridare al capolavoro. Pad alla mano si avverte subito la portata rivoluzionaria di questo nuovo capitolo, con l’abolizione dei famigerati “binari” che rendevano limitate e macchinose tutte le esperienze precedenti. Libertà a 360° dunque, di movimento e di giocate, perché quest’intelaiatura consente il controllo pressochè totale di ogni mossa, grazie anche all’implementazione di un sistema di comandi profondissimo e reattivo. La sensazione di poter fare quanto calcisticamente possibile sul prato verde è entusiasmante e appagante, anche se occorre impegno per padroneggiare a dovere tutte le potenzialità del gameplay. L’impostazione simulativa si fregia inoltre di una velocità realistica, di una fisicità pesante e soprattutto di animazioni sbalorditive, che rendono fluida e credibile qualsiasi situazione. La bellezza delle movenze e dei gesti atletici è supportata da un comparto tecnico di prim’ordine sia per grafica che per sonoro, sporcato solo dalla spenta telecronaca di Caressa e Bergomi. La fisica del pallone è stata riscritta e pur non raggiungendo la perfezione (specialmente in alcuni cross) si presenta molto verosimile e contribuisce ad una riproduzione fedele delle partite. A fronte di tutte le caratteristiche eccellenti sopracitate il punto di forza di Fifa 2010 risulta sicuramente la giocabilità votata alla simulazione, ben coadiuvata dalle numerose opzioni offline e online, tra cui la possibilità di sfidarsi 10vs10, oltre ai numerosi filtri per selezionare i propri avversari in base a squadre e comandi utilizzati. E per approfondire ulteriormente il gioco è presente un’impostazione di controllo manuale raffinata e curatissima, che permette di gestire in completa autonomia potenza e direzione di tiri, passaggi e lanci, a costo di tanti sacrifici ma con gratificazione massima.

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Consigliato a: chi da qualche anno ha perso il feeling con il pallone virtuale, e a tutti quelli che sognano un’esperienza calcistica che combini libertà e simulazione ai massimi livelli
Sconsigliato a: chi cerca una giocabilità immediata e accessibile, perché Fifa è “diverso” e difficile da padroneggiare in profondità, e può apparire frustrante a prima vista

The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena

Qualche anno fa, uno strana avventura in prima persona, basata sul film Pitch Black, ammaliò gli utenti Xbox, dimostrandosi -nonostante fosse un semplice TieIn- un'esperienza profonda ed appassionante, varia e capace di mescolare frenetiche sparatorie e sessioni stealth. Oggi quell'avventura torna su Xbox 360, rimasterizzata in HD e accompagnata dal suo seguito ufficiale. Tanto per iniziare è dunque davvero apprezzabile l’idea di mettere a disposizione dell’acquirente praticamente due giochi invece di un solo, soprattutto quando entrambi gli episodi sono accompagnati da una trama avvincente e da una sceneggiatura memorabile. Davvero vario e ricco è poi il gameplay, che si mantiene inalterato anche in Assault on Dark Athena, il secondo capitolo inedito: in questa saga sono implementati sapientemente tutti i caratteri tipici di vari generi, per creare una commistione davvero convincente. E' soprattutto l'integrazione di meccaniche Stealth che ravviva l'avventura, impegnando le capacità tattiche e strategiche dell'utente. Ma non mancano innesti meno classici, per una varietà che è davvero il punto di forza del prodotto. Tecnicamente il gioco soddisfa appieno tutte le aspettative, intrecciando una buona realizzazione con un ottimo level design. The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena è un gioco vivamente consigliato a tutti gli utenti, specialmente ai più esperti e navigati. L’alto livello di sfida richiederà un forte impegno, l’ottima realizzazione tecnica ed il gameplay avvincente vi terranno incollati allo schermo per ore e ore.

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Consigliato a: Chi cerca un'avventura come quelle di un tempo, che sappia valicare la logica di genere per fondere assieme aspetti peculiari di varie macrocategorie.
Sconsigliato a: Chi non ama Vin Diesel e la sua spacconeria, o il contesto sci-fi di Pitch Black

Kid Game! EyePet

Dedichiamo questo paragrafo ad un titolo molto particolare uscito di recente ed esplicitamente dedicato ai più piccoli. Ci riferiamo ad EyePet, non un vero e proprio videogioco, ma una piccola intelligenza artificiale interattiva sulla scia di quello che fu Nintendogs. Le differenze con la produzione Nintendo sono moltissime, e quest'ultima resta ancora imbattuta, soprattutto per l'esemplare capacità di proporre fasi specificatamente ludiche che mancano invece nel titolo Sony. Ma per i bambini di tenera età, e per le famiglie desiderose di passare un po' di tempo insieme in maniera non convenzionale, EyePet potrebbe risultare un titolo interessante. Le interazioni con la piccola scimmietta che è protagonista indiscussa della scena, infatti, avvengono tutte tramite la telecamera della Ps3 (venduta in Bundle ad un prezzo decisamente opportuno). Con lei si può giocare senza impegno, sfruttando diversi oggetti, oppure è possibile cimentarsi in numerose sfide e minigiochi. Si nota, data la semplicità delle attività e la loro varietà (bisogna infatti disegnare e cantare, fra gli altri), una funzione quasi “didattica” del software. Allo sguardo di un padre, quindi, EyePet potrebbe essere un regalo perfetto per i propri figli, un sistema per divertirsi in loro compagnia, insegnandogli che la Televisione ed il Videogioco non sono vettori soltanto di un divertimento passivo, di un'esperienza esclusivamente spettatoriale. Visto il prezzo moderato del pacchetto (Software + Telecamera), la mattina di questo Natale il piccolo EyePet potrebbe correre nei salotti di molte famiglie.

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Consigliato a: Chi ha un figlio piccolo, e vuole fargli passare qualche ora (ma sempre senza esagerare) di fronte ad un software stimolante e curioso
Sconsigliato a: Chi cerca un videogioco, e non un software interattivo

Import!

Demon's Soul

Disponibile attualmente solo per il mercato Usa e Jap, Demon's Soul è un Action Rpg esemplare, sviluppato con dedizione e passione. Si tratta di un prodotto che aderisce al canone ruolistico più intransigente, mescolando alla necessità di studiare statistiche e strategie di combattimento, quella di applicarsi con costanza alla causa del “grinding”, sviluppando lentamente il proprio personaggio. E difficile dunque consigliare il titolo “senza se e senza ma”: diremmo infatti che il suo più grosso “limite” nasce dal suo pregio più importante: è un prodotto difficile (parecchio), e vi farà sudare, impegnandovi come solo i giochi d'un tempo sapevano fare. Eppure siamo dell’idea che senza questo elevato livello di sfida non sarebbe stato lo stesso gioco, ma solo il classico hack’n’slash ambientato in un epoca medievale. Invece, siamo felici che From Software abbia voluto letteralmente fregarsene dello stereotipo dei prodotti di questo genere, regalando al pubblico Playstation 3 un videogioco di ottima fattura, appagante, dalle atmosfere evocative e affascinanti e caratterizzato da un ottimo comparto ludico. Demon’s Souls sarà in grado di accompagnarvi per oltre trenta ore di pura avventura, nel senso letterale del termine. Considerando anche le inedite possibilità offerte dalla presenza di un mondo online persistente, in cui -direttamente e indirettamente- i giocatori cooperano, si può affermare di trovarsi di fronte ad uno dei migliori titoli esclusivi per il monolite Sony e, forse, davanti alla sorpresa più grande e inaspettata di questa generazione. Se non amate i titoli eccessivamente difficili ed impegnativi, lasciate perdere. Potreste odiarlo, e questo gioco non merita affatto un sentimento del genere.

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God of War Collection

Mentre noi poveri europei dobbiamo aspettare almeno fino a primavera, in USA è già uscita la God of War Collection, contenente, nell’attesa del terzo episodio, i primi due capitoli della serie. Possedere questo piccolo gioiello è di certo un imperativo per tutti i fan della saga. Del resto God of War ed il suo seguito sono fra gli action game più acclamati della recente storia video ludica. All'epoca della sua uscita, nel 2005, il furioso hack 'n' slash firmato Santa Monica rimodellò d'un colpo quelli che erano i canoni del genere, mescolando con sapienza una progressione finemente diretta, un incedere coreografico e spettacolare, con un parco mosse discretamente nutrito e vario, ma che concedesse, soprattutto ai livelli di difficoltà canonici, ampio respiro ai giocatori meno tecnici. Dei due titoli inseriti nella collezione, il primo sente ovviamente il peso degli anni e della sua vecchia natura da sleeper hit, ostentando oggi difetti macroscopici che è impossibile non ignorare. Il secondo episodio, invece, si fa giocare ancora piacevolmente, per una longevità sopra la media, un comparto coreografico eccellente, e l’immersione in un contesto mitologico rivisitato in maniera creativa e razionale. Visto il prezzo concorrenziale della Collection, l’importazione è seriamente consigliata.

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Consigliato a: Chi non ha mai giocato ai primi capitoli per Ps23, e vuole sperimentare una formula riuscita sentendo un po' meno il peso della tecnica invecchiata
Sconsigliato a: Chi cerca un action game tecnico alla stregua di Ninja Gaiden, o chi non ama la violenza

Sotto l'albero digitale: il meglio del Digital Delivery

Il Playstation Network, soprattutto nella prima parte dell’anno, ha dimostrato un’eccezionale vitalità, ospitando una serie di progetti indipendenti e di prodotti sperimentali, davvero alternativi rispetto ai titoli mainstream che seguono le logiche della distribuzione classica. Moltissime sono state le esclusive, scaricatissime dal numero sempre crescente di utenti.

Fra i prodotti più interessanti usciti a inizio anno, è impossibile non citare Flower. Si tratta, più che di un videogioco, di un’esperienza sinestetica, un viaggio di luce e colore attraverso una storia raccontata con la strana magia di una poesia interattiva. E’ un prodotto particolare, in cui la vena video ludica è completamente sovrastata dalla necessità di una sperimentazione artistica, dalla volontà di narrare un episodio di rivalsa della natura sulla società meccanica dell’uomo. Un titolo difficile da inquadrare, ma assolutamente consigliato.

Altrettanto sperimentale è Nobi Nobi Boy, una sorta di “scacciapensieri” videoludico ideato dai creatori di Katamari Damacy. Il titolo, scaricabile per pochi euro, vi mette nei panni di una creatura allungabile, che deve semplicemente vagare per piccoli scenari ingurgitando tutto quello che trova e dilatando il suo corpo filiforme. Le statistiche di tutti i giocatori connessi ai server vengono sommate dal software, che accumulando miglia sblocca progressivamente vari pianeti da visitare. Un passatempo comunitario per tirar tardi di fronte alla tv.

Uscito sul limitare dell’estate, c’è poi Fat Princess. E’ un piccolo action arcade dedicato al multiplayer competitivo, in cui due squadre di soldati lottano per catturare la principessa della fazione avversaria. Lo stile è eccezionale e trasuda cura da tutti i pori, il titolo è tecnicamente ben fatto, abbastanza longevo e divertente da giustificare i soldi spesi, ma non tutto sembra essere al suo posto. Il prodotto si mostra comunque abbastanza settoriale, divertente solo per gli amanti dell'online gaming.

Chi ama gli scenari bellici della Seconda Guerra Mondiale può optare per Battlefield 1943 della svedese DICE, pubblicato da Electronic Arts: tale Live Arcade si fa fautore di una nuova idea di sparatutto online, facendo scontrare sino a 24 giocatori all'interno di sole tre arene. E' un prodotto che, come Warhawk, si nutre interamente della propria community online: solo quando si consumarono 43 mila uccisioni a livello globale, DICE sbloccò una nuova mappa di gioco.

Trine è poi un curioso ibrido tra platform e puzzle game, concept non nuovo (basta pensare a The Lost Vikings) ma neanche così abusato da risultare stantio, soprattutto oggigiorno. Scopo del gioco è quello di arrivare alla fine dei vari livelli, a scorrimento orizzontale, sfruttando le peculiari abilità di ognuno dei tre personaggi disponibili: il Cavaliere, dotato di spada e scudo, fa della lotta corpo a corpo la sua specialità; il Ladro utilizza l'arco per attaccare ed un rampino per raggiungere piattaforme altrimenti fuori portata; il Mago infine può muovere oggetti e crearne dal nulla.
Ogni livello vedrà tutti e tre i personaggi in gioco (il giocatore ne può controllare uno per volta), ed il sapiente utilizzo delle loro abilità è la chiave per la vittoria. Aldilà dell'aspetto prettamente ludico, Trine incanta con un'estetica da fiaba, piena di effetti speciali a dir poco... natalizi: gli effetti di luce infatti, dai mille colori, si sprecano, illuminando strutture e personaggi ben modellati ed animati. Infine l'ottimo motore fisico che sorregge il tutto (eventualmente aiutato dalle librerie PhysX di Nvidia) dona solidità e strategia, in special modo utilizzando il mago per spostare oggetti qua e là a mo' di piattaforme o per schiacciare qualche scheletro infernale.

Citiamo a margine un piccolo Puzzle game, Critter Crunch davvero meritevole. E' un must buy per tutti gli aficionados del genere e, più in generale, per i giocatori vintage, che non disdegnano una pausa rilassante con un titolo che riscopre e aggiorna agli anni duemila alcuni paradigmi ludici che credevamo scomparsi.