(Dis)Comfort Zone: Outlast 2 Oggi alle ore 21:00

Primo episodio della dis)Comfort Zone dedicata ad Outlast 2!

Speciale Bit Brother - Micromusic

Un viaggio nel mondo della Micromusic assieme a Fabio "Kenobit" Bortolotti

INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il filone della micromusic nasce dall’elettronica, traendo la propria linfa vitale dallo sfruttamento dei chip audio di alcune tra le console più famose del passato, ed è un genere relativamente nuovo ed inesplorato.
All’estero ha già ottenuto un discreto seguito, e recentemente la scena italiana ha iniziato a proporre i propri talenti.
Tra questi citiamo Fabio Bortolotti, musicista e organizzatore di Bit Brother, serie di eventi all’insegna delle sonorità 8 bit il primo dei quali si è tenuto al Circolo Métissage di Milano, lo scorso Sabato 5 Febbraio.
A margine della performance musicale, in grado di spaziare tra una dance sostenuta e acida fino a ritmi più rilassati e tonalità più solari, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Fabio, in modo da capire qual’è lo stato di salute del movimento in Italia.

The Brick

Everyeye: Domanda di rito, ovviamente: quando hai iniziato con la micromusic?
Fabio Bortolotti: Ho iniziato con il Game Boy due anni fa. Prima facevo musica elettronica con il PC come fanno in molti. Al tempo avevo una band punk e per registrare le parti di batteria non avevamo molte possibilità economiche. Ho quindi iniziato ad imparare l’uso di numerosi programmi per comporre musica. Dai suoni di batteria campionati all’uso delle console il passaggio è stato breve.

Everyeye:Quindi quali sono i tuoi “ferri del mestiere”?
Fabio: Il preferito è sicuramente il Game Boy, quello più vecchio del 1989, chiamato comunemente “The Brick”. Con questo entro direttamente nel mixer.
Spesso, come in questa occasione, uso anche un Kaos Pad ma non sempre visto che non è comodissimo portarselo dietro, soprattutto quando suono all’estero.
L’importante sono le quattro cartucce che contengono le ROM con LSDJ, software ideato da Johan Kotlinski. Esistono anche altri programmi, alcuni con interfacce grafiche più accessibili, come Nanoloop, che permettono di comporre con tipologie di suoni molto differenti.

Questioni Tecniche

Everyeye:Quanti Game Boy entrano nella tua valigia quando parti per un live?
Fabio: Quattro. Non sono però console normali in quanto vengono effettuate alcune modifiche: alcune sono quasi solo estetiche, come la retroilluminazione per vedere lo schermo nel buio dei locali, mentre la Pro Sound Mod, una mod molto semplice, permette di ottenere un segnale più forte e pulito, senza però modificare in nessun modo la resa del chip.

Per farvi capire qual'è il genere di musica che può uscire da un Gameboy utilizzato come Sequencer, Fabio ci ha gentilmente concesso una delle sue creazioni. Buon Ascolto.
Kenobit - Useless









Everyeye:E quando una console ti lascia a piedi?
Fabio: Il Game Boy è una console abbastanza indistruttibile, quindi è difficile che si rompa.
eBay non è una gran fonte in quanto i prezzi sono mediamente troppo alti. Spesso conviene rivolgersi ai mercatini per trovare console usate, magari non tenute in modo perfetto o addirittura non funzionanti, a prezzi bassi. È poi possibile utilizzarle come pezzi di ricambio per quelle che fanno parte della formazione standard. Ovviamente è necessario avere un po’ di dimestichezza con cacciavite e, soprattutto, saldatore.
Everyeye:Come mai preferisci il Brick?
Fabio:Semplicemente perché il suo chip audio è in grado di generare onde quadre più nette, quindi permette una qualità del suono maggiore. Salendo verso i modelli successivi, come nel caso dell’Advance SP, quello con il design a conchiglia, ci sono versioni di nanoloop adatte che traggono vantaggio dalla CPU più potente. Tecnicamente, però, non si tratta più di musica ad 8 bit, visto che il processore è più performante.

Everyeye:Qual’è il tempo di preparazione di un set?
Fabio: Quello di un intero set è tantissimo. Tutto deriva dai software che si utilizzano, poiché hanno una curva di apprendimento molto ripida all’inizio, che diventa poi quasi piatta perché in seguito si migliora poco alla volta, imparando ad avvicinarsi passo dopo passo ai limiti hardware della console. Ad esempio programmando delle tabelle troppo complesse si iniziano a perdere i BPM. Bisogna arrivare ad un compromesso tra le prestazioni garantire dall’hardware e la complessità del brano che si vuole comporre.
Di solito creo un set partendo con i pezzi che ho composto all’inizio, quando ancora stavo imparando. Sono brani che hanno un suono meno pieno, in quanto ero meno capace di spingere l’hardware verso i suoi limiti. Se li mettessi alla fine il set avrebbe un andamento in calando, cosa da evitare assolutamente in sede live. I pezzi successivi sono invece più incisivi e d’impatto, in grado di garantire una sorta di curva a salire per l’intera performance.

Everyeye: E il tempo di composizione di un singolo brano?
Fabio:All’inizio ci mettevo in media una decina di ore. Ora, considerando che le composizioni sono decisamente più complesse, ci metto dalle quindici alle venti ore, per arrivare a una traccia completa e che mi soddisfi al massimo. Bisogna però tener presente che il Game Boy è portatile, quindi si possono sfruttare anche gli spostamenti, come ad esempio un volo aereo, per comporre, avendo il proprio studio di registrazione portatile sempre a portata di mano.
Ogni momento è buono per creare, anche in metropolitana: invece di ascoltare musica con un iPod si può comporla, semplicemente tirando fuori la console.
Ovviamente si possono utilizzare anche altri strumenti, a volte meno portatili, come il Commodore 64 o alcuni Atari. Ho visto, ad esempio, delle modifiche molto interessanti: un Commodore con montato lo schermo LCD prodotto da Sony per la PSOne.

Everyeye:Parlando di computer e console del passato: un compositore è anche un retrogamer?
Fabio: Statisticamente sì: molto spesso chi fa musica con le vecchie console è anche un giocatore che queste console le ha prima utilizzate per giocare.
Alcuni, invece, le apprezzano solo per i suoni ma non le hanno mai utilizzate per i videogiochi.
Ci sono molti ragazzi giovani, magari nati dopo l’uscita del Game Boy, che vengono ai concerti, si appassionano al genere e quindi recuperano una console per iniziare a fare musica. Molto probabilmente proveranno anche ad utilizzarla per giocare, magari facendosi una partita a Super Mario Land, ma si sono avvicinati più al lato musicale della cultura retro.
Everyeye: Continuando a parlare di gaming: come lo vedi questo ritorno agli anni ’80, con titoli come Scott Pilgrim e Super Meat Boy?
Fabio: E’ molto bello, anche perché non solo l’aspetto ludico richiama al passato ma anche musicalmente si tornano ad esplorare quelle sonorità. Anche tra i giochi che nascono dalla comunità indie ci sono titoli decisamente interessanti, tanto nel gameplay quanto nel comparto audio.

Everyeye:Tornando alla musica: cosa puoi dirci della scena italiana in ambito micromusic?
Fabio: La scena italiana è in forte crescita. Al concerto di stasera sono venute molte persone, segno che c’è interesse e che il genere sta guadagnando notorietà. Rispetto all’estero siamo ancora in pochi e in alcuni paesi europei tantissime persone seguono il movimento, andando ai concerti e producendo musica di grande qualità. A Valencia, ad esempio, eventi come questi si svolgono in discoteche di discrete dimensioni, con ottima affluenza di pubblico. Berlino e Londra sono punti di riferimento importanti per la chiptune, così come, ovviamente, New York. Anche nel Nord Europa ci sono molte realtà interessanti, ma non ho ancora avuto di verificarlo di persona.

Everyeye:Cosa ne dici della contaminazione tra generi, ad esempio chiptune e rock, chiptune e Metal. Ascolti band note sul genere come gli Enter Shikari o gli Hadouken! ? (NdR: il concerto degli Enter Shikari dell’anno scorso al Tunnel di Milano è stata una delle esperienze musicali più allucinanti mai viste).
Fabio: Partendo dal presupposto che la chiptune è musica elettronica e quindi è associabile a moltissimi altri generi, io apprezzo molto l’elettronica pura. Amo molta produzione indipendente ma anche, rimanendo nel mainstream, i Daft Punk, gli Infected Mushroom e altri gruppi e collettivi più famosi. Apprezzo comunque molte produzioni underground, partendo dalla techno fino ad arrivare alla trance.

Date e Contatti

Nella Galleria correlata potete trovare qualche scatto della serata. Se l'intervista ed il brano che Fabio ci ha gentilmente concesso vi hanno incuriosito, potreste partecipare ad uno dei prossimi eventi in programma. Nel Flyer sul lato destro trovate tutte le date, e per approfondire ulteriormente vi basta andare sul sito ufficiale di Bit Brother.

Gaming Music Fa molto piacere notare che anche in Italia il mondo dei videogiochi sta generando movimenti alternativi, spesso originali e fuori dagli schemi. Rispetto al resto d'Europa il genere della micromusic sta germogliando solo ora, motivo più che valido per dare il proprio contributo, andando ai concerti, sperimentando e provando a buttarsi nella mischia, magari andando a recuperare il vecchio Game Boy in cantina, provando a dar libero sfogo alla propria creatività musicale. Ci si vede al prossimo appuntamento con Bit Brother.