Black Desert Online - Early Game

Dopo aver riscosso un discreto sul mercato asiatico, l'MMO Black Desert arriva finalmente in Europa: lo abbiamo provato, ecco le nostre impressioni.

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Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Il mercato degli MMO, negli ultimi anni, pare essere in seria difficoltà. Dopo l'exploit di World of Warcraft e di pochi altri esperimenti decisamente meno longevi, il settore è stato progressivamente saturato da una foltissima schiera di cloni o, nel migliore dei casi, di produzioni orientali a base di grinding e poco più. Al di là di alcuni validissimi tentativi, come quello di ZeniMax con il suo The Elder Scrolls Online e del redivivo Final Fantasy XIV: A Realm Reborn, gli appassionati del genere hanno ben poco di cui esser felici. Black Desert Online, sebbene resti un MMO di stampo palesemente orientale, si pone come obiettivo quello di traghettare questa tipologia di prodotti verso nuove vette; di condurli verso una vera e propria next-gen dei giochi di ruolo di massa. Ma sarà davvero in grado di mantenere la promessa?

Prima di cominciare, una doverosa precisazione: Black Desert Online è un gioco enorme, impossibile da sviscerare in poco tempo. Ed è proprio per questo che il presente articolo non è da intendersi come una recensione, ma soltanto come un modo per catturare le sensazioni scaturite dal nostro primo contatto con il gioco. Resta comunque uno sguardo approfondito che arriva dopo aver maturato decine e decine di ore di gioco, e quindi assolutamente indicativo della qualità e della nostra visione del prodotto, in attesa di un articolo conclusivo, con annessa votazione, che vada possibilmente a discutere le potenzialità del gioco sulla lunga distanza.

Così diversi, eppure così simili...

Partiamo da uno dei punti forti del gioco: l'editor dei personaggi. Sembra strano che gli sviluppatori abbiano deciso di puntare con simile veemenza su un tool destinato ad essere utilizzato soltanto all'inizio della nostra avventura, ma ci è bastato provarlo e "giocherellarci" per qualche minuto per comprendere pienamente le ragioni di una simile scelta: dal punto di vista della gestione dell'aspetto estetico e della personalizzazione fisica, ci siamo trovati di fronte a quello che sembra davvero essere l'editor definitivo. Le possibilità sono pressoché infinite, ma a stupire è soprattutto la semplicità con cui questo strumento ci consente di manipolare ciascun elemento corporeo del nostro futuro alter ego. Basterà utilizzare il mouse per evidenziare la parte che desideriamo modificare e, tramite un semplice click e qualche microscopico movimento del puntatore, andarla ad alterare a nostro piacimento. Potremo allargare o stringere rapidamente i fianchi del nostro futuro personaggio, aumentarne o diminuirne la massa muscolare in un batter d'occhio. Ma non solo: i più volenterosi potranno addirittura spostare e posizionare a loro piacimento le singole ciocche di capelli della loro adorata creazione. Il tutto è supportato egregiamente da una della caratteristiche più chiacchierate del titolo: l'eccezionale aspetto grafico. La modellazione dei personaggi dell'MMO di Pearl Abyss si è dimostrata sempre all'altezza della situazione, mostrando un livello di dettaglio unico nel suo genere. Discorso ben diverso, invece, per quanto concerne l'ottimizzazione. Il gioco, a dettagli massimi, sembra arrancare un po' troppo anche su una configurazione di fascia alta come quella su cui abbiamo testato il gioco, munita di i7 4790K, 16gb di RAM e della sua bella GTX 980. Di tutte le problematiche relative alla scarsa stabilità e dei problemi - alcuni anche piuttosto gravi - che hanno funestato le nostre prime ore di gioco, contiamo comunque di parlare meglio in sede di recensione, dopo aver testato il gioco con le ultime patch installate. Da un punto di vista prettamente ruolistico, invece, il titolo ci offre possibilità di scelta molto poco ampie. Black Desert Online ci serve su un piatto d'argento ben otto classi diverse, riuscitissime e ben caratterizzate, ma finisce per limitare pesantemente il numero di combinazioni possibili. Ciascuna classe è legata indissolubilmente ad una particolare razza e ad un particolare sesso, e non c'è niente che il giocatore possa fare per cambiare le carte in tavola. E ad essere completamente onesti, gli archetipi disponibili non sono neanche così originali: nella lista figurano due provetti tank, guerriero e valchiria, accompagnati da un considerevole numero di classi ranged quali mago, arciere e ranger. A rendere più vario l'elenco, fortunatamente, ci pensa la minuta domatrice di creature d'ombra, indubbiamente una delle classi più interessanti attualmente disponibili.

La conoscenza è potere

Il MMORPG di Pearl Abyss punta quasi interamente sulla densità di attività, sull'esplorazione e sull'immersione. Progredendo ci troveremo di fronte ad una quantità spropositata di quest, alcune fondamentali per comprendere la storia e la lore che anima il mondo di gioco, altre completamente superflue. Siamo rimasti spiazzati dall'enorme quantità di cose da fare che ci sono capitate tra le mani sin dai primi minuti di gioco. L'impatto iniziale con Black Desert Online è spiazzante e caotico, la mole di informazioni che siamo costretti ad assimilare in poco tempo potenzialmente soverchiante. Ci sono volute svariate ore per arrivare a comprendere quali di queste attività aveva senso svolgere e quali invece erano da evitare. Abbiamo lentamente assimilato il funzionamento del sistema di gestione delle skill, invero molto semplice e diretto, e appreso modi alternativi per spostarci da una parte all'altra della mappa; ci è più volte capitato di lasciare che il personaggio si recasse in automatico verso il luogo della missione successiva (basta premere un tasto) mentre ci stavamo dedicando ad altro, e nelle pause più prolungate abbiamo iniziato a lasciare il nostro simpatico alter ego a pescare tutto solo. Il gioco è perfettamente consapevole di non essere sufficientemente godibile se assunto in dosi troppo piccole, e sembra quasi cercare di sdebitarsi con il giocatore consentendogli di fare le cose con estrema calma, esplorando ogni anfratto del mondo senza alcuna pressione, assecondando i suoi ritmi.

Perché è inutile negarlo: ci troviamo di fronte ad un gioco di ruolo tostissimo, capace di ingurgitare in un batter d'occhio gran parte del vostro tempo libero. Le quest saranno il vostro pane quotidiano, è vero, ma procedere - come ci è capitato di dover fare in buona parte dei congeneri - a ripulire ciascuna area di tutti gli incarichi in essa presenti non sarà sufficiente. Anzi, è un approccio che sconsigliamo caldamente. Molto meglio andare in giro il più possibile, parlare con chiunque, combattere tanti mob diversi per ottenere utili informazioni su di essi. Uno dei concetti fondamentali del gioco, sul quale ruota buona parte della progressione, è infatti quello di conoscenza. Non si parla di una semplice raccolta enciclopedica di informazioni fini a sé stesse, ma di un'ampia porzione, ben regolamentata e profonda, del sostrato ruolistico del prodotto. Il knowledge system dà vita a tutta una serie di dinamiche peculiari completamente inedite per il genere, riuscendo spesso e volentieri nel difficile compito di alleviare la sofferenza dei meno pazienti e bloccando sul nascere l'insorgere della noia. Ci sono varie tipologie di conoscenza: una legata alle nozioni apprese sulle creature ostili, una alle informazioni sul territorio ed un'altra ai rapporti con i personaggi non giocanti che abitano il mondo di gioco. Sono tutte e tre abbastanza autoesplicative, ma alcuni aspetti che riguardano la prima ci hanno inizialmente lasciati un po' spiazzati.

Quando incontreremo per la prima volta un determinato mob, ad esempio, questo sarà per noi completamente sconosciuto, e non riusciremo neanche a vederne i punti vita effettivi. Abbiamo speso diversi minuti nel panico, pensando che i nemici fossero in qualche modo immuni ai nostri attacchi, invece non era affatto così: la loro barra vitale restava piena soltanto perché quello è il modo che ha il gioco di rappresentare la mancanza di informazioni sui punti vita delle creature ostili. L'idea è buona, ma poteva certamente essere rappresentata meglio. Aumentando il nostro grado di conoscenza inizieremo a fare più danni a quei particolari nemici, ne subiremo di meno e, come se non bastasse, avremo persino più probabilità di ricevere ricompense pregiate dopo averli abbattuti. Questo, inutile dirlo, vai aumentare l'urgenza di dedicarsi spesso e volentieri anche a un po' di grinding, passatempo che per alcuni giocatori potrebbe risultare tedioso e poco stimolante. Rimanendo in tema di combattimenti, non possiamo chiaramente esimerci dal parlare anche del sistema con cui questi vengono gestiti. Black Desert Online propone un combat system rapido, dal ritmo incalzante. Una variante spiccatamente action e meno monotona del classico "combattimento da MMO", particolarmente efficace nel cercare di rendere mediamente interessanti anche le sopracitate fasi di grinding. Graditissima, inoltre, la presenza di un rudimentale combo system, grazie al quale poter inanellare catene di attacchi diversi. Il flow degli scontri non cambia poi moltissimo, dato che per la maggior parte del tempo ci troveremo comunque a premere all'impazzata i tasti sinistro e destro del mouse, ma dal nostro punto di vista resta comunque un piccolissimo - e graditissimo - passo avanti. Seppur con risultati altalenanti, se non altro ci hanno provato.

Black Desert Online Black Desert Online è un MMO brutale ed imponente, questo è innegabile. Il gioco, pur presentando alcune idee eccellenti in grado di spingere il genere verso un livello superiore, non manca di mettere in evidenza, fin dalle prime ore, alcuni problemi a dir poco fastidiosi. Fa davvero rabbia vedere un titolo che, dopo aver messo in piedi un sistema di creazione del personaggio così maestoso e preciso, impedisce al giocatore di scegliere il sesso o la razza del proprio alter ego. Una forzatura che si è fatta ancor più soffocante nel momento in cui ci siamo trovati a giocare il titolo in contemporanea con The Elder Scroll Online, il quale invece ha da sempre mostrato possibilità di scelta molto interessanti. Ma in fondo, stiamo parlando di due giochi molto diversi tra loro: se l'MMO targato ZeniMax ha nell'estrema malleabilità del sistema di gestione e crescita del personaggio uno dei suoi spunti migliori, Black Desert Online sembra meno incline a stupire con la mutevolezza del proprio meta-game e più ancorato agli stilemi dei giochi di ruolo massivi di stampo orientale. Vedremo che ripercussioni avrà questa scelta sulla lunga distanza, nella seconda e ultima parte della recensione.

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