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Sony Playstation VR - Lancio Italiano Dal 13/10/2016 al 23/10/2016

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Bound per PlayStation VR

Bound si aggiorna con il supporto per PS VR: la realtà virtuale cala il giocatore all'interno del mondo plastico e astratto creato dagli sviluppatori...

speciale Bound per PlayStation VR
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

"Forma e contenuto sono però sublimi, nel senso romantico del termine: sovrastano il giocatore, che si trova calato in un mondo in cui le geometrie prendono vita, si trasformano, danzano con la principessa", si diceva in occasione della recensione di Bound, l'affascinante titolo dei polacchi di Plastic. Autocitarsi, in questo caso, non è una forma di narcisismo. Semplicemente, col senno di poi, quelle parole descrivono perfettamente l'esperienza di Bound in VR. Di fatto, la realtà virtuale cala realmente il giocatore all'interno di quel mondo plastico e astratto. Non è più solo una proiezione, un'immersione immaginata: affianchiamo davvero la ballerina, ci avviciniamo con lo sguardo, le ruotiamo intorno; ne sveliamo i confini corporei, in particolare quando il nostro sguardo buca i poligoni che la compongono. Bound, in VR, offre un'esperienza nuova: ci ha sorpresi e persino emozionati.

Siamo Qui

Bound è un racconto toccante, si diceva, un titolo che affronta temi per nulla facili e raramente trattati da un videogioco. Anche la schermata d'avvio cambia una volta indossato il caschetto. La ballerina è seduta a terra, sola. Siamo spinti ad avvicinarci, a rincuorarla: non sei affatto sola, ora siamo qui. Il supporto a PlayStation VR non sembra posticcio, al contrario, sembra ridare senso al gioco. In maniera curiosa, perché l'utente veste i panni della camera virtuale, figura impalpabile che osserva e allo stesso tempo guida la ballerina. La camera, tuttavia, non segue l'azione in maniera fluida, ma assume punti di vista predefiniti, gestibili dal giocatore tramite veloci click dello stick destro. Il risultato, almeno inizialmente, è spiazzante.

La ballerina si allontana dal primo piano e rischieremmo di perderla di vista, non fosse per lo stick. Invece no: volendo possiamo subito riavvicinarci, guardarla da dietro o di fianco, mentre continuiamo a guidarla. Oppure posizionarci di fronte a lei e prepararci allo scontro tra il nostro avatar e il nostro sguardo. Veloci stacchi di montaggio definiscono il costante pedinamento del giocatore. La formula funziona, diventa quasi un rapporto a due, un gioco di movimenti tra personaggio e autore. L'autore siamo noi, la mano che governa il mondo.

Arte Virtuale

Un mondo che, dal di dentro, è assolutamente incredibile. La bellezza estetica di Bound sembra pensata per essere vissuta in realtà virtuale. Lo stile dell'opera Plastic, che rifugge il realismo a favore di un astrattismo geometrico, rende al meglio nonostante la risoluzione dello schermo.

Anzi, verrebbe da dire che forse la realtà virtuale, almeno quella del PS VR, dia il meglio quando decide di abbandonare il fotorealismo (ambito in cui il visore mostri tutti i suoi limiti tecnologici). In Bound ci si guarda intorno stupiti, tant'è che in alcuni momenti la ballerina finisce in disparte, rapiti come siamo da quei cubi e quelle geometrie che si aprono, si spezzano, si ricompongono non più di fronte ai nostri occhi, ma intorno a noi. Lo sguardo può finalmente posarsi su dettagli che prima passavano inosservati; i flashback che accompagnano ogni livello, esplorati in prima persona, rivelano ancor più la loro forza narrativa. In riva al mare, il racconto di questa donna che ricorda il proprio passato si arricchisce di teneri dettagli: il nostro joypad si trasforma nel quaderno che la donna è intenta a sfogliare, quaderno che ora abbiamo la possibilità di ruotare e osservare con le nostre mani, prima di decidere quale pagina strappare. Plastic non si è limitata ad aggiungere il supporto alla VR: Bound sembra pensato per la VR. Non solo perché la realtà virtuale esalta il valore della componente visiva, ma anche perché la prossimità spaziale tra giocatore e ballerina si rivela emotivamente pertinente con la narrazione. La fuga dalla realtà è duplice: la sua e la nostra.