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Castlevania: i migliori giochi della saga vampiresca di Konami

Dopo aver gettato uno sguardo al rigoglioso albero genealogico dei Belmont, proseguiamo il nostro viaggio alla (ri)scoperta della serie targata Konami.

speciale Castlevania: i migliori giochi della saga vampiresca di Konami
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Pochi giorni fa abbiamo ripercorso la vita e le eroiche gesta del Clan Belmont o, almeno, di una sua parte. Nel corso di oltre trent'anni di storia del franchise, infatti, la strenua lotta contro il Principe delle Tenebre si è arricchita di una lunga serie di protagonisti (più o meno connessi alla famiglia) che, di generazione in generazione, sono riusciti nell'intento di tenere a bada il demoniaco Conte Dracula e ricacciarlo nella sua fetida tomba. La leggenda dei Belmont, ricordiamo, è iniziata ufficialmente verso la fine dell'XI secolo ed è stata narrata attraverso una pletora di episodi canonici, spin off, riproposizioni e reboot che ci hanno accompagnato sino a oggi. Per la verità è dal 2014 che i fan della serie targata Konami sono a digiuno. La sorte dei diritti di sviluppo e pubblicazione purtroppo rimangono sconosciuti e, dopo le recenti vicissitudini societarie, unite a una politica non sempre coerente (ha pesato indubbiamente anche il scarso successo di Castlevania Lords of Shadow 2), il franchise sembra essere in pausa, sospeso in un limbo oscuro. Ironia della sorte, proprio come accade sovente al suo tenace e potente villain. Non ci resta che sperare in tempi più propizi, sempre che questo non significhi attendere cent'anni per la rinascita del brand. Probabilmente ci penserà "IGA" Igarashi col suo Bloodstained Ritual of the Night ad attenuare le nostre voglie e a tenerci impegnati per un po' di tempo anche se lo sviluppo, secondo quanto dichiarato, si trova ancora in alto mare. Nel frattempo cerchiamo di consolarci ricordando, come vecchietti nostalgici alla vista di un cantiere, i fasti del franchise attraverso un percorso veloce, non lineare e rigorosamente non in ordine di gradimento di alcuni tra i suoi migliori capitoli. Ovviamente, per ragioni di brevità, non possiamo citarli tutti (ci vorrebbe troppo tempo!) e tendiamo a dare per scontati i primissimi episodi; per questo le vostre esperienze saranno fondamentali per dare la dovuta completezza al quadro.

Castlevania: Symphony of the Night

Con la sua veneranda età, Castlevania può essere considerato come uno dei franchise più prolifici e apprezzati di tutti i tempi. Come ogni proprietà intellettuale di lungo corso che si rispetti, anche la creatura dell'azienda nipponica ha vissuto alti e bassi, passando da episodi dimenticabili ad altri che, invece, possono considerarsi dei piccoli, grandi capolavori. E questo è, ovviamente, il caso di Castlevania: Symphony of the Night. Vi starete chiedendo per quale motivo abbiamo voluto aprire questo rapido excursus storico con quello che, in realtà, non è altro che il tredicesimo episodio della serie. L'anno è il 1997, il grigio e sbuffante scatolotto Sony è una console fiammante ormai sulla cresta dell'onda, capace di mietere consensi che annichiliscono la concorrenza. Tra i molti titoli che giocammo in quel periodo magico, attirati da quello che ci pareva un semplice platform 2D con cui passare il tempo, mettemmo le mani proprio su Symphony of the Night. Imparammo ben presto che di facile non ci sarebbe stato un bel nulla.

Il titolo prende piede circa cinque anni dopo gli eventi narrati in Rondo of Blood, episodio in cui toccò a un discendente in linea diretta della famiglia, Richter Belmont (1793), a dover fronteggiare l'avanzata delle Tenebre e la comparsa del Castello. Nel 1797, il buon Richter è scomparso e sulle sue tracce si mettono Alucard, figlio di Dracula e Maria Renard. Tutto ruota attorno a un canovaccio che potremmo accostare all'epos cavalleresco tardo medievale. Nulla di particolarmente innovativo, insomma. Eppure, quel capitolo colpì la stessa industria dell'entertainment digitale con la forza devastante di un maglio da guerra, tanto da esser considerato come l'inizio di un nuovo corso. Al "mero" platform bidimensionale vennero aggiunti elementi ruolistici, compresa la stratificazione del personaggio su molteplici livelli di esperienza e la possibilità di modificarne l'equipaggiamento e imparare nuove skill. Non solo: le aree esplorabili aumentano in numero, estensione e interattività. Possono essere percorse e ripercorse, grazie al backtracking (e alle nuove abilità sbloccate), per scoprirne ogni anfratto e raggiungere l'agognato 100%. Per dirla à la Stephen King, Symphony of the Night rappresentò un "momento spartiacque", di quelli capaci di cambiare la storia.

Castlevania: Lament of Innocence

Facciamo, ora, un salto avanti di sette anni. Anzi, indietro nel tempo. Castlevania, in questo, si è sempre dimostrato un franchise resistente a ogni tentativo di "catalogazione". L'epoca è quella del primo monolite nero targato Sony, primi del duemila, ed ecco arrivare Leon Belmont. Il capostipite del Clan, colui che ha dato il via alla lunga guerra contro le forze dei non morti. La sua tormentata vicenda di amore e vendetta ci trasporta direttamente alla fine dell'oscuro XI secolo. Dracula non è ancora nei radar della famiglia. Come abbiamo già ricordato, sarà Trevor a dare avvio a quella che sarà la sacra missione che terrà impegnati tutti i discendenti del Clan nel corso dei secoli. Inoltre, in Lament of Innocence scopriamo finalmente le tristi origini della famigerata Vampire Killer. Il titolo fu il terzo, in ordine di uscita, a poggiare su un engine totalmente tridimensionale, con risultati soddisfacenti (ci voleva ben poco, dopo i capitoli N64) nonostante alcuni problemi di gestione della visuale. Successivamente, sarà Curse of Darkness a migliorare la formula iniziale, anche se questa volta di di un Belmont non si vide nemmeno l'ombra. Almeno, sino i titoli di coda. Hector, infatti, non è altro che un fabbro un tempo al servizio di Dracula, ribellatosi dal giogo del proprio signore e fermamente intenzionato a vendicarsi del suo ex datore di lavoro dopo che la propria amata è stata barbaramente uccisa. La storia, si sa, tende a ripetersi.

Castlevania: Lords of Shadow

Proseguiamo sulla strada della terza dimensione citando, ovviamente, Castlevania Lords of Shadow. Un reboot della saga, ma non per questo meno importante o da relegare a stato di "paria" videoludico. Tanto più se consideriamo che questo episodio riscosse addirittura un buon successo di critica e pubblico. L'opera di MercurySteam, la quale lavorò - per buona parte - sotto la supervisione di Kojima Productions (pare che il buon Hideo abbia messo il suo talentuoso becco nel design dello stesso protagonista rendendolo più "appetibile") inizialmente non recava nemmeno "Castlevania" nel titolo.

Cronologicamente, Lord of Shadow si situa ben prima dell'epopea di Leon Belmont. In questo caso è un certo Gabriel (sempre Belmont, di cognome) a cercare riscatto per la brutale uccisione della moglie. La sua ricerca, però, si estende ben oltre il bieco e semplice sentimento di vendetta. Egli vuole sconfiggere la morte, ingannarla, e riportare in vita la propria bella. Gabriel è un essere tendenzialmente "puro" di cuore, membro della confraternita dei Cavalieri della Luce, ma le sue certezze iniziano a vacillare così come la sua fede in Dio. Un conflitto interiore lo divora poco a poco, facendo emergere un lato oscuro difficilmente controllabile. Il titolo seppe accontentare tanto i fan di lungo corso che i "newcomers" grazie a un canovaccio narrativo profondamente dark sostenuto da meccaniche di gioco che, per quanto derivative, lo resero un ottimo action RPG. Lo stesso, purtroppo, non possiamo dire del sequel: sotto tono sotto e svogliato sotto molti aspetti.

Castlevania: Order of Ecclesia

Saltiamo dal grande al piccolo, facendo una capriola temporale di poco più di un anno. Castlevania Order of Ecclesia rappresenta uno degli episodi portatili più riusciti dell'intera saga.

Giunto sul primo due schermi Nintendo, il titolo godette della saggia decisione di togliere la terza dimensione tornando al classico 2D, ancorando l'intera esperienza di gioco su meccaniche profondamente conservatrici ma apprezzate ancor oggi. Probabilmente, negli uffici di Konami il mantra ripetuto allo sfinimento fu "play safe". Infatti, giocando sul sicuro Order of Ecclesia ha ricevuto il plauso della maggioranza dei giocatori. Il titolo con protagonista Shanoa, giovane appartenente all'Ordine che rimpiazzò in qualche modo l'apparente scomparsa dei Belmont, raccolse l'eredità classica degli episodi migliori senza rinunciare a quel pizzico di rinnovamento di cui Portrait of Ruin si fece latore qualche tempo prima. Order of Ecclesia fu anche un capitolo ispirato sotto il profilo artistico, grazie all'efficace zampino di Koji "IGA" Igarashi.

Castlevania: Aria of Sorrow e Dawn of Sorrow

Altro salto indietro nel tempo, altra storia. Soma non è un ragazzo comune. Al contrario di molti suoi coetanei dell'anno 2035, infatti, il giovane scopre ben presto di possedere dei poteri peculiari che lo avvicinano pericolosamente alla definizione di "Principe delle Tenebre". Soma comunque non è nemmeno lontanamente imparentato con i Belmont, di cui non si ha più notizia sin dal 1999 quando Julius, il più potente membro del Clan mai esistito, ha posto fine al dominio del Conte Dracula pagando un prezzo altissimo. Egli, nello scontro, perderà sia la preziosa Vampire Killer che la memoria. Eppure, un misterioso uomo ormai avanti negli anni (e conosciuto come J.) incrocia proprio il destino di Soma. La storia riprende il suo corso. In questo caso, però, in modo differente.

Aria of Sorrow fu di gran lunga il miglior capitolo pubblicato su Game Boy Advance figlio, probabilmente, dell'esperienza maturata con i due episodi precedenti (Circle of the Moon e Harmony of Dissonance) e della volontà di guardare al "passato", incarnato da quel capitolo per PlayStation di cui abbiamo parlato poco fa. Dal GBA, Soma salta con disinvoltura sull'handheld Nintendo successivo e anche in questo caso la formula si confermò vincente. Le meccaniche di gioco riprendevano, ancora una volta, i classici canovacci stile RPG di Symphony of the Night, arricchendoli dal combat system di Aria of Sorrow, con la possibilità di raccogliere le anime dei nemici uccisi (il cosiddetto Soul System) e di utilizzarle come armi. Inoltre, il titolo tentava timidamente di sfruttare l'innovativo sistema a due schermi della portatile Nintendo invitando il giocatore a utilizzare lo stilo per disegnare i sigilli o interagire con determinati oggetti.

Castlevania, Dracula's Curse e gli altri

Come abbiamo detto in apertura, ricordare tutti i più grandi capitoli della serie senza tralasciarne alcuno risulta un'impresa improba. Per questo motivo ci siamo voluti concentrare sugli episodi più rilevanti; quelli che, per un motivo o per l'altro, hanno lasciato un segno indelebile nella cronologia videoludica del franchise. Non possiamo dimenticare, però, l'epoca precedente a quello "spartiacque" chiamato Symphony of the Night. Da quel lontano 1987, infatti, l'epopea dei Belmont (o degli altrettanto efficaci rami cadetti) ha toccato picchi qualitativi elevati.

Merita il giusto riconoscimento il capostipite Castlevania, ovviamente, ma anche Castlevania III Dracula's Curse le cui vicende vengono ora riportate in auge dalla serie Netflix. Giustamente, come ha ricordato l'utente Gofman (che ringrazio) in occasione del precedente speciale, anche la console di casa SEGA si fregiò del franchise Konami grazie a quello che possiamo considerare uno spin off: Castlevania: The New Generation (conosciuto in madrepatria come Vampire Killer e in Nord America come Castlevania Bloodlines). Episodio spurio rispetto alla cronologia ufficiale, ambientato durante il travagliato inizio del '900 e con protagonisti due impeccabili cacciatori di vampiri, giunse rimaneggiato e censurato arbitrariamente in territorio europeo, reo di una dose di violenza forse troppo esplicita per gli standard dell'epoca.

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