Cinque dischi da ascoltare giocando a No Man's Sky

Perché una colonna sonora, quando si esplora per decine e decine di ore l'universo di No Man's Sky, può non bastare...

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  • Pc
  • PS4
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo 48 ore senza NMS torno su NMS e vengo accolto da un panorama di cui mi ero dimenticato, mentre arpe spaziali si lamentano in levare tra lo sgocciolio di campanelle lontane. Mi basta questo, penso: potrei anche staccare subito, già soddisfatto, ebbro di colori e casualità. Ma la voglia di esplorare, andare oltre l'ennesima collina, anima le dita sul pad, mi porta su e giù, tra boschi viola che precipitano violentemente dapprima nel giallo, e poi nel verde più sfrontato della mia vita. Ho bisogno di materiali ma non ricordo quali. Ho bisogno di una direzione ma faccio finta di nulla. Me ne frego, ciondolo drogato. Succede che poi incontro lui: quattro occhi, cappello strano, immerso in una nube nauseabonda che ne tradisce il nervosismo. Parla una lingua che non capisco, eccetto la parola "maledetto". Protrae la siringa verso le mie braccia, tremante, ma lascio fare; non ho mai avuto paura con una pistola in tasca e del veleno per topi nell'altra. Mi ritrovo improvvisamente e inspiegabilmente a riflettere di ragni pulsanti imprigionati tra i ricordi della mia infanzia. Impietosito dal mio stesso cervello smetto di farmi domande, metto quel po' di frammenti di plutonio rimasti nel serbatoio ammaccato della Nazawasen S66 e volo via, senza mai guardare anche solo una volta indietro. Vorrei dimenticare tutto, ma tanto so che riaccadrà prima o poi e per sempre, fino a quando non sarà ricordo indelebile, tormento infinito di un esploratore senza più corpo e né anima, disperso in un'equazione di cui non riesce a intravedere la fine.

OSTx5

Chi mal sopporta No Man's Sky, nelle ultime settimane, ha avuto un bel po' di spazio sulla rete: il rumore di sottofondo dei detrattori, spesso totalmente ignoranti sulla questione, è stato assordante, tanto da spingere gli appassionati del gioco concepito da Sean Murray in quelle che possiamo definire una sorta di riserve indiane, dove poter finalmente parlare liberamente della propria passione e senza il rischio di farsi dare dell'idiota dal gradasso anonimo di turno. Questo nostro piccolo speciale è dedicato proprio a quest'ultimi, quelli che pensano, e a ragione, che No Man's Sky sia un'esperienza come non ce ne sono altre, che dopo una lunga e tosta giornata di lavoro, magari dopo aver messo a letto i figli, amano perdersi nei mondi procedurali e terribilmente rilassanti di questo atipico gioco. No Man's Sky, proprio lui: che spesso ho descritto a chi mi chiedeva informazioni come un lunghissimo e sfilacciato brano di progressive rock, dove l'amore cresce di pari passo alla conoscenza dei suoi apparentemente infiniti passaggi di nota e di stile, decodificandone gli strati, stando al gioco e lasciandosi così trascinare ben oltre la propria "confort zone". No Man's Sky, proprio lui: figlio di un mondo, quello della science fiction Anni '70, che anche solo anagraficamente lo obbliga a portarsi dietro una sottotraccia di lisergica follia. Sarà per questo che in qualche modo, le sue subdole capacità ipnotizzanti fanno tornare alla mente gli esperimenti sulla cosiddetta brain machine (o mind machine), macchinari che tramite luci intermittenti, suoni ripetitivi e campi magnetici, promettono di alterare le frequenze del nostro cervello inducendo profondi stati di trance. Esperienze sinestetiche, in cui i diversi sensi, accuratamente solleticati, si accavallano creando una strabordante Pangea di piaceri. La splendida colonna sonora di No Man's Sky creata dai 60daysofstatic merita tutto il rispetto possibile, ma superate le cinquanta ore di gioco, anche se fa effettivamente male abbandonare la OST dinamica originale, non è una brutta idea cambiare un po', anche solo per esplorare emozioni diverse, e certamente non meno incisive di quelle confezionate per noi da Hello Games. Buon ascolto, anzi, buona esplorazione spaziale e musicale!

Pink Floyd - Meddle

Non potevamo che iniziare con i Pink Floyd, i numeri uno quando si parla di psichedelia e viaggi in mondi mooolto lontani. Per questo stesso motivo, scegliere il disco giusto non è stato facile. Dopo un'attenta selezione, alla fine abbiamo optato per Meddle, il sesto lavoro del gruppo. Vero, non tutte le canzoni di questo LP sono adatte all'esplorazione spaziale: il cuore di Meddle, rappresentato da Fearless, San Tropez e l'eccezionale Seamus, fanno tornare immediatamente sulla terra e non è affatto un bene, ma One of These Days, A Pillow of Winds e i 23 minuti di Echoes sono assolutamente il meglio del meglio che potete ascoltare saltando con il vostro jetpack tra le stelle. L'esperienza è nebbia che ingoia, pronta a trasformarsi in antichi liquidi amniotici alieni, nei quali attraversare tutti i nostri anni a ritroso, fino a una rinascita matematica. Meddle, per iniziare.

Ozric Tentacles - Become the Others

Perché gli Ozric Tentacles? Basta guardare le copertine dei loro dischi! Il gruppo di Ed Wynne macina space rock dal 1985, ed è talmente in linea con l'esperienza No Man's Sky che avremmo potuto pescare a caso uno dei loro quasi trenta dischi (sono di più se contiamo i Live) senza rischiare di sbagliare. Inizialmente avevamo deciso per il famoso Erpland, poi ci siamo spostati sugli ultimi lavori, infine siamo scivolati su Become The Others, del 1995. Dopo aver attraversato lo specchio con i Pink Floyd, il disco degli Ozric Tentacles sprona alla curiosità, al corpo a corpo; è il disco che ti fa rischiare di più, che ti fa guardare costantemente oltre, alla ricerca di nuove forme e soluzioni all'iridescenza della psiche inumana dell'altroquando. Become The Others, la presa di coscienza.

Gong - Radio Gnome Invisible - Part II Angel's Egg

Dicono che a un passo dalla follia un uomo perda man mano la ragione ad ogni fragorosa risata. I Gong sono proprio così, a un passo dall'impossibile, raccontato nei loro dischi attraverso una mitologia molto accurata, che il fondatore Daevid Allen ha carpito dalla luna durante un'estate del 1966 a Majorca (meglio non chiedere di più). Su questo bizzarro mondo composto da strambi personaggi, visioni drogate e teiere volanti, i Gong hanno costruito una trilogia musicale composta da Flying Teapot, questo Angel's Egg e You. Con questo disco è possibile iniziare ad assaporare i dettagli deformati dagli anni luce, imparare a giocare con farfalle d'iridium e a dare del tu ai cespugli affamati che vi circonderanno teneri. Angel's Egg, sentirsi finalmente a casa, senza casa, nel freddo dell'universo.

Boards of Canada - Geogaddi

Tranquilli, c'è posto anche per qualcosa di più moderno, come gli scozzesi Boards of Canada per esempio, che abbiamo scelto proprio per certe assonanze con i 65daysofstatic autori della colonna sonora originale di No Man's Sky. Sono i sintetizzatori i veri protagonisti di Geogaddi, uscito nel 2002 e subito incoronato miglior disco di musica elettronica dell'anno. La forza dei Boards of Canada è nel ritrarre l'infinito partendo da immagini assolutamente terrene, come scorci di fabbriche ed elementi matematici, immersi in un oceano di suoni dai quali solo raramente emergono raccapriccianti lamenti soffocati. Geogaddi è scientifico, compone freddo tra le sette note, per rallentare il flusso di coscienza che mi sta permettendo di scrivere tutto questo, lo stesso che vi sta spingendo a camminare più in là di quanti vi eravate preposti di andare. Geogaddi, come prendere finalmente coscienza dell'infinito, per un rassegnazione che molti non riusciranno a sopportare.

Air - Moon Safari

Nel 1998, gli Air cambiarono per sempre la musica elettronica con Moon Safari, un disco come pochi, in grado di trascinare l'ascoltatore molto più in alto di Felix Baumgartner, quello che ha fatto il salto dallo spazio bevendo Red Bull, per intenderci. E come Moon Safari, dopo, non ce ne sono stati, solo qualche copia, anche molto buone (chiedete agli Zero 7), ma niente in grado di eguagliare la magia e la meraviglia di questo capostipite. Ma a dispetto del titolo, se unito a No Man's Sky questo disco rende soprattutto nello spazio più profondo, e permette di trasformare il cockpit della nostra nave, in un ambiete chill-out a cui manca solo l'arbre magique appeso allo specchietto retrovisore per essere perfetto. Moon Safari, perché il caffé caldo si apprezza di più quando fuori fanno -800 gradi centigradi e nei paraggi c'è una sbornia da smaltire.

La Playlist? E' già fatta!

Sorpresa: tutta la musica qui elencata, più alcune tracce extra, sono state già raccolte in una comoda playlist pubblica su Spotify battezzata No Man's Eye, in modo che possiate richiamarla con facilità sia su PC che sulle vostre PlayStation 4. Per rendere l'ascolto più semplice, ho dato una sfoltita ad alcune tracklist e ho anche aggiunto nuovi dischi, e potrebbero non essere gli ultimi.