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E3 2014

Speciale Conferenza Sony

Sony si perde in chiacchiere, ma ha una potenza di fuoco di tutto rispetto all'E3 2014

speciale Conferenza Sony
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'è stato un momento, fra i tanti di profondo torpore in cui è caduta la platea accorsa alla Memorial Sports Arena di Los Angeles, in cui sembrava di guardare una delle conferenze di cinque anni fa: quelle in cui ogni tanto arrivava la parentesi dedicata ai dati di vendita, e le palpebre cadevano inesorabilmente. Lo show inaugurale di Sony -detto fuori dai denti- è stato lungo, prolisso, a tratti terribilmente noioso. L'azienda continua a mandare sul palco dirigenti che non sanno reggere la scena, bellimbusti in doppiopetto con una gestualità da programmazione neurolinguistica, e creativi dalla parlantina flemmatica. Per noi che eravamo già assuefatti ai ritmi serrati della conferenza di Microsoft, che sembra aver inventato un nuovo format per bombardare gli spettatori, le trovate retoriche del keynote di Sony hanno funzionato solo a sprazzi.
Eppure, a livello di contenuti, Sony ha praticamente surclassato la rivale. È vero che sul fronte delle esclusive “tripla A” i numeri più o meno si equivalgono, e che dei nuovi annunci si è visto veramente poco: eppure l'azienda giapponese stringe accordi importantissimi con tanti nuovi publisher, e ingurgita in un sol boccone la scena indie, assicurandosi lanci in anteprima e nuove produzioni “only for” che arrivano dal basso.
Se si riuscisse a togliere tutto quel chiacchiericcio che ha finito per diluire gli entusiasmi, e si condensassero gli annunci fatti sul palco della conferenza in un'ora di trailer e rapide slideshow, otterremmo l'evento più sensazionale della prima giornata.
In attesa della risposta di Nintendo, da cui ci aspettiamo grandi sorprese, Sony ha mandato un messaggio forte e chiaro: ad oggi, Ps4 non è solo la console preferita dai giocatori, ma anche dai team di sviluppo, e quella a cui i publisher guardano con maggiore interesse. Anche al netto di un autunno che scivolerà via fra il regolare Driveclub ed un Little Big Planet 3 spuntato e irriconoscibile, il futuro di Ps4 è roseo: vivace, ricco, capace di riflettere quella splendida diversità del mercato che fino ad oggi veniva avvertita solo dagli utenti di Steam.
Al carro dei vincitori si aggrappano quindi davvero tutti: sembra quasi che non ci sia un solo publisher che non abbia stretto accordi di esclusività con Sony, e se fra i nomi in ballo c'è pure quello del GTA 5 next-gen (su Ps4 i salvataggi si possono importare anche da Xbox 360: vedete un po' voi), vuol dire che “il sorpasso” è ormai conclamato. Insomma, fra recuperi di un'eredità classica con Grim Fandango, indie dalle ambizioni smisurate come No Man's Sky, nuove IP e persino qualche passo avanti sul fronte dei servizi Online (avete capito che a Far Cry 4 gli amici che avete sul PSN possono fare una partita con voi anche se non hanno una copia del gioco?), l'evento è stato davvero uno di quelli da ricordare.

Lenta ma inesorabile

La conferenza Sony è stata letteralmente straripante. Sarebbe probabilmente noioso mettersi ad elencare per filo e per segno, e con rigoroso ordine cronologico, tutto quello che è stato annunciato da Yoshida, House, e i loro ben meno capaci colleghi.
Se dovessimo però eleggere un momento, fra i tanti, in cui il nostro cuore ha palpitato più forte, diremmo che è successo durante l'incontro con No Man's Sky. Il gioco, già annunciato nel corso dei VGX lo scorso dicembre, conferma la sua conturbante bellezza e ribadisce le sue smisurate ambizioni, rappresentando probabilmente il primo titolo indipendente che, per urgenze ed estensione, vuole rivaleggiare con le grandi produzioni. Ecco: il titolo di Hello Games è come se fosse il Destiny dello sviluppo indipendente, e la risoluta diversità della sua componente estetica (esagerata, satura, acidissima) è solo l'ultimo tocco di classe di un prodotto che potrebbe conquistarsi un posto di rilievo fra i best of the show.
Stranamente, è stato meno entusiasmante il primo contatto con Bloodborn e con il Let It Die di Suda51, un'altra misteriosissima esclusiva spuntata fuori dal nulla nel corso di questa conference. Il primo -conosciuto fino a pochi giorni fa come Project Beast- sembra tutt'altro che l'erede spirituale di Demon's Souls, ambientato in una metropoli ottocentesca che ricorda la fumosa Londra di The Order, altrettanto orrorifica e sanguinolenta, cupa e marcita alla radice. Stilisticamente impeccabile, ma davvero lontanissimo da quelle suggestioni dark fantasy che hanno ancora un posto nel cuore di chi ha giocato al vecchio titolo From Software.
Anche il secondo sembra essere un prodotto in qualche modo ossessionato dalla morte (e lo si capisce fin dal titolo), ma le sue qualità restano nascoste come quelle di Bloodborn. Probabilmente ne sapremo di più dopo un incontro diretto nella prima giornata dell'E3, ma per ora tutti gli entusiasmi (e gli applausi del pubblico) si reggono solo sulla fiducia.

Davvero strana la strategia comunicativa legata alle esclusive: Driveclub quasi non compare nella conference, come se fosse un titolo non importante da comunicare, mentre The Order ci mostra finalmente i mezzo-sangue, ma ribadisce ancora una volta la sua lampante linearità. D'altro canto, non c'è ad oggi un prodotto che possa rivaleggiare con quello di Ready at Dawn sul fronte tecnico, e i risultati del team di Ru e Pessino sono francamente sbalorditivi. L'iconografia ed il folklore di questa fosca Londra ottocentesca hanno qualcosa di unico, e la capacità di spaziare fra registri comunicativi diversissimi, sfociando addirittura un qualche momento horror, è uno dei grandi valori della produzione.
Assolutamente scialbo, invece, il Little Big Planet 3 sviluppato da non-si-sa-bene-chi-ma-di-sicuro-non-Media-Molecule. Omettendo furbescamente il team di sviluppo di questo nuovo capitolo, Sony sembra quasi voler “ingannare” il pubblico, tornando a ribadire quanto smisurato sia il valore creativo del gioco. E invece i nuovi personaggi hanno poco mordente, le situazioni sono già viste, e insomma LBP 3 ha tutti i tratti di un brand strappato ai suoi creatori, annunciato e lanciato di fretta per coprire un buco nel periodo autunnale, ma con tutta probabilità molto più trascurabile del previsto.
Tralasciando il trascurabile DLC di Infamous: Second Son (in First Light, a giudicare da quello che si è visto, non ci saranno neppure dei nuovi poteri), l'altro aspetto che più ha colpito della conferenza è stato il numero e la qualità di contenuti esclusivi per i titoli multipiattaforma: recuperando una strategia che fu di Microsoft ai tempi dell'Xbox 360, ecco che Sony conquista le grazie dei publisher e propone interessanti extra ai suoi utenti. Ce ne sono per Diablo III, per Dead Island 2 (annunciato con un trailer esilarante), per Disney Infinity, per Batman: Arkham Knight, per Far Cry 4, ma soprattutto per Destiny (il giorno del lancio). Ma più che una questione di numeri, qui si tratta di qualità: le esclusive temporali di Microsoft (su Advanced Warfare e The Division) sembrano scomparire di fronte a missioni gratuite, beta in anticipo, ed insomma a contenuti che fanno davvero gola.
E poi c'è quell'enorme schiaffo morale che è l'annuncio di GTA 5 Next-Gen, che per gli utenti ancora fedeli a Xbox 360, potrebbe essere assieme a Destiny (ed alla sua bellissima-la-voglio-ora console bianca) un serio incentivo a passare dall'altro lato della barricata.
In mezzo a tutto questo trambusto, comunque, c'è stato anche spazio per momenti di forte smarrimento. Le chiacchiere su PlayStation Vita e sui Free-to-Play, i dati legati alla condivisione dei contenuti, la parentesi enorme dedicata all'arrivo della serie esclusiva Powers, ispirata all'omonimo fumetto. Che Sony, come Netflix e come Microsoft, cominci a produrre contenuti televisivi esclusivi, è una novità di grandissimo rilievo, ma per come ce l'hanno raccontata, c'è davvero da perdere la pazienza.
Anche l'annuncio di PlayStation (Vita) TV per il mercato occidentale è stato inconsistente, ed il confinamento di PlayStation Now in terra d'America spiace notevolmente (chissà: forse nel tardo 2015?). Stessa cosa con l'accenno sbiadito a Morpheus, la frecciata di PlayStation Camera, l'aggiunta del sempre più spinoso YouTube fra i partner dedicati allo streaming: tutte dichiarazioni rapide, poco incisive, mal “raccontate”.
Se c'è invece un messaggio che è arrivato diretto ai consumatori, e con la forza roboante di un prepotente ruggito, è quello legato alla priorità che Ps4 ha per la comunità degli sviluppatori indipendenti. Sarebbe bastata l'esclusiva temporale di Grim Fandango, ma gli accordi con Devolver Digital e Paradox per la distribuzione esclusiva di vere e propri perle della scena indie sembrano chiudere definitivamente la questione. Microsoft ha l'italianissimo Nero, il Below di Capybara, persino Massive Chalice di Double Fine: ma sembra che Ps4 e la facilità con cui si convertono i titoli originariamente usciti su PC abbia un fascino letteralmente magnetico per i piccoli team. Senza contare che dalla conference Sony ha misteriosamente tenuto fuori Everybody's Gone to the Rapture, presente invece nelle sale private della West Hall.
Insomma, saranno le strategie di publishing o l'architettura più malleabile, ma tutta quella gorgogliante massa di titoli originali e creativi che per anni ha reso il PC una piattaforma generalmente più interessante delle altre, adesso si sta assiepando attorno alla scheggia nera di Sony.

La conferenza di Sony si chiude, prevedibilmente, con Uncharted. Ma anche in questo caso con un teaser trailer rapido, inodore, quasi innocuo. Dopo The Last of Us basta il logo dei Naughty Dog a scatenare l'isteria di massa, ma la verità è che l'assenteismo dei grossi nomi (e God of War?) conferma -ancora più dei rimandi delle ultime settimane- che questa generazione è partita un po' troppo in fretta, coi capelli ancora tutti scompigliati. Se dobbiamo dirla fino in fondo, insomma, la strategia di Sony non si allontana troppo da quella Microsoft: qualche nuova IP solo “raccontata”, senza spezzoni in-game e con appena qualche stralcio di Computer Grafica, e tutto il resto nelle mani delle terze parti e delle loro iniziative speciali per gli utenti Ps4. Solo che qui cambiano i numeri, le prospettive: su console Sony c'è una scena Indie smisurata, che non si fa scrupoli di ribadire le sue preferenze; ci sono contenuti esclusivi per i multipiattaforma davvero notevoli, ed una chiamata alle armi di tante società orientali che adesso riversano su Ps4 le loro energie produttive. C'è, anche, quella grande “diversità” che per Microsoft è stata più uno slogan che un dato sensibile, ed una serie di servizi che possono essere davvero determinanti. Insomma: c'è una macchina che si riconferma lanciatissima e ribadisce in tutto e per tutto il suo vantaggio.
C'è solo da sperare che nel corso di questa generazione Sony possa imparare anche a scegliere chi mandare sul palco.