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Speciale Dear Mr. Kojima

Kojima sceglie Kiefer Sutherland per interpretare Snake. Ce n'era bisogno?

speciale Dear Mr. Kojima
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Inseguendo i grandi publisher che prima dell'evento videoludico dell'anno mobilitano in massa i propri reparti marketing, Konami ha preso l'abitudine di organizzare, una settimana prima della kermesse losangelina, un evento Pre-E3. Che negli anni si è costruito la fama di essere -senza mezzi termini- una pacchianata irragionevole.
Chi ancora ricordava con sottile disgusto la presentazione ufficiale di Rock Revolution sarà tuttavia rimasto stupito nel constatare che stavolta l'azienda giapponese ha preso a modello il rigoroso minimalismo di Nintendo e dei suoi Direct. Una conferenza dunque “pulita”, ordinata, con tempi ben scanditi e contenuti presentati in maniera civile. Ma una conferenza che tanto conferenza non era, dal momento che si trattava di un video non in streaming, ad uso e consumo dei curiosi che, saltando le tappe (e sicuramente la noiosissima parte introduttiva sul Mobile Publishing), sono schizzati di minuto in minuto verso il finale.
Che poi il problema vero dell'evento Konami non era neppure la forma (pur discutibilissima e poco adatta a tenere la “suspence”), quando la desolante carenza di contenuti. Questo video pre-E3 è sembrato a molti solo un modo per fare il punto sulla line-up dell'azienda. Di fatto un esercizio un po' inutile, dal momento che è davvero difficile perdersi in mezzo ad appena tre titoli.
Certo: i nomi in ballo sono belli grossi. Ma né di PES 2014, né di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, né infine di Castlevania Lords of Shadow 2 siamo venuti a scoprire qualcosa di concreto.
Il team Mercury Steam è tornato a parlare della trama divisa in due linee temporali, e marginalmente del nuovo sistema di combattimento, già abbondantemente spiegato nel corso di altre presentazioni ufficiali e sicuramente conosciuto dai fan.
PES 2014 non ha saputo valorizzare al meglio le qualità del Fox Engine, e la presentazione è rimasta un po' troppo fumosa e poco concentrata sul gameplay (ci sarà quindi da aspettare qualche giorno prima di saperne di più).
E se contiamo anche l'intervento di Kojima, i momenti più briosi della conferenza ce li ha regalati Mega64, con un video finale divertente anche se non ai livelli delle migliori produzioni di Rocco & Co.

Dear Mr. Kojima

E' davvero difficile pensare che un banale videosketch risulti in qualche maniera più interessante della pubblica apparizione di Hideo e del suo futuro “masterpiece”. Ma quella di oggi è stata probabilmente l'apparizione più debole del Game Designer, e soprattutto la peggiore presentazione di un titolo che ha sempre saputo, prima con i trailer di Ground Zeroes e poi con il misterioso teaser di Moby Dick Studio, penetrare in profondità nel cuore dei giocatori.
E invece Kojima, con una inaspettata caduta di stile, oggi ha voluto parlare ad un pubblico non suo, con un linguaggio che non compete ad una delle saghe videoludiche più apprezzate di sempre. Il punto focale della presentazione è stato l'annuncio che la voce di Snake e le sue espressioni facciali saranno in verità quelle di Kiefer Sutherland, attore apprezzatissimo per l'interpretazione del protagonista di 24. Il video esplicativo, dopo aver dato la notizia, si è premurato di raccontarci ancora una volta l'esperienza dell'attore con il motion capture e la tortura dei “dot” appiccicati sul volto, facendo addirittura parlare un misconosciuto produttore hollywodiano che ha tentato di convincerci quanto sia espressiva ed indovinata l'interpretazione di Kiefer.
Ci sono tante cose sbagliate in tutto questo. La prima, è che il motion capture non fa più notizia. Un tempo c'era Serkis ed il suo Gollum, e la cinematografia scopriva le meraviglie di questa tecnica eccezionale. Lo stesso Andy, interpretando il Re impazzito di Heavenly Sword, trasportava l'attenzione mediatica per il “perfomance capture” nel mondo videoludico, che poi ci avrebbe ricamato sopra per anni. Da Heavy Rain fino ad Unchated 3, il motion capture è stato al centro di tutte le iniziative comunicative dirette alla stampa generalista e ad un pubblico impressionato dalle meraviglie della tecnica. Ma oggi il sistema scricchiola, tanto che proprio David Cage, per nutrire la sua potentissima macchina comunicativa, si è gettato sul richiamo dello Star System tirando in ballo Hellen Page, Defoe ed il Tribeca Film Festival.
Il coinvolgimento di Sutherland, si potrebbe pensare, segue lo stesso concetto. Se non fosse che, tralasciando la distanza nella qualità recitativa fra lui e Ellen Page, nella conference di oggi l'attore è tornato a parlare di “facce buffe” per tenere la traccia dei puntini sul volto, mentre Kojima ed il suo “amico di Hollywood” cercavano insistentemente di spiegarci come la nuova frontiera del gaming debba passare da scelte di questo tipo.
Io vi chiedo di pensare a quanto è brutto il doppiaggio del primo Metal Gear Solid. E poi a quanto è bello il primo Metal Gear Solid. Ecco: la saga di Kojima non ha mai avuto bisogno di mezzucci.
La saga di Kojima ha sempre parlato di soldati distrutti, di uomini consumati da una guerra soprattutto interiore, di panorami etici e di amori impalpabili. Metal Gear Solid ha puntato tutto su scelte forti, di rottura, cercando continue cesure con la tradizione: inseguendo un genere bistrattato e superandone i confini, sprofondando nelle sabbie mobili del meta-videogioco (Fission Mailed), rielaborando costantemente la sua stessa tradizione, ed esibendo un'autoreferenzialità spesso molto ostica per tanti nuovi fan.
E s'intenda che anche Metal Gear Solid V -The Panthom Pain o Ground Zeroes che sia- farà lo stesso. A testimoniarlo c'è tutto quello che Kojima ha fatto fin'ora: le note di “Here's To You” del primo trailer, il dualismo speculare della XOF, l'invenzione di un team norvegese col nome di una balena titanica, e poi un protagonista mutilato, costretto a strisciare come un verme, coi muscoli atrofizzati, assalito dalle visioni di Volgin e di cavalli di fuoco.
Grazie a tutti questi elementi, Metal Gear Solid V sarà un titolo penetrante, pieno, che dialogherà con la sua stoica fanbase e con i giocatori sinceramente appassionati. E lo farà con o senza Kiefer Sutherland.
Quello che Kojima deve capire è che non ha senso fare marketing spicciolo su una saga che ha una sua eredità precisa: così affascinato dal modello americano, così ossessionato dai suoi modi comunicativi, Kojima ha forse finito per farsi contagiare dalle trovate del marketing a stelle e strisce? Noi speriamo che si tratti di una piccola disattenzione, che per nulla nuocerà alla qualità del prodotto. In fondo, sappiamo bene che l'autorialità di Kojima non è quella di David Cage. Mentre il game designer francese parla anche attraverso l'interpretazione dei suoi personaggi, il realismo dei modi e dei gesti, Hideo sa farsi forza anche delle stilizzazioni, di un'epicità surreale, di eroi persino caricaturali. Sono questi i tratti che rendono grande Metal Gear, e tradirli solo per rincorrere una moda sarebbe davvero una leggerezza.

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