Speciale Destiny - Alveare

L'alveare è la morte incarnata, espressione della volontà rovinosa dell'Oscurità. Una razza antichissima, misteriosa, uno sciame informe di servitori del buio. E' forse questa la minaccia più pericolosa per i Guardiani?

speciale Destiny - Alveare
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Non è l'instancabile macchina da guerra dei Cabal, non sono i branchi di Caduti che razziano le ultime risorse rimaste ai margini del Cosmodromo. Non sono neppure i Vex, che si muovono attraverso il tempo e le dimensioni per rinnovare in eterno la loro crociata sintetica. Il nemico giurato della Luce che i Guardiani cercano a tutti i costi di proteggere è l'Alveare. Una moltitudine sciamante di orrori, le scaglie taglienti di un incubo rotto, pronte a spargersi ovunque nel cosmo per ricoprire le superficie di ogni pianeta, in modo che nulla possa mai più illuminarsi. La ripugnanza dell'Alveare per la Luce - si legge tra le carte del Grimorio - è qualcosa che trascende persino l'Odio. Ogni azione di questo brulicante esercito di nere essenze è votata all'annientamento integrale della Luce, nella speranza che l'Oscurità possa prosperare, e allargarsi come un velo nero su ogni cosa, e divorare l'universo. Potrebbe quasi sembrare che quella dell'Alveare non sia una razza aliena vera e propria, ma la manifestazione stessa della volontà mortifera della notte: esseri vuoti, fatti di ombra e veleno.

"Ma se... se la morte fosse reificata, descritta nella sua totalità, resa autonoma e universale?"

Gli studiosi della Torre, invece, sostengono che si tratti di una delle più antiche razze mai esistite nell'universo, sopravvissuta al passare di strani eoni all'interno degli Astrosepolcri. Non tanto in stato di ibernazione, ma sospesi in una morte quieta ed eterna, come mummificati. Gli accoliti dell'Alveare sono così antichi che i paramenti delle loro armature si sono ormai fusi con la carne risecchita e corrotta: una corazza incarnita sul petto, che cadrà sul cumulo di cenere nera che si forma quando questi esseri schifosi muoiono. Anche l'Alveare però cresce, si riproduce: schifosamente, come uno sciame di insetti. I seminatori vengono scagliati contro la superficie di un pianeta e si conficcano nel terreno, infettandolo. Da qui escono bestie schifose che cominciano a scavare, incuranti dei danni e delle conseguenze. E scendono, coi loro tunnel, fin nel cuore della terra, assemblando un dedalo di gallerie profondissime, come un formicaio lugubre e perverso. Nessuno sa esattamente cosa si nasconda nei meandri più interni di queste gallerie: si dice che gli Schiavi nascano da viscide pupe, che crescano ingurgitando grossi vermi che ingoiano interi. Ma sono i racconti deliranti di chi è stato segnato dall'Oscurità, e sembra difficile credere che questi esseri abbiano bisogno di nutrimento. Deformi, schifosi, sondano il buio coi loro artigli, ciechi e violenti.

Ancora più in profondità vengono generati i più schifosi figli del dolore dell'Alveare: gli Orchi. Il processo che porta alla loro formazione è fatto di rituali proibiti, di torture e di agonia. Gonfiati con la magia, cancerosi, ritorti e butterati, sono la più terribile creazione delle Maliarde, le malevole esistenze attraverso cui si manifesta la spiritualità malata dell'Alveare. E' grazie alla loro magia che si compiono i sacrifici per mettersi in contatto con le Divinità della Miseria, o i rituali che hanno minacciato il Viaggiatore (nella missione La Camera della Notte). Il canto delle Maliarde può essere mortale, rovinoso come la liturgia di Ir Yut.

Crota

"Leggende sussurrate e teorie frammentate suggeriscono che Crota rappresenti una classe distinta dell'Alveare, proveniente da un posto al di fuori del nostro mondo materiale". E' forse in questo luogo che le squadre di guardiani si recano nell'Incursione "La Fine di Crota", superando un ponte di luce che sembra avviarsi verso un cimitero votivo. In quelle grandi arche che svettano contro il candore alla fine del tunnel riposano forse i cavalieri uccisi nei secoli, pavimentando così il sentiero che porta alla rovina. Oltre, c'è appunto questo mondo fatto di pura sofferenza, un piano esistenziale di pieno tormento. E' come una cattedrale sospesa nel vuoto, sovrastata da un pianeta ormai spaccato: sarà questa la stessa sorte che toccherà alla luna, se l'Alveare non sarà scacciato dai cunicoli che ormai si estendono per chilometri sotto la sua superficie? Crota è venerato come una divinità, il più giovane rampollo del suo dolente Pantheon. E' l'unico dio dell'Alveare che abbia attaccato direttamente i Guardiani, durante il "Grande Disastro", lo scontro in cui l'umanità fu scacciata una volta per tutte dalla Luna. Giurando vendetta per la morte di tanti fratelli, un gruppo di sei guardiani torno a calcare le superfici di quella che era stata ormai bollata come Zona Proibita, decisa a raggiungere e uccidere Crota. Solo Eris Morn, funerea, è riuscita a sopravvivere, marchiata a vita da quell'esperienza. Arrivata sulla Torre, resta in disparte. Com'è che si dice? "Se guardi nell'Abisso, anche l'Abisso guarda dentro di te".

Gli Urlatori

Nessuno sa esattamente cosa siano gli Urlatori, posti a guardia degli ingressi della Sala della Saggezza e del Tempio di Crota. Non sono esseri viventi; non sono neppure automi. Si tratta di un ammasso di sostanza morta, vorticante, animato da una malevola volontà. Alcuni credono che le Maliarde più potenti dell'Alveare abbiano la facoltà di vedere attraverso gli Urlatori: come occhi pesti e neri aperti sui domini della morte incarnata.

Dentro Eris sembra ormai esserci la stessa desolante e rabbiosa vacuità che anima le eminenze dell'Alveare. Non le resta che piangere lacrime nere, pazza di rabbia anche dopo la sconfitta del suo carnefice. Dopo il successo dei Guardiani che hanno ucciso il bersaglio da lei designato, le sue attenzioni si sono subito dirette verso Oryx. Un'entità di cui nessuno può confermare l'esistenza, divinità maggiore, padre di Crota, protettore di Urrox. In suo nome si ergono gli altari nelle scure camere della Bocca dell'Inferno. Quando sarà il momento di affrontarlo, la luce di ogni Guardiano comincerà a tremare, come una fiaccola pronta a spegnersi sull'orlo dell'oblio.