Destiny: Le novità dell'Era di Trionfo

Con Era di Trionfo si chiude la prima era di Destiny, in attesa del sequel in arrivo l'8 settembre su PC, Xbox One e PS4.

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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La prova principale del successo di Destiny, per quanto mi riguarda, è che tutte le volte che provo a scrivere qualcosa sullo sparatutto Bungie mi viene voglia soprattutto di raccontarvi le esperienze di gioco, le serate fra amici, le discussioni interminabili sulla "lore" e quelle sulle prospettive del sequel ufficiale.
Mi viene da raccontarvi, insomma, delle partite tirate fino alle quattro di notte, e delle occhiaie cresciute esponenzialmente dopo la pubblicazione dell'ultimo Update, l'Era di Trionfo.
Mi viene da raccontarvi del piacere di ritrovare vecchi compagni, rientrando su Teamspeak dopo molti mesi (noi giochiamo lì, che il Party su PlayStation non è proprio il massimo), e di quella volta in cui Atheon ci ha nuclearizzati perché chi impugnava l'artefatto ha lanciato la Super invece di tenere attivo lo scudo. E ancora del fatto che, dopo tre anni, l'arrivo del nuovo Registro mi ha convinto a cancellare due dei miei tre Stregoni (passavo l'Equip da uno all'altro e mi sparavo tre Raid a settimana), per provare un Cacciatore e un Titano.

Al netto del fatto che una parte della community non ha digerito neppure la versione Vanilla, Destiny ha vinto soprattutto perché è riuscito a creare legami unici e storie personali; rimanendo incrollabile, fedele alla sua visione, e in ultima analisi davvero unico nel panorama del gaming su console (e non solo?). Che non fosse (anzi: che non sia) un titolo adatto a tutti è un fatto palese fin dal Day One, ma che in qualche maniera abbia lasciato una traccia indelebile sul mercato mi sembra altrettanto chiaro. Il fatto che molti giocatori rimasti insensibili alla prima versione, oppure pesantemente scontenti delle scelte creative di Bungie, guardino adesso con ritrovato interesse alla pubblicazione di Destiny 2, dipende anche dall'entusiasmo che invece serpeggia tra le fila dei fan, "contagioso" proprio perché comunitario, duraturo, collettivo: l'idea di far parte di una community così coinvolta non può che essere interessante anche per chi è rimasto, fino ad oggi, in disparte. In questo senso l'idea di una ripartenza integrale può persino essere vincente, in termini di numeri e diffusione.
Ma di Destiny 2 si parlerà più avanti, probabilmente in occasione della presentazione già fissata per il 18 maggio. Oggi, invece, ci interessa proprio Age of Triumph, "evento" con cui si chiude definitivamente la prima stagione dello shooter di Activision. Un aggiornamento che, a dirla tutta, basa la sua forza sul valore - in questo caso inestimabile- dei ricordi. A vederlo da un punto di vista squisitamente clinico, Era di Trionfo non spicca certo per quantità di contenuti e fattore novità. Non c'è nessun nuovo assalto, nessuna attività inedita, neppure una questline che possa fungere da raccordo fra la situazione attuale e quella che ci troveremo ad affrontare nel seguito ufficiale. La nuova impresa che ci viene proposta dall'oratore, anzi, ha qualche passaggio veramente tedioso, come quello che spedisce i guardiani in pattuglia in tutte le destinazioni finora disponibili.

E le ricompense a cui possiamo aspirare, avendo raggiunto ormai il massimo livello di luce ed in previsione del "reset" di settembre, non sono poi così stuzzicanti. Alla stessa maniera la playlist dedicata alla Missioni Storia è un'aggiunta sicuramente evanescente e tutto sommato trascurabile. D'altro canto, c'è da dire che Age of Triumph ha fatto esattamente quello che i giocatori di vecchia data hanno chiesto per anni: ha "parificato" i raid storici, di fatto aggiornandoli al nuovo livello di luce, e rendendoli quindi appetibili anche per chi li aveva ormai abbandonati.
Per un utente che ha seguito la parabola di Destiny fin dall'inizio, avere l'occasione di tornare al cospetto di Crota, e di sfidare Atheon nel cuore luminoso della Volta di Vetro, semplicemente non ha prezzo. Il lavoro di revisione, nonostante non abbia confermato l'amore per la difficoltà proibitiva che ha caratterizzato l'anno-uno, è tutto sommato intelligente e ben pensato. L'aggiunta di una cassa nei labirintici recessi della Volta, o lo scontro con le spade subito dopo il nefasto ponte che conduce oltre l'Abisso, sono delle minuzie in grado di entusiasmare chi queste attività le conosceva davvero a memoria. Nei primi due Raid, poi, sono comparse delle prove che invitano i giocatori ad affrontare le battaglie storiche con qualche variazione. Non si tratta di sfide insormontabili, ma di trovate tutto sommato piacevoli: la sfida della Cantamorte, ad esempio, è tutta basata sul tempismo e sulla velocità d'esecuzione, il filo conduttore che ha sempre caratterizzato il raid di The Dark Below, mentre quelle di Atheon e del Templare sono basate sulla coordinazione, il vero leitmotive della Volta di Vetro. La sfida di Crota, invece, "impone" anche ai giocatori che magari non hanno mai raccolto al spada di vivere l'attacco al principe dell'Alveare da una prospettiva sicuramente più movimentata.
La scusa per tornare a godersi le incursioni classiche, in ogni caso, non è legata solamente alla possibilità di droppare le vecchie armi, anche in versione Esotica e Affinata, o i set di armature personalizzabili coi nuovi decori (personalmente mi sono innamorato del set di Crota dello Stregone). A monte c'è anche il nuovo Registro, che riesce ad incanalare gli sforzi dei giocatori e li spinge a dedicarsi alle varie attività, dagli assalti a punti alle prove di Osiride, facendo riscoprire anche ai più insospettabili una ritrovata passione per il collezionismo, di Astori, Shader, Emblemi e Navi. Con l'idea dei Record Book, insomma, Bungie è riuscita davvero a trovare la giusta chiave per far leva sul desiderio di completamento dei suoi fan, e siamo sicuri che anche in futuro troveremo questi "libretti" su cui prender nota delle gesta dei Guardiani.

In linea di massima, tuttavia, quello che ha spinto buona parte della community a tornare di buona lena sui server di Destiny, è in ultima analisi il fatto che i tempi per una ripartenza sono davvero maturi. Anche chi dopo Rise of Iron aveva definitivamente mollato il colpo, o chi si era stancato già dopo aver rispedito Oryx nei cupi recessi del cosmo, inizia probabilmente a sentire la voglia di un nuovo inizio, e il desiderio di riscoprire una formula di gioco che ha lavorato sul concetto di cooperativa in maniera davvero unica. In questo senso, l'ultimo scampolo della prima era di Destiny, non può che dirsi un piccolo, grande Trionfo.

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