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DOOM - Multiplayer

Dopo aver consumato l'infernale campagna di DOOM, ci siamo concentrati sul multiplayer. Un'esperienza violenta e frenetica, che si dimostra votata al divertimento e punta sulla varietà, mettendo in disparte la purezza agonistica.

speciale DOOM - Multiplayer
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Completare la campagna di DOOM non è stata un'impresa semplice: l'avventura tratteggiata dai ragazzi di ID Software sa essere spietata, sopratutto se affrontata ai livelli di difficoltà piu alti. Terminata la sanguinosa e brutale discesa agli inferi, ci siamo ovviamente buttati nella modalità multiplayer, cercando di approfondire le qualità dell'online competitivo, per capire cosa funziona e cosa no. Tenendo presente la carenza di FPS arena sul mercato attuale, la speranza era quella di trovarsi di fronte ad un'esperienza che potesse ridare lustro alla categoria: un multiplayer rapido e frenetico, pensato soprattutto per quei giocatori che hanno fatto di questo genere un vero e proprio culto, fino a trasformarlo in una realtà ben consolidata nel panorama e-sport. Il risultato, però, è ben diverso: il reparto online di DOOM è sicuramente piacevole e trascinante, soprattutto per chi vuole riassaporare i ritmi dei grandi titoli che hanno fatto la storia del genere negli anni '90. Eppure si tratta di un multiplayer leggero (e per questo passeggero?), volutamente improntato sul divertimento (e -a volte- persino su un caos controllato). DOOM rinuncia isomma alle dinamiche agonistiche ed alla pulizia quasi clinica che è tipica del genere, trascinando il giocatore in una spirale di violenza e frenesia, ma eliminando quei tecnicismi tipici degli arena shooter, che avrebbero reso il prodotto meno accessibile, ma anche più interessante sulla lunga distanza.

Welcome to Hell

Andiamo subito al punto. Si è detto che DOOM è un titolo hardcore, e non abbiamo timore di ribadirlo. Ma cerca un'esperienza estrema non la troverà nel multiplayer, bensì nell'avventura per singolo giocatore. È li che il titolo dà il meglio di sè: giocate a modalità incubo e capirete di cosa stiamo parlando. Il multiplayer, invece, è adatto a quei giocatori che amano sangue e velocità d'azione, ma che accettano di farlo con un approccio meno "ponderato". Non c'è bisogno di intense sessioni di allenamento, né "perdersi" nello studio delle planimetrie ha la stessa importanza che aveva nei vecchi arena shooter. Lo si capisce subito, per esempio, dalla possibilità di crearsi il proprio loadout prima della partita. I puristi del genere sono abituati ad un approccio del tutto diverso: le armi si raccolgono all'interno della mappa, e l'equipaggiamento di partenza è uguale per tutti. Così funziona, addirittura, nelle modalità più agonistiche dell'ultimo Halo 5: Guardians, e così avrebbe dovuto funzionare in un'ipotetica modalità "classica" che inspiegabilmente manca all'appello. Sarebbe bastata una playlist un po' più "clinica" e rigorosa per cambiare in un istante la faccia del multiplayer di DOOM. E invece qui si torna a confrontarci con un livello giocatore che sblocca armi e gadget, e con bocche da fuoco dal funzionamento diversissimo, che possono di fatto polarizzare le partite. C'è anche da dire che molte delle armi a disposizione si dimostrano poco solide in termini di utilità: l'accoppiata doppietta e fucile vortex sarà quasi sempre la scelta migliore, mentre molti altri strumenti vengono lasciati in disparte, a causa un bilanciamento non molto curato. Ma l'elemento che rende le partite del tutto sbilanciate è la presenza dei Demoni. Raggiunta la runa che si manifesta ad intervalli regolari sul terreno di gioco, è possibile trasformarsi in una delle quattro creature diaboliche che il gioco ci propone. Che si tratti di Mancubus o di terribili Revenant, un Demone è davvero troppo determinante nell'economia della partita. Di fatto, chi ottiene più rune demoniache vince. Sempre. Il Demone, soprattutto se è di quelli massicci, è quasi invulnerabile: troppi punti vita a disposizione e troppo lungo il tempo di utilizzo. Ogni tanto il demone muore, lasciando la runa a disposizione della squadra avversaria, ma di solitu succede quando è rimasto così poco tempo che la disparità delle Kill resta evidente.

Game Mode

Il multiplayer di DOOM non fa molto per creare delle modalità originali e interessanti, che possano adattarsi al suo incedere molto rapido. Oltre al canonico deatmach, ad esempio, ci propone una rivisitazione del famoso "kill confirmed", che tuttavia non si sposa benissimo con i ritmi dell'azione e soprattutto con la struttura spesso molto contratta degli stage. Se in Call of Duty questo game mode funziona bene, in un contesto in cui gli scontri tendono a farsi molto ravvicinati, ha poco senso dover acchiappare l'anima dei nemici uccisi: non è insomma una variazione determinante ai fini dell'andamento del match. Lo stesso si può dire di Congelamento, che finisce per essere quasi una copia Carbone di Clan Arena. Eppure le possibilità non mancherebbero: la stessa Via della Guerra è una trovata intelligente, e crediamo che sia un archetipo che altri sparatutto potrebbero recuperare in futuro: in pratica è un King of the Hill in cui l'area da controllare si muove costantemente. Allo stato attuale, vista la scarsa ispirazione di due modalità su cinque disponibili, l'Online di DOOM non brilla dal punto di vista contenutistico; considerando però il season pass che darà diritto a tre DLC improntati sul multiplayer, possiamo aspettarci qualche novità e aggiunta stimolante in futuro.

Questi fattori costringono i giocatori che davvero puntano al risultato a prestare più attenzione al respawn della runa piuttosto che al vero obiettivo della modalità, che sia un semplice deatmatch o ben la riuscita Via della Guerra. Come si suol dire, "tre indizi fanno una prova", e in questo caso l'ultimo tassello del puzzle sono le mappe. Alcune ben concepite, altre caotiche e sviluppate in maniera davvero semplicistica. La frenesia e la necessità di dover raccogliere risorse come corazza e salute si scontrano con la poca intuitività di alcuni playground: confusi, troppo articolati, oppure esageratamente lineari, rischiano di creare un senso di "stordimento" invece che una consapevolezza che possa funzionare da vantaggio strategico. Agli troppi stage mancano elementi riconoscibili che possano aiutare i giocatori ad orientarsi, dei "landmark" che - assieme ad un'atmosfera peculiare - avrebbero dovuto renderle possibile la nascita di strategie rodate. C'è da dire che la modalità snap-map offre una buona alternativa in questo senso, ma rimane sempre da verificare come e quanto la community deciderà di utilizzarla. Ecco quindi quali sono le tre caratteristiche che dimostrano, con chiarezza lampante, quanto il DNA da Arena Shooter abbia contaminato soltanto il ritmo del gameplay e la sua ferocia, invece che la struttura del comparto online. chiaramente che l'esperienza multiplayer di DOOM è puro divertimento. La scelta di sacrificare la purezza tipica del genere in nome di un po' di varietà e di un divertentissimo "casino" è in un certo senso comprensibile: permette ai giocatori di sfogarsi, di massacrare gli avversari senza sentire necessariamente la tensione della competizione, affiancadosi ad un sistema di crescita e sblocchi ben pensato e trainante.

What If...?

Quali sono allora le modifiche o migliorie che il team di sviluppo potrebbe apportare in futuro per accontentare chi cerca un Multiplayer più competitivo? Sicuramente, in termini generali, un bilanciamento delle armi, scegliendo tra due soluzioni: un nerf della Doppietta e del Vortex, in modo da equilibrare queste due armi con il resto della dotazione, oppure un buff generale a tutte le altre bocche di fuoco disponibili.

Sarebbe bello, poi, vedere tra le playlist disponibili, una nuova modalità - chiamata magari "hardcore". Pensata appositamente per i puristi e i nostalgici: niente Demoni e power weapon disseminate per la mappa, con un loadout di partenza uguale per tutti. Infine, un mapset scelto appositamente per rendere tutto più competitivo, magari con qualche aggiunta presa dalla community creata proprio nella modalità snap-map, sarebbe infine una perfetta chiusura del cerchio.

DOOM L'esperienza multiplayer di DOOM si è dimostrata volutamente creata per intrattenere il giocatore e distrarlo dai ritmi davvero adrenalinici della campagna. In alcuni casi però, si dimostra un po' caotica e a tratti frustrante a causa un bilanciamento delle armi non perfettamente accurato, e per la potenza esagerata dei Demoni. In futuro è lecito aspettarsi qualche piccolo aggiustamento, che però non andrà a snaturare l'intenzione iniziale: quella di proporre un online consigliato a chi vuole passare qualche ora di divertimento assieme agli amici, smembrando i propri avversari nei modi meno ortodossi possibili, decapitandoli con il proprio demone finchè non sarà sazio di sangue e violenza. Se questo è quello che cercate da un comparto multiplayer, se volete assaporare i ritmi degli arena shooter senza per forza sentire il “peso” della trance agonistica, DOOM saprà intrattenervi. Se invece volete un bilanciamento perfetto ed un titolo che sia davvero “skill based”, imponendovi uno studio preciso delle mappe ed un approccio clinico, dovrete ancora aspettare, nella speranza che id Software aggiunga una modalità classica, richiesta già a gran voce dalla community.

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