(Dis)Comfort Zone: Outlast 2 Oggi alle ore 21:00

Primo episodio della dis)Comfort Zone dedicata ad Outlast 2!

Speciale E' soltanto un bug?

Nintendo prepara una patch per rimuovere i matrimoni omosessuali in un gioco. Qual è la percezione dell'omosessualità nei vg?

speciale E' soltanto un bug?
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

La notizia questa volta è arrivata dal Giappone, ma poteva benissimo provenire dalla religiosissima America. A distanza di anni dai rapporti omosessuali in Mass Effect, Nintendo ha rilevato la possibilità di organizzare matrimoni tra persone dello stesso sesso all'interno di Tomodachi Collection: New Life per Nintendo 3DS, decidendo così di intervenire e rimuovere tale inattesa feature. Proprio mentre i giocatori applaudivano la possibilità di sposarsi con altri Mii del proprio sesso, condividendo per giunta volti sorridenti in compagnia della propria dolce metà maschile, la freddezza di un comunicato stampa annunciava l'imminente aggiornamento tale da risolvere "il problema delle relazioni umani che diventano strane".
Un simile atteggiamento va in controtendenza con l'estrema inclusività sessuale esibita dai videogame Bioware, a quanto pare non dominante tra le aziende videoludiche. Da questi piccoli casi si comprende come l'accettazione dell'amore omosessuale non dipende tanto da regolamentazioni legislative, quanto piuttosto da un clima culturale che stenta a crearsi nella maggior parte del mondo, non solo in Italia...

Il caso: Tomodachi Collection

Tomodachi Collection è un simulatore di vita a metà tra Animal Crossing e The Sims: l'enfasi è posta non tanto sulla comunicazione con gli NPC, quanto sulla capacità di relazionarsi con altri giocatori e "fare cose insieme", come ad esempio costruire una famiglia o intrattenere un'amicizia. Il primo episodio uscì nel 2009 su Nintendo DS: sviluppato da SPD Group 1 (la divisione guidata da Yoshio Sakamoto, producer degli ultimi Metroid), consentiva per la prima e unica volta sul due schermi di importare il Mii creato attraverso l'apposito canale su Wii.
Il titolo si rivelò un successo da 3 milioni di copie nel Sol Levante, generando alcuni cloni dal maggior tasso erotico come ad esempio Love Plus di Konami, oltre che un seguito intitolato Tomodachi Collection: New Life apparso su Nintendo 3DS sul finire di Aprile. A fronte di minime innovazioni (su tutte comunque la maggior integrazione dei Mii con la nuova console portatile), ad oggi il titolo ha piazzato circa mezzo milione di copie mantenendosi nella top ten delle classifiche di vendita settimanali.
Non è passato molto tempo che i giocatori giapponesi si sono accorti della possibilità per gli avatar di sesso maschile di intrattenere relazioni, incontrarsi per un caffè, fare il bagno insieme, compiere passeggiate romantiche e perfino allevare dei figli.
Su Twitter l'hashtag #homokore (homo collection) ha scalzato quella ufficiale #tomokore, abbreviazione affettuosa di Tomodachi Collection. Molte persone hanno dimostrato interesse nel videogioco a seguito di questa possibilità, applaudendo la mentalità apparentemente aperta di Nintendo e il tono gioioso della scelta omosessuale nel gioco.
La cultura giapponese e la religione shintoista non hanno mai vietato apertamente le relazioni omosessuali, certificate storicamente, sdoganate dalla letteratura (presente già nel classico della letteratura orientale Genji Monogatari) e diffusa sia negli ambienti monastici che in quelli teatrali. Hokusai illustra amori omosessuali o bisessuali nelle stampe shunga, antesignani degli attuali manga yaoi e dei protagonisti effeminati dei JRPG.
Tuttavia un comunicato stampa sul sito della compagnia ha preannunciato una imminente patch per il titolo, onde correggere alcuni bug. Ora può essere che le relazioni tra persone dello stesso sesso siano una feature sfuggita al team di programmatori, tuttavia definire tali relazioni "strane" ed equipararle ad errori come l'impossibilità di salvare o crash del gioco non è sicuramente un gesto lodevole.
Restiamo in attesa di una risposta ufficiale da parte di Nintendo, la quale non dovrebbe tardare ad arrivare visto il grande battage mediatico conseguente...

Orgoglio Bioware

I videogiochi hanno affrontato il tema dell'omosessualità con la stessa leggerezza e mentalità adolescenziale con cui hanno trattato l'argomento sesso. Seni enormi ovunque, baci saffici, lottatori effeminati in ogni picchiaduro, adolescenti bisex in ogni RPG. Piuttosto che affrontare la tematica di petto, molti sviluppatori hanno scelto di creare personaggi ambigui onde sfuggire agli opprimenti stereotipi machisti con la conseguenza di creare un altro stereotipo a metà strada tra il sopra le righe e l'omofobia.
Viene da ridere a pensare che la Nintendo che oggi condanna i rapporti omosessuali di Tomodachi Collection, fu la prima ad inserire la tematica all'interno di un videogioco: nel manuale di Super Mario Bros 2, infatti, il primo boss del gioco, Birdo, era descritto come un personaggio che pensava di essere una femmina e desiderava essere chiamato "Birdetta". Perchè non dipingerlo semplicemente come un lucertoloide femmina ed evitare questi ridicoli garbugli linguistici?
La difficoltà nel parlare in maniera matura dell'amore omosessuale è in parte conseguenza della stupidità con cui il sesso è rappresentato nei videogiochi. Bioware (giustamente) si vanta di aver inserito l'omosessualità in tutti i propri videogiochi da Kotor II in avanti, ma è sempre stato un elemento sottotraccia, esperimento psicologico su qualche PNG oppure esito tutt'altro che scontato di una catena di scelte. Proprio una catena di scelte condusse una manciata di giocatori di Mass Effect alla scena lesbo tra l'avatar femminile del giocatore e Liara, che stupì la stampa oltreoceano: se a monte si fosse scelto un personaggio maschile e se in un qualunque momento si fosse ignorata l'asari, non si sarebbe mai arrivati al bacio lesbo, nè al rapporto interraziale!
Il mondo dei videogiochi non è ancora pronto per un protagonista omosessuale? O per un Cart Life anti-omofobia?
Bioware e altre software house americane hanno dimostrato fegato a scardinare un certo bigottismo, ma lo hanno fatto non certo per smuovere e provocare l'industria. Quando Bethesda fu raggiunta per chiedere conto dei matrimoni gay in Skyrim, rispose con snobbismo: "e allora?", come se la cosa fosse normale, accettata pacificamente. Non è così: l'Occidente condanna da sempre l'amore tra persone dello stesso sesso. Ogni personalità dello sport, dello spettacolo, della cultura che fa coming out, rivelando pubblicamente la propria omosessualità o bisessualità, smuove un vespaio di polemiche e al tempo stesso applausi scroscianti, e la gente comune non è per niente contrapposta tra un mucchio di cattolici ignoranti e un elité di progressisti illuminati.
Il dibattito sull'omosessualità è caldo, pulsante, tocca tutti e smuove convinzioni. Per questo il cinema, i libri, le canzoni e ovviamente i videogiochi dovrebbero riuscire a provocare la coscienza dell'individuo, non alimentare la sua acquiscienza, trattando il tema con maturità e senza banalizzazioni. Ma a giudicare anche dalle reazioni di Nintendo, questa situazione è purtroppo ancora lontana.