Electronic Entertaiment Expo 2017
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E3 2017

EA Play 2017: la conferenza Electronic Arts tra sport e nuove IP

Electronic Arts apre l'E3 2017 con l'evento EA Play: il publisher svela novità su FIFA 18, Star Wars Battlefront 2 e annuncia due nuove IP.

EA Play 2017: Analisi e Impressioni

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EA Play 2017: Analisi e Impressioni
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'è poco da girarci intorno: quello di Electronic Arts all'E3 2017 è stato uno show poco convincente nei ritmi, nelle tempistiche e nell'esecuzione. Ed in fondo è un peccato che -neppure quest'anno- il publisher abbia azzeccato la scaletta, l'ordine ed il tenore degli interventi. Perché per il resto la solidità della line-up non si mette in discussione: fra titoli già noti e ben due nuove IP, la proposta di EA all'E3 2017 è schiettamente interessante. Il problema, tuttavia, è che la conferenza non è stata quasi mai in grado di raccontare a dovere le novità dei prodotti, di trasmettere il giusto entusiasmo. La concezione dell'evento era vecchia, stantia, inefficace, rimasta ancorata ad idee comunicative superate da tutte le altre software house.
L'incipit, ad esempio, è stato frettoloso e affaticato. Da una parte abbiamo Long Shot, l'equivalente in salsa Football Americano di quello che The Journey è stato per FIFA 17: una modalità Single Player con un inedito piglio narrativo, che racconti la storia di rivalsa e crescita personale di un protagonista fortemente caratterizzato. Una novità che avrebbe potuto risultare particolarmente interessante anche per gli utenti europei, magari incuriositi dallo sport americano ed alla ricerca di una via d'accesso alla disciplina (virtuale). Peccato che EA abbia deciso di non dirci davvero nulla di questa aggiunta,lasciandola in secondo piano e passando subito a Battlefield 1. Nonostante l'FPS di DICE abbia quasi un anno sulle spalle, forse per arginare l'emorragia di utenti registrata negli ultimi mesi, EA ha deciso di riportarlo sul palco, per promuovere il supporto post lancio e i prossimi DLC. Due nuove mappe arriveranno gratuitamente per i possessori di They Shall Not Pass, mentre a Settembre il secondo add-on (In The Name of the Tsar) porterà con sé sei nuove mappe inedite.

Siamo tutti fermamente convinti, tuttavia, che non basti aumentare il numero di contenuti per giustificare una strategia commerciale letteralmente agonizzante. Basti pensare che, appena mezz'ora dopo, l'esplosiva Janina Gavankar confermava, sullo stesso palco, la pubblicazione gratuita di tutti i contenuti aggiuntivi di Star Wars Battlefront II, per capire che forse sarebbe stato meglio glissare sulle campagne del fronte russo.
Smaltiti i primi venti minuti dell'evento fra chiacchiere e imbarazzi, qualcuno ha addirittura iniziato a preoccuparsi. E invece proprio nella parte centrale sono arrivati i pezzi forti. Need For Speed Payback, nel confermare la vicinanza tematica delle vicende con la saga cinematografica di Fast and Furious, ribadisce anche che nel suo DNA c'è almeno qualche cromosoma di Burnout (Takedown!). Ed esibisce per altro un Frostbite in stato di grazia, che supera i risultati ottenuti con Rivals in termini di sensazione di velocità, impatto grafico, spettacolarità. C'è ancora tanto da verificare (varietà di ambientazioni e sistema di personalizzazione), ma la sezione di gameplay del racing firmato Ghost Games è stata una boccata d'aria fresca dopo un'introduzione boccheggiante.
E poi c'è A Way Out. Sviluppato dagli svedesi di Hazelight (già creatori di Brothers: a Tale of Two Sons), si tratta di una nuova IP letteralmente magnetica: la storia di due detenuti che pianificano la fuga da una prigione, da giocare esclusivamente in due (in locale oppure online). Niente single player, per un titolo che punta non solo su una cooperazione che possiamo definire "asimmetrica", ma anche sulla varietà di situazioni: tra esplorazione, stealth e azione, ogni scena sarà diversa dalla precedente. La trama sembra recuperare influenze dai grandi film di Hollywood che si sono occupati di situazioni analoghe, da "American History X" a "Fratello, Dove Sei?".
Oltre che per le qualità del prodotto, la presentazione di A Way Out è stata ravvivata dall'entusiasmo del producer, che ci ha fatto respirare un po' di sincera umanità: distante anni luce, finalmente, dalla clinica freddezza delle figure più formali e ingessate. Stravagante, invece, la scelta di annunciare la nuova IP di Bioware sempre nella sezione centrale della conferenza, invece che lasciarla alla fine. Anthem ha mostrato panorami alieni molto simili a quelli di Titanfall, ed un piglio sci-fi che non vediamo l'ora di scoprire, durante la conferenza Xbox. Proprio gli accordi con Microsoft e la promessa di una versione fortemente ottimizzata per Scorpio hanno fatto sospettare persino un'esclusività temporale.

Inspiegabile, infine, il fatto che EA riesca sempre a sbagliare la presentazione di FIFA. Una volta decidendo di coinvolgere Pelè, un'altra lasciando che a parlare siano due macchiette in giacchetta, che non riescono a focalizzarsi sulle novità del gioco. E pensare che quest'anno sono pure tante: tra un sistema di animazioni completamente rivisto, una fisica del pallone abbondantemente aggiornata, e la volontà di riprodurre sul campo la personalità dei grandi campioni, da mostrare ci sarebbe stato davvero tanto. Pure il "sequel" ufficiale di The Journey avrebbe meritato spazio. E pure, a dirla tutta, la versione Switch, bellamente ignorata nonostante sia presente sullo showfloor, e la nuova console Nintendo sia davvero sotto gli occhi di tutti, in questo periodo.
Con FIFA, ma pure con il ritorno di NBA Live, EA è stata completamente rinunciataria, parlando troppo e mostrando poco gameplay, e insomma raccontando i propri titoli sportivi con poca convinzione. Nel caso del nuovo NBA Live, comunque, forse è stato un bene. Al di là dell'apprezzabile atto di coraggio, il titolo sembra ancora molto inferiore al diretto rivale, praticamente in tutti i campi (animazioni, fisica, colpo d'occhio). Dubitiamo che basterà una carriera che vuole fondere le partite "istituzionali" con le emozioni del basket "da strada" a rilanciare questo brand.

Proprio in chiusura di conferenza, in ogni caso, arriva quello che sarà il pilastro portante della Line-Up di EA per questo autunno: Battlefront II. E ci viene presentato dalla già citata Janina, attrice che interpreta Iden Versio: anche lei esuberante, entusiasta, animata da un entusiasmo contagioso. Un trailer perfetto nei ritmi, la promessa di un supporto gratuito, le molte novità del gameplay, l'imponente mole di contenuti con cui il titolo sarà lanciato, la promessa di un gameplay meno confusionario e di una struttura più meritocratica. È davvero tutto al posto giusto: peccato che poi EA decida di trasmettere un'intera partita in una delle nuove mappe. Ben trentacinque minuti di match, accompagnati da un commento insipido e proposti con una regia affannata. Un modo davvero pessimo per chiudere la conferenza, così come sbrigativo e lassista è stato l'ultimo saluto di Patrick Soderlund, che ha chiuso senza strepiti una conferenza sempre rimasta sempre troppo "apatica" e verbosa.
Come dicevamo sopra, sarebbe stato meglio lasciarsi alla fine la "bomba" di Anthem, chiudere perlomeno con il botto, salutare il pubblico con una notizia d'impatto. Così come stanno le cose, invece, ci tocca bocciare la quasi totalità dello show, e concentrarci sulla proposta software: scoprendola dal vivo, per approfondirne a dovere le qualità, come neppure il publisher è stata in grado di fare. Nella speranza che, prima o poi, anche EA trovi "la sua Aisha", e riesca a strutturare eventi più moderni nella concezione e più ispirati a livello comunicativo.