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Proviamo il nuovo gioco degli autori di Castle Crashers!

Speciale Eye Remember - Grand Theft Auto

L'evoluzione del crimine in una lunghissima retrospettiva

INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Alcuni videogiochi, pur ancora giovani, hanno letteralmente segnato la storia, istituendo generi, divenendo metri di paragone e simboleggiando -con il loro nome- il media ludico stesso. Negli ultimi quindici anni chi più si adatta a questa descrizione è senza dubbio Grand Theft Auto, amato ed odiato oggi in maniera talmente viscerale da divenire quasi una ragione di vita, o una battaglia personale per screditarne ogni aspetto. Non tutti ricordano, però, per quanto la sua genesi risalga -come detto- ad un'epoca non certo lontana, che persino GTA, brand da miliardi di dollari, ha avuto umili origini, quando aspetti come la caratterizzazione dei personaggi ancora non appartenevano al vocabolario ed il gaming tridimensionale come lo intendiamo oggi non era appannaggio di tutti.
Con l'attesa sempre più spasmodica per la release di Grand Theft Auto V è il momento di fare un doveroso recap sulla serie, un po' per sfizio, un po' per capire come si sia evoluto negli anni uno dei brand più popolari di tutti i tempi.

Grand Theft Auto

Il primissimo GTA è datato 1997: il titolo compare per la prima volta su Playstation (la prima) e mostra un gameplay mai visto prima d'ora. Il giocatore, anziché impersonare il classico polizziotto/agente speciale si ritrova nei panni di un criminale, un signor nessuno con un solo obiettivo in mente - accrescere il suo conto in banca. Il titolo, sviluppato da ASC Games (costola di quella che diverrà poi Rockstar North), è ambientato in tre diverse città che diverranno poi estremamente famose: Liberty City (ispirata a New York), San Andreas (San Francisco) e Vice City (Miami). Il viodeoplayer, vincolato solamente dalla necessità di completare le missioni previste per una città prima di sbloccare la successiva, è per la prima volta completamente libero di vagare all'interno dell'ambientazione, ottenendo punti per ciascun crimine compiuto, per quanto efferato esso sia (indimenticabili i bonus per l'investimento della comitiva di scolaretti in attraversamento stradale). Le meccaniche prevedono però anche l'intervento della polizia che tenterà costantemente di fermarci con ogni mezzo possibile, armi comprese. Il free roaming (girovagare liberamente), "inventato" proprio da GTA, è tuttavia solo un passatempo collaterale. Per proseguire nell'avventura il giocatore dovrà rispondere ai telefoni pubblici, tramite i quali verrà contattato da vari boss della mala che ne richiederanno i servigi per lavori sempre più pericolosi.
In questo primo capitolo vediamo già plasmarsi, seppur in maniera molto grezza, gran parte delle meccaniche che hanno portato la serie al successo. Vi è da subito la possibilità di rubare auto (ferme o in corsa), d'ingaggiare scontri a fuoco (mediante un già vasto arsenale reperibile in seguito all'esplorazione) e di visitare alcuni (pochissimi) edifici, ad esempio per riverniciare l'automobile. Altri elementi caratteristici della saga, invece, mancano completamente: non c'è la mappa, sostituita da riferimenti grafici (una freccia) che indicano gli obiettivi delle missioni, ed è totalmente assente una anche minima caratterizzazione dei personaggi. Tecnicamente, inoltre, siamo lontani anni luce -ovviamente- dagli standard odierni ed anche dalla qualità media dell'epoca, dato che Grand Theft Auto si mostra in un'inusuale prospettiva dall'alto, inquadrando una piccola porzione di mappa alla volta ed offrendoci una realtà, per quanto ben diversificata e caratterizzata, piuttosto stilizzata.
All'epoca, nonostante tutto, oltre a destare grande scalpore, il titolo diverte e, per la sua semplicità ed immediatezza, cattura letteralmente centinaia di giocatori. Il successo è tale che, due anni dopo, il team pensa addirittura ad un'espasione (la primissima per un titolo console). Così, giocabile anche stand alone, arriva Grand Theft Auto - London 1969, titolo che ci catapulta nella Londra anni '70, riprendendo per filo e per segno le caratteristiche del pro-genitore. A risaltare, in questo particolarissimo episodio, la caratterizzazione della città, che ci vedrà guidare sul lato sinistro della strada e percorrere alcuni dei quartieri più famosi della capitale britannica, identificati con il loro vero nome. Contribuisce a "dare un tono" alla produzione anche una gradevolissima colonna sonora anni sessanta.

Grand Theft Auto II

La popolarità del brand cresce quando, senza moltissimi sforzi, l'oramai neonata Rockstar rilascia -nel 1999- Grand Theft Auto 2. Con il secondo capitolo il setting muta completamente: si passa dalle tre città vagamente caratterizzate ad un'unica ambietazione -Anywhere City- completamente di fantasia, caratterizzata semplicemente dalla suddivisione in tre quartieri. In ciascuno dei distretti è in corso una vera e propria guerra tra gang nella quale il giocatore si dovrà insinuare garantendosi il rispetto delle bande tramite incarichi, massacri e chi più ne ha più ne metta.
S'innestano così nel gameplay nuove meccaniche come il "Rispetto", figurato a schermo da diverse barre (una per ciascuna organizzazione malavitosa) che ci mostreranno l'affinità del protagonista con i vari schieramenti criminali (in seguito alle classiche missioni). In tal maniera s'innescheranno vere e proprie ritorsioni, che ci vedranno in pericolo di vita ogni qual volta entreremo nel territorio di una gang rivale ad una che ci rispetta. Ad evolvere in maniera analoga anche il comportamento della polizia, sempre più aggressivo con il procedere delle missioni ed organizzato in maniera totalmente nuova rispetto al primo capitolo, con i vigilanti capaci -all'occorrenza- di chiamare rinforzi corazzati o addirittura la SWAT. Persino la struttura free roaming comincia ad implementare molte delle caratteristiche che faranno poi le fortune della saga: in particolare gli incarichi secondari, che in GTA II ci vedono partecipi (una volta raccolte particolari icone) a delle vere e proprie follie in stile Rockstar. Dovremo, ad esempio, distruggere quanti più furgoncini del gelato possibile in un tempo limite, armati di Uzi a bordo di un'auto; oppure sfidare altri piloti/autisti in percorsi ricavati dalla viabilità cittadina; o ancora massacrare, sempre in un lasso di tempo limitato, quanti più membri di una gang rivale possibile. Quantità e varietà d'armamentario e veicoli vengono ampliate, così come le possibilità del protagonista (Claude Speed).
Ad evolversi, seppur non in maniera determinante, anche il comparto tecnico, che si presenta in una veste molto più pulita e particolareggiata rispetto al predecessore. La prospettiva rimane "a volo d'angelo" ed ogni elemento a schermo estremamente stilizzato; una caratteristica che permette a Rockstar di evitare guai dovuti ad una certa indignazione da parte dei più "perbenisti". Aumentano sempre più, infine, i "tocchi di classe" tipici dello studio statunitense: in game il riverniciatore d'auto si chiama Max Paynt, in "onore" del protagonista di uno tra i più riusciti shooter della scorsa decade.

Grand Theft Auto III

Con l'approdo della serie alla Playstation 2, nel 2001, la saga conosce un vero e proprio punto di svolta. In primis il protagonista (il già conosciuto Claude Speed) viene inserito in un contesto narrativo. Tutti i progetti di Claude vanno in fumo quando Catalina e Miguel, durante la rapina che per mesi avevano pianificato, lo tradiscono tentando di ucciderlo: il protagonista sopravvive ma viene arrestato. Durante il trasporto, in maniera del tutto fortunosa, il blindato viene assaltato ed il nostro si salva assieme ad uno dei personaggi chiave della vicenda, 8-Ball, un esperto di esplosivi affiliato ad una cosca mafiosa locale. In cerca di vendetta (e di denaro) Claude inizia a lavorare per la famiglia Leone, acquisendo, pian piano, il rispetto dei suoi membri di spicco. Tra un'intrigo e l'altro Claude ritroverà Catalina, alleatasi con il potente cartello colombiano responsabile, tra l'altro, della comparsa di una nuova droga, la SPANK, spaccio della quale gli stessi Leone tentano di debellare (per riprendere il controllo delle strade, naturalmente). La trama, certamente non molto "spessa", viene arricchita da diversi personaggi che, in pieno stile Rockstar, ricordano in maniera più o meno velata progatonisti di film cult degli anni '90. Molti gli omaggi, già da questo terzo capitolo, a produzioni quali Pulp Fiction, Scarface o Carlito's Way, famose pellicole riguardo -ovviamente- il mondo dei gangster. Riferimenti che si estendono anche all'ambientazione (questa volta completamente tridimensionale), una Liberty City (New York) che ci mostra per la prima volta quello che sarà poi il marchio di fabbrica del team: vastità, varietà ed un'innumerevole serie di Eastern Eggs, più o meno nascoste all'interno della metropoli.
Il gameplay, riprendendo la struttura classica, si adatta perfettamente all'ambiente tridimensionale, puntando ancora una volta in maniera estensiva sulle sessioni di guida, perno fondamentale di quasi tutte le missioni (caratterizzate dalla struttura "vai da A a B, fai qualcosa e torna ad A" che abbiamo imparato a conoscere). Implementata in maniera rimarchevole, tuttavia, anche l'azione in terza persona, che ci consentirà di esplorare Liberty City da cima a fondo (per trovare i famigerati 100 pacchetti) ed ingaggiare duelli a suon di proiettili (o di pugni) con i vari membri delle gang con cui verremo a contatto, con la polizia o con semplici -e malcapitati- cittadini. In GTA III ogni elemento viene esteso ed ampliato: l'esplorazione ci porterà dai vicoli ai tetti degli edifici, la salute del protagonista sarà caratterizzata da una barra di punti ferita anziché dai "cuori", la polizia (o l'esercito) agirà secondo cinque gradi di "gravità" a seconda delle nostre azioni (presentandosi con elicotteri e carro armati, all'occorrenza) ed avremo a nostra disposizione una varietà di armi e veicoli davvero incredibile. Per la primissima volta nella serie, inoltre, la città prende vita: osserveremo i passanti compiere routine personalizzate e le attività diurne e notturne proseguire indipendentemente dalle nostre malefatte. In GTA III potremo persino prendere parte a tali attività: tra le missioni secondarie, infatti, compaiono quelle legate ai mezzi pubblici, che -saliti a bordo di Taxi, Ambulanze, Autopompe- ci permetteranno di "fare del bene" a modo nostro.
Tecnicamente quello di Grand Theft Auto III è il primo grande passo avanti nella serie, con una vastissima ambientazione interamente modellata in 3D e letteralmente riempita di elementi, tra passanti, protagonisti e co-protagonisti, veicoli e chi più ne ha più ne metta. Un riuscito stile comic permette ancora una volta di evitare i guai più gravi per quel che riguarda l'esagerata violenza sperimentabile in game, che richiede, in ogni caso, alcuni interventi di censura ed una caratterizzazione 18+ che diverrà poi vero e proprio marchio di fabbrica per la serie. Con un comparto grafico tutto nuovo ma non certo all'avanguardia rispetto ai tempi (si veda la non ottima qualità delle texture ed il livello basico delle animazioni), Rockstar punta molto sulla contestualizzazione, recuperando elementi reali ed inserendoli spesso in game tramite riferimenti goliardici. Il progetto riscuote un successo eccezionale non solo per quel che concerne l'aspetto visivo ma anche quello sonoro, con le apprezzatissime stazioni radio e le mitiche (e assurde) pubblicità, la cui "mania" scoppia proprio con il terzo episodio.

Grand Theft Auto: Vice City

L'esperienza maturata con GTA III permette a Rockstar North di migliorarsi costantemente, pubblicando ad un solo anno di distanza quello che viene ricordato ancora oggi come uno dei migliori (se non il migliore) esponenti della saga. Parliamo ovviamente di GTA: Vice City, ambientato nella riproposizione figurativa di Miami (Vice City) ed incentrato sulle vicende dell'indimenticabile Tommy Vercetti, un "novello" (per l'epoca) Tony Montana. Dopo 15 anni di prigione, lo scagnozzo della famiglia Forelli (Tommy) torna in libertà ed il suo boss (Sonny Forelli) lo manda lontano da Liberty City, a Vice City, per concludere un affare di droga. Qui incontra il suo contatto, l'indimenticabile avvocato della mala Ken Rosemberg, liberamente ispirato (per non dire preso di peso) dalla figura di David Kleinfeld, magistralmente interpretata da Sean Penn in Carlito's Way (1993). L'affare per conto dei Forelli va storto (Tommy cade in un'imboscata), soldi e merce perduti. Sonny va su tutte le furie e Vercetti promette di recuperare il maltolto e vendicarsi. Inizia così una spirale di violenza degna dei migliori capolavori pulp hollywoodiani, che porterà il nostro ad intrecciare alleanze con i più disparati criminali di Vice City, acquisendo sempre più potere e vendendo infine a scoprire del tradimento del suo boss, che non solo ha tentato di ucciderlo ma è stato addirittura responsabile della sua prigionia. Falsi amici ed ex datori di lavoro vedono i loro conti regolati in un'epica scena finale, ripresa fedelmente dal finale di Scarface.
Per quanto riguarda il gameplay Grand Theft Auto: Vice City "si limita" ad ampliare la struttura di GTA III, aggiungendovi la possiblità di guidare moto, elicotteri, idrovolanti ed altro ancora, ed implementando nuove tipologie di missione (primarie e secondarie) che aumentano la varietà concettuale all'epoca ancora attualissima. In Vice City, per la prima volta, avremo la possibilità di acquistare proprietà (coperture per attività criminose) che, in seguito ad un "pacchetto missioni" personalizzato ci permetteranno di guadagnare denaro ad intervalli di tempo regolari. Proprio longevità e varietà sono i punti forti di quest'ennesima incarnazione del brand, che aggiunge alla struttura (oltre ai nuovi mezzi di trasporto) armi, mini-giochi e tanti segreti da scoprire esplorando meticolosamente ogni area della mappa.
Ma il lavoro più riuscito è senz'altro quello di caratterizzazione. Vice City è permeato da una perfetta atmosfera anni '80, con tanto di vestiario, auto, luci al neon e musica in corredo; girovagando in città si ha la netta senzasione di trovarsi all'interno di un episodio di Miami Vice (e "Vice City" è, non a caso, il nome scelto per rappresentare la Miami videoludica). Il lavoro di contorno assume per la prima volta la forma dell'arte: ogni particolare è curato nel dettaglio, ogni riferimento assolutamente voluto. Il fiore all'occhiello (oltre alla splendida colonna sonora) è, come già detto, la caratterizzazione psicologica dei personaggi, che unisce sapientemente profondità e goliardia in un mix esplosivo, raggiunto (ma mai superato) poi soltanto dal quarto capitolo della saga. A dimostrazione dell'estrema focalizzazione in questo senso il cast che ha partecipato al doppiaggio angolofono, tra cui compaiono Ray Liotta e Burt Reynolds.

Grand Theft Auto Advance

Piccola parentesi, tra Vice City e San Andreas, per portare il brand sul popolare Game Boy Advance. Sviluppato da Digital Eclipse Grand Theft Auto Advance riprende i fasti dei primi Grand Theft Auto, con la visuale dall'alto (dovuta più che altro ai limiti hardware della console portatile) ed un corpo contenutistico molto meno vasto rispetto ai "fratelloni". Il titolo s'inserisce però nelle vicende narrative in maniera piuttosto interessante, raccontando le vicende di Mike e Vinnie, piccoli criminali di Liberty City che aspettano "l'ultimo colpo" per racimolare abbastanza soldi ed emigrare verso i più accoglienti lidi di San Fierro o Vice City. Vinnie, proprio durante l'ultimo colpo, resta ucciso in un'attentato e Mike decide così di restare in città per vendicarsi. Solo dopo una rete d'intrighi scoprirà essersi trattato di una simulazione ordita dall'amico stesso, sul quale ricadranno tutte le sue ire. La vicenda fa da prequel a GTA III, offrendoci qualche retroscena sulla famiglia mafiosa dei Leone ed introducendo (benché in maniera postuma) la figura di 8-Ball, essenziale nella terza incarnazione della saga.

Grand Theft Auto: San Andreas

Mossa da una continua e costante voglia di sperimentare, nel 2004 Rockstar pubblica Grand Theft Auto: San Andreas che, assieme a Vice City, è da sempre stato contendente per il riconoscimento come "migliore episodio" della serie. Il protagonista, questa volta, è Carl Johnson, che fa ritorno a Los Santos (Los Angeles) per sistemare gli affari di famiglia, letteralmente a pezzi come i suoi migliori amici (nonché membri della gang degli Orange Groove), in procinto di fare una brutta fine. Ritrovatosi in un batter d'occhio con mille grattacapi da risolvere CJ dovrà fare i conti con le gang di San Andreas, con i poliziotti corrotti dell'unità speciale C.R.A.S.H. (una sorta di sgangherata anti-gang) e persino con alcune delle famiglie mafiose già conosciute nei precedenti capitoli come i Leone o i Forelli.
Ad entrare prepotentemente in ballo come protagonista, in quest'oramai quinto episodio, è l'ambientazione che, in maniera ancor più approfondita rispetto a Vice City, viene millimetricamente caratterizzata. Lo stato di San Andreas è un mix delle peculiarità socio-culturali di California e Nevada, con tutte le contraddizioni che distinguono due dei più controversi stati d'America. Rockstar utilizza il suo solito fare iconico e dissacrante per ripdurre favolose re-interpretazioni videoludiche di Los Angeles (Los Santos), San Francisco (San Fierro) e Las Vegas (Las Venturas), pregne di immancabili Eastrn Egg e riproduzioni fedeli di reali mete più o meno consosciute e turistiche. Il risultato, per quanto cali il carisma del protagonista (ed, in parte, anche quello dei comprimari) è incredibile: un mondo più che mai vivo all'intenro di un singolo DVD: una piccola rivoluzione che si fa strada nel mondo oggi molto affollato dei free roaming.
Ma il team di sviluppo statunitense non si accontenta, ed alla vastità fisica dell'ambientazione unisce moltissime nuove possibilità in termini di gameplay. Prima di tutto la personalizzazione dell'avatar, che potremo vestire grazie ai numerosi negozi presenti in città, modellare fisicamente grazie a palestre (e fast food) e tatuare negli appositi shop. Il nostro CJ potrà inoltre costruire diverse relazioni "sentimentali" con una serie di fidanzate che, all'occorrenza, saremo costretti a scarrozzare in uscite "romantiche". Il tutto sarà condito dal solito stile Rockstar, che in San Andreas più che mai si fa unico e ben delineato. Aldilà di queste nuove meccaniche di controrno il quinto capitolo della saga implementerà un vero e proprio "gioco nel gioco": una guerra tra bande che, ad avventura inoltrata, porterà il giocatore a tentare di ottenere il controllo di innumerevoli aree dello stato controllate da gang rivali (anch'esse, una volta di più, ben caratterizzate) a suon di sparatorie, molotov e chi più ne ha più ne metta. Ampliato infine il carnet di missioni secondarie, che prevederanno questa volta veri e propri lavori per una serie di imprese ben poco edificanti delle quali prenderemo il controllo; una vera e propria escalation alla popolarità malavitosa da ghetto, alla quale non poteva mancare, come ciliegina sulla torta, la possibilità di acquistare diverse proprietà residenziali. Non serve nemmeno specificare che, a braccetto, viene livellata la mole contenutistica, aggiungendo mezzi, armi e chi più ne ha più ne metta (spiccano, in San Andreas, le BMX).
I passi avanti meno importanti sono legati al comparto tecnico, che subisce solo una timida revisione rispetto al passato, ripulito e capace, in questa versione di una più ampia field of view. Con così tanti elementi a schermo, tuttavia, non mancano le imprecisioni, tra le quali più che sporadici cali di frame rate. Lo stile inconfondibile dello studio, nella realizzazione visiva e -soprattutto- nella ricercatezza della colonna sonora (questa volta rigorosamente ‘90s con tanto di stazioni radio dedicate ad ogni città) rende comunque felici gli aficionados, minimizzando le critiche per un comparto visivo leggermente sciancato.

Grand Theft Auto - Portable Era

Galvanizzata dal successo del primissimo episodio portatile uscito, come abbiamo visto, su GBA, Rockstar si concentra -in attesa dell'oramai imminente Next Gen- sulla potente portatile di casa Sony, proponendovi ben due titoli (convertiti poi anche su Playstation 2).

Il primo -datato 2005- è Grand Theft Auto: Liberty City Stories, l'ennesimo prequel di GTA III, realizzato in seguito ad un'evidente presa di coscienza riguardo all'evidente mancanza di dettagli e spessore nella trama di GTA III, specialmente se paragonata ai successivi Vice City e San Andreas. In Liberty City Stories indosseremo i panni di Tony Cipriani, di ritorno nella New York digitale dopo 4 anni di auto-esilio per aver assassinato un potente rivale del boss Salvatore Leone, su ordine dello stesso. Il rimpatrio di Tony non sarà dei migliori (anzi): sia l'affezionato boss che la madre avranno nel frattempo trovato dei sostituti ideali con i quali rimpiazzarlo ed il nostro dovrà lottare per riconquistare l'affetto e la posizione di potere che occupava in passato. Il titolo, suddiviso in tre macro-sezioni corrispondenti a tre zone della città (Portland, Staunton Island e Shoreside Vale) si basa quasi interamente sulla sanguinosa guerra tra clan mafiosi, mostrandoci la lotta tra i Leone i Forelli e i Sindacco (già incrociati a Las Venturas - in San Andreas). Aggiungendo diversi nuovi protagonisti e comprimari quest'incarnazione portatile va dunque ad aggiungere consistenza al sostrato socio-culturale di GTA III, mostrando diversi retroscena riguardo alle più importanti bande criminali di Liberty City, nonché alla corruzione nella polizia e tra le fila politiche. In Liberty City Stories, inoltre, assistiamo alla lenta ma inesorabile ascesa dei cartelli della droga sudamericani, che la faranno poi da padrone nel narrato di GTA III.
Riguardo al gameplay la produzione non si scosta affatto dal terzo episodio della saga, implementandovi solamente alcuni dei mezzi di locomozione introdotti dai successivi capitoli (ad esempio la moto).
Graficamente, vista la potenza di PSP, non siamo distanti dagli standard PS2 ed il downgrade è dunque minimo.

Ben diverso Grand Theft Auto: Vice City Stories, produzione targata 2006 in grado di dare diverso spolvero alla console portatile Sony. La trama, qui, riprende le vicende dei fratelli Vance (Victor e Lance), entrambi con ruoli più o meno importanti in Vice City (dove, peraltro, muoiono). Impersoneremo Victor "Vic" Vance, militare dominicano che viene congedato con infamia con l'accusa di detenzione di stupefacenti e favoreggiamento della prostituzione. Ad incastrarlo nientemeno che il suo sergente Jerry Martinez; lo stesso che gli chiede di occuparsi della droga ed organizzare una "festicciola". Inizia dunque la "solita" spirale di vendetta che porterà i due fratelli ad entrare nel giro della droga per farsi giustizia con le proprie mani, invischiandosi però in maniera tale da non riuscirne più ad uscire. I due s'inseriscono nel giro di Ricardo Diaz, grazie al quali riusciranno a compiere la loro vendetta, rimanendo poi vittime (Victor in maniera fatale) dell'agguato malavitoso durante l'affare di droga dei Forelli, che da il LA alle vicende di Vice City.
Per quanto riguarda il gameplay il titolo mostra velleità ben diversa da Liberty City Stories, implementando diverse attività secondarie (tra le quali il mini-game Impero, nel quale conquistare le attività locali tramite sparatorie), guerre tra bande ed imprese redditizie da condurre al successo ed alcuni segreti da recuperare, tra i quali i famosi 99 palloncini rossi da far esplodere, omaggio alla canzone 99 Luftballoons di Nena, inserita nella colonna sonora del fratellone Vice City. Si aggiugono, in questa nuova versione, nuovi veicoli da guidare tra i quali, per la prima volta, la moto d'acqua.

Grand Theft Auto IV

Con l'avvento della Next Gen Rockstar North decide di fare sul serio e, grazie ai mezzi tecnici concessi dalle nuove console, puntare sulla narrazione e sul coinvolgimento. Grand Theft Auto IV cambia completamente registro e passa dalla scalata al potere ad una ben più umile lotta per la sopravvivenza. Niko Bellic è un'immigrato serbo veterano della guerra in Bosnia che giunge negli Stati Uniti (a Liberty City) per abbracciare il "Sogno Americano" in cui sembra sguazzare felicemente il cugino, Roman. Giunto sulle sponde dell'Humbolt (Hudson) Niko si accorge che il cugino non è proprietario di una serie di concessionarie, non naviga nell'oro e non è circondato da meravigliose donne. Si trova infatti in grossi guai finanziari, con un ingente debito da saldare nei confronti di un poco raccomandabile delinquente locale. La sua attività (un malsano garage) per giunta, va a rotoli. Siccome la famiglia è sempre la famiglia, suo malgrado, Niko si troverà invischiato in una serie di "lavoretti" poco puliti con lo scopo di raggranellare qualche dollaro per se e per la sua nuova famiglia americana. Di lì a poco il protagonista si trasformerà in un gangster dei più pericolosi, costantemente sfruttato da questa o quell'altra gang in maniere spesso drammatiche. Ad un approfondimento psicologico del protagonista corrono in parallelo diversi rimandi alla cultura contemporanea americana, con i suoi soliti cliché e le sue mille contraddizioni. Le pubblicità, i predicatori agli angoli delle strade e persino i manifesti e gli spot televisivi hanno, in GTA IV, risvolti ironici e dissacranti nei confronti della società americana. Il tutto risulta divertente ed immersivo, delineando un'esperienza molto più completa del normale.
A non cambiare è invece il gameplay, basato ancora una volta sulle proverbiali missioni "da A a B e ritorno". S'inseriscono, tuttavia, nuove meccaniche soprattutto nella fase shooter in terza persona, con la possibilità di utilizzare le coperture, distruggere gli elementi dello scenario e prendere la mira avvicinando leggermente la telecamera. L'esperienza al di fuori dei veicoli diventa così molto più gratificante, e capace di fornire al team spunti per qualche missione davvero articolata ed interessante che si spinge aldilà del solo guidare (si veda la favolosa rapina in banca). GTA IV riprende ed amplia poi il concetto di fidanzamento tra il protagonista e varie donne conosciute nel corso dell'avventura: ora avremo modo d'immedesimarci in molte nuove attività tra le quali il bowling e il biliardo e potremo portare la nostra donna persino a spettacoli comici in città (ripresi fedelmente da alcuni sketch di attori realmente esistenti). A far da collante il cellulare, unica vera aggiunta ex novo al gameplay (se consideriamo "accessori" gli internet café). Grazie allo strumento di comunicazione di massa per eccellenza Niko potrà contattare i suoi alleati e le sue fidanzate e venir a sua volta contattato per uscite o lavori. Per quanto promettenti le meccaniche legate ai rapporti interpersonali ed al cellulare si sono rivelate piuttosto fini a se stesse ed, anzi, tediose nello sviluppo dell'avventura. Grazie al suo spirito innovatore, infine, Rockstar rivoluziona la componente social del genere free roaming, introducendo in GTA IV persino il multiplayer. Fino a sedici giocatori possono sfidarsi in altrettante modalità di gioco (dal deathmatch classico al guardie e ladri), sfruttando l'intera estensione di Liberty City come "parco giochi".
Le caratteristiche delle console in alta definizione permettono al team di spingere al massimo sull'acceleratore della caratterizzazione e dello stille. I quartieri in cui Liberty City è suddivisa (ripresi dalla reale divisione di New York) sono fortemente contraddistinti da uno stile unico ed immediatamente riconoscibile. Il riciclo è davvero minimo e l'impegno per generare un mondo tanto vario apparentemente incredibile. In GTA IV tutto sembra più vivo che mai: la città pullula di persone che compiono le loro complesse routine quotidiane, abbaiandoci in faccia la loro frustrazione ad un solo gesto inconsulto. Tutto viene messo in moto dall'Euphoria Engine, che spicca in particolare nella generazione procedurale di animazioni, contestualizzate a seconda delle azioni in game dei protagonisti. Il risultato è veramente stupefacente e per nulla lesivo rispetto ad altre componenti teniche (texture, particellari), che si mantengono su buonissimi livelli. Chiude il contorno un comparto sonoro che è come sempre fiore all'occhielo, con diverse stazioni radio e musica per tutti i gusti ed un doppiaggio anglofono semplicemente da Oscar.

Episodes from Liberty City

Ad oltre un anno di distanza dal clamoroso successo di GTA IV ecco spuntare due espansioni (uscite a circa 10 mesi di distanza tra loro). In The Lost and Damned vengono narrate le tragiche vicende della banda dei Lost, motociclisti oramai sulla via del tramonto. Nei panni di Johnny, braccio destro del capo (Billy), dovremo confrontarci con la follia di quest'ultimo -appena uscito di galera- e con i disturbi degli altri componenti della banda. Con uno spaccato davvero toccante Rockstar dimostra di saper portare la narrazione a livelli altissimi anche senza far perforza leva sugli aspetti comici e dissacranti dei quali è maestra. Il team, riutilizzando gli angoli più reconditi di Liberty City, propone una vicenda che scava nel profondo dell'animo umano, lasciando un segno in ogni videogiocatore. Per quanto riguarda il gameplay assistiamo ad un'aggiunta più che altro quantitativa (mezzi ed armi) alla quale si aggiunge un'unica meccanica, che sottende ai viaggi in moto "in formazione", com'è usanza delle peggiori bande di centauri d'America.

La quarta sinfonia di Rockstar si conclude definitivamente con The Ballad of Gay Tony, che cambia decisamente registro rispetto a Lost and Damned, concentrandosi sull'aspetto goliardico della società. Le vicende sono quelle di Luis Lopez, un piccolo criminale di origini dominicane, ed Anthony Prince, proprietario di un lussuoso locale in centro e soprannominato "Gay Tony". Luis è la guardia del corpo di Tony ed i due, in più, sono anche soci nella gestione del club, che sin dall'inzio dell'avventura subisce una flessione a causa della crisi finanziaria. Tony, a causa dei suoi "vizi", finisce per indebitarsi con alcuni dei più potenti capimafia di zona, per i quali Luis si ritroverà a lavorare per salvare la pelle del suo socio e la sua. Tra mille peripezie i due si troveranno con due milioni di dollari in diamanti rubati ad un mafioso russo che prometterà di trovarli e decapitarli, finendo così per esser costretti ad imbracciare le armi e risolversi da soli la faccenda.
Anche in questo caso è la narrazione e sono le situazioni peculiari in cui c'imbatteremo a farla da padrone; il gameplay dunque rimane sostanzialmente immutato con aggiunge contenutistiche a giustificare il peso del DLC ed alcune nuove meccaniche marginali alla stregua della precedente espansione.

Grand Theft Auto: Chinatown Wars

Tra The Lost and Damned e The Ballad of Gay Tony Rockstar pubblica anche un nuovo episodio portatile di Grand Theft Auto, sfruttando la devastante popolarità della portatile Nintendo. Il titolo riprende l'ambientazione di GTA IV trasferendosi però nella Chinatown, dove saremo protagonisti di una vera e propria faida per il controllo delle attività della triade cinese. Giunto a Liberty City per vendicare la morte del padre (ex boss della triade) Huang Lee si vede derubato della spada che stava portando in dono al futuro boss (lo zio Wu Lee). Lavoro dopo lavoro, con lo scopo unico di ritrovare il cimelio, il ragazzo si troverà invischiato nientemento che con una talpa nella sua stessa organizzazione, che mira a determinare l'arresto dell'intera famiglia.
Riprendendo alcuni elementi di gameplay tipici della saga (la strutturazione delle missioni, ad esempio) Chinatown Wars riesce ad amalgamare il tutto all'utilizzo del pennino e del doppio-schermo Nintendo, aggiungendo un'interessante serie di mini-giochi in grado di offrire un'esperienza parallela a quella "standard". Si tratta ad esempio della Defibrillazione, che ci vedrà impegnati nelle missioni da paramedico a tentare disperatamente di far ripartire il cuore di un paziente. Oppure delle missioni da tatuatore, nelle quali dovremo ricalcare con il pennino la figura che il cliente di turno vorrà tatuata sul suo corpo. O ancora le rapine ai furgoni blindati della Ammu-Nation, da requisire, portare in un luogo isolato ed aprire mediante fiamma ossidrica. A queste ed altre trovate si unisce il solito quantitativo d'armi e veicoli unici, nonché una serie di missioni secondarie senza nulla da invidiare alle versioni home.
Tecnicamente il titolo ha saputo sfruttare piuttosto bene l'hardware del Nintendo DS, presentando una modellazione poligonale assolutamente degna della portatile ed uno stile visivo accattivante, soprattutto grazie allo sfruttamento di un maturo cell shading.

Eye Remember Difficile dire se con Grand Theft Auto V Rockstar riuscirà nuovamente a superarsi. La storia del brand gli da ragione in tutti i sensi e, dal canto nostro, non possiamo che confidare in un team che, ultimamente, non ha davvero sbagliato un colpo. Grandi speranze sono riposte nella quinta incarnazione del brand, che dovrebbe dare un glorioso addio a questa generazione di console, spremendole al massimo le potenzialità delle attuali macchine da gioco ed offrendo un’esperienza quanto più completa possibile. Tra le tante voci che si rincorrono (tre protagonisti, ritorno di Tommy Vercetti...) e le poche certezze (ambientazione San Andreas) non possiamo far altro che leggere e rileggere questa retrospettiva del brand in pillole, fantasticando sul futuro.