FIFA 17: Le prestazioni della versione PC

Abbiamo testato FIFA 17 anche su Personal Computer, trovandoci davanti ad una conversione tanto bella quanto leggera.

speciale FIFA 17: Le prestazioni della versione PC
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Se siete appassionati di simulazioni calcistiche e giocate rigorosamente su PC, non avrete certo problemi a scegliere il prodotto che fa per voi. Abbiamo più volte ribadito che la sfida tra FIFA e Pes, quest'anno, sarebbe stata molto intensa, ma su Personal Computer non è esattamente così. Konami, inspiegabilmente, ha deciso di portare su PC un porting di PES 2017 delle versioni Playstation 3 e Xbox 360, deficitario in termini di resa grafica e completezza del pacchetto, e pronto a lasciare campo libero alla concorrenza.
Dal canto suo, invece, FIFA 17 vuole distinguersi anche in questo settore. Vediamo quindi come il titolo di EA si esprime a livello grafico e tecnico su PC, mentre se volete saperne di più sul gameplay e le sue modalità, vi invito a leggere la nostra recensione.

Il Viaggio che sognavo

Di una modalità come The Journey, diciamo la verità, si sentiva la mancanza. Da una simulazione sportiva, che si fregia di saper regalare le medesime sensazioni trasmesse da una partita, è lecito del resto aspettarsi tanta, tantissima immedesimazione. Non è un caso che molti appassionati del genere abbiano iniziato da tempo a guardare con interesse a NBA 2K, dove la modalità MyPlayer prima e MyCareer poi hanno saputo rappresentare esperienze coinvolgenti ed immersive. Poter vivere in maniera cinematografica la parabola ascendente di una stella sportiva è elettrizzante e soddisfacente, ma soprattutto è un modo più empatico, più umano, di respirare la progressione offerta dal gioco. Ecco perché The Journey rappresenta una grande novità. Il Viaggio è come un film interattivo che spettacolarizza il gameplay e lo rende più incisivo, lo trasforma in una macchina per le emozioni che è anche parecchio bella da guardare. E il merito, oltre che di un ottimo script che riesce a centellinare alla perfezione le diverse tappe della carriera del buon Alex Hunter, è sicuramente del Frostbite, l'engine ideato dai DICE per Battlefield, ma che ormai è diventato una costante per tutti i titoli di punta targati Electronic Arts. Texture, mesh, tassellazione, effetti speciali, illuminazione, meteo dinamico e cutscene (ci sarebbe anche la distruttibilità ambientale, la cosiddetta "levolution", ma in FIFA di certo non serve): stiamo insomma parlando di un motore con una forte enfasi sull'impatto grafico e sulla fisica. E i risultati di questa azzeccatissima introduzione si sono fatti sentire sia sul terreno di gioco, dove una lunga serie di animazioni ben concatenate e dei contrasti nettamente più "maschi" hanno reso le partite decisamente più verosimili, sia nella recitazione digitale che sostiene il Viaggio, dove i protagonisti ci appaiono come attori in carne ed ossa, vivi, supportati da skin ed espressioni facciali davvero eccezionali per il genere. Certo, si nota al volo che gli sviluppatori si sono trovati al cospetto di un motore di gioco per loro ancora tutto da scoprire: le cutscene, vera anima della modalità, spesso appaiono artefatte, con sfondi poco dettagliati e sporcati da un leggero aliasing, e personaggi secondari con volti e animazioni lontani anni luce da quelli dei personaggi principali. Sono peccati di gioventù assolutamente perdonabili, e dovuti principalmente al fatto di aver dovuto sviluppare il titolo in tempistiche nettamente inferiori a quelle di molti altri tripla-a. Ma è comunque giusto sottolinearli, dato che là fuori ci sono svariati titoli, magari anche molto meno prestigiosi, dove l'impegno speso per la cura degli elementi di contorno è superiore; e poi c'è un certo NBA 2K17 che fa scuola. Ci aspettiamo quindi qualcosa di nettamente migliore già da FIFA 18.

Ci vuole un fisico bestiale

NBA 2K, FIFA e PES sono le migliori simulazioni sportive in circolazione, e come tali devono sapersi esprimere al meglio nel momento in cui il giocatore mette piede sul terreno di gioco. Negli ultimi anni, chi prima, chi poi, questi titoli hanno iniziato a puntare davvero forte sull'impatto della fisica sul gameplay, realizzando che per innalzare il livello della simulazione e risultare davvero incisivi era necessario lavorare sulle animazioni e sul rapporto causa-effetto di ogni singolo contrasto durante l'azione di gioco. È così che abbiamo iniziato a vedere molte meno compenetrazioni tra giocatori, arti e busti reagire in modo verosimile al contatto con il corpo di un avversario, e in generale quel feedback di forza e resistenza che avvertiremmo se scendessimo davvero sul campo a batterci come leoni per difendere o rubare il pallone. Se NBA 2K perfeziona questi aspetti da anni, FIFA, come accennato poc'anzi, si è trovata in questa edizione a dover sperimentare con un motore fisico nuovo. I risultati, dobbiamo dirlo, sono stati comunque eccellenti: a partire dalla miriade di nuove animazioni di raccordo, che contribuiscono a rendere l'azione più fluida e realistica, fino al completo restauro del "physical play", con cui -alla pressione del grilletto sinistro- è possibile sfruttare la fisicità del proprio giocatore per proteggere palla oppure per fare a spallate con l'avversario. Quest'ultima novità, soprattutto, ha avuto un impatto sul gameplay davvero fondamentale, permettendo al giocatore di compiere azioni più ragionate e meno impulsive, sia in fase difensiva che offensiva, e fornendo al contempo all'avversario (e quindi anche alla CPU) un'arma in grado di aumentare il livello di sfida offerta dal gioco. Fantastiche sono anche le animazioni delle maglie, che aderiscono al corpo e si stropicciano in maniera verosimile, oltre ad allungarsi durante le trattenute. Non troppo convincente, invece, è la fisica del pallone, non sempre all'altezza quando si tratta di restituire la reale sensazione di peso e rotazione durante i tiri, i passaggi e le deviazioni; c'è ancora parecchio da fare da questo punto di vista.


Calcio da calendario

Il calcio, nel tempo, non solo è divenuto più fisico e tecnico, ma anche più vanitoso. EA Sports l'ha capito e ha lavorato davvero sodo per rendere l'intera giostra anche bellissima da guardare. A partire dagli stadi (al posto dei quali, per colpa di un bug, alcune volte viene caricato il campo d'allenamento), dove le licenze ufficiali hanno permesso al team di riproporre con incredibile verosimiglianza ogni singolo dettaglio strutturale e architettonico delle controparti reali, lavorando sia sull'illuminazione che sull'atmosfera festiva che si respira al loro interno. Il pubblico è più vivo che mai: reagisce alle situazioni di gioco, canta tutta la partita, e si infiamma nei momenti decisivi, con boati che ti strappano dalla sedia e ti fanno sentire lì, sulle gradinate; certo, c'è ancora un abisso rispetto a quello di NBA 2K17, ma è anche vero che lì il pubblico è molto più vicino al campo e ai giocatori, ed è stato quindi necessario lavorarci maggiormente per renderlo coerente alle meraviglie estetiche inscenate sul parquet. I dettagli a bordo campo fanno comunque il loro dovere: con i cameraman e le telecamere sulle cosiddette "crane" (quelle sottospecie di gru meccaniche dietro le porte) che si spostano per seguire l'azione, e i giocatori della panchina che eseguono diverse routine di riscaldamento con la speranza di entrare sul terreno di gioco. Terreno di gioco anch'esso curatissimo e che reagisce realisticamente alle condizioni meteo (che possono anche variare durante i 90 minuti), inzuppandosi nelle giornate di pioggia, con schizzi d'acqua che si alzano non appena i giocatori calciano la palla o entrano in scivolata, o riempendosi di chiazze bianche durante le gelide nevicate invernali. Davvero splendidi gli highlight (ma anche i replay veloci) durante l'intervallo e a fine partita, dove una saggia scelta di filtri cromatici ed effetti in post-processing conferiscono alle azioni salienti un respiro cinematografico davvero incredibile, superiore persino a quello di NBA 2K. Peccato solo per la telecronaca italiana, dove la coppia Pardo-Nava non si può certo dire brillante: al primo sembra che abbiano permesso di dire solamente la parola "tiki-taka", mentre il secondo è troppo caricaturale e impostato. Urge un cambiamento.

E finalmente veniamo alle prestazioni. Purtroppo, nonostante il cambio di engine, anche quest'anno EA non ha voluto sprecarsi troppo nel fornire all'utenza un numero sufficiente di opzioni grafiche, o comunque per risultare in linea con la stragrande maggioranza delle produzioni più blasonate approdate su PC. Troviamo quindi solamente la possibilità di scegliere la risoluzione, il livello di anti-aliasing, se lockare il framerate a 30 o a 60 fps (o se lasciarlo direttamente sbloccato), e il preset grafico che si intende utilizzare (automatico, basso, medio, alto e ultra), lasciando quindi al giocatore davvero poco margine per personalizzare l'esperienza di gioco; manca inoltre un opzione per regolare direttamente dal gioco la luminosità.
Per la nostra prova abbiamo utilizzato due PC differenti: uno con scheda video R9 280X e processore I5-3570K (per cui una configurazione ormai medio-bassa) e l'altro con GTX 980 e I5-6500. In entrambi i casi, a dettagli ultra, FIFA 17 si è dimostrato un titolo tanto bello quanto leggero, con un framerate stabilissimo a 60, nel secondo caso anche con risoluzione impostata a 2560x1440. Le cutscene de Il Viaggio e le sequenze d'intermezzo durante le partite (replay, ingresso in campo delle squadre, interventi dell'arbitro), invece, girano a 30 fps, senza però minare la godibilità complessiva del titolo. Un rapporto qualità/prestazioni, insomma, davvero eccellente, ma che d'altronde avevamo già notato in altre produzioni animate dal Frostbite, come Battlefield e Dragon Age.

FIFA 17 L'adozione del Frostbite come motore di gioco per tutte le sue produzioni più blasonate è stata una scelta davvero azzeccatissima da parte di Electronic Arts. Dopo DICE e Bioware, quindi, anche il team di FIFA si è dovuto adeguare al diktat, trovandosi tra le mani un motore di gioco magari non proprio familiare ma comunque celebre per la sua qualità grafica e per le sue prestazioni invidiabili. Tra la qualità della modalità The Journey, la fisicità e la spettacolarità del gioco e l'atmosfera che si respira all'interno degli stadi, i risultati di questo cambiamento sono stati fantastici, capaci di rendere FIFA 17 un brand calcistico davvero favoloso da guardare, sia su console, dove, a livello puramente grafico, è superiore a PES, sia su PC, dove il Frostbite dà il suo meglio.