FIFA 17: Il Viaggio, alla scoperta della nuova modalità

Lo Story Mode arriva in FIFA 17: abbiamo provato la modalità The Journey, che ci mette nei panni di Alex Hunter, giovane stella della Premier League...

speciale FIFA 17: Il Viaggio
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Non è la prima volta che Electronic Arts ha provato a condire i suoi simulatori sportivi con una modalità Single Player dal forte impatto narrativo. Qualche anno fa, infatti, Fight Night: Campion si presentò ai nastri di partenza deciso a raccontarci la storia di Andre Bishop, promettente peso medio di una piccola palestra di Philadelphia. Il tono della narrazione inseguiva i celebri capolavori di Hollywood, a metà strada tra Rocky e The Hurricane, e a conti fatti al modalità The Champion risultò un'aggiunta molto piacevole, anche se ovviamente non riuscì ad allargare il bacino d'utenza interessato alla produzione, che EA decise di mettere da parte fino a data da destinarsi (per concentrarsi invece sul'MMA e sull'UFC). L'arrivo di uno Story Mode in FIFA 17, tuttavia, è uno di quegli eventi che ha fatto subito scalpore, ben più di quanto non abbia mai potuto fare una simile iniziativa nell'ambito delle simulazioni sportive: neppure NBA 2K, che lo scorso anno ha scritturato niente meno che Spike Lee per scrivere il soggetto della sua campagna, ha stuzzicato a tal punto l'interesse del pubblico. Il merito è stato ovviamente dell'impatto che ogni capitolo di FIFA ha sul mercato, ma anche del fatto che "Il Viaggio" arrivi assieme ad un'altra grande novità: l'adozione del Frostbite 3 come motore di gioco. Al di là dei miglioramenti che l'Engine ha apportato al gameplay (permettendo una rinnovata gestione della fisica dei contrasti e portando con sé un numero impressionante di nuove animazioni), il motore grafico sviluppato da DICE ha da sempre mostrato le unghie quando si è trattato di raccontare una storia, ottenendo solidi risultati già da tempi di Battlefield 4, e persino nel controverso Need for Speed: Rivals.

Dopo aver giocato a fondo questo inedito "viaggio", possiamo dirlo con certezza: il plusvalore rappresentato dalla qualità grafica è davvero inestimabile, e quella del Frostbite è stata una scelta più che azzeccata. Il team di sviluppo è stato in grado di replicare in maniera davvero perfetta l'atmosfera degli spogliatoi, la tensione del pre-partita, l'urgenza di cercare una dimensione più rilassata e familiare che vada oltre gli impegni sul campo. Questo grazie alla qualità delle ambientazioni ed al lavoro svolto sul motion capture, fattori davvero fondamentali quando si cerca di dare credibilità al contesto e aumentare l'intensità del racconto.Ovviamente a nulla sarebbe valso lo sforzo produttivo sul fronte tecnico senza una storia efficace. Anche la sceneggiatura di The Journey è inaspettatamente interessante: il racconto riesce a mettere in scena le emozioni della vittoria, la voglia di credere in sé stessi, ma anche il nervosismo legato alle responsabilità dei grandi atleti. Il tono dell'avventura ricorda per certi verso quello di Goal! (se non l'avete mai fatto, guardatevi il film diretto da Danny Cannon): sognante ed epico, ci racconta di un calcio molto diverso da quello che siamo abituati a vivere oggi, con una punta di nostalgia per il periodo d'oro di questo grande sport. Complessivamente, in termini di narrazione e coinvolgimento, Il Viaggio è probabilmente una delle migliori esperienze single player mai proposte da un simulatore sportivo. La libertà decisionale del giocatore è sempre avvertibile, e sebbene la storia corra lungo binari generalmente definiti, l'utente ha la sensazione di poter delineare il profilo caratteriale di Alex Hunter, modificando in certi momenti chiave l'andamento del racconto e decidendo chi saranno i suoi co-protagonisti. Tre le conquiste più grandi di The Journey c'è insomma questa sua capacità di far sentire il giocatore sempre partecipe, senza mai lasciarlo completamente in balia degli eventi, "trascinato" verso l'epilogo da una cut-scene dopo l'altra.
La partecipazione attiva è richiesta ovviamente anche nelle fasi di gioco, e durante quegli innesti "manageriali" che ci chiedono di definire Alex come atleta. Anche qui la possibilità di scegliere diversi ruoli risulterà fondamentale per la varietà delle situazioni proposte, ed il compito del giocatore sarà quello di far crescere le abilità del protagonista con cognizione di causa, scegliendo quelle più adatte alla zona del campo che dovrà coprire. A patto di scegliere come livello di difficoltà iniziale uno dei più altri (vi suggeriamo di cominciare con "Esperto" o "Campione"), Il Viaggio sarà ben stimolante anche dal punto di vista ludico.

Dovrete dare il massimo a partire dagli allenamenti, che sono strutturati sostanzialmente come le Prove d'abilità che già comparivano nelle passate edizioni di FIFA, "tutorial" avanzati per migliorare la conoscenza delle meccaniche di gioco. Oltre alle statistiche di Alex, superare più che degnamente queste prove farà salire l'indice di gradimento dell'allenatore e della dirigenza. Gli occhi del pubblico saranno puntati su di voi soprattutto in campo: la prestazione in partita sarà quindi determinante per incrementare il numero di fan (che di conseguenza vi permetterà di aspirare a sponsor più prestigiosi), ma per riuscire a convincere gli spettatori dovrete superare gli obiettivi che la modalità vi proporrà di volta in volta. Sebbene la struttura ludica non sia certo innovativa, infilata nella cornice narrativa che vi abbiamo raccontato riesce davvero a brillare. L'ultimo elemento distintivo di The Journey, è relativo infine alla modalità di controllo. Sarà possibile infatti, durante i match, controllare tutta la squadra oppure decidere di concentrarsi solamente su Alex. Nel primo caso, vi avvertiamo, si perde un po' il fascino dell'esperienza, ma contrastare gli avversari risulterà molto più facile, e nel caso in cui voleste rigiocare Il Viaggio per soppesare ad esempio l'importanza delle vostre scelte e scoprire le varie pieghe che la storia può prendere, probabilmente si tratta della scelta migliore. Almeno la prima volta, tuttavia, scegliete di controllare solamente Alex: in questa maniera sarete più calati nella parte, anche se dovrete affidarvi al supporto di un'Intelligenza Artificiale che di tanto in tanto vi farà davvero innervosire. Come potrebbero fare, ovviamente, i vostri compagni di team in una partita vera.

FIFA 17 La modalità Il Viaggio non è solo una delle principali novità di FIFA 17: è anche uno dei pilastri dell'esperienza proposta da Electronic Arts, una di quelle aggiunte che speriamo vengano potenziate e arricchite in futuro. La qualità della sceneggiatura, l'ottimo bilanciamento fra fasi spettatoriali e sequenze giocate, la struttura ludica accattivante, la rendono davvero piacevole; ed è impressionante che il team di sviluppo sia riuscito ad azzeccare “alla prima” il corretto bilanciamento della formula di gioco. Ci sono ovviamente margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la personalizzazione del proprio alter ego. È vero che ad Alex è facile affezionarsi, ma crediamo che l'intensità del racconto non sarebbe diminuita se The Journey ci avesse dato la possibilità di scegliere il look del nostro calciatore e la divisione in cui giocare. Per il momento questo è uno dei pochi appunti che ci sentiamo di fare: tutti gli altri aspetti sono ben calibrati, e Il Viaggio riesce nella titanica impresa di strappare alla “MyCareer” di NBA il titolo di miglior esperienza single player inserita all'interno di un simulatore sportivo. Per altro, proprio per la presenza di The Journey, FIFA 17 potrebbe essere il candidato più opportuno per chi vuole avvicinarsi solo oggi al mondo del calcio videogiocato. L'inedito Game Mode potrebbe infatti acchiappare anche che si è sempre tenuto lontano dal genere, introducendo gradualmente le caratteristiche del gameplay e spiegando poi la struttura carriera allenatore: davvero un ottimo modo per iniziare.