FIFA 17: The Journey e il futuro dei giochi sportivi

Dai primi tentativi di Visual Concept alla modalità Il Viaggio di FIFA 17: con The Journey gli sportivi entrano nell'era della narrazione?

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  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

E a voi che ve ne pare di queste nuove modalità presenti nei giochi sportivi, in cui si guida un solo giocatore, ma dal suo debutto fino alla conquista del titolo più importante della sua carriera? Ammetto che anche io, in prima battuta, sono stato colto di sorpresa, rispondendo all'annuncio con un sorriso sarcastico, ma poi, pad alla mano, sono stato stato costretto a ricredermi. Probabilmente, la presenza di queste "storie" cerca anche di colmare la mancanza di novità con le quali queste serie annuali sono costrette perennemente a convivere, anche se poi la mancanza è più una percezione che una realtà: le novità ci sono, ma raramente sono nette, in grado di stravolgere da un anno all'altro il gameplay. Ma del resto non puoi stravolgere il gameplay di un gioco di calcio, perché farlo? Men che meno di un gioco chiamato FIFA, o NBA 2K, il primo sportivo a farci provare il brivido di vivere in prima persona cosa significa debuttare tra i professionisti, trasformando così una passione in un lavoro.

Jeux Sans Frontières

La modalità The Journey / Il Viaggio di FIFA 17 era una novità attesa, una cosa che prima o poi sarebbe accaduta, eppure il risultato finale è andato comunque oltre le nostre più rosee aspettative. Si vede che Electronic Arts è scesa in campo per vincere, e non semplicemente per portare a casa un mediocre pareggio.

La storia di Alex Hunter è una storia semplice, costruita sui luoghi comuni, ma hey, non è la vita stessa un concentrato di cliché? Ed è proprio questa normalità che fa la differenza, che ci permette di sentirci subito simili al giovanissimo Alex. Del suo ce lo mette anche la straordinaria introduzione: quel campetto dietro casa, il nonno a bordo campo... questo è stato anche il mio mondo per almeno due anni, passati come primo (e poi secondo... ero una pippa) portiere dell'Euritalia, avendo anche l'onore di apparire sul Corriere Laziale come "l'incolpevole Serino", che si beccava un gol su punizione di prima al novantesimo, per un uno a zero che brucia ancora un po' a distanza di tutti questi anni. Al contrario di quello di Alex Hunter mio padre non è un calciatore fallito, e mio nonno non era una ex stella della Premiere League, ma era mio nonno, e proprio come quello di Alex Hunter stava lì con me, sempre e comunque, pronto ad accompagnare ad ogni allenamento e ad ogni partita, sempre e comunque, a bordo campo col pugno alzato, a richiamare sull'attenti il suo Francesco, tra vittorie e sconfitte (quel primo campionato non andò poi tanto male).
Un giorno mi allenò anche Peruzzi, un giorno in cui c'era un fottio di gente fuori e dentro dal campo, forse proprio un giorno come quello che cambia per sempre la vita di Alex Hunter e che a me, al contrario, fece capire che a scrivere ero un po' più bravo che a parare, specialmente dopo un paio d'ore passate saltellando tra un Sega Megadrive e un'Amiga.
Togliendoci dalle palle (da calcio, naturalmente) i sentimentalismi (questa Some Other Time degli Alan Parson Project però non aiuta) c'è da dire che quella della modalità The Journey, come quella dell'NBA di Visual Concept del resto, non sono solo storie interessanti, ma anche e soprattutto dei tutorial insuperabili, e in un mondo come quello dei giochi sportivi in cui tutto viene dato per scontato, questo è forse una delle innovazione più importanti degli ultimi anni.
The Journey ti insegna a giocare, che per te che compri Fifa ogni anno può sembrare una cosa da poco, ma che non lo è affatto per chi è al suo primo capitolo, o per quelli, tantissimi, che ne comprano uno ogni cinque anni e non hanno mai troppo tempo per imparare tutte le sfumature di comandi e gameplay, dimenticano completamente dopo qualche mese ogni pulsante/effetto.
Ma dal punto di vista narrativo, se consideriamo che probabilmente non esiste ancora un buon film sul calcio a parte Shaolin Soccer, e ne esistono solo un paio buoni su altrettanti calciatori, il lavoro svolto è ottimo, forse anche per merito del contesto ad alta interazione di queste modalità, che fornisce ai registi della Electronic Arts proprio lo strumento in più per rendere tutto ben coeso, divertente e appassionante come nessun lungometraggio sul tema è mai riuscito ad essere, e chissà se mai ci riuscirà in futuro.
Dico la verità: per un The Journey gioco a parte, quindi fatto molto meglio, sarei quasi disposto a pagare il prezzo pieno. Ma è proprio l'idea del gioco sportivo che si eleva ad altro genere che mi piace, e non da oggi. Per esempio, ma perché tutti i giochi di guida devono essere giochi di corse, ve lo siete mai chiesto? E lo stesso vale anche per gli sportivi più diretti, come appunto FIFA, come tutti gli altri.
EA ha un impianto di gioco in continua evoluzione, ora anche un motore grafico che può permettersi di trasformarsi in ogni cosa, e mentre la serie principale continua a fare faville al botteghino, sarebbe fantastico se trovasse anche il coraggio, il tempo e il budget per provare a trasformare Fifa anche in qualcosa di diverso, in un The Journey che vive di vita propria per esempio, o in qualcosa di molto più sorprendente.

Sarebbe anche un ottimo modo per allentare la dipendenza da licenze, del resto l'Alex Hunter protagonista di The Journey non è meno realistico del Jamie Vardy nel gioco, o di qualunque altro calciatore riprodotto su licenza e presente in FIFA 17, come per dire che puoi metterci anche due Space Marine in squadra, fargli fare il tiro infuocato o cose del genere, ambientare tutto in una colonia penitenziaria marziana e rischiare pure di ritrovarti un fottuto capolavoro tra le mani. Abbiamo questi colossi dell'intrattenimento, pieni di know-how e di team specializzati in dozzine di generi diversi, generi maturati all'inverosimile oltretutto, che farebbero faville miscelando questa "potenza di fuoco" cercando nuove forme di divertimento, e senza il timore di creare accostamenti impossibili. Se con un grande protagonista, social link alla Persona e bivi nella trama, sarei persino disposto a ricomprare un gioco di baseball...