Speciale Fight against Protect IP

La mobilitazione di Internet di fronte a PIPA e SOPA

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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Quella del 18 Gennaio 2012 è stata una limpida giornata d'inverno. I raggi obliqui di un sole freddo hanno solcato l'aria acre e pungente senza troppa convinzione, penetrando a malapena un cielo plumbeo e triste. A parte la campanilistica indignazione per le tragedie navali, l'onda lunga di un lieve entusiasmo per il rinnovo dell'europarlamento, quella del 18 Gennaio 2012 sarà sembrata a molti una giornata come tante; indolente e oziosa, forse troppo corta.
In verità, ieri è stata combattuta la nostra Rivoluzione. Quella di chi ha sempre creduto nel Web libero; quella di chi non ha mai voluto abbandonare l'idea che la voce del popolo possa farsi tanto imponente da sovrastare gli schiamazzi della cattiva politica e dell'interesse economico. Ed è stata, per chi l'ha vissuta in prima persona, una Rivoluzione gloriosa e illuminata, un'opposizione tenace e giusta, sfociata in una salda vittoria morale.


Aggiornamento del 23/01/12, 10:57: come ormai molti già sapranno, durante questo week-end la vicenda SOPA / PIPA si è momentaneamente conclusa con una notizia che ci rende davvero felici: le due proposte di legge sono state ritirate e non verranno più votate in Febbraio. Per i commenti, vi lasciamo ai nostri forum, dove le discussioni infiammano. Noi siamo davvero felici di questa notizia e non possiamo che gioire di fronte ad un così corale successo in cui anche i nostri Lettori insieme a noi han potuto farsi sentire.

Premesse

Da qualche tempo il Congresso Americano sta discutendo sull'applicabilità di una coppia di disegni di legge che giusto ieri avrebbero dovuto essere presentati al senato. Gli acronimi SOPA e PIPA si leggono ormai ovunque su Internet, e basta poco per sapere a grandi linee che si occupano, idealmente, di pirateria e tutela dei diritti d'autore.
Il primo grande raggiro di quelli che sono a conti fatti i deliri d'onnipotenza di una mastodontica lobby commerciale comincia proprio dal nome. Perchè a leggere con superficialità lo “Stop Online Piracy Act” ed il “Protect IP Act” potrebbero sembrare provvedimenti legittimi, avanzati per salvaguardare gli interessi delle compagnie rovinate dalla diffusione del materiale pirata, e persino per proteggere l'utente finale.
Niente di più sbagliato. Andando oltre i lustrini della titolazione, si scoprono proposte francamente ridicole, che minano alla base l'intera stabilità di una rete libera, sovranazionale e collettiva.
Il Protect-Ip Act, nella sua forma attuale, prevede che un'azienda privata possa imporre ai provider americani di bloccare l'accesso ai DNS di tutti quei siti colti “in flagranza di reato”. Fra questi, si contano ovviamente tutti i siti web che, per qualsiasi ragione (divulgativa o enciclopedica che sia) ed in qualsiasi sezione (persino in quelle dedicati ai commenti degli utenti), contengono link diretti a siti che sponsorizzano materiale pirata. Qualsiasi azienda ritenga che un sito abbia anche solo indirettamente danneggiato il proprio interesse, può citarlo in giudizio, bloccando immediatamente qualsiasi introito economico gli derivi da sponsor americani o sistemi di pagamento legati agli Stati Uniti.
In pratica, oltre a non impedire il raggiungimento dei siti incriminati (su cui si potrà comunque arrivare indicando l'IP), la proposta di legge consegna nelle mani delle aziende e del governo il potere di distruggere e ostacolare economicamente qualsiasi sito spiaccia alle amministrazioni altolocate. Pochi secondi di una clip promozionale, un sottofondo musicale appena avvertibile, sono sufficienti per avviare un procedimento legale.
Non vogliamo chiedervi di immaginare cosa succederebbe a Youtube. Pensate invece a quanti siti potrebbero essere oscurati per volontà malevola di un'amministrazione senza scrupoli, desiderosa di mettere a tacere le voci più scomode sfruttando la fumosa “zona grigia” che con troppa poca precisione definisce quali sono i confini della violazione dei diritti d'autore. Potenzialmente, il PIPA sancisce il termine della libertà d'espressione. E, sarà forse che la nostra storia è piena di abusi di potere, ci sembra poco salutare rimettersi alla buona fede di tutti i governi che verranno.
Se si conta che l'America è da sempre il Paese che tiene le redini internazionali in materia legislativa, il PIPA potrebbe essere un precedente per avviare una catena di provvedimenti nazionali che di fatto creerebbe una forte discontinuità nella rete, trasformando la faccia del Web all'interno dei confini patrii. Non ci sarebbe più “Internet”, ma singole infrastrutture nazionali.
E' ironico che a sostenere il disegno di legge ci siano le Major Cinematografiche, arroccate sulle loro posizioni per tentare disperatamente di salvaguardare i propri interessi economici. Nella speranza, probabilmente vana, che i provvedimenti legali possano in qualche strana maniera costringere il popolo di Internet ad acquistare Blue Ray e DVD, o ad ammassarsi nei cinema di tutto il paese. Ci pare il simbolo di un'industria preistorica, irresponsabile, impazzita. Incapace di riadattare le proprie strategie produttive in nome di una sostenibilità economica. Un'industria che ha puntato al rialzo, aumentando budget, spese pubblicitarie, carnet, e che adesso rivendica un pericoloso diritto di censura globale, nonostante abbia già gli strumenti e le possibilità per controllare e sedare la diffusione di materiale sfruttato illegittimamente.

La sommossa

Di fronte a quello che è uno dei più grandi affronti alla libertà del Web, il Web non è rimasto impassibile. Da ieri, listato a lutto per la sentenza di una morte annunciata, ha scatenato una reazione virulenta ed inarrestabile. Aderendo ad uno “sciopero generale” di 24 ore, molti dei più importanti siti del globo si sono letteralmente “spenti”, oscurando le proprie pagine. Il simbolo di questa protesta è senza dubbio Wikipedia, che nella sua versione Inglese ha interrotto l'accesso ai contenuti (con una protesta fortemente simbolica più che pratica, dal momento che la versione mobile era ancora raggiungibile, ed era sufficiente disabilitare il Plugin Java del proprio Browser per visualizzare correttamente tutte le pagine). Ma il punto non è tanto nel colpo di testa dell'enciclopedia libera, o delle centinaia di siti che analogamente hanno espresso il loro forte dissenso e la preoccupazione.
La magia del 18 Gennaio 2012 è stata quella di riuscire ad unire il popolo del Web in un movimento concreto, sovranazionale, eretto a difesa di un precetto anzitutto civile.
Le firme contro il PIPA non si contano, e chiunque abbia a cuore l'esistenza di Internet così come lo conosciamo dovrebbe scrivere il proprio nome e cognome e sventolarlo di fronte al senato degli Stati Uniti d'America. Potete farlo qui.
Letteralmente inondati di lettere e telefonate, poco a poco i senatori americani hanno tirato i remi in barca, e persino i più attivi sostenitori dell'atto legislativo hanno confermato che non garantiranno più il loro sostegno al PIPA, definendolo addirittura “profondamente scorretto”.
E' presto per affermare d'aver vinto la guerra, ma l'odore dolce dei cambiamenti epocali si diffonde sul nostro “campo di battaglia”, un terreno tutto virtuale, fatto di indignazione sincera, consapevolezza della forza del medium che volevano affossare. A difesa del Web non si è sollevato solo il popolo, ma la struttura stessa di una rete, che ha informato puntualmente i suoi utenti e li ha convinti a farsi sentire in massa. E di rimando sembra che pure gli stessi politici americani abbiano acquistato una nuova consapevolezza sulle scelleratezze di un disegno di legge che probabilmente (evidentemente) sostenevano solo per interesse, sobillati dalle grandi Major ancora refrattarie al concetto di una responsabilità globale.

Fight against Protect IP “L'America è Grande”, dicono in molti, ed è lontana. L'America è un sogno di libertà e progresso, ma è anche un Paese attraversato da grandi contraddizioni culturali ed economiche. In questi giorni, una parte della classe dirigente americana si è mostrata disponibile a barattare la libertà dei propri cittadini, creando un pericoloso precedente internazionale. La risposta è stata rapida e impietosa. E difficile, per chi vive Internet fino in fondo, non sentirsi in qualche modo partecipe. Ovviamente Everyeye è apertamente schierata a favore di una rete libera, su cui non pesi la spada di Damocle di una censura soprattutto economica. La speranza è che anche voi Lettori vogliate unirvi alla causa, per far sentire la vostra voce. In un Paese dove la buona politica non è certo all'ordine del giorno, far parte di un movimento di responsabilizzazione tanto solido e influente può far solo bene all'anima. E vincere, invece, farebbe bene alle nostre Libertà.

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