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Speciale GamesCom: Resoconto

Il Best of the Show e tutte le novità della fiera tedesca

Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Anche quest'anno la GamesCom è scivolata via in fretta, parentesi ideale per distogliere giocatori e giornalisti dal caldo d'Agosto. Come una videoludica epifania, l'evento tedesco "tutte le fiere porta via", a meno che non si voglia considerare un TGS sempre più lontano dai gusti e dalla cultura occidentale, in cui le gloriose software house del sol levante compiacciono soprattutto i videogiocatori dagli occhi a mandorla. Per noi del vecchio continente, dunque, la kermesse di Colonia è l'occasione per tirare le somme, prepararci all'abbuffata autunnale, e fare un quadro generale sui bioritmi produttivi di questo mercato sempre più agitato.

La Fiera

L'edizione di quest'anno si è rivelata meno eccitante rispetto a quella del 2009. Certo, gli anni d'oro della manifestazione tedesca erano senza dubbio quelli di Lipsia, che proponeva un centro fiere meglio organizzato e recuperava la spettacolarità dell'allestimento tipica dell'E3, per convogliare quintali di utenti e rimpolpare gli introiti derivati dal pubblico pagante. Ma anche lo scorso anno giornalisti e popolino si sono sollazzati a sufficienza. Sarà che, in ritardo sulla tabella di marcia, la crisi sì sta facendo sentire anche nel nostro settore, o che la vicinanza con l'Expo losangelina scoraggia i publisher meno esuberanti, ma i padiglioni dello showfloor stavolta erano molto più vuoti. Meno ricchi, meno interessanti dal punto di vista scenico, e circondati da grandi spazi vuoti. Un intero settore è stato dedicato all'Hardcore Gaming su Personal Computer, con aziende che esponevano case e schede video, suscitando soprattutto l'interesse dei visitatori teutonici, ancora fortemente innamorati dei loro desktop (la Germania è l'unico paese in cui il mercato PC non è in contrizione).
Nonostante tutto, il pubblico ha avuto di che divertirsi, riversandosi in massa nei saloni della fiera che, secondo i dati degli organizzatori, ha raggiunto un'affluenza da primato mondiale. Nei giorni prima della partenza, l'idea era quella di una flessione anche nel numero degli accessi, ma evidentemente il Week End ha garantito il buon esito della manifestazione.
All'interno dell'asettica sezione dedicata alla stampa, in ogni caso, si respirava un'aria più frizzante. Tutti i publisher hanno trascinato in Westfalia i loro prodotti di punta, e non è mancata qualche interessante novità, ad accompagnare le molte conferme scaturite dalla visione o dalla prova diretta delle nuove build.
Prima di decretare il nostro personalissimo Best of the Show (i premi ufficiali del GamesCom sono andati a Gran Turismo 5 e Move), vediamo di fare un breve riassunto sui top title presentati a Colonia.

Don't like the way you move it

Assolutamente imbarazzante il numero di prodotti dedicati a Kinect e Move che si sono lasciati provare nel corso della fiera. Sony e Microsoft devono aver fatto il lavaggio del cervello non solo ai loro team interni, ma anche alle terze parti. Ogni grande azienda propone la sua personalissima versione di Wii Sport, l'ultima rivoluzione dei Fitness Game, un picchiaduro tutto motorio e qualche altra raccolta di minigame dal fascino più che discutibile. Pensando che, forse, c'è posto per tutti. In verità chi scrive è abbastanza convinto che di spazio, nei cuori affannati dei Casual Gamers, ce ne sia oramai poco, e che gli entusiasmi passeggeri del popolino videoludico siano ormai vicini all'esaurimento. La rivoluzione del Motion Control ha fatto quello che doveva fare: ha avvicinato la massa al medium. Adesso, chi è ancora attratto ed intrigato dal videogioco, può passare oltre, superando il maremagno di titoli senza identità che continuano ad affollare le vetrine. Chi invece già sente il vuoto di una pratica ludica di cui s'è innamorato più per inerzia mediatica che per altro, di certo non riaccenderà il fuoco della passione grazie ai titoli-fotocopia della line-up 2010.
In ogni caso, la Line-Up di Kinect è apparsa troppo affollata e senza un prodotto di grande impatto, mentre quella del Move un po' meno ricca, non certo più solida, e concentrata soprattutto sulle "riedizioni" di grandi prodotti, come se il motion controller dovesse aggiungere profondità al gameplay di First Person Shooter e simili. Si discuterà della periferica Microsoft in un apposito speciale che potrete leggere su queste pagine fra pochi giorni, mentre chi è interessato a Move può sfogliare gli hands on dei singoli prodotti. Del resto, mentre il fu Project Natal ha bisogno di qualche attenzione in più (per fare il punto sulla qualità e le funzionalità della nuova tecnologia), cosa aspettarci da Move lo sappiamo più o meno tutti, dal momento che le funzionalità del Motion Controller Sony non si discostano più di tanto da quelle del Free Hand Controller Wii.

Top Title

Gli espositori della GamesCom 2010 hanno preferito generalmente non esporsi più di tanto, mostrando prodotti già noti, magari grazie a nuove demo, ma senza dissipare la "fog of war" che avvolge le Line Up primaverili. Molti dei titoli presentati vedranno la luce quest'anno, o nei primi mesi del 2011.
Lo scenario che prende forma dai rilievi ludici effettuati dalla redazione di Everyeye è, per altro, piuttosto allettante. Ad ottobre si combatterà anzitutto l'annuale guerra calcistica: FIFA 11 risplende come sempre, grazie alle novità introdotte in questa edizione, e sorretto da un'impalcatura oramai solidissima, probabilmente la migliore possibile per questa generazione. PES, dal canto suo, recupera un po' di terreno, prendendo spunto dai virtuosismi del rivale. Lasciandosi dietro un paio di edizioni non proprio riuscitissime, Pro Evolution Soccer si colloca finalmente in scia (senza avere la pretesa di superare l'unico vero Re), e chissà che in futuro la competizione non possa riaccendersi. Potete vedere le nostre videoanteprime per farvi un'idea.

Arrivano ai ferri corti anche Call of Duty: Black Ops e Medal of Honor, che si confrontano sul campo di battaglia. Il primo gioca tutto sulla spettacolarità, sul ritmo, sull'eccesso: esplosioni a non finire, orgasmo retinico e tanti script. Il secondo è fautore di un realismo più arido, concreto, e forse inceppato da alcune storture (come l'ingiustificabile missione sull'elicottero, nero quadretto di militarismo estremista). Il vero scontro sarà probabilmente giocato sui server online: Black Ops riproporrà una formula solida e collaudata (torneranno le missioni cooperative?), mentre Medal of Honor farà affidamento sul lavoro dei Dice (che con Bad Company hanno offerto l'unica vera alternativa allo strapotere di Activision).

Arriva a Novembre anche il capolavoro di Ubisoft: Assassin's Creed Brotherhood. La presentazione ufficiale ha rivelato un interessante sistema di gestione della setta degli assassini recuperato forse dal discreto "Il Padrino 2" (pubblicato da EA qualche anno fa), nonché un incremento esponenziale delle possibilità di azione e interazione. Il multiplayer sembra essere l'anello debole della catena, ma non preoccupatevi: Brotherhood è tutto tranne che un gioco ammezzato. Ci saranno, anzi, alcune sorprese che verranno svelate probabilmente nel corso di un prossimo press tour, quindi restate sintonizzati su Everyeye per ogni novità. Godetevi invece, oltre alla nostra anteprima, la videopreview che comparirà entro breve sulla Eye Tv.

Clamorosa esaltazione per gli amanti dei Rhythm Game. Fra Rock Band 3 e Dj Hero 2, questo inverno gli house party italiani saranno i più movimentati di sempre. Staccando di diverse lunghezze l'ormai claudicante Guitar Hero (che ha perso il carattere di un tempo), Rock Band introduce gli strumenti Pro, vera e propria manna dal cielo per i passionisti più facoltosi. Rock Band 3 sembra poter essere, ad una prima occhiata, l'anello di congiunzione fra il mondo della musica e quello dei videogiochi. Lo dimostra, ad esempio, l'adattatore Midi o il fatto che il titolo possa essere giocato con una chitarra elettrica (vera). Ovviamente il prodotto non disdegna un approccio più soft, in modo da irretire i meno intransigenti: speriamo che anche la track list sia all'altezza. Ad Activision, dopo gli svarioni di Guitar Hero, resta fortunatamente l'eccellente Dj Hero 2, che già da adesso è il più promettente candidato per il premio alla miglior colonna sonora. Le nuove sezioni libere lasciano spazio ad un pizzico di creatività, mentre il prezzo per la Turntable scende di un paio di tacche e diventa senza ombra di dubbio più accessibile.

Anche l'utenza Wii deve esultare. Forse non del tutto per merito di The Legend of Zelda: Skyward Sword, che ha suscitato reazioni assai contrastanti: chi lo ha apprezzato per l'aria sognante ed onirica di certi ambienti, chi lo ha dileggiato per una pochezza tecnica raramente così accentuata. Il gioco dovrà essere valutato con più attenzione ed in contesti diversi da quelli dei padiglioni espositivi, consapevoli che una demo non è indice della qualità finale, ma attorno al prodotto si addensano scetticismi che non piacciono a tutti quanti.
Titoli di punta dell'allestimento Nintendo, erano Kirby's Epic Yarn e Donkey Kong Country Returns. Il primo, con la sua aria sognante e lo stile artistico delicato, fa breccia nei cuori dei fan di vecchia data, proponendo un ritmo pacato ed un multiplayer cooperativo finemente intrecciato con la progressione. Le avventure degli scimmioni che un tempo fecero la gloria di Rare (dove sei finita, oggi?) sono invece più concitate, estreme, accompagnate da un impatto visivo colorato e roboante. Finalmente Nintendo torna a deliziarci con un paio di perle vecchio stile, senza dimenticarsi di lanciare sul mercato Wii Party, per accontentare i fanatici del gioco di gruppo, evidentemente ancora non saturati dai numerosi "cut & paste" o ancora non pienamente convinti della (pur evidente) superiorità di Rabbids in Time.

Sony, dal canto suo, allarga la sua line up futura con un nuovo episodio di Ratchet & Clank e con Resistance 3, annunciato da un trailer Live Action da antologia.
Al di la di queste novità, a stuzzicare gli appetiti sono i titoli già noti. Gran Turismo 5 esalta la platea ed i giornalisti, grazie soprattutto ad una bellezza visiva inarrivabile per il genere d'appartenenza. Sul modello di guida, non certo ai livelli di Forza, si sono già pronunciati i milioni di utenti che hanno acquistato il Prologo (titolo grazie al quale lo sviluppo di GT5 è stato praticamente pagato), e siamo sicuri dunque che il prossimo Novembre sarà un grande mese per la Playstation 3.
Killzone 3 arriverà il prossimo anno, ma già il titolo mostra con chiarezza d'aver squarciato le pastoie che immobilizzavano il suo predecessore. Il multiplayer funziona, intriga, e se pure il single player si mostrerà solido e articolato, potremo avere un grande shooter.
Infamous 2 ha lavorato benone per rifinire una formula di gioco non del tutto convincente, ed incollando alla vecchia impalcatura anche qualche detrito da action game, ha composto un mosaico che brilla a sufficienza.
Direzione più incerta per Motorstorm Apocalypse: puntando sul 3D il titolo evolution studio perde qualità visiva, mentre il profilo del gameplay non è ancora del tutto chiaro, data la presenza di eventi controllabili dall'utente che si attivano in una maniera ancora imprecisata.
Little Big Planet 2
, finito l'effetto sorpresa del primo capitolo, si colloca sull'orlo del baratro funzionale, mostrandosi davvero come un editor esteso. La condivisione di contenuti, l'avvicinamento fra utenti e game designer, sono i postulati di una nuova filosofia che fa della socialità e della parità i propri precetti. Avremmo però preferito un approccio meno "comunitario" (o comunista?), in cui il team di sviluppo ha ancora in mano le briglie della direzione artistica e globale dell'opera.

Microsoft, dal canto suo, investe la quasi totalità dello spazio per Kinect, lasciando ai giocatori veri soltanto Fable III e Halo: Reach. Ed il primo non compiace particolarmente, e sull'ultima di Moulineux aleggia lo spettro del "more of the same". Halo invece raccoglie unanimi consensi, almeno per quel che riguarda il single player: solido, dal gameplay ben bilanciato e supportato da un engine grafico di tutto rispetto. Un po' di rammarico per l'assenza di nuovi annunci, se proprio non si vuole includere quell'Age of Empires Online che ha esaltato i giocatori PC lasciandoli con l'acquolina alla bocca.

Solidissima anche la Line Up di EA. Oltre ai prodotti già citati (FIFA 11, Rock Band 3, Medal of Honor), nell'enorme stand nel padiglione fiere si sono intravisti Dragon Age 2 e Dead Space 2, oltre che a Need for Speed Hot Pursuit (una Burnout all'ennesima potenza, una sorta di manifesto del futurismo corsistico: "Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo.").
Nonostante il titolo Bioware ci abbia lasciato letteralmente a bocca aperta (la qualità tecnica della versione PC è impareggiabile), la star del padiglione EA è senza ombra di dubbio Dead Space 2. Accelerando il ritmo degli scontri del primo capitolo, e proponendo una varietà concettuale più procace (con avversari da smembrare ed impalare), il titolo appare sì più dinamico, ma senza perdere il suo tocco da Survival Horror classico, fatto di sussulti e nervi a fior di pelle.
Immancabile anche Crysis 2, che finalmente ha mostrato il comparto multiplayer. La complessità delle mappe ed il rigoglio delle soluzioni tattiche, garantite dalle molte abilità della Nanosuit 2.0, compongono un quadro vivido e ammirevole, ben al di sopra delle più rosee aspettative. Attendetevi pure un nuovo capolavoro da Crytek.

Impossibile, infine, non citare Diablo III, Deus Ex: Human Revolution, The Witcher 2, Rage, Bulletstorm. Sono tutti prodotti che hanno impreziosito la manifestazione, solida come non mai dal punto di vista dei contenuti. Un peccato per l'assenza di Batman: Arkham City e di L.A. Noir (blindato dietro una membrana selettivamente permeabile, che lasciava passare solamente i Buyer).

Digital Delivered Art

Avrete capito, anche questa 2010 avrà un finale col botto (videoludicamente parlando), ed i primi mesi del 2011 non saranno da meno. Sembra però che il mercato si muova nell'ambito di categorie dai nomi usati e triti, preferendo il rassicurante sistema dei generi allo sperimentalismo tipico degli Indie Game. Per fortuna le piattaforme di distribuzione digitale danno voce alle “alterità” del sistema, arricchendosi di prodotti particolarissimi. Fra i molti interessanti, senza ombra di dubbio vince a mani basse “The Journey”, il nuovo progetto dei creatori di Flow e Flower. Journey è un titolo che gioca con la bellezza visiva di un ambiente arido ed ostile, e con i tenui cromatismi emotivi della solitudine e dell'abbandono. Mettendo sulla scena creature ancestrali, ed il silenzio musicale dell'incomunicabilità, Journey è -come il suo predecessore- soprattutto un'opera interattiva, intrisa di poesia ludica ed artistica.
Non se la cava male neppure IloMilo, un interessante puzzle game che sbarcherà su XBLA entro breve. Giocando con la prospettiva, con la cooperazione fra i due protagonisti, beffandosi delle leggi fisiche e recuperando uno stile artistico non dissimile da quello di Little Big Planet, il Live Arcade ha saputo davvero irretirci.
Anche From Dust si candida come miglior titolo digital delivery della fiera. Il creato di Another World intinge le atmosfere di Populous: the Beginning con una sorta di rispetto ancestrale per la divinità-natura, creando un God Game particolarissimo, in cui la salvaguardia del popolo passa anzitutto dalla capacità di modificare l'ambiente circostante, trasportando acqua, sabbia e lava per incanalare la forza creatrice o distruttrice degli elementi.
Davvero splendidi dal punto di vista artistico, curiosi e fuori dagli schemi, questi tre prodotti dimostrano che nonostante le logiche del mercato si facciano sempre più opprimenti, nel nostro mondo c'è ancora spazio per la creazione artigianale, per il lato emotivo contrapposto a quello agonistico, per la spinta a superare i limiti stabili del medium, sfociando di tanto in tanto in quelle terre di mezzo che collegano l'intrattenimento all'arte.

Best of the Show

Come abbiamo anticipato, sono state poche le vere novità di questa GamesCom. Ma la più rilevante di tutte, non può che aggiudicarsi di diritto il titolo di Best of the Show.
Bioshock Infinite è infatti un prodotto esaltante, e concreto, ammantato della stessa bellezza distorta del primo capitolo ma benedetto da una direzione artistica ancora più ispirata e - almeno a giudicare dalle sequenze mostrate - da un gameplay capace di meravigliare per ritmo e varietà.
Rispetto al vecchio Bioshock, Infinite è un titolo forse ancora più “magico” e distopico, più surreale. Columbia è una città volante, nata grazie alle meraviglie della tecnica e abbandonata nei cieli: una città che ha salvaguardato la società e la cultura della popolazione americana di fine '800, imperniate sui valori di umiltà e continenza che da sempre contraddistinguono i contesti rurali ed agricoli. Trent'anni dopo il suo “varo” la metropoli volante è diventata un relitto corrotto, senza più vitalità né funzione. Qui, le strane magie di tonici miracolosi animano gli scontri del giocatore, che si trova a fare i conti con una progressione più “esagerata”, e con la necessità di cooperare con la delicata Elizabeth, cupa e scura in volto come fosse uscita da una visione di Burton.
Dinamico, intenso, e graficamente sublime, Bioshock Infinite vale da solo il viaggio fino a Colonia, e sorregge l'intera filiera produttiva, a cui sferza un colpo deciso, facendone vibrare ogni cavità.