Speciale Gli alieni sono tra noi

Astronavi aliene impattano sul pianeta videogioco: curiosità o timore?

speciale Gli alieni sono tra noi
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    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

"Gli alieni sono tra noi!" si lasciò sfuggire a telecamere spente l'ex Presidente russo Dmitrij Medvedev più o meno un anno fa. "Per saperne di più guardate Men in Black", aggiunse tra le altre cose: bel modo di concludere gli ultimi mesi del suo mandato presidenziale!
Ci è voluto poco perchè il comico Maurizio Crozza paragonasse Berlusconi ad un alieno, "è piccoletto ed ha la faccia di plastica. E' venuto sulla Terra con due scopi precisi: sfuggire ai processi e riprodursi. Purtroppo gli è scappata la mano ed è finito in altri processi proprio mentre cercava di riprodursi".
Anche se si cerca spesso di buttarla sul ridere, il dubbio sulla presenza di vita extra-terrestre condiziona l'umanità dall'alba dei suoi tempi. Pensiamo costantemente che siano tra noi, ben nascosti nei ventri delle montagne oppure camuffati grazie alle loro tecnologie certamente superiori, altrimenti li andiamo a cercare (stanare?) direttamente sui loro pianeti. Li chiamiamo Marziani, convinti per l'appunto che solo sul vicino Marte ci siano le condizioni di nascere e prosperare per altri esemplari biologici.
Cinema e letteratura hanno marciato allegramente sul dubbio antico erigendo saghe e blockbuster che hanno spaziato dal comico all'horror, dall'invasione aliena ai viaggi interstellari. Come dimenticare il panico scatenato dalla "realistica" cronaca di un'invasione aliena che Orson Welles fece alla radio CBS nel 1938?
Anche i videogiochi hanno seguito a ruota le altre forme di espressione nel dipingere le infinite possibilità narrative di un eventuale contatto con gli alieni. Come documentato esaurientemente in questo articolo, da E.T. per Atari 2600 ad Alien: Colonial Marines uscito lo scorso anno con una certa frequenza zombie, gangster e cavalieri hanno ceduto il passo a visitatori di altri pianeti.
Mentre teniamo ancora d'occhio le fottute pareti, parliamo nuovamente di alieni da una prospettiva critica.

Nemici mai amici

"Il primo Impero Galattico era durato diecimila anni. Aveva regnato su tutti i pianeti della Galassia con un governo centralizzato, a volte tirannico, a volte benevolo; era stato sempre però una fonte d'ordine. Ogni essere umano aveva dimenticato che potesse esistere un altro tipo di governo.
Tutti tranne Hari Seldon.
Hari Seldon fu l'ultimo dei grandi scienziati del Primo Impero. Fu lui a sviluppare la psicostoriografia fino a farne una vera e propria scienza.
La psicostoriografia era la quintessenza della sociologia; era la scienza del comportamento umano ridotto ad equazioni matematiche
"
(Isaac Asimov, L'altra faccia della spirale, 1953)

C'è una costante nel filone letterario e filmico della fantasia. Dimensioni parallele, terre di mezzo o galassie lontane lontane non importa: difficile fare a meno degli Umani. Umani come razze, come fazione politica, come reparto di un esercito: esseri in tutto e per tutto uguali a noi hanno incarnato le nostre ansie e i nostri congeniti difetti in altri mondi, su altri pianeti. La loro presenza non è mai stata messa in discussione e quasi sempre un umano ha incarnato il ruolo di protagonista, eroe o anti-eroe: uno specchio in cui il lettore poteva rimirarsi e immedesimarsi appieno nella vicenda, che anche se di totale invenzione aveva degli appigli a lui familiari.
La vera discriminante deve essere quindi tra un fantasy alla Game of Thrones o al Signore degli Anelli, piuttosto che tra una fantascienza simile al Ciclo della Fondazione di Asimov o alla Star Wars. Solo umani a Westeros o nell'Impero Galattico, e dall'altra parte anche Hobbit e Jawa: stiamo sempre parlando di una diatriba politica/bellica solo tra umani, o ancora meglio umani contro altre razze geograficamente confinanti piuttosto che confinate a molti anni luce di distanza.
Laddove il mondo reale lavora e sovente lotta per arginare i fenomeni razzisti, dichiarando solennemente che tutti gli uomini sono uguali tra loro "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione", la fervida mente di romanzieri e sceneggiatori ha sempre fantasticato un noi contrapposto ad un loro, una pugnace e spettacolarizzata inconciliabilità sul piano politico, culturale e sociale.

Gli alieni sono il nemico. Non sono deviazioni della natura umana come zombie o vampiri, da fare a brandelli piuttosto che impalare, ma esseri misteriosi, che non hanno proprio nulla di umano. Se hanno fattezze di animali o pachidermici lumaconi sono nient'altro che bestie, la fauna caratteristica di pianeti lontani da estinguere con le armi da fuoco o se mansueti da addomesticare. Ma se dalla statura vagamente eretta o dalle forme vagamente antropomorfe (arti superiori e inferiori), quelli sì che fanno paura e ancora prima di sentire le loro ragioni è conveniente piantare loro una pallottola nella tempia. Qualunque sia la loro conformazione anatomica un headshot non dovrebbe sbagliare mai!
L'uomo ha un'ancestrale timore di colui che è uguale a lui, ma appena appena diverso. Ancora di più se la differenza è appena percettibile: un colore diverso della pelle, un occhio addizionale o una lingua da serpente accuratamente celata ad un primo sguardo. Ecco perchè alieni alti come noi, che camminano come noi, che hanno occhi ficcanti come i nostri, sono i nemici giurati e a prescindere della razza umana: se un sibilo attraversa il cielo notturno o un ufo s'adagia tra le sequoie, dentro c'è sicuramente un orda di questi esseri, che un secondo dopo l'apertura del portello sono pronti a sbarcare in stile D-Day.
Di loro sopratutto ci fa paura il fatto che non rispettino le nostre consuetudini: la loro dichiarazione di guerra non è mai un pezzo di carta, quanto piuttosto un raggio a positroni (esistono sul serio?) che in un flash distrugge l'intera Europa. Perchè -altra cosa che temiamo- è il loro essere anni luce avanti a noi sul fattore tecnologico, che in un ottica yankee si esplicita nella superiorità sul piano militare. Raggi laser contro fucili a pompa, AT-AT versus carri armati, Morte Nera anzichè Apollo qualcosa.

Console dei comandi

"E' decisione che ti siano garantiti tutti i poteri ed i privilegi della divisione Special Tactics and Reconnaisance della Cittadella.
Gli Spettri non sono addestrati, ma scelti. Individui forgiati nel fuoco del servigio e della battaglia; sono queste le azioni che li elevano all'interno dei ranghi e della truppa.
Gli Spettri sono un ideale, un simbolo. La personificazione del coraggio, determinazione e fiducia in sé stessi. Sono la mano destro del Consiglio, lo strumento del suo volere.
Gli Spettri sopportano un grande peso. Sono protettori della pace galattica, la prima e l'ultima linea di difesa. La salvezza della galassia grava sulle loro spalle.
Tu sei il primo umano Spettro, Comandante Shepard. Questo è un grande risultato per te e per la tua specie
"
(Bioware, Mass Effect, 2007)

I videogiochi confermano tutte queste paure e timori. La guerra dei mondi è uno scenario consueto nelle menti dei game designer che sono ben felici di traslitterare le ricostruzioni di scenari bellici verosimili o storicamente accurati in altri mondi, di pura fantasia, contro nemici, le cui fattezze e i cui script sono altrettanto fantasiosi.
Purtroppo i videogiochi hanno finito per ricalcare eccessivamente e non hanno mai fornito un propria valida reinterpretazioni su chi sono gli abitanti degli altri pianeti e quali siano le loro supposte intenzione. Il contatto è quasi sempre stato bellico ed ha sempre riguardato un'invasione ora da parte dei marines umani, ora da parte di qualche esercito vulcaniano.
A titolo d'esempio vi basti pensare che in origine quest'articolo sarebbe dovuto essere una Top Ten dei migliori alieni nei videogiochi, ma in fin dei conti -tra Combine, Zerg e Chimera- il grado di differenziazione era veramente esiguo; risultava particolarmente difficile poter dire questa tipologia d'alieno è migliore di quest'altra e quindi merita un gradino superiore della classifica di Everyeye.
Non disperate, però, ci sono alcuni casi in cui i supposti marziani hanno avuto un ruolo significativo all'interno degli universi digitali. Il primo è quello di Halo e dei suoi Covenant. Anche se la storyline di Master Chief non è niente di memorabile a livello di trama ed i nemici degli umani sono alieni qualunque che rispondono a canoni più o meno già visti in altri film e videogiochi, il gameplay da sparatutto riflette un concetto che avevamo esposto prima. Ovvero la superiorità tecnologica aliena rispetto a quella umana: il giocatore del primo Halo muoveva i primi passi imbracciando un fucile d'assalto, ottimo per prendere confidenza con i comandi ipotizzando che Halo sia un FPS qualunque, ma non appena si faceva un po' la mano si comprendeva come le pistolette laser dei Covenant erano di gran lunga più performanti di quelle dei nostri conterranei. Non a caso l'arma più ambita del multiplayer di Halo è la Spada d'Energia, in apparenza lo strumento meno ambito negli scontri a distanza tra space marine!

D'altra parte a rappresentare sempre alieni paurosi e minacciosi ci si annoia. Perchè non buttarla in commedia e farsi quattro risate alle spese di invasori pasticcioni? Avete forse dimenticato Oddworld e la mega-corporazione Magog Cartel pronta atutta pur di cannibalizzare il settore del food inter-planetario? O la sexy giornalista Ulala in Space Channel 5 che ammaliava alieni e otteneva scoop a suon di sculettate ritmiche? Vi ricordate la serie Destroy All Humans!, in cui si vestivano i panni di un esercito di colonizzatori affamati di cortecce cerebrali umane? Ci sono moltissimi esempi non anonimi di come anche il timore secolarmente radicato di un attacco alieno possa essere tranquillamente esorcizzato prendendo di mira clichè e luoghi comuni...
L'ultimo esempio significativo è la trilogia (?) di Mass Effect. L'RPG Bioware merita una trattazione a parte per il semplice motivo che ha rivoluzionato il modo di considerare le razze aliene. E non stiamo parlando solo di videogiochi: aldilà di una trama molto complessa, incentrata sul potere da parte del giocatore di indirizzare tramite scelte e risposte assai frequente l'andamento micro e macro degli eventi, Mass Effect si è lasciato totalmente apprezzare per il ruolo subalterno assegnato alla razza umana.
L'improvvisa scoperta dell' "Effetto di massa", tale da ingannare la gravità ed accelerare l'espansione tecnologica e planetaria degli abitanti della Terra, ha comportato una repentina conoscenza delle altre razze che popolano la Via Lattea; quest'ultime, però, conoscevano già da molti secoli l' "effetto di massa" ed in virtù del loro primato tecnologico hanno assunto un potere assolutamente maggiore rispetto agli umani, sia politico che in termini di colonizzazione degli altri pianeti. Da qui partono poi gran parte degli eventi della trilogia, da Shepard che diventa il primo Spettro umano e la caccia degli altri Spettri dissidenti...
La lezione di Mass Effect è sicuramente importante e non a caso ha fornito spunti di riflessione anche per altre forme di espressione come il cinema. Tuttavia non siamo certi che una simile impostazione possa avere un seguito in altre produzioni, magari in serie più blasonate come Halo o la nuova trilogia cinematografica di Star Wars. Di sicuro se amate la fantascienza, gli alieni ed un pizzico di terrore non perdete l'appuntamento il 7 Gennaio sulle pagine di Everyeye con una "prima visione" veramente...alienante!

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