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Speciale God of War Collection - Kratos, assassino di Dei

Lo sfrenato romanticismo di Kratos, assassino di Dei

speciale God of War Collection - Kratos, assassino di Dei
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita

Abbiate timore degli dei, oh uomini!
Poiché essi hanno poter su tutto,
e possono impiegarlo come loro piace.

Wolfgang von Goethe, Ifigenia in Tauride atto IV


Non sono iperboliche la violenza estrema e la mitica ingiustizia della Grecia Leggendaria in cui si muove Kratos, lo spartano assunto a divinità, protagonista della titanica saga di God of War, i cui primi episodi sono adesso giocabili anche su PS Vita. Questo passaggio all'ambiente portatile trasforma le sanguinose, epiche gesta in materia visiva fruibile ovunque, e che per questo risulta potente e alienante come mai prima: poiché il piccolo schermo della console apre nello spazio quotidiano squarci colossali su un remoto e barbarico altrove, che diviene “verità” nella riconoscibile realtà di stazioni, fermate degli autobus, parchi e sale d’attesa.
Non vi è iperbole alcuna perchè con altrettanta brutalità e altre alte parole gli Aedi e Omero, Eschilo e Sofocle, ce la cantarono millenni addietro, e chi frequenta ancora le loro opere e la rilettura di quei miti operata durante secoli di teatro e letteratura, sa che i Santa Monica Studio non hanno mai esagerato né esasperato la tragedia e gli orrori dei miti classici a cui fanno riferimento.
Anzi, rispetto al trattamento apollineo, talvolta naive, che di queste leggende hanno operato certo cinema e letteratura contemporanei (penso a Percy Jackson e al comunque affascinante Hercules voluto da Sam Raimi) gli autori di God of War hanno ripristinato una visione dionisiaca più coerente con la materia originale.
Ogni cosa divina è crudele” scrisse Cesare Pavese che fece dire a Kratos (lui lo scrive con la C) che gli uomini sono “miserabili cose che dovranno morire, più miserabili dei vermi o delle foglie dell’altr’anno che son morti ignorando”.
Ma con God of War -e questa è la cifra della sua epica smisurata e della sua grandezza che sconfina dal reame del videogioco per diventare materia universale- l’Uomo si ribella al Fato e alla crudeltà degli dei ripagandoli con lo stesso livore vendicativo con cui Ulisse massacra i Proci invasori. L’Uomo offeso dagli dei ha il potere per massacrarli e liberare il mondo dal loro dominio, e nella sua crudeltà esasperata ma motivata Kratos, a suo modo, è un redentore dell’umanità, un eroe liberatore.
Secondo i miti e come riportato da Eschilo ne Il Prometeo Incatenato, Kratos, che in greco vuole dire “potenza”, è il figlio di Stige e di Pallante, sue sorelle sono la violenta Bia e la vittoriosa Nike, suo fratello l’ardente Zelos. Non c’è traccia di questa storia familiare in God of War, sebbene si alluda ad un fratello oscuro di Kratos, ma sarebbero argomenti affascinanti per un eventuale sequel.
Se nella tragedia di Eschilo è proprio Kratos a incatenare il dio ribelle, che rubò il fuoco sacro per donarlo agli uomini, dicendo a Efesto che lo accompagna: “Non hai disgusto di un dio coperto dall’odio di tutti gli dei? Lui che di frodo ha passato la tua dote a tutti i mortali”, invece in God of War II sarà proprio il fantasma di Sparta a liberarlo.
Si tratta di un’inversione drammatica che è rivoluzionaria e geniale, oltre che spettacolare, poiché edifica le fondamenta di una ribellione umana inarrestabile contro i soprusi divini e ribadisce la gratitudine umana verso Prometeo, olimpico e sfortunato Robin Hood ante-litteram.
Kratos quindi, nella lettura videoludica dei Santa Monica Studios che è tutt’altro che superficiale, diventa un personaggio affine all’eroe romantico, colui che tenta di distruggere le catene del destino impostogli dai numi (o perisce nel tentativo) per ribadire la sua volontà di potenza e indipendenza.
Responsabile di turpitudini e sadismo sproporzionati contro i suoi nemici, Kratos è una figura capace anche di immensa tenerezza e dolcezza, come apprendiamo nel terzo episodio e in Chain of Olympus.
Prima che dio Kratos è un essere umano, troppo umano e magnifico.

TRAUMA TITANICO E SENSO DI COLPA OLIMPICO

Voi errate in alto nella luce su tenero suolo, geni beati! Splendide aure divine vi sfiorano leggere come le dita dell’artista le sacre corde.
Sciolti dal destino, come il poppante che dorme, respirano gli immortali; pudico in boccio timido avvolto, eterno fiorisce per essi lo spirito e gli occhi beati guardano in placida eterna chiarità.
Ma a noi non è dato in nessun luogo trovare la pace, dileguano, cadono, nel dolore gli uomini ciecamente di ora in ora, come acqua da pietra a pietra lanciata, senza mai fine, negli abissi dell’incerto
”.
Friedrich Holderlin, Canto del Destino di Iperione


Il trauma di Kratos è così immenso da rimandare a quelli di personaggi giapponesi, come Fei che fa deflagrare il suo villaggio in Xenogears o Koji Kabuto in Mazinsaga che distrugge la Terra per poi teletrasportarsi nel futuro e proteggere i superstiti dell’umanità di cui aveva causato l’estinzione.
La colpa di Kratos è tatuata nelle sue carni, incancellabile ricordo di un delitto imperdonabile compiuto tra le rosse nebbie del delirio marziale impostogli dagli dei.
Sulla sua pelle sono impresse le ceneri della moglie e della figlia che ha ucciso.
Non ho trovato ancora niente di simile nell’epica classica, tuttavia considerata la sua vastità potrebbe esserci, ma è un’idea patetica (non nel senso di “penoso” che negli ultimi anni è rimasto appiccicato all’aggettivo) che suggestiona il giocatore empaticamente ed esalta a dismisura l’ira omicida e vendicativa di Kratos.
E' indicativo che l’epopea di quest’uomo sia cominciato con un tentativo di suicidio. Lo vediamo gettarsi nelle acque da un’erta scogliera per estinguere la sua vita e i rimorsi che gli affollano la mente di incubi, nella consolante acutezza mortifera dei sassi che emergono taglienti dal mare. E' da notare la modalità in cui si tuffa: non cade scomposto ma dritto come un dardo e, la cosa più importante, guarda con gli occhi aperti l’approssimarsi del suo olocausto.
Kratos fissa la morte con gli occhi disperati di un amante che ritrovi l’amata dopo anni di separazione e dolore.
E' un momento struggente che trova la sua apoteosi quando scopriamo che saranno gli dei stessi a negargli la consolazione dell’oblio per continuare a ingannarlo e a sfruttarlo.
Ma Kratos in verità non può morire, per questo spero che ritorni in una nuova avventura che ne perlustri la psiche in maniera più profonda del comunque molto godibile Ascension, perché troppo grande è il suo senso di colpa derivato da un delitto incommensurabile.
Egli deve continuare a vivere per ammonire noi che giochiamo e l’umanità intera della gravità del Delitto e dei dolori del Castigo.
Una pietosa e mistica illusione la mia, e qui non voglio toccare argomenti così complessi (leggetevi Dostoevskij, che è molto meglio).
L’immortalità sofferta di Kratos può contribuire, in maniera poco influente ma importante, a educare l’essere umano a liberarsi una volta per tutte dei retaggi bestiali che lo trasformano in assassino.