Speciale GT Academy 2015

Dalle corse virtuali al volante di una vera auto da corsa, ecco il resoconto della settima edizione della Gran Turismo Academy, la competizione organizzata da Sony in collaborazione con Nissan.

speciale GT Academy 2015
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Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Una doppia curva verso destra, da raccordare in un'unica traiettoria, come i piloti veri, parzializzando il gas per avere sempre il massimo della trazione. Uno dei punti più difficili dello Yas Marina Circuit di Abu Dhabi, un punto in cui superare un'altra vettura è praticamente impossibile. La sua gara, Simone Marcenò, 21 anni di San Cataldo, un paesino in provincia di Caltanissetta, l'ha vinta lì: incollato allo spagnolo, ha infilato la sua Nissan 370Z in uno spazio minuscolo, senza commettere il minimo errore. Sui sabbiosi e deserti spalti del circuito degli Emirati, i pochi spettatori giunti per assistere alla finale della settima edizione della GT Academy, si sono alzati in piedi: piloti professionisti come Michela Cerruti, "mentore" della squadra italiana, e leggende della Formula Uno come il progettista Adrian Newey, uno che di piloti se ne intende. Tutti ad applaudire la prova di Simone. Che, purtroppo, non è bastata. Un po' di sfortuna, l'auto inglese a fare da tappo per tutti gli altri, e il pilota francese, Romain Sarazin, se ne è andato dal primo giro, conducendo la gara senza particolari problemi. Corsa perfetta, vittoria indiscutibile: è lui il vincitore della GT Academy, è lui che andrà a correre insieme a Nissan e PlayStation la 24 ore di Dubai. Simone, partito dalla sesta posizione su sette partecipanti, ha fatto una gara all'arrembaggio, superato tre vetture, segnato il secondo giro più veloce in gara. Purtroppo, però, non è bastato e dopo sette anni l'Italia è ancora senza un vincitore della GT Academy, unica nazione tra le big europee.

Da Londra al deserto

Una GT Academy che quest'anno è profondamente cambiata. Prima l'inserimento degli eventi live per la selezione dei finalisti nazionali, una scelta che ha dato una bella scossa alle sezioni di qualifica. Poi la decisione di trasferirsi dallo storico circuito di Silverstone al nuovo tracciato di Yas Marina, ad Abu Dhabi, dove si corre il gran premio di Formula Uno. Un cambio totale di ambiente, che inseriva numerose difficoltà, prima tra tutte la temperatura che anche in questo umido ottobre arrivava facilmente a 40 gradi. Come da tradizione della GT Acadamy, i migliori piloti di Gran Turismo 6 di Italia, Spagna e Portogallo, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia ed Est Europeo sono arrivati ad Abu Dhabi per sostenere una settimana di prove per dimostrare agli istruttori della Academy che il loro talento non è solo virtuale: il sogno è diventare piloti professionisti e cambiare la propria vita. Chi ha vinto questa competizione in passato oggi fa il pilota, spesso con ottimi risultati: proprio lo scorso weekend Jann Mardenborough, il ragazzo inglese che vinse la competizione quattro anni fa, è arrivato terzo nella gara di Sochi del campionato del mondo GP3 (monoposto a ruote scoperte, anticamera della Formula Uno) e sembra ormai lanciato verso il passaggio in GP2. Altri, come lo spagnolo Lucas Ordonez, hanno centrato risultati di grande prestigio, come il podio e la vittoria di classe alla 24 ore di Le Mans, in più di un'occasione. Insomma, dal divano all'asfalto della pista, il sogno è davvero possibile.

Per me è no

Costantemente seguiti dalle telecamere, con una troupe esclusivamente dedicata all'Italia, gli otto finalisti sono arrivati ad Abu Dhabi per affrontare una serie di prove a eliminazione, giudicati da una giuria di esperti: un vero talent show, con tanto di sfide ad eliminazione diretta. Dalla prova fisica per stabilire lo stato di forma dei giocatori alla prima drag race, utile per prendere confidenza con una vettura potente come la Nissan GT-R. Poi qualche sparuta prova in pista, uno slalom su uno dei ponti più suggestivi di Abu Dhabi, una corsa tra le dune del deserto con un dune buggy, per capire come se la cavano in condizioni di scarsa aderenza. "Il problema di uno che va forte a Gran Turismo è che manca di sensibilità. Non sa capire quando una ruota perde aderenza, non sente il peso della vettura", racconta ad Everyeye Rob Barff, ex pilota di Le Mans e capo della giuria. "Per questo nei primi giorni abbiamo cercato di metterli alla prova con vetture molto diverse tra loro, una trazione posteriore, una integrale, una dune buggy, su superfici diverse. Devono imparare a gestire la perdita di aderenza, perché è lì che fanno più errori". E così via tra sabbia torrida e asfalto lucido, con diverse prove che alla fine hanno scremato il gruppo: degli otto finalisti sono rimasti solo Simone Marcenò e Federico Agosta, ragazzo di un piccolo paese in provincia di Trento che parla quattro lingue ed è un grande appassionato di bici, oltre che di motori naturalmente. Il giorno prima della finalissima i due vengono chiamati a dimostrare la loro bravura con una gara a Gran Turismo 6. Tutti con la Nissan 370Z, sei giri nel quale ogni pilota deve fare almeno due giri, con pit stop obbligatorio per cambio guida. L'ordine di arrivo decreterà la griglia di partenza della finale, quella vera, quella che si svolgerà l'indomani sul circuito di Abu Dhabi. Purtroppo gli italiani qui forse si giocano la vittoria finale: a causa di un comportamento non proprio esemplare del team dell'Est Europa, Federico viene sbattuto fuori pista mentre era terzo. Da una posizione nelle primissime file si finisce al penultimo posto, subito davanti alla Germania. Il giorno dopo si corre in pista con la 370Z: Simone è il più veloce, il più agguerrito. "Federico ha fatto qualche errore, sembrava insicuro. Invece Simone ascoltava, sguardo fisso sulla pista: seguendo i nostri consigli alla fine ha fatto il tempo migliore di tutti", racconta Michela Cerruti, pilota professionista e mentore della squadra italiana. Simone, che sulla sua scheda come professione fa il "coach builder", perché "ho cercato su Google come si traduceva carrozziere ed è venuto fuori quella cosa lì", finisce così in finale. Ma parte dal penultimo posto: e davanti a lui c'è Ben Bishop, finalista inglese che sul passo di gara sembra indietro a tutti.

Il grande giorno

La finale, come detto, si è in realtà decisa il giorno prima, con la prova a Gran Turismo. Il francese, che parte secondo, riesce a infilare alla prima curva l'inglese, partito in pole. Simone parte sesto ma recupera subito una posizione e si mette dietro a Spagna e Est Europa. Il francese intanto scappa via, guadagna qualche decimo, aiutato dal pilota inglese, più lento ma bravo a tenere la posizione e chiudere gli spazi. Si corre su una versione ridotta dello Yas Marina, senza il lunghissimo rettilineo dove parte la Formula Uno: così, in un tracciato dove già normalmente non è facile superare, mettere le ruote davanti all'avversario diventa quasi impossibile. Simone lo fa, per ben tre volte. Prima con uno spettacolare sorpasso ai danni dello spagnolo, poi, dopo aver perso la posizione a causa di un piccolo errore, passa ancora lo spagnolo in fondo al rettilineo. Fa una grandissima gara, Simone, ma non basta. L'inglese rimane inespugnabile, nonostante Simone fosse chiaramente più veloce: tanta bagarre lascia via libera al francese, che è bravo a spingere e distaccare gli avversari, avviandosi verso la vittoria in solitaria. Niente da dire, per carità, anche se rimane il rammarico di vedere cosa avrebbe fatto Simone se fosse partito più avanti. Di rammarichi, però, lui non ne ha: "Ce l'ho messa davvero tutta, ho fatto il massimo. Se non avessi commesso quel piccolo errore forse sarei arrivato secondo e magari chissà, avrei convinto i giudici. Ma dovevo spingere, e quando spingi un errore ci può stare", racconta. Per il giovane carrozziere di San Cataldo il sogno finisce qui? "Purtroppo non posso riprovare, le regole della GT Academy non me lo permettono. Però spero di riuscire a sfruttare questo evento per fare qualche gara giù in Sicilia, chissà". Intanto a San Cataldo lo attendono come un eroe: "Mi aspettano tutti, spero mi organizzino una festa", ci dice sorridendo. Bravo Simone, bravo per averci provato fino all'ultimo.

Gran Turismo 6 E brave anche Sony e Nissan: la GT Academy è un evento davvero incredibile, unico, che meriterebbe molta più attenzione. Perché è la forma più pura dello sport. Non è il videogame che diventa uno sport, ma il contrario. È una disciplina competitiva e dettata dal business come le corse, uno sport in cui se non hai soldi è quasi impossibile primeggiare, che grazie a un videogame come Gran Turismo torna a essere un gioco dove contano solo talento e bravura, dove tutti meritano una chance. La Gran Turismo Academy è oggi l’unica possibilità per chi coltiva un sogno come quello di diventare un pilota, ma che non ha i mezzi e il supporto necessario per mettersi alla prova. “Oggi una singola gara di un campionato internazionale di kart può costare circa 20000 euro. Una stagione intera supera facilmente i duecentomila euro. Chi ha tutti questi soldi?”, ci dice Rob Starff. E Adrian Newey rincara: “Il problema è che è diventata tutta una questione di soldi: ci sono pochi ricchissimi papà disposti a spendere cifre esagerate per far correre il proprio figlio, negando di fatto la possibilità ad altri, magari più talentuosi”, dice il progettista di McLaren, Williams e Red Bull. La GT Academy è nata anche per questo motivo: non è soltanto la dimostrazione di quanto un videogame come Gran Turismo possa insegnare a guidare, ma anche una possibilità unica, democratica, grazie alla quale chi prima coltivava questo sogno fantasticando di gare impossibili con il pad in mano, adesso può davvero andare a Le Mans e, perché no, un giorno magari anche in Formula Uno. Appuntamento al prossimo anno, insomma, nella speranza che anche l’Italia finalmente abbia il suo campione.

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