Speciale Hard Boiled 2.0

Hard Boiled 2.0. L'integrazione fra sceneggiatura e interattività nel videogioco moderno

speciale Hard Boiled 2.0
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

"Ah, quel gioco schifoso? Chi vuole giocare ai videogiochi per ascoltare un po' di personaggi parlare e premere il pulsante X? [...] Come fa la gente a dire che questo gioco è fico? Non c'è nemmeno alcuna differenza fra una scelta e un'altra"

Stanley "Stan" Marsh

Love affair

L.A. Noire è arrivato anche su South Park. E l'ha fatto seguendo lo stile iconoclasta che da sempre contraddistingue la serie di Trey Parker e Matt Stone. Il videogioco di Team Bondi e Rockstar Games non lascia spazio ai sentimenti intermedi, ad una placida accettazione delle sue meccaniche. O lo ami, o lo odi.

Noi di Everyeye.it, proprio come già accaduto con un altro esponente di questa nuova corrente videoludica in cui le esigenze dello script, della sceneggiatura prendono il sopravvento su quelle dell'interazione (Heavy Rain) lo abbiamo amato. 
Il nostro Saimon Paganini scrive "L.A. Noire è una finestra aperta verso il videogioco cinematico che verrà. E' coraggioso, e si addentra in terreni poco conosciuti persino dalla stessa Rockstar. Ma ne esce con qualcosa di nuovo in mano, qualcosa che nessun gioco oggigiorno possiede: l'emozione vera, quella che solo un attore capace può suscitare. La struttura è sorprendentemente varia e disallineata dai canoni soliti dei free roaming, sebbene qualche eccesso di linearità e la costrizione nelle facoltà decisionali possano inizialmente indispettire. Ma è un dazio piccolissimo per un'opera così toccante, ispirata e semplicemente bella anche solo da ammirare, stando a fianco di chi gioca." 
Una vera e propria dichiarazione d'amore, potremmo dire. Coraggiosa, come solo le parole dettate non dalla mera e fredda razionalità, quanto dai lacerti più umorali del nostro animo possono essere. Ma la parte di recensione da cui vogliamo prendere piede per effettuare questa digressione nel legame fra hard-boiled e L.A.Noire è certamente questa "Te ne accorgi solo dopo, a console e cuore spenti. I titoli di coda muoiono, inghiottiti dal nero dello schermo. Rimani tu, e quello che hai provato. Avvertito. Vissuto pad alla mano. L'appagamento non si schioda, inutile gingillarsi, rimane netto come una bacchettata sulle dita. Poco più di venti ore, dannatamente filmiche, splendidamente ludiche. Difficili da dimenticare.  Per farla breve, L.A. Noire  è davvero una sbirciatina verso il futuro dei videogiochi? Sicuramente lo è per una sovrastruttura di gioco in cui Rockstar stessa ha sguazzato beata fin dagli albori, coccolandola ed alimentandola franchise dopo franchise, in un profluvio incontenibile di bestseller. Lo è per il modo in cui reinterpreta il concetto di open-world, legandolo in maniera indissolubile ad una delle più grandiose sceneggiature mai scritte per un'opera interattiva". 
Sceneggiatura ed interattività. Come possono andare d'accordo?

Hard Boiled 2.0

Una sceneggiatura è un elemento potenzialmente superfluo per un videogioco. Senza citare gli esponenti dei puzzle game e delle simulazioni sportive (per quanto ormai le varie modalità carriera non siano altro che la storia senza fine della nostra controparte atletica-virtuale), esistono casi, come quello di Super Mario, in cui la vicenda alla base degli eventi è più o meno sempre quella da 26 anni a questa parte. La Principessa viene rapita/Mario arriva in suo aiuto attraversando il Regno dei Funghi. E funziona ieri come oggi. Questo perché malgrado le derive dei gusti personali di ognuno di noi, è l'interattività il concetto principale alla base di un'opera videoludica, la possibilità di agire all'interno della sua struttura seguendo (e talvolta contravvenendo se non addirittura barando), le regole del gioco forniteci dagli sviluppatori. Eppure, L.A.Noire, come anche Heavy Rain, vuole contraddire questa norma. Quello che resta ancora da capire e su cui molte delle congetture di tutti noi sono basate, è se lo stia facendo spingendo il medium in avanti o se, invece, non stia in qualche modo assistendo ad una forma di regresso. La questione pura e semplice è che da sempre le manifestazioni mediali (preferiamo parlare più genericamente di mezzi di comunicazione, lasciando ad altri l'eventuale briga di stabilire cosa sia o non sia arte) cercano di fondere assieme varie forme di linguaggio. L'ha fatto il teatro, l'ha fatto l'opera, l'ha fatto la letteratura e, oggi, lo stanno facendo il cinema e i videogiochi. Proprio questi ultimi, a seconda del genere, sono soliti saccheggiare a piene mani dalla narrativa letteraria e cinematografica varie tipologie espressive (dallo stile di regia a certi luoghi comuni dell'intreccio). Quando una squadra di developer si trova a dover realizzare un videogame come Dead Space è facile che fra i suoi riferimenti principali ci possano essere film come la saga di Alien, con tutto quello che ne consegue. Eppure, tornando al protagonista di questo nostro excursus, L.A.Noire non si limita a citare il linguaggio di un film. L.A. Noire integra interattività e storia creando un humus psicologico ed emotivo che non lascia indifferenti. Il fatto che tutto questo arrivi da una casa come Rockstar, quella che negli ultimi anni con la saga di Grand Theft Auro e Red Dead Redemption ha fatto propria l'egida del sandbox, lascia stupiti. Perché depotenziare il proprio elemento distintivo con un gameplay che, apparentemente, non è altro che una versione in alta definizione delle avventure grafiche d'un tempo? Perché sacrificare l'imponenza scenografica e geografica della Los Angeles e del 1947, castrando tutta questa magnificenza sull'altare della narrazione, piuttosto che fare il contrario? Perché così facendo L.A.Noire, insieme a un'opera come L.A.Confidential (tanto nella sua versione originale, cartacea di James Ellroy, quanto in quella cinematografica di Curtis Hanson) diventa l'esponente moderno più rappresentativo di un genere, l'hardboiled, che tanto successo ha avuto in campo letterario e cinematografico. Proprio grazie al suo incedere inserito sui binari di una storia che segue passo passo l'affermazione professionale del Police Officer del LAPD Cole Phelps (le cui fattezze sono, guardacaso, quelle dell'attore che lo impersona, ovvero Aaron "Mad Men" Staton), il giocatore viene trascinato nella spirale di amoralità della città degli angeli e di quella che ancora veniva chiamata Hollywoodland. Una vicenda in cui i personaggi che animano i capitoli che la vanno a comporre, sono prigionieri, così come, allegoricamente, lo diventa anche il giocatore nel momento in cui si trova alle prese con quella che, ben lungi dall'essere una limitazione del gameplay, diventa invece la chiave di volta per afferrare L.A.Noire nella sua interezza.

C'è chi, a distanza di anni, sente ancora forte la bruciatura di Metal Gear Solid 4, parto definitivo della megalomania di un game designer più votato al taglio cinematografico delle cut scene d'intermezzo, in cui le fasi in-game venivano narcotizzate dalle estenuanti ed interminabili sequenze di raccordo in un gioco che voleva essere un po' videogame e un po' film. L.A.Noire sceglie la strada della coercizione integrata alla monumentale sceneggiatura, all'empatia che si viene a creare con i personaggi durante gli interrogatori (guidati quanto volete, ma degni di un Cal Lightman in grande spolvero). Perché quando si devono attraversare gli assolati boulevard e i tetri vicoli di Los Angeles, siamo tutti prigionieri di una rete più grande di noi in cui l'unica scelta che ci viene data è quella di stare dalla parte della legge e della morale. E spesso non si tratta neanche di un'opzione capace di consentirci di sopravvivere. La domanda se L.A.Noire abbia quindi spinto in avanti (o indietro) il medium resta aperta. Quello che possiamo affermare a gran voce è che team Bondi e Rockstar sono riuscite a dare forma ad un videogame in cui l'esigenza del giocatore e il gusto estetico della sola visione offerta ormai sempre più spesso dai moderni esempi di arte interattiva vengono perfettamente bilanciate ed arricchite da una sceneggiatura che, piuttosto che svilire la fruizione del gioco, la arricchisce emotivamente e psicologicamente.